{"id":2127,"date":"2006-06-23T00:44:13","date_gmt":"2006-06-23T00:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2127"},"modified":"2006-06-23T00:44:13","modified_gmt":"2006-06-23T00:44:13","slug":"memorie-famil18","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil18.htm","title":{"rendered":"La famiglia De Marchi (\u201cScal\u00e0bri\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia De Marchi (\u201cScal\u00e0bri\u201d)<\/strong><\/p>\n<p><picture><source type=\"image\/avif\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil019.jpg.avif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fotografia d&#x27;epoca di una famiglia numerosa con i genitori e i figli.\" height=\"385\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil019.jpg\" width=\"460\" style=\"aspect-ratio:460\/385\"><\/picture>Nella primavera del 1968, Giovannina Bellio, moglie di Ugo De Marchi, dissodando la terra nell\u2019orto di casa, trov\u00f2 un palancone in rame del 1866: dieci centesimi con l\u2019effige di Vittorio Emanuele II. In quell\u2019anno, mentre con la Pace di Vienna il Veneto si univa al Regno d\u2019Italia, nasceva Angelo De Marchi (1866-1948), soprannominato \u201cEto\u201d, nonno di Ugo (1932-1992), ma anche di Bruna (1921), dei \u201cScal\u00e0bri\u201d di Villa.<br \/>\n\u201cScal\u00e0bri\u201d, forse provenienti dalla Francia in epoca remota, o derivanti da un casato veneziano, fatto \u00e8 che a Paese (Treviso) hanno sempre abitato al \u201cPiov\u00e8l\u201d, in una gran casa colonica pi\u00f9 volte riadattata. Era stata ceduta, con poca terra, a Domenico (1869-1951), detto \u201cMen\u00e8i\u201d, fratello di Angelo, dal fattore della famiglia De Pellegrini.<br \/>\nAngelo e Domenico, con Angela (1868), Anna (1870-1920), Teresa (1878-1950), Giuseppe (1881-1952) erano figli di Domenico (1822) e di Maria Vettorel da Paderno di Ponzano Veneto.<br \/>\nLoro precursore era stato un altro Angelo, di cui non ci sono dati anagrafici precisi, ma che presumibilmente doveva essere nato alla fine del XVIII secolo. Una famiglia di grandi lavoratori, testimone il fatto che il loro patrimonio crebbe proporzionalmente con il tempo, arrivando a diciassette campi di terra. In stalla tenevano due buoi, quattro vacche con relativi vitelli e una cavalla, che serviva per trainare il calesse (\u201ctimburi\u201d) del capofamiglia nei suoi spostamenti. A fianco della casa c\u2019era il vigneto di vino Clinto, mentre sulla grande aia scorazzava tranquilla una variet\u00e0 di animali da cortile.<br \/>\nNella casa vivevano due nuclei familiari, quello di Angelo-\u201cEto\u201d, sposato a Angela Berlese e quello di Giuseppe, con la moglie Luigia Bellio (dei \u201cMartini\u201d), oltre a \u201cMen\u00e8i\u201d, rimasto celibe per dedicare tutto se stesso al lavoro dei campi. Le sorelle si erano intanto sposate: Angela (\u201cEta Bina\u201d), con Candido Barbisan di Sovernigo; Anna, con Albino Callegari del Piov\u00e8l; Teresa, con Giuseppe Genovese (\u201cTu\u00e8te\u201d) della stessa localit\u00e0.<br \/>\nIl matrimonio di Eto Scal\u00e0brio e Angela Berlese fu fecondato dall\u2019arrivo di otto figli, tra il 1896 e il 1910: Alfonso, Genoveffa (\u201cEffa\u201d), Silvia, Abramo, Domenico (\u201cPasqua\u00ecn\u201d), Attilio, Alberto, e Regina. L\u2019unione di Giuseppe e Luigia fu coronata dalla nascita di cinque pargoli, tra il 1908 e il 1924: Vincenzo (morto neonato), Dorina, Serafina, Maria, e Felice.<br \/>\nLe due famiglie, una ventina di persone in tutto, dividevano lo stesso focolare, aiutandosi vicendevolmente e dividendo equamente i ricavi.<br \/>\nCon l\u2019incremento delle bocche da sfamare le risorse di una campagna povera di raccolti divennero insufficienti, perci\u00f2 Abramo, Attilio e Domenico cercarono fortuna in Argentina. Il primo mor\u00ec poco dopo di peritonite, a soli 24 anni; il secondo, sposatosi con una del posto, rimase stabilmente laggi\u00f9, avviando un ramo genealogico americano; \u201cPasqua\u00ecn\u201d, fatta quell\u2019esperienza, ritorn\u00f2 al suo paese, dove prese in sposa Maria Puppetto. Silvia, divenuta missionaria con il nome di Suor Zita, don\u00f2 la sua vita in Tanzania. Sul letto di morte le portavano i bimbi da battezzare, era venerata come una santa. Alberto emigr\u00f2 a \u201cGrisoera\u201d (cos\u00ec era chiamata Eraclea-Venezia, per i vasti canneti usati per confezionare le stuoie), dove prese in sposa Filomena Sartorello da S. Don\u00e0 di Piave. Regina si spos\u00f2 a Eraclea con Pietro Moment\u00e8.<br \/>\nAlfonso, il primogenito, dopo una prima esperienza da emigrante a Toronto (Canada), era partito per il fronte della Grande Guerra. Inviato sul Carso, rimase ferito per ben tre volte, dimostrando abnegazione ed eroismo.<br \/>\nAlfonso Scal\u00e0brio era un idealista, la guerra lo aveva reso un temerario. Nel 1920-21 partecip\u00f2 alle lotte agrarie, militando nelle \u201cLeghe Bianche\u201d di Giuseppe Corazzin, che si battevano contro lo sfruttamento dei contadini mezzadri, da parte dei proprietari terrieri. \u00c8 tuttora ricordato mentre, con un gruppo di amici, sventolava una bandiera bianca di fronte al mulino Bordignon. Spesso quest\u2019uomo tutto d\u2019un pezzo si era scontrato con i signorotti di Paese, ai quali teneva testa senza cenni di servilismo. Comportamento che era considerato rivoluzionario e tracotante, rischi\u00f2 per questo di essere impallinato. Il pericolo era reale se si considera che gli agrari si avvalevano di squadre fasciste.<br \/>\nAlfonso si spos\u00f2 nel 1920 con Lina De Lazzari (\u201cBisioi\u201d) di Paese. Un connubio fecondato dall\u2019arrivo di sei figli, tra il 1921 e il 1935. Nel 1927 &#8211; aveva gi\u00e0 tre figli &#8211; Alfonso emigr\u00f2 in Argentina. Lavorava in una fabbrica di mattoni, con i fratelli Abramo e Attilio. Ritorn\u00f2 quattro anni pi\u00f9 tardi.<br \/>\nIntanto, suo padre \u201cEto\u201d, nel 1929, viste le difficolt\u00e0 in cui versava la famiglia, decise di emigrare ad Eraclea. Cos\u00ec, mentre nella casa degli \u201cScal\u00e0bri\u201d rimaneva Giuseppe e la sua famiglia, egli, con quella di Alfonso, prese la via verso il mare su un carretto trainato da una cavalla. Portava poche cose appresso, ma una era particolarmente preziosa: le credenziali del parroco, don Attilio Andreatti. Con queste si present\u00f2 a mons. Ghezzo, parroco del paese di destinazione. A \u201cGriso\u00e8ra\u201d (cos\u00ec era chiamata Eraclea) i De Marchi lavoravano 24 campi, quali fittavoli del conte Vergerio Reghini. Vi rimasero fino al 1953, quando, alla morte di Giuseppe, fecero ritorno a Paese, nella casa di origine.<br \/>\nFelice, uno dei figli di Giuseppe e di Luigia Bellio, partito per la Seconda Guerra Mondiale, per un certo periodo fu dato per disperso, mancando sue notizie. Era invece prigioniero in Jugoslavia. Ritorn\u00f2 due anni dopo la fine del conflitto, gravemente ammalato, vestito con un paio di pantaloni di carta.<br \/>\nDurante quel periodo due disertori avevano chiesto rifugio al parroco. Pur con il suo carisma, mons. Andreatti non riusciva a collocarli nelle famiglie perch\u00e9 troppo rischioso. Li accolsero infine gli \u201cScalabri\u201d che li tennero come figli per ben due anni. Luigia in particolare pregava ogni giorno perch\u00e9 il figlio ritornasse vivo, offrendo come pegno la sua carit\u00e0 materna a questi due giovani. Per questo il ritorno di Felice fu interpretato come una grazia ricevuta. Questi si spos\u00f2 poi con Silvia Berlese da Ospedaletto d\u2019Istrana, prima d\u2019imbarcarsi per oltre oceano, come gi\u00e0 avevano fatto in precedenza suo padre e altri consanguinei.<br \/>\nAppunti tratti dai ricordi e dalle emozioni di Serafina De Marchi, che ricorda il detto del suo bisnonno: \u201c\u2026Mi n\u00f3 sar\u00f2 pi\u2019 qu\u00e0, ma c\u00f3 i t\u00e0ra i f\u00f2ssi e i sl\u00e0rga e strade, vedar\u00ec c\u00f2ssa che vegnar\u00e0. \u00c9l sar\u00e0 un af\u00e0r s\u00e8rio\u2026\u201d.<br \/>\nAttualmente la storica casa \u00e8 abitata da tre generazioni di De Marchi-Scalabri: oltre che dall\u2019ultraottantenne Bruna e dalla cognata Giovannina Bellio \u2013 quella che trov\u00f2 il palancone \u2013 anche dai figli di questa. Ma il prolifico albero genealogico degli Scal\u00e0bri, continua rigogliosamente ad allungare i suoi rami anche in altre parti del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. 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