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Computers Il Lambro dalla sorgente alla foce negli annulli e cartoline
  MONZA (pag. 2)
ad opera di Riccardo Vigo copyright 2001
All’altezza del convento dei Barnabiti il Lambro si divide in due rami: quello occidentale attraversa il centro storico, il ramo orientale invece, detto Lambretto, scorrendo lungo le attuali vie Aliprandi e Visconti, ripercorre parte dell’antico perimetro delle mura cittadine.
In prossimità della stazione ferroviaria le due diramazioni del fiume riconfluiscono in un solo alveo.  Particolare nella geografia urbana di Monza è la presenza del Parco: dei 33 kmq di territorio comunale, 7,5 sono occupati da questa grande area verde. La zona prescelta, che si estendeva a settentrione della città, includeva parte del corso del Lambro e un breve tratto del Lambretto, parte dell’area boschiva detta “Bosco Bello” e gran parte delle proprietà dei conti Durini e del conte della Martesana. 
Fra i caseggiati che sorgevano entro il recinto , vi erano due palazzi, di Mirabello e Mirabellino, 4 casini per i custodi delle porte, 2 per i custodi della fagianaia italiana e del serraglio dei cervi, 3 mulini da grano con 13 macine che traevano movimento dalle acque del Lambro.
Dopo aver attraversato il Parco della Villa Reale, dove offre scorci ancora oggi molto suggestivi, il fiume Lambro entra nell’abitato di Monza. Fra i ponti che lo scavalcano i più notevoli dal punto di vista storico-monumentale sono: 
il Ponte delle Grazie Vecchie, eretto nel XIV secolo dai Francescani dell’attiguo convento; 
il Ponte di S. Gerardo, costruito in corrispondenza dell’antico ospedale edificato da S. Gerardo dei Tintori (nel XIII secolo era conosciuto come Ponte “de Parazo”); 
il Ponte dei Leoni, che sostituì nel 1842 il Ponte romano “d’Arena”. (immagine a destra: Il fiume Lambro nel centro di Monza)
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