Educazione questa sconosciuta. Se ne parla tanto, ma ben pochi sono in grado di definire concretamente di cosa si tratti. Ai più il vocabolo educazione appare come semplice sinonimo di galateo, cioè di un insieme di norme che si devono osservare se si vuole vivere in un “contesto civile”. Quante sciocchezze in una semplice frase; già contesto civile sembra uno dei tanti eufemismi che l’italiano sforna ad ogni occasione per ridefinire qualcosa che era già definito in maniera semplice ed esauriente da un vocabolo o da una forma meno recente. Viziaccio questo degli italiani di coniare nuovi modi di definire tutte quelle cose o situazioni, che non si riescono a risolvere altrimenti; cinquant’anni fa esistevano i cechi con il loro problema esistenziale, l’italiano colto ha posto al bando quel vocabolo ed ha sperato di risolvere il problema sostituendo la parola “non vedenti” a cechi, ma la loro situazione non è migliorata per nulla, non hanno ripreso a vedere e il loro inserimento nel mondo delle persone normali non è minimamente risultato favorito. Sicuramente i benpensanti hanno ritenuto che tutto dipendesse dal vocabolo, scelto probabilmente dalla parte politica sbagliata, non sufficientemente valutato, privo dei benefici effetti necessari, e allora? Ecco la soluzione videolesi, questo è il termine che sistemerà tutto. Prima si era semplicemente sbagliato da incompetenti, ora, finalmente, lo stato dei videolesi migliorerà d’incanto. Questa è l’Italia politica, che preferisce spendere il proprio tempo a disquisire della bontà di una definizione, piuttosto che investirlo nella ricerca di possibili soluzioni migliorative.
Torniamo alla nostra educazione. L’educazione non è il Galateo!
L’educazione è la capacità di trasferire sui nostri figli o meglio sulle generazioni che vengono dopo di noi, la capacità di coesistere coi nostri simili, cercando di mantenere l’integrità del nostro io, ma senza rompere equilibri esistenti e senza sopraffare quanti con noi convivono.
L’educazione è l’arte di vivere.
Arte di vivere, quindi qualcosa di molto vicino alla comprensione ed interpretazione dell’etica, alla comprensione del giusto e dell’ingiusto nel nostro contesto geografico e storico.
Etica, ma si può ancora parlare di etica?
L’etica dovrebbe definire secondo canoni univoci cosa è giusto e cosa è sbagliato oggi, in Italia, ma è ancora possibile farlo?
In un’epoca in cui si parla, molto spesso a sproposito, di globalizzazione è ancora possibile definire un comportamento giusto o sbagliato?
Io credo di Si!
Io credo che rifiutare i nostri principi perché potrebbero offendere altre culture è non solo sbagliato, ma folle e delittuoso!
Io credo che ogni popolo abbia il diritto ed il dovere di essere se stesso, di rispettare i principi che storicamente hanno informato la sua storia e guidato nel tempo i suoi passi.
Penso che confondere il concetto di apertura verso altre culture con il perverso buonismo autocastrante che guida la nostra politica sia semplicemente scellerato.
Solo rispettando a fondo gli elementi fondanti della nostra civiltà ed esigendone il rispetto da quanti arrivano ospiti nel nostro paese potremo guardarci allo specchio ed essere soddisfatti di ciò che guardiamo.
La diversità è una ricchezza, la Natura ce lo insegna!
Educhiamo perciò i nostri figli all’amore per la storia, al rispetto per ciò che il nostro popolo ha fatto ed è stato. Insegniamo l’orgoglio di essere una parte attiva della nostra nazione, insegniamo ai nostri figli ad essere fieri di essere diversi dagli altri, ad essere orgogliosi di ciò che il nostro popolo ha fatto nei trenta secoli della nostra storia.
Gli altri non vanno respinti,vanno studiati anch’essi, ma la nostra storia è la nostra storia, la loro storia è la loro storia.
Non è ripudiando il nostro passato che potranno mai i nostri figli avere un futuro!
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