{"id":2128,"date":"2006-06-23T00:44:35","date_gmt":"2006-06-23T00:44:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2128"},"modified":"2006-06-23T00:44:35","modified_gmt":"2006-06-23T00:44:35","slug":"memorie-famil20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil20.htm","title":{"rendered":"La famiglia Boffo (\u201cBoi\u201d) di Paese \u2013 Famiglie d&#8217;altri tempi"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia Boffo (\u201cBoi\u201d) di Paese<\/strong><\/p>\n<p><picture><source type=\"image\/avif\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil021.jpg.avif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ritratto d&#x27;epoca di una donna, un ragazzo e un uomo con il cappello.\" height=\"569\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil021.jpg\" width=\"420\" style=\"aspect-ratio:420\/569\"><\/picture>Luglio 1918, ultimi sussulti della Grande Guerra. La popolazione di Paese (Treviso) contava tremila abitanti, settemila in tutto il comune, ma decine di giovani non erano pi\u00f9 tra le loro famiglie, prestati alla guerra che, poco lontano, al Piave e al Montello, consumava la sua tragedia.<br \/>\nSul cortile della casa colonica dei Pietrobon (\u201cPieroboni\u201d), ma la propriet\u00e0 era dell\u2019Ente Ospedaliero di Treviso, le famiglie di Via Roma s\u2019erano scavate un rifugio sotterraneo nella nuda terra, con due ingressi. Le strutture portanti erano in tronchi d\u2019albero di rovere, olmo e acacia, tagliati lungo l\u2019attuale strada del cimitero. Sopra era collocato un vistoso pagliaio. In un\u2019incursione aerea notturna, l\u2019esplosione di una bomba ostru\u00ec una delle uscite. Poteva essere una strage, ma fortunatamente rimasero tutti illesi. Le schegge dell\u2019ordigno avevavo letteralmente crivellato la facciata della casa, ma non il quadro del Sacro Cuore appeso sotto il porticato: un segnale di speranza per chi aveva fede, ed allora ce n\u2019era davvero tanta. Durante le incursioni aeree c\u2019era chi si rifugiava nel campanile, anche di notte, ritenendolo pi\u00f9 sicuro della propria casa.<br \/>\nIn quest\u2019ambiente, urbano e campagnolo insieme, in un assolato giorno d\u2019estate, sollevando un gran polverone, arriv\u00f2 un battaglione d\u2019inglesi, che piant\u00f2 la sua tendopoli sui campi fra le attuali Via della Resistenza e Via Olimpia, ora tutta zona residenziale. Non era il primo arrivo di questo tipo poich\u00e9 Paese si trovava in seconda linea rispetto al teatro bellico, tanto che Villa Algarotti-Quaglia, la Casa del Popolo parrocchiale, l\u2019ambulatorio medico e Villa Pellegini erano adibiti ad ospedali da campo. Ogni giorno era un continuo andirivieni d\u2019autoambulanze che trasportavano morti e feriti provenienti dal Montello. Questo nuovo arrivo di truppe, aggiunse ulteriore apprensione fra la gente del posto.<br \/>\nSolo i ragazzi ne erano felici, perch\u00e9 non si rendevano conto che si trattava di un atto di guerra. Per loro quell\u2019avvenimento era un diversivo, quasi una festa venuta improvvisamente a stemperare la monotonia della quotidianit\u00e0.<br \/>\nIl porticato della casa rurale dei \u201cB\u00f2i\u201d, divenne subito luogo di ritrovo per le truppe. Sull\u2019aia, dov\u2019era allestita un\u2019autofficina, erano parcheggiati numerosi automezzi militari, tra cui venticinque autoambulanze. Sul cortile dei Rossetto, di ambulanze se ne potevano contare una cinquantina. Sul prato dietro la casa era accampata l\u2019artiglieria con i muli.<br \/>\nPer le famiglie vicine, un\u2019autentica fortuna: \u201cCibo assicurato&#8230;\u201d, cos\u00ec iniziava la testimonianza di Geremia Boffo, che all\u2019epoca aveva appena sei anni.<br \/>\nUna sera entr\u00f2 in casa un gruppo di scozzesi, con i caratteristici kilt (gonnellini), chiedendo delle uova e una gallina. La madre, Giovanna, mentre tirava il collo al ruspante mand\u00f2 il piccolo Geremia a prendere il cesto con le uova. Gli scozzesi, riconoscenti, ricambiarono con tanta marmellata da bastare per i successivi due anni e con una saporita forma di formaggio.<br \/>\nSembravano giorni tranquilli, tanto che Geremia divenne la mascotte dei soldati. Se lo portavano in giro sui loro automezzi anche per intere giornate, mentre la mamma era in continua apprensione. Ma a stravolgere quella che per i pi\u00f9 giovani sembrava un\u2019allegra sagra paesana, piomb\u00f2 di notte un aeroplano austriaco a sganciare otto grosse bombe, sconquassando il campo inglese e provocando un\u2019autentica ecatombe. Passata la tempesta di fuoco, in cesti di vimini, si raccoglievano, fra i crateri provocati dagli ordigni, i brandelli dei corpi umani disintegrati dalle bombe. Indescrivibili le urla dei feriti ricoverati negli improvvisati ospedali, che penetravano come pugnalate nell\u2019animo dei sopravvissuti. Si cont\u00f2 una settantina di cadaveri.<br \/>\nChiss\u00e0 quante madri e spose avranno cercato di capire il perch\u00e9 del sacrificio dei loro uomini, andati a combattere lontano di casa, per la libert\u00e0 di una nazione che non era la loro, lasciandoci la vita proprio sul finire della guerra.<br \/>\nIntanto, per tutti quei morti, il camposanto attorno alla chiesa parrocchiale di Paese, divenne insufficiente. Alcuni furono tumulati in quello d\u2019Istrana, ad altri si decise di dare sepoltura in un terreno al quale si accedeva per una stradina campestre di fronte alla casa Boffo. L\u2019appezzamento di seimila metri quadrati era stato ceduto al Comune dalla Parrocchia nel 1914, per 3.900 lire. Ancor prima dell\u2019inaugurazione ufficiale, quindi, fu \u201cinaugurato\u201d, cos\u00ec almeno si dice, da quei soldati inglesi ai quali Paese deve tanta riconoscenza.<br \/>\nOriginaria di Feltre, la famiglia Boffo giunse a Paese presumibilmente agli albori del XIX secolo, andando ad insediarsi a Sovernigo, in Via Trieste.<br \/>\nNel marzo 1912, anno in cui nasceva Geremia, faceva il suo ingresso a Paese don Attilio Andreatti (1874-1954), nato a San Zenone degli Ezzelini (cfr. la famiglia Fantin). Era anche l\u2019anno dell\u2019affondamento del transatlantico \u201cTitanic\u201d, ma anche quello che vide molti reduci tornare dalla conflagrazione coloniale italo-turca, meglio conosciuta come guerra di Libia. Conflitto dichiarato dal governo Giolitti con l\u2019appoggio di liberali, cattolici e nazionalisti, favorevoli alla conquista della Libia per considerazioni di politica interna ed internazionale, nonch\u00e9 per motivi di prestigio e, soprattutto, per interessi economici.<br \/>\nI combattenti erano perci\u00f2 accolti con tutti gli onori dalle popolazioni e dalle autorit\u00e0. Una gran festa si svolse a Paese nel Maggio 1912, riportata in un servizio dal settimanale diocesano. Da questa cronistoria \u00e8 facilmente intuibile anche il clima politico che si respirava soprattutto attorno ai cattolici.<br \/>\n\u201cEntusiastiche e schiettamente patriottiche furono le onoranze che il nostro Municipio volle dare domenica scorsa ai reduci dalla Libia: Bosco Giovanni e Bellio Pietro di Paese, dell\u201911\u00b0 Bersaglieri, Ravazzolo Mario di Padernello, Durigon Costante di Castagnole e Mussato Giovanni di Monigo. L\u2019incontro al Caff\u00e8 Pedrocchi fu un vero trionfo: precedeva la banda cittadina di Treviso, il vessillo nazionale e i due vessilli dei Circoli giovanili di Paese e Padernello. All\u2019entrata in paese, all\u2019ingresso in Municipio il suono della banda si confondeva cogli evviva della folla, con i pianti di gioia e con i prolungati battimano; commovente l\u2019abbraccio del Sindaco coi reduci, che tosto furono introdotti nell\u2019aula del Consiglio alla presenza delle altre autorit\u00e0 e del Rev.mo Arciprete. Primo a parlare fu l\u2019egregio sig. Sindaco cav. Angelo Quaglia, che rivolse agli eroi d\u2019Africa il saluto e la congratulazione del Comune, fregiando il petto dei cinque baldi giovani di una medaglia al valor militare, leggendo le adesioni alla festa di varie personalit\u00e0; acclamato fu telegramma dell\u2019on. Zaccaria Bricito. Parole di fuoco, ispirate ad amore di patria e di religione rivolsero pure ai nostri eroi l\u2019egregio Segretario comunale, il cav. maestro Lucatello e il Rev.mo Arciprete, che commosse tutti sfatando la rancida calunnia degli avversari che additano i cattolici quali nemici della patria, e invitando autorit\u00e0, reduci e popolo al solenne \u00abTe Deum\u00bb in chiesa. Si ricompone il corteo, suona la banda, squillano le campane, applaude la folla e si entra cos\u00ec entusiasticamente nel tempio santo del Dio delle vittorie. \u00abSalvum fac popolum tuum Domine\u00bb, il Rev. Arciprete Don Attilio Andreatti si rivolge di nuovo ai reduci, al popolo tutto e con la sua solita facondia, con parola alta e vibrante scuote gli animi, commuove i cuori al grido \u00abDio salvi il popolo e l\u2019esercito d\u2019Italia, sede del Vaticano; Dio salvi il turco dalle barbarie, dalla schiavit\u00f9 per mezzo della civilt\u00e0, del progresso e della vera Religione che porteranno gli italiani vincitori nelle terre della Libia!\u00bb. Lieto poi riusc\u00ec il sontuoso banchetto che offr\u00ec il Comune ai festeggiati, presenti i loro cari e le autorit\u00e0. Applauditissimi i brindisi del Sindaco, del cav. Lucatello e dell\u2019Arciprete, inneggianti al valore dei prodi soldati, alla grandezza e prosperit\u00e0 della nazione e alla sorte delle buone madri, che, dopo pianti e dolori, si videro ritornare incolumi i loro cari figli.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. 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