{"id":13279,"date":"2001-02-22T06:48:38","date_gmt":"2001-02-22T05:48:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=13279"},"modified":"2001-02-22T06:48:38","modified_gmt":"2001-02-22T05:48:38","slug":"rif1011a9","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/rif1011a9.htm","title":{"rendered":"Vitaliano Marchini, scultore e maestro a Brera"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><strong><a href=\"rif1001.htm\">A<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong>B<\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1003.htm\">C<\/a><\/strong><\/td>\n<td>\n<strong><a href=\"rif1004.htm\">D<\/a><\/strong>\n<\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1006.htm\">EF<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1010.htm\">GHIL<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1011.htm\">M<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1013.htm\">NO<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1014.htm\">P<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"\/artisti\/\">QR<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"\/artisti\/\">S<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"\/artisti\/\">T<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"\/artisti\/\">UV<\/a><\/strong><\/td>\n<td><strong><a href=\"rif1021.htm\">Z<\/a><\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p>copyright Don Cesare Amelli<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/marchini0a.jpg\" alt=\"Vitaliano Marchini\" width=\"320\" height=\"524\" style=\"aspect-ratio:320\/524\">I<br \/>\n      primi anni <br \/>\nAntonio Vitaliano Marchini nacque a Melegnano il 18 febbraio 1888 da Angelo e da Maria Stella Maestri; il padre era oriundo di Carpiano ed esercitava l\u2019arte del cordaio, la madre veniva da una famiglia di Cervignano e gi\u00e0 da bambina era stata avviata al lavoro di cucitrice. Si sposarono il 23 aprile 1887. La madre mor\u00ec pochi giorni dopo per complicazioni dovute al parto, nonostante le cure presso l\u2019Ospedale Predabissi di Melegnano. E cos\u00ec Vitaliano il 7 marzo dello stesso anno rimase senza madre. Frequent\u00f2 le scuole elementari a Melegnano ed ottenne la licenza al quinto anno compiuto sotto la guida del celebre maestro Alfonso Pirani. Vitaliano aveva dodici anni ed il padre pens\u00f2 di trovargli un posto di lavoro. Lo condusse a<br \/>\nMilano presso la nonna materna Teresa dicendole: \u201cSenta, io le consegno<br \/>\nVitaliano perch\u00e9 si trovi da lavorare e si guadagni da vivere\u201d.<br \/>\nMa il piccolo fanciullo si guardava attorno nella casa milanese ed allungava gli occhi fuori dalla finestra, incantato ed impaurito dal traffico agitato, dalla gente che camminava velocemente, dalle carrozze e dai cavalli al trotto che scalpitavano sui lucidi selciati di una metropoli, dai palazzi non mai visti cos\u00ec alti. Fu portato via dal suo paese amato nel cuore domestico per antico sapore borghigiano, animato a festa dal mercato del gioved\u00ec, dove, con popolare senso di umanit\u00e0, la gente si voleva bene nei rustici umidi cortili pieni di tanta vita. La sua Melegnano, che non oltrepassava i settemila abitanti, tutta raccolta attorno alle chiese dei suoi quattro rioni, era ormai alle spalle. Il padre intanto insisteva: \u201cCara Teresa, io a sei anni sono andato allo stabilimento, lui a dodici si trovi un mestiere\u2019. Con il cuore pieno di sofferenza lasci\u00f2 il piccolo Vitaliano al destino. Gli diede un bacio e gli disse ancora:<br \/>\n\u201cFai giudizio e stai qui colla nonna. A casa verrai solo alle grandi feste\u201d.<br \/>\nLa nonna lo tenne contenta e premurosa per tanti anni. Il padre si rispos\u00f2 ed ebbe un altro figlio, Ettore. Vitaliano fu garzone fornaio, garzone muratore, garzone marmista. Durante il lavoro gli capitava di passare spesso davanti al monumento delle Cinque Giornate, un\u2019opera dello scultore Giuseppe<br \/>\nGrandi, un capolavoro che, diceva Vitaliano, \u201cmi ha soggiogato per tanti anni della mia giovent\u00f9 e maturit\u00e0\u201d.<br \/>\n<br \/>Le faticose affermazioni<br \/>\n<br \/>Presso la bottega del marmista egli squadrava lastre di marmo, le doveva levigare e poi portarle ai clienti, con la paga di due lire ogni settimana: un lavoro pesante per lui garzoncino artigianale che doveva iniziare il lavoro alle ore sette fino a sera con le candele. Ma nel cuore si risvegliava una vocazione e Vitaliano la coltiv\u00f2:<br \/>\n\u201cHo fatto conoscenza del marmo che mi ha dato agio nelle ore libere di poterlo scolpire, e dare ad esso o un volto o un mazzo di fiori o anche una stramberia\u201d. Intanto si diede una propria istruzione sul disegno e sulle rappresentazioni grafiche. La sera in casa, una povera casa popolare, schizz\u00f2 il suo primo lavoro: il Ritratto della nonna; poi, il secondo disegno: l\u2019Autoritratto. Nelle giornate di festa si applicava alla lettura su libri e su giornali: \u201cStudiai qualunque stampa che mi veniva tra le mani; volevo liberarmi dell\u2019ignoranza\u201d. Ma con il crescere nel fisico e nella ragione cap\u00ec quanto dura sarebbe stata la strada che conduceva all\u2019Arte. Ma volle migliorare. Fu accolto presso un gruppo di abbozzatori di sculture in marmo, lavor\u00f2 duramente ed impar\u00f2 tante cose che gli sono servite come mestiere e \u201ccap\u00eci, disse, iI segreto delle espressioni che si possono dare al marmo, al legno ed ai metalli&#8221;. Finalmente pot\u00e9 trovare un bugigattolo con un po\u2019 di luce, e diede mano alla creta. E modell\u00f2, come primo lavoro di scultura, la Testa di un bambino che doveva esprimere un carattere strano. Questo primo lavoro capit\u00f2 nelle mani di un amico pittore, il pittore Andreoli e glielo pag\u00f2 lire cento, una vera fortuna inaspettata: la Testa dei bambino fu esposta alla Mostra Permanente di Milano ed il nome di Vitaliano Marchini venne citato dai giornali. Aveva 18 anni. La strada dell\u2019arte era aperta. Frequent\u00f2 lo studio dello scultore Luigi Panzeri e nel 1908 scolp\u00ec un busto in gesso del maestro elementare di una volta, Alfonso Pirani, per il quale modell\u00f2 pure una targa che venne fusa in bronzo dalla ditta Piazza di Milano e che fu consegnata all\u2019amato maestro quando gli ex alunni vollero festeggiarlo il 29 giugno 1908; attorno a Pirani in quel giorno si trovavano tre giovani futuri artisti melegnanesi: Vitaliano Marchini, Stefano Bersani che disegn\u00f2 la copertina per l\u2019album dei ricordi del maestro, Italo<br \/>\nMartinenghi che regal\u00f2 al maestro un ritratto ad olio con la cornice in giunco che era opera e dono dell\u2019ex allievo Carlo Pagnamenti. Lavor\u00f2 con tanto entusiasmo, medit\u00f2 sulle grandi opere del passato, specialmente sulle sculture. Si cre\u00f2 un suo metodo di vedere e di sentire. E<br \/>\nqui incominciarono le aspre critiche. Diceva Marchini: &#8220;Capire e operare diverso dagli altri, non era una maniera, ma un credere nella propria volont\u00e0 di esprimere \u201c. Nella piccola stamberga di via Canonica fece tanti studi e tentativi, infinite prove di scultura, schemi, idee, progetti, realizzazioni.<br \/>\nE tent\u00f2 qualche volta di esporre le proprie opere in diverse mostre artistiche, ma esse vennero respinte. Non disarm\u00f2. Nel 1910 con<br \/>\nUn Autoritratto tent\u00f2 alla Biennale di Venezia. La Giuria internazionale accett\u00f2 la scultura; non solo, ma essa venne poi acquistata da un ricco signore: si erano aperte alcune porte e le faticate speranze. Marchini aveva 22 anni nel 1910 e, nell\u2019entusiasmo del successo alla Biennale, partecip\u00f2 al Concorso per l\u2019Accademia di Brera in Milano, un concorso dotato di ricchi premi per i molti lasciti e donazioni finanziarie per i migliori classificati.<br \/>\nVitaliano non aveva ancora fatto una \u201cstatua\u201d completa, ma ne cre\u00f2 una su un modello di ragazzo che conosceva e diede come titolo \u201cPrime fatiche\u201d: la Giuria gli assegn\u00f2 il premio della donazione Tantardini di lire<br \/>\n2.500. La via sembr\u00f2 divenire ormai meno difficoltosa; nel 1912 ecco il concorso per il premio accademico \u201cFumagalli\u201d di scultura, e vi partecip\u00f2 con il gruppo marmoreo \u201cPiccola madre&#8221;: la Giuria gli assegn\u00f2 il premio di lire 3.200. La stampa parl\u00f2 di lui diffusamente, si ebbe l\u2019impressione di essere davanti ad un vero e robusto artista. Ed il primo frutto dolce e concretamente soddisfacente arriv\u00f2 l\u2019anno dopo, 1913, quando il Consiglio direttivo dell\u2019Accademia di Brera lo nomin\u00f2<br \/>\nSocio Onorario. Le somme ricevute nei concorsi non soltanto gli offrirono l\u2019ampia possibilit\u00e0 di seguire meglio e con maggiore tranquillit\u00e0 i suoi studi ed impegni culturali, ma anche lo spronarono a migliorare la qualit\u00e0 artistica dei suoi lavori: il suo nome gi\u00e0 era fuori delle mura di Milano. Un amico, nel 1914, gli affid\u00f2 l\u2019incarico di costruire una cappellina in marmo con un bassorilievo raffigurante San<br \/>\nFrancesco d\u2019Assisi che riceve da Cristo le stimmate, e che doveva essere posta in un paesino della Brianza. Inizi\u00f2, con questo lavoro, l\u2019arte sacra, arte che coltiver\u00e0 per sempre. Venne la grande guerra 1915-1918.<br \/>\nMarchini fu al fronte, prima come semplice fante al 7\u00b0 Reggimento di<br \/>\nFanteria, poi come sottotenente e successivamente tenente nel 2\u00b0 Reggimento degli Alpini.<br \/>\n<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/marchini02.jpg\" alt=\"Opera di Vitaliano Marchini\" width=\"180\" height=\"309\" style=\"aspect-ratio:180\/309\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/marchini04b.jpg\" alt=\"Opera di Vitaliano Marchini\" width=\"240\" height=\"361\" style=\"aspect-ratio:240\/361\">La maturit\u00e0 <br \/>\nRitorn\u00f2 dalle armi. E ritorn\u00f2 al suo quotidiano impegno a Milano. Ebbe l\u2019impressione che la gente fosse cambiata: \u201cLa modestia, l\u2019amabilit\u00e0, la sincerit\u00e0, l\u2019armonia, tutto il passato era sparito; non c\u2019erano che musi lunghi, arcigni cattivi:&#8221; era il volto popolano che la guerra vinta e finita aveva creato\u201d. Cos\u00ec diceva. Marchini ricominci\u00f2. Ebbe la ventura di trovare un grande personaggio varesino che aveva deciso di donare alla chiesa di Sant\u2019Ambrogio in Varese una scultura da collocare in alto sul portale dell\u2019ingresso del tempio: ne risult\u00f2 una figura di Sant\u2019Ambrogio fra il popolo ed i dotti. II lavoro non piacque al parroco, ma, disse Marchini: \u201clo che lo vidi dopo tanti anni, mi persuasi che quella mia scultura resisteva al tempo\u201d. In questi tempi fu inaugurata la nuova facciata del duomo di<br \/>\nDomodossola, benedetta dall\u2019arcivescovo Gilla-Gremigni, opera dell\u2019architetto<br \/>\nGiovanni Greppi. Marchini fu incaricato di scolpire due statue rappresentanti i santi \u201cGervasio e Protasio\u201d collocati ai fianchi del rosone centrale, che la stampa locale defin\u00ec \u201ci bambolotti del duomo\u201d. Dovette pensare intanto ad accasarsi e si spos\u00f2 a Melegnano il giorno 8 agosto 1921 con Piera Zucchelli di Edoardo e di Giovanna Tamini, nata a Zelobuonpersico il 2 settembre 1888. Appena sposati si stabilirono in Via Roma, ma poco dopo trovarono casa in Via Oberdan numero 2, con loro viveva la sorella della moglie, Enrichetta. Poi tutta la famiglia emigr\u00f2 a Milano il 17 luglio 1939 in un appartamento in Via Solferino. Ma le sue abitudini e la sua indole, rimasero quelle della giovent\u00f9. Cos\u00ec Io descrive il critico d\u2019arte Renzo Biason nel 1955: \u201cUomo di non alta statura, che si muove con lentezza e parla poco. Sembra impacciato, la presenza di un estraneo, pur amico, ma che guarda le sue sculture a volte con quella rapidit\u00e0 che impedisce di gustare i particolari e che \u00e8 dovuta all\u2019inguaribile fretta de! giornalista, preso, pressato, torchiato da mille impegni diversi, lo mette quasi a disagio. Si capisce di colpo che ci troviamo di fronte a un carattere timido, ad un uomo abituato pi\u00f9 a parlare con se stesso che con gli altri \u201c.Era, in realt\u00e0, un temperamento schivo e riservato, che le lunghe e solitarie meditazioni avevano reso magari anche scontroso, in ogni modo non facile, non pronto a quell\u2019amicizia tutta di parole che si incontra ad ogni passo nella vita. Un artista riflette il suo carattere: moralit\u00e0, potenza, debolezze, qualit\u00e0 native e acquisite, intelligenza. Tutto l\u2019artista dice quando tocca la creta o il marmo, i pennelli o le matite, il bulino o la sanguigna: nel modo pi\u00f9 vero e pi\u00f9 profondo, poich\u00e9 quando crea egli \u00e8 solo s\u00e9 stesso. Cos\u00ec vediamo Vitaliano Marchini artista di calma e controllata poesia, di profondo contenuto umano. Il linguaggio \u00e8 moderno, contemporaneo, e assai personale, anche se riflette un lungo e devoto studio sugli antichi. La faciloneria ed il virtuosismo sono assenti e banditi dalle opere di Marchini, stanno al polo opposto. Perci\u00f2, in prima lettura, la sua scultura non colpisce: occorre guardarla con calma, rivederla, starci attorno, per capire che la semplicit\u00e0 non \u00e8 povert\u00e0, ma chiarezza e desiderio di quell\u2019essenziale cui ogni artista tende.<br \/>\n<br \/>L\u2019attivit\u00e0 didattica a Brera<br \/>\n<br \/>In seguito a pubblico concorso fu nominato Insegnante titolare di figura modellata nel Liceo artistico dal 10 febbraio 1928. Fu poi confermato stabilmente dopo l\u2019esito favorevole dell\u2019ispezione dell\u2019Incaricato Ministeriale. Insegn\u00f2 al Liceo artistico per dieci anni, serbando un costante ritmo nell\u2019attivit\u00e0 di docente, una spiccata ed efficace tendenza al suo insegnamento, dimostrando di possedere pregevoli doti didattiche, disciplinari e morali indispensabili alla missione educativa del magistero. In vista delle suddette eccellenti qualit\u00e0 fu affidata, fin dall\u2019anno 1929-30, al professor Vitaliano Marchini la<br \/>\nDirezione della Scuola Superiore degli Artefici annessa alla Regia Accademia.<br \/>\nQuesto posto fu continuamente confermato negli anni successivi, e tenuto con lodevole iniziativa ed attivit\u00e0. Fu ottimo ed energico dirigente.<br \/>\nPer la sopravvenuta morte del professor Adolfo Wildt, al Marchini fu affidata la supplenza della Scuola di Scultura dell\u2019Accademia di Belle Arti di Brera, un incarico che fu riconfermato per tre anni consecutivi fino al febbraio<br \/>\n1934 \u201ccon dignit\u00e0 e meriti&#8221;, si scrive sul certificato di servizio.<br \/>\nNell\u2019anno 1933 prese parte al Concorso indetto dal Ministero dell\u2019Educazione<br \/>\nNazionale per la Cattedra di Scultura nella stessa Accademia di Brera, e la Commissione giudicatrice ebbe ad esprimersi in questi termini: \u201cLa<br \/>\nCommissione ha fermato la sua attenzione sui signori Marchini Vitaliano,<br \/>\nMarino Marini, Martini Arturo e Messina Francesco \u201c. Ma fu scelto Vitaliano<br \/>\nMarchini. Questo profilo e questi giudizi sono stati stesi fin dal lontano<br \/>\n13 maggio 1937 e firmati dal presidente dell\u2019Accademia avvocato Rino Valdameri e dal direttore di segreteria ragionier Raffaele Pellicano.<br \/>\n<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/marchini03.jpg\" alt=\"Opera di Vitaliano Marchini\" width=\"240\" height=\"261\" style=\"aspect-ratio:240\/261\">La<br \/>\n      Scuola degli artefici <br \/>\nEssa fu fondata con decreto governativo austriaco del 16 luglio 1789 perch\u00e9 si avvert\u00ec la necessit\u00e0 di separare gli studi degli artigiani da quelli degli artisti, e Marchini ne fu uno dei direttori pi\u00f9 attivi e pi\u00f9 ricordati. Il corso completo era di sei anni e la popolazione scolastica era delle pi\u00f9 strane: artigiani, operai, studenti e persino laureati. Vi era una sezione femminile assai frequentata. I giovani che uscivano da questa scuola con il diploma erano molto ricercati come disegnatori e collaboratori di architetti, decoratori e cartellonisti. Oltre che a Brera egli esercitava un\u2019intensit\u00e0 didattica anche in altre parti: tre anni di insegnamento alla Scuola del<br \/>\nCastello per le arti decorative dirigendo il settore della scultura; apr\u00ec e diresse per quattro anni la Scuola dei Marmisti del Duomo di Milano alla cava di Candoglia. Amava la scuola, ma diligeva le sue opere fino a dire:<br \/>\n\u201cio non ho tanta voglia di vendere le sculture che escono dalle mie mani, buone o no che siano. Le vedo sempre con piacere e non do loro che iI valore affettivo \u201c. E il tempo passava veloce, mentre l\u2019artista lavorava sempre, assillato da richieste di lavoro. Furono i tempi della buona sorte. Le sue sculture furono esposte in mostre d\u2019arte nazionali ed internazionali:<br \/>\nRoma, Milano, Venezia, Atene, Monaco. A Budapest ebbe una sala di esposizione tutta sua. A Barcellona il governo acquist\u00f2 una sua opera per la<br \/>\nGalleria Nazionale. Sue sculture furono richieste per le Gallerie di Milano, di Roma e di diverse altre citt\u00e0, anche se non mancavano, da alcune parti, le spine atroci: alla galleria \u201cPesaro\u201d di Milano una mostra personale con una ventina di sculture ebbe una sorte grama, nonostante la presentazione del notissimo scultore Adolfo Wildt.<br \/>\n<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/marchini01.jpg\" alt=\"Opera di Vitaliano Marchini\" width=\"360\" height=\"189\" style=\"aspect-ratio:360\/189\">II<br \/>\n      declino luminoso <br \/>\nPer limiti di et\u00e0, nel 1969, lasci\u00f2 l\u2019insegnamento e si ritir\u00f2 a Mergozzo, una cittadina calma in provincia di Novara, situata nella bassa valle d\u2019Ossola, dove la sua famiglia gi\u00e0 risiedeva dal 1943, anno in cui perse la casa e Io studio nei bombardamenti dell\u2019agosto 1943 in Milano. A Mergozzo riprese il suo lavoro di scultore all\u2019ombra della bella abside della chiesa di<br \/>\nSanta Marta e non lontano dal Montorfano dove sorge la magnifica chiesa di San Giovanni, uno dei gioielli del romanico della Bassa Ossola. L\u00ec viveva ricevendo gli amici pi\u00f9 cari, uno dei quali era il pittore melegnanese Agnolo Martinenghi, a lui legato da tanto affetto e da lunga filiale stima, vero testimone del valore di Marchini. Ma viveva anche di ricordi, scrivendo le sue note biografiche a noi tanto preziose come onorate reliquie di un genio, umile e forte. Soleva dire, ricordando il suo lavoro e le sue tecniche: \u201cNon stupitevi se nella Valle del Candoglia degli splendidi graniti e delle belle pietre, io mi sia rivolto al legno per realizzare plasticamente le mie composizioni. Questi legni non sono nati da modelli in creta o in gesso. Li ho scolpiti direttamente dal tronco e dalla tavola rozza, pensando solo a comporli come li vedevo con l\u2019occhio della mente.<br \/>\nInfatti scolpire vuol proprio dire voler vedere, nell\u2019informe iI di pi\u00f9, imponendoci di togliere iI di pi\u00f9 e fermandoci pi\u00f9 al sentimento che alla forma\u201d. Non dobbiamo, comunque, dimenticare che Marchini ebbe una sua \u201creligione\u201d artistica. I tanti lavori fatti per le chiese (che lui chiamava \u201ccase di Dio\u201d) e per gli Istituti di beneficenza furono ispirati da un pensiero a lui sempre presente, quando osservava di \u201cfare questo perch\u00e8 pu\u00f2 servire ai tanti che chiedono di staccarsi dalle cose comuni per quelle pi\u00f9 elevate\u201d. Molti anni dopo la sua permanenza a Mergozzo diceva agli amici: \u201cGiunsi qui a Mergozzo, paese tranquillo e sereno con un bel lago, che venne chiamato il lago dei poeti, per\u00f2 ora non \u00e8 pi\u00f9 perch\u00e8 in questi ultimi anni lo hanno ridotto chiassoso e disordinato come tutti i bei posti dell\u2019Alto Piemonte.<br \/>\nQui non \u00e8 che io abbia abbandonato iI mio mestiere, no. Ho lasciato da parte il marmo. Il legno divenne la mia passione, sembra, a pensarci bene, una mancanza di rispetto alle grandi cave di granito bianco ed alle superbe cave del marmo del Duomo, cio\u00e8 le cave di Candoglia. Ho fatto conoscenza con il legno e ne ho pestato di tante qualit\u00e0.<br \/>\nE dire che nel contempo ero il maestro della Scuola del marmo per gli ornatisti del duomo di Milano\u201d. Ma per rispetto al marmo ed al granito ha costruito in marmo rosa ed in granito una Cappella dedicata alla Madonna del viandante sulla strada Mergozzo-Fondo Toce, ed una grande statua di granito bianco del Montorfano innalzata in onore di San Gaudenzio su una parete della cava stessa del Montorfano, collocata la vigilia di Natale 1966. Dopo due mesi e pi\u00f9 di ospedale chiuse la sua intensa attivit\u00e0, per una lunga convalescenza dovuta ad una ferita rimasta aperta per tanto tempo.<br \/>\nDiede il doloroso addio alla scultura mentre si sfogava a prendere tanti fogli di carta e ritagliarli e mettersi per lunghe ore a scarabocchiare ed a chiamare \u201cdisegni\u201d gli schizzi che ne venivano fuori dalla fantasia.<br \/>\nLa nostalgia ed il richiamo dell\u2019arte coltivata con passione religiosa per tutta la vita erano cocenti: \u201cSono alle porte &#8211; scrisse &#8211; degli anni ottantuno e vorrei mettere mano alla creta, ma iI freddo non lo permette ed attendo il sole che scalda. In questi giorni perfino il bel lago ed il Montorfano sono coperti di nebbia e ne siamo rattristati. Il grigio del cielo \u00e8 sofferenza di anima e di corpo\u201d. Continuava la sua meditazione interna, il colloquio con la sua anima, cos\u00ec come quando si trovava alla vigilia dell\u2019esecuzione di opere impegnative. Dopo il dolore, lo splendore, il favore, la sconfitta, la crisi, la denigrazione, il successo, ecco il tramonto, il declino, il palpito che si estingue: \u201cOggi compio il mio 81\u00b0<br \/>\nanno, 18 febbraio 1969. E\u2019 una giornata grigia e molto fredda. i miei nipoti mi hanno mandato un bel vaso di fiori, dureranno pochi giorni, \u00e8 iI destino delle piante delicate costrette a vivere nell\u2019ambiente chiuso delle case nei mesi freddi. Non rester\u00e0 di loro che un grato ricordo.<br \/>\nI fiori cadranno appassiti e le foglie cadranno indurite sugli steli, come saremo noi nelle ultime nostre giornate. Forse rifioriranno nella migliorata stagione, ma noi no. Cari fiori. Siamo qui sulla solita poltrona, con lo scialle sulle estremit\u00e0 fredde, mentre la luce del giorno breve sta volgendoci le spalle per sparire nella notte\u201d. Vitaliano Marchini mor\u00ec il 29 luglio 1971. Immenso fu il cordoglio nel campo dell\u2019arte e della scuola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A B C D EF GHIL M NO P QR S T UV Z copyright Don Cesare Amelli I primi anni Antonio Vitaliano Marchini nacque a Melegnano il 18 febbraio 1888 da Angelo e da Maria Stella Maestri; il padre era oriundo di Carpiano ed esercitava l\u2019arte del cordaio, la madre veniva da una famiglia\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-13279","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-personaggi"],"yoast_head":"<title>Vitaliano Marchini, scultore e maestro a Brera \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Vitaliano Marchini, nato a Melegnano nel 1888: da garzone marmista a scultore, fino a dirigere la Scuola Superiore degli Artefici 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