{"id":2041,"date":"2008-07-08T14:08:02","date_gmt":"2008-07-08T14:08:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2041"},"modified":"2008-07-08T14:08:02","modified_gmt":"2008-07-08T14:08:02","slug":"memorie-concas005","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/concas005.html","title":{"rendered":"parte quarta"},"content":{"rendered":"<h2>Dicius ovvero Detti e proverbi del Campidano di Sardegna parte quarta<\/h2>\n<p><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\nmorri y a proi no serbit a pregai.<\/strong> Per morire e per piovere non serve pregare.<br \/>\nIl proverbio si adatta a chi si trova in una situazione, nella quale le preghiere contano poco. \u00c8 inutile quindi pregare per evitare la morte, come \u00e8 altrettanto inutile pregare affinch\u00e9 (dopo tanta siccit\u00e0) arrivi finalmente la pioggia. Se poi arriva il terremoto o il vaiolo o il col\u00e8ra, le preghiere servono ben poco ad evitare il male. I sardi in genere hanno fede solida, ma non credono assolutamente che con l\u2019intervento di Dio o di chi per lui, si possano evitare le calamit\u00e0 naturali. Spetta agli uomini prevedere e predisporre i ripari, quando prevenire \u00e8 assai difficile. <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A nai faulas po sc\u00ec(ri) berid\u00e0dis.<\/strong> Raccontare frottole per sapere la verit\u00e0. Quando per la nostra tracotante e incontenibile curiosit\u00e0 vogliamo sapere la verit\u00e0 su un fatto, da una persona, che invece non la vuole assolutamente rivelare, aggiriamo l\u2019ostacolo raccontando un sacco di bugie, per spingere l\u2019interlocutore reticente a mostrarci che i fatti sono andati diversamente, facendolo cascare nella nostra rete.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A nci bogai is de corti po arricc\u00ec is de monti.<\/strong> Mandar via i vicini per ricevere i lontani. L\u2019essere troppo ospitali con chi viene da lontano pu\u00f2 portare a\u00a0 disguidi con i nostri vicini.<br \/>\nPer educazione civile e religiosa siamo tenuti ad ospitare gli immigrati. Ma non possiamo per questi trascurare i nostri vicini bisognosi. Questo detto poneva e pone moltissimi interrogativi.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A orza de crobu no morrit burriccu.<\/strong><br \/>\nPer desiderio del corvo non muore l\u2019asino. Nella vita non possiamo pretendere tutto secondo le nostre voglie; ancora meno se la realizzazione dei nostri desideri si ricava dalle disgrazie degli altri.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\npagai a Santa Maria.<\/strong> A<br \/>\npagare a Santa Maria. Il giorno di Santa Maria, 15 agosto, segnava la chiusura dell\u2019anno agricolo e quindi il saldo per i braccianti, da parte dei padroni delle terre. Oggi l\u2019espressione \u00e8 usata diversamente: infatti, quando uno reclama un debito, che non si vuole restituire, gli si risponde: \u201cA pagai a Santa Maria\u201d! Si aggiunge: \u201c A pagai a su mesi de austu, s\u2019atru, pustis de custu\u201d! = \u201cA pagare al mese di agosto, l\u2019altro, dopo di questo\u201d! Come a dire: \u201c Alle calende greche\u201d!<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\npagai y a morri, nc\u2019est sempri tempus.<\/strong> Per pagare e per morire c\u2019\u00e8 sempre tempo. Quando un debitore \u00e8 assillato da un creditore, risponde cos\u00ec. E<br \/>\naggiunge: \u201cPressixedda tenis\u201d! = \u201cQuanta fretta hai\u201d!<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\npamp\u00e0das;\u00a0 a pei scr\u00f9tzu; a pei m\u00ecggia; a pei incar\u00e8ddu.<\/strong><br \/>\n(A)carponi (dei bambini); a piedi scalzi; con un piede nudo e l\u2019altro con un calzino; a saltelli. Quando si incontrano due padri di famiglia o due madri e ci si chiede: \u201cDe acumenti andaus\u201d? (Come andiamo?) Spesso si risponde con una delle precedenti espressioni, per definire l\u2019andamento economico familiare non del tutto stabile). (vedi: a lingua tira tira).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A<br \/>\nperdonai si podit a iscaresci no!<\/strong> Perdonare si pu\u00f2, dimenticare no! Il proverbio ha bisogno di ben poche spiegazioni. Aggiungo che per i sardi \u00e8 assai difficile anche perdonare o diciamo pure che per il perdono seguono le indicazioni di<br \/>\nSant\u2019Agostino o, al massimo, concedono lo stesso perdono che\u00a0 Dante Alighieri (agostiniano), nella Divina<br \/>\nCommedia, accorda alle persone che tanta offesa a lui \u201crecarono\u201d. <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A<br \/>\npentzai y a nai s\u2019abarrat pagu, a fai nci bolit meda<\/strong>. A pensare e a dire basta poco, ma per fare ci vuole molto. Il detto si adatta benissimo a molti uomini politici, che pensano tanto, dicono tantissimo, ma fanno ben poco.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\npoburu no depast, a Santu no promittast.<\/strong> Paga il debito ai poveri, non promettere inutilmente ai Santi. Sono due avvertimenti, ai quali nella vita bisogna immancabilmente adeguarsi.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A<br \/>\npompa manna y a prexu.<\/strong><br \/>\nIn grande festa. Quando tutto va bene. Questa espressione \u00e8 usata in senso ironico per ricordare al povero, che per un certo periodo di momentaneo benessere si \u00e8 lasciato andare alle feste ed ai bagordi, senza pensare al ritorno alla normale povert\u00e0. Ma anche al ricco che ha dilapidato in feste e banchetti le sue sostanze e si ritrova in miseria. Si dice anche da parte dei provinciali (bidduncus = abitanti dei paesi), nei confronti dei cagliaritani (casteddaius = abitanti della citt\u00e0):<br \/>\n\u201c Guardali, il giorno della paga (stipendio), sono in grande festa(<strong style=\"\">a pompa manna y a prexu<\/strong>), poi, per il resto del mese sono in miseria (<strong style=\"\">c\u00e0scanta famini)<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">A<br \/>\nsa beccesa camisas arrand\u00e0das. Alla vecchiaia camicie col pizzo. Forse nel tentativo di nascondere le rughe. I sardi sono comunque orgogliosi delle rughe, perch\u00e9 sono segno di grande esperienza e simbolo di saggezza. Il detto si usa piuttosto per definire le situazioni economiche della vita: quando si \u00e8 giovani e si ha bisogno di molti soldi, per farsi una famiglia, per farsi la casa, etc.<br \/>\netc. i soldi sono pochi (camicie del mercatino rionale); quando si \u00e8 anziani talvolta si hanno pi\u00f9 soldi che in giovent\u00f9. Il detto di risposta:<strong style=\"\"> Deus donat su cixiri a ki no portat dentis.<\/strong> Dio da i ceci a chi non ha i denti. Per dire che quando si ha l\u2019entusiasmo di realizzare qualcosa, manca la possibilit\u00e0 economica. Spesso invece, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 economica, ma manca il coraggio o la capacit\u00e0. <\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A sa mammai camisas arrand\u00e0das, a su babbai proceddeddus cottus y\u00a0 a sa\/u \u00a0pippia\/u bellas nadi\u00e0das.<\/strong> Alla mamma camicie col pizzo, al babbo maialetti\u00a0 arrosto, al(la) bambina\/o sonori sculaccioni. Come a dire: a ciascuno il suo! \u00c8 uno scioglilingua, che viene canticchiato (<strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">imb\u00e0bapipp\u00ecus<\/strong>), per intrattenere i bambini. La scena: il babbo porta il (la)bambino\/a (o i bambini, anche due o tre) sulle ginocchia e intona il \u201d trallalero\u201d: <strong style=\"\">y a sa mammai\u2026<\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A sa moda de Gavoi: moi po moi.<\/strong> Come a Gavoi: moggio per moggio. Che significa: un moggio di grano seminato, un moggio raccolto. Sta a mettere in evidenza quanto poco renda agli agricoltori il lavoro dei campi. Si usa questo detto anche per definire situazioni diverse dal lavoro dei campi: circostanze in cui si ritrovano, contadini e non, che lavorano tanto per un misero raccolto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A<br \/>\nsantu setzid\u00ec in domu<\/strong>.<br \/>\nA santo\u201dsiediti\u201da casa. Per i nostri nonni e per le loro famiglie, l\u2019unico modo di uscire dal proprio paese era di andare alle feste dei paesi vicini: feste religiose e popolari, sempre comunque in onore dei Santi; ci si recava nei rispettivi santuari: <strong style=\"\">Santu<br \/>\nSis\u00ecnni<\/strong> (Sisinnio) di Villacidro, <strong style=\"\">Santu<br \/>\nLux\u00f2ri <\/strong>(Lussorio) di Arbus, <strong style=\"\">Santa Vida <\/strong>(Vitalia) de Serrenti e de Biddesorris (Villasor), <strong style=\"\">Santa Mariacquas<\/strong><br \/>\nde Sardara, <strong style=\"\">Santa Maria <\/strong>de Guspini,<strong style=\"\"><br \/>\nSant\u2019Antoni<\/strong> (Antonio) de Santadi, <strong style=\"\">Santu Irorxu <\/strong>(Giorgio) de Guspini, <strong style=\"\">Nosta Sennora<\/strong> de Bonaria de<br \/>\nMarcedd\u00ec, <strong style=\"\">Sant\u2019Arega<\/strong> (Greca) de <strong style=\"\">Deximu<\/strong><br \/>\n(Decimomannu), <strong style=\"\">Santu Nigoba<\/strong> (Nicola) de Arcidano, <strong style=\"\">Santu Sidoru <\/strong>(Isidoro) de Pabillonis, <strong style=\"\">Santa<br \/>\nSera<\/strong> (Severa) <strong style=\"\">de Gonnus<\/strong> (Gonnosfanadiga), etc.<br \/>\netc.<br \/>\nErano i figli che solitamente, il giorno della vigilia, chiedevano al genitore:<br \/>\n\u201c<strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">E crasi babbai a cali festa andaus<\/strong>\u201d?<br \/>\n\u201cE domani, babbo, a quale festa andiamo\u201d? Risposta: \u201c<strong style=\"\"> Andaus a sa festa de santu setzid\u00ec in domu<\/strong>\u201d! \u201cAndiamo alla festa di santo siediti in casa\u201d!<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">A<br \/>\nsi da ghettai de paba in coddu. Dalla spalla all\u2019omero. \u00c8<br \/>\nla situazione in cui si trovano due persone invischiate in un affare poco pulito e una volta scoperti si accusano a vicenda. Situazioni del genere capitano spesso tra bambini e tra ragazzi, talvolta anche tra adulti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A si dhu torrai Deus.<\/strong> Che<br \/>\nDio possa rendervelo. \u00c8 un ringraziamento di cuore di chi riceve un bene di cui ha tanto bisogno, ma scarse possibilit\u00e0 di renderlo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A si dhu torrai in domu nosta.<\/strong> A buon rendere. \u00c8 il ringraziamento di chi riceve qualcosa in casa d\u2019altri ed \u00e8 pronto a renderlo in casa sua.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A si fai sa gruxi de manu \u2018e manca<\/strong>.<br \/>\nFarsi il segno della croce con la mano sinistra. Il gesto, a quanto ho appreso da alcuni anziani, sta ad indicare lo scampato pericolo. Ma non ho capito il perch\u00e9 del segno della croce con la sinistra, semmai il contrario! Altri invece hanno detto che si tratta del gesto di uno che, per scampare eventuali pericoli, invoca, tanto insensatamente, quanto inopportunamente, non<br \/>\nDio ma il suo contrario.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"\">A si pesai in kintas.<\/strong><br \/>\nAlzarsi in cinte. \u00c8 proprio della persona che pecca d\u2019orgoglio e si altera oltremodo, invece di mantenere la calma, anche se ha la ragione dalla sua parte. Quand\u2019ero ancora un bambino e discutevo animatamente con mia madre per qualcosa su cui vantavo la ragione, alterandomi pi\u00f9 del necessario, mi rispondeva: \u201c<strong style=\"\">Mancai ti pesist in kintas, cun mimi, cussu puru nci perdis\u201d!<\/strong> \u201cAnche se ti alteri, con me, ci perdi anche quello\u201d!<\/p>\n<p><strong style=\"color: rgb(51, 51, 255);\">A soddu a soddu si fait s\u2019iscudu<\/strong>. Soldo dopo soldo si arriva al gruzzolo. S\u2019iscudu era l\u2019equivalente di 5 lire, mentre il soldo valeva un decimo di lira. Tutto questo quando 5 lire costituivano un gruzzoletto, che era la base o il primo passo verso la costituzione di<br \/>\n\u201csa sienda\u201d (un discreto capitale), che ti classificava come ricco benestante. Qui a Gonnosfanadiga i risparmiatori e soprattutto quelli che riuscivano a farsi<br \/>\n\u201csa sienda\u201d erano ben visti da tutti e considerati giusti e saggi.<br \/>\nRicordo che alla scuola elementare avevo vergogna di dire che ero di famiglia povera, quindi ne inventavo di tutti i colori, per nascondere la verit\u00e0; dicevo ad esempio che mio padre era un grosso imprenditore, mentre in realt\u00e0 era un povero falegname da \u201cbottega\u201d. Gli abitanti dei paesi del Medio<br \/>\nCampidano ricordano invece gli abitanti di Gonnosfanadiga per la loro proverbiale taccagneria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicius ovvero Detti e proverbi del Campidano di Sardegna parte quarta A morri y a proi no serbit a pregai. Per morire e per piovere non serve pregare. 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