| Il Lambro dalla sorgente alla foce negli annulli e cartoline | ||||
| MONZA (pag. 2) |
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prossimità della stazione ferroviaria le due diramazioni del fiume
riconfluiscono in un solo alveo. Particolare nella geografia urbana
di Monza è la presenza del Parco: dei 33 kmq di territorio comunale,
7,5 sono occupati da questa grande area verde. La zona prescelta, che si
estendeva a settentrione della città, includeva parte del corso
del Lambro e un breve tratto del Lambretto, parte dell’area boschiva detta
“Bosco Bello” e gran parte delle proprietà dei conti Durini e del
conte della Martesana.
Fra i caseggiati che sorgevano entro il recinto , vi erano due palazzi, di Mirabello e Mirabellino, 4 casini per i custodi delle porte, 2 per i custodi della fagianaia italiana e del serraglio dei cervi, 3 mulini da grano con 13 macine che traevano movimento dalle acque del Lambro. |
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![]() Dopo
aver attraversato il Parco della Villa Reale, dove offre scorci ancora
oggi molto suggestivi, il fiume Lambro entra nell’abitato di Monza. Fra
i ponti che lo scavalcano i più notevoli dal punto di vista storico-monumentale
sono:
il Ponte delle Grazie Vecchie, eretto nel XIV secolo dai Francescani dell’attiguo convento; il Ponte di S. Gerardo, costruito in corrispondenza dell’antico ospedale edificato da S. Gerardo dei Tintori (nel XIII secolo era conosciuto come Ponte “de Parazo”); il Ponte dei Leoni, che sostituì nel 1842 il Ponte romano “d’Arena”. (immagine a destra: Il fiume Lambro nel centro di Monza) |
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