{"id":2039,"date":"2009-01-29T09:32:26","date_gmt":"2009-01-29T09:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2039"},"modified":"2009-01-29T09:32:26","modified_gmt":"2009-01-29T09:32:26","slug":"memorie-concas004","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/concas004.html","title":{"rendered":"parte terza"},"content":{"rendered":"<h2>Dicius ovvero Detti e proverbi del Campidano di Sardegna parte terza<\/h2>\n<p><strong><em>A fai mali no torrat a contu.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Far male non conviene<\/em>. I malfattori prima o poi devono rendere conto della loro malvagit\u00e0 e, seppure riescono ad eludere la punizione umana, non potranno mai evitare la propria coscienza ed infine la giustizia divina.<\/p>\n<p><strong><em>A fai or\u00ecgas de buttegh\u00e8ri.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Fare orecchie da mercante<\/em>. \u00c8<br \/>\nun detto universale. Si dice anche: fare l\u2019indiano o fare lo gnorri.\n<\/p>\n<p><strong><em>A fini de carr\u00e0da, a fini de cupp\u00f2ni<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>Al fondo della botte\u2026 resta soltanto la mota<\/em>.<br \/>\nSi usa questo proverbio per indicare il declino in miseria di un periodo di prosperit\u00e0. \u201c<strong><em>Spacci\u00e0u su piricci\u00f2lu, fin\u00ecda sa festa<\/em><\/strong> = <em>finito il vinello, finita la festa<\/em>\u201d. Il detto invita alla parsimonia ed al risparmio nei periodi di abbondanza, perch\u00e9 ci si deve aspettare i periodi di magra. Vale per la povera gente, quanto per i benestanti.\n<\/p>\n<p><strong><em>A fortza de scorrovonai ndi bessint is topis a pilu<\/em><\/strong>. <em>Rovistando nelle vecchie case escono fuori i topi<\/em>. Talvolta \u00e8 meglio non rivangare il passato, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 il rischio che tornino a galla storie poco simpatiche e soprattutto tristi ricordi.\n<\/p>\n<p><strong><em>A fortza de ti cast\u00e0i portu su tzugu trottu.<\/em><\/strong> <em>A furia di guardarti ho il torcicollo<\/em>. Non si dice del ragazzo che guarda continuamente la propria ragazza, della quale \u00e8 particolarmente innamorato. Si dice invece di chi \u00e8 stanco di stare girato a sentire le inutili chiacchiere del suo interlocutore.\n<\/p>\n<p><strong><em>A fueddus malus origas surdas<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>A parole poco ortodosse, orecchie sorde<\/em>.<br \/>\nSpesso le persone tranquille, non per vilt\u00e0, ma per spirito di pace, agli insulti degli attaccabrighe preferiscono fare orecchie da mercante, cio\u00e8 non rispondere o far finta di non sentire.\n<\/p>\n<p><strong><em>A gr\u00f2ffus de ist\u00e0di, a gr\u00f2ffus de i\u00e8rru<\/em><\/strong>\u2026<em>Nel bel mezzo dell\u2019estate, nel bel mezzo dell\u2019inverno<\/em>. Si usa la parola a gr\u00f2ffus per indicare anche quando ci si trova nel bel mezzo di un impiccio, ma anche \u201c<strong><em>a gr\u00f2ffus de sa binn\u00e8nna<\/em><\/strong>\u201d<br \/>\n= <em>nel bel mezzo della vendemmia<\/em>, ed altro.\n<\/p>\n<p><strong><em>A is murus beccius no mancant is topis<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>Nei muri vecchi non mancano i topi<\/em>.<br \/>\nNelle case abitate da tanto tempo non mancano i tristi ricordi.\n<\/p>\n<p><strong><em>A l\u00eca a c\u00f2nca; a scaparr\u00f2ni.<\/em><\/strong><br \/>\nNon sono proverbi, ma espressioni per indicare due metodi per trasportare un sacco, solitamente pieno a met\u00e0 o poco pi\u00f9, o anche un fascio di legna da ardere. <strong><em>A l\u00eca a c\u00f2nca<\/em><\/strong>: si lega il sacco ad una estremit\u00e0, con un legaccio (l\u00eca da liga = spagnolo liga = legaccio), cos\u00ec che si abbia una specie di cappuccio, che si infila in testa ed il carico poggia sulla schiena, anche il collo rimane sotto sforzo. In modo simile su scaparroni(dal genovese scaparron = scampolo): si prende uno scampolo o un grosso fazzoletto o meglio ancora un sacco leggero; che viene pi\u00f9 volte piegato e messo sulla parte centrale della testa, da tempia a tempia, sul quale poggia il cappio che si ricava dalla parte mediana della fune, che cinge il fascio di legna. Lo \u201cscaparrone\u201d attutisce cos\u00ec la pressione, sulla testa, del cappio che sorregge il fascio, che per il resto poggia sulla schiena.<br \/>\nQuando per il trasporto delle olive raccolte negli oliveti o della legna per il fuoco, non si aveva l\u2019asinello e tanto meno il carro, a cavallo o a buoi, (autocarri e motocarri non esistevano), su l\u00eca a c\u00f2nca e su scaparr\u00f2ni erano metodi di trasporto molto utili.\n<\/p>\n<p><strong><em>A li\u00e0i e p\u00f2ni<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>Prendere e mettere<\/em> = cambiare continuamente.<br \/>\nE\u2019 l\u2019espressione di rimprovero della madre alla figlia adolescente, che non sa quale vestito mettersi per uscire(un tempo la scelta era assai limitata).<br \/>\nQuesto detto si adattata inoltre a coloro che cambiano continuamente, un po\u2019 in tutte le cose, e non si decidono alla scelta definitiva; anche nella scelta del compagno di vita: per lui e per lei.\n<\/p>\n<p><strong><em>A lingua t\u00ecra, t\u00ecra<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>Ansimando; col fiatone<\/em>. Si dice di chi si trova in situazione di estrema precariet\u00e0, soprattutto economica.<br \/>\nHa lo stesso, identico significato il detto: <strong><em>a c\u00f9 t\u00ecra, t\u00ecra<\/em><\/strong> = <em>col culo per terra<\/em>.\n<\/p>\n<p><strong><em>A luxi de cand\u00e8ba s\u2019orb\u00e0ci parrit tela<\/em><\/strong>. <em>Con la poca luce di un lumicino, l\u2019orbace sembra tela<\/em>. Come a dire: \u201cChiudi gli occhi, non badare troppo ai particolari\u201d! Per uno che indossa abiti di orbace (tela ricavata con la lana di pecora non raffinata) si usa il detto:<br \/>\n\u201c<strong><em>Fatzat callenti e arriat sa genti<\/em><\/strong>\u201d!<br \/>\n<em>Rida pure la gente, l\u2019importante \u00e8 che io abbia caldo<\/em>. Il detto a luxi\u2026etc. si adatta a molte situazioni, nelle quali la scelta \u00e8 solitamente limitata e la cui sostanza pu\u00f2 essere ci\u00f2 che hai o ci\u00f2 che ti offrono. Chi si contenta gode!\n<\/p>\n<p><strong><em>A medas annus<\/em><\/strong>, e si aggiunge\u2026<strong><em>cun saludi<\/em><\/strong>. <em>A molti anni<\/em>, e si aggiunge\u2026<em>con salute<\/em>. \u00c8<br \/>\nun augurio di prosperit\u00e0 e di buona salute. Come anche: <strong><em>atrus annus cun saludi<\/em><\/strong>.\n<\/p>\n<p><strong><em>A mesu brenti, ma in su callenti.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Con la pancia piena a met\u00e0, ma al caldo in casa mia<\/em>. Su callenti sta a significare anche gli affetti dei propri cari. Similmente: <strong><em>mellus civraxu in domu mia che cocc\u00f2i in domu allena<\/em><\/strong> =<em><br \/>\n\u00e8 migliore il pane nero in casa mia, del pane di pasta dura (di pura semola)in casa altrui<\/em>; o anche: <strong><em>mellus un arr\u00f2gu de pani e ladru in domu mia de petza de sirboni in domu allena<\/em><\/strong> = <em>\u00e8 migliore un pezzo di pane e lardo in casa mia della carne di cinghiale in casa altrui<\/em>; cos\u00ec anche Ludovico Ariosto: \u201c<em>Mi accontento di un pezzo di pane e lardo in casa mia pi\u00f9 che della carne di porco selvatico in casa d\u2019altri<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicius ovvero Detti e proverbi del Campidano di Sardegna parte terza A fai mali no torrat a contu. Far male non conviene. I malfattori prima o poi devono rendere conto della loro malvagit\u00e0 e, seppure riescono ad eludere la punizione umana, non potranno mai evitare la propria coscienza ed infine la giustizia divina. 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