{"id":2133,"date":"2006-06-23T00:45:05","date_gmt":"2006-06-23T00:45:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2133"},"modified":"2006-06-23T00:45:05","modified_gmt":"2006-06-23T00:45:05","slug":"memorie-famil23","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil23.htm","title":{"rendered":"La famiglia De Rossi (\u201cF\u00e9rmi\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia De Rossi (\u201cF\u00e9rmi\u201d)<\/strong><\/p>\n<p><picture><source type=\"image\/avif\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil023c.jpg.avif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Padre Pietro De Rossi (Fermi) missionario in Kenya, con due bambine.\" height=\"286\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil023c.jpg\" width=\"440\" style=\"aspect-ratio:440\/286\"><\/picture>C\u2019era una volta Zuanne di Giacopo, fu Zuanne di Jacopo (1779-1841) e di Anna Lorenzetto, di Zuane\u2026 Erano questi gli antenati dei De Rossi (\u201cFermi\u201d) di Sovernigo, e chiss\u00e0 quanto si potrebbe continuare con questa replicata sequenza genealogica. Si tratterebbe infatti di uno dei ceppi primordiali di Paese (Treviso). Gi\u00e0 con il primo Zuanne (Giovanni) ci si attesta intorno al 1700. La loro casa, sorgeva nel cuore di Sovernigo, attuale Via Montello 47, sul terreno classificato come Brolo nelle mappe dell\u2019epoca. Sorgeva in quest\u2019area una nobile residenza con relative barchesse. Ma si sono trovati anche i resti di un antico monastero, in particolare della foresteria, il cui basamento allunga le sue radici sotto la casa dei Fermi; sembra infatti che questa poggi su doppie fondamenta. Fatto \u00e8 che originariamente includeva due ampi porticati dov\u2019erano ricoverati i carri e gli arnesi agricoli, ai quali si accedeva in leggera salita a conferma di quanto affermato.<br \/>\nL\u2019attribuzione del soprannome trova probabilmente origine da Fermo De Rossi: \u201c1645 ad\u00ec 10 december. Domenica figlia di Fermo dei Rossi et di Donna Annetta sua consorte f\u00f9 battezzata da me P. Andrea Cappellano, comadre f\u00f9 Donna Adriana de i Negri, tutti da Paese\u201d, \u00e8 quanto emerge nel registro dei nati dell\u2019epoca.<br \/>\nDall\u2019ultimo Zuanne deriv\u00f2 Basilio, che unitosi a Giulia Lorenzetto, gener\u00f2 Giobatta. Questi, sposato ad Elisabetta Visentin, ebbe Luigi (1840) che spos\u00f2 Luigia Toniolo (1846-1925) da Boiago, figlia di Tommaso e di Giacoma Brunello da Quinto.<br \/>\nLuigi e Luigia furono sposi nel 1867. In quell\u2019anno in Italia veniva promulgata la legge per la soppressione degli enti ecclesiastici, il cui patrimonio con oltre ventimila conventi e chiese fu assegnato allo Stato. Quasi tutte le propriet\u00e0 furono consegnate al libero mercato, spesso svendute per pochi soldi o date in dono ai sostenitori politici. In seguito, cambiato un po\u2019 il vento, per accaparrarsi simpatie dal clero, una piccola parte fu restituita, ma limitatamente agli immobili, mentre le terre furono cedute alla borghesia perch\u00e9 le facessero fruttare.<br \/>\nDai due coniugi De Rossi nacquero quattro figli, tre femmine e un maschio: Maria Teresa (1868-1915); Elisabetta Maria (1870-1950); Vittoria Santa (1872-1942); e Giacomo Luigi (1876-1944), che prese in sposa la compaesana Giovanna D\u2019Alessi (1876-1964), figlia di Pietro \u201cCampan\u00e8r\u201d e di Antonia Milanese.<br \/>\nAncora quindi Giacomo nella famiglia dei Fermi e, come da consolidata tradizione, non poteva mancare Giovanni. Infatti con questo nome fu battezzato il loro primo pargoletto, \u201cJoan\u00ecn\u201d (1906-2003), che si un\u00ec a Maria Pavan (1907-1994) da Sovernigo, figlia di Valentino e Amelia De Marchi. In seguito videro la luce altri tre figli. La secondogenita era Isolina (1908-78), che si ritir\u00f2 in convento presso le Suore della Consolata di Torino come \u201csorella laica\u201d, ma in precedenza era stata anche a Pistoia (cfr. la famiglia Rossato). Nacque poi Pietro (1911-1987), che fu ordinato sacerdote e and\u00f2 missionario in Kenya, dispensando carit\u00e0 e amore per oltre quarantatr\u00e8 anni. Per ultimo venne al mondo Attilio (1914-99), che form\u00f2 famiglia con Ida Severin detta \u201cNin\u00e9ta\u201d dei \u201cRossato\u201d, i due diventarono genitori di sette figli.<br \/>\nCos\u00ec, mentre Isolina e Pietro lasciavano la famiglia per farsi religiosi, nella casa dei Fermi rimanevano Giovanni e Attilio, con i genitori, dividendosi il duro lavoro di contadini.<br \/>\nLavoravano da fittavoli un campo di terra della famiglia Quaglia e sei campi dei Perotto, pi\u00f9 uno e mezzo di loro propriet\u00e0. Ma i frutti della loro fatica andavano soprattutto ai padroni della terra, che nulla rischiavano, n\u00e9 di morir di fame, n\u00e9 di rompersi la schiena, n\u00e9 il flagello della grandine o la siccit\u00e0. Non che fossero dei tiranni, perch\u00e9 si aveva bisogno gli uni degli altri, ma questa era la condizione sociale e si facevano rispettare i patti agrari.<br \/>\nI Fermi pagavano il dovuto ai Perotto con il raccolto del grano. Se l\u2019anno era stato propizio qualcosa restava anche a loro e potevano permettersi anche un po\u2019 di pane, altrimenti dovevano accontentarsi della solita polenta.<br \/>\nCon l\u2019andar delle buone stagioni arriv\u00f2 un po\u2019 di benessere anche per i Fermi. La stalla cominci\u00f2 a popolarsi di bestiame, non solo da lavoro ma anche d\u2019allevamento. Si andava periodicamente al Foro Boario di Treviso a vendere qualche mucca, oppure si cedeva a privati servendosi di mediatori. Periodicamente per Sovernigo ne passava uno di Santandr\u00e0, ma c\u2019era anche Antonio Vedelago (1888) detto \u201cCri\u00e8a\u201d, il quale oltre che mediatore era commerciante di prodotti della terra. Questo figlio di Luigi era sposato con Assunta (1895) figlia di Eugenio Mattarollo. I Cri\u00e8a risiedevano nel cuore di Villa, in pratica sul sito del parcheggio di Villa \u201cLa Quiete\u201d, attuale sede del municipio di Paese dove erano accasate anche le famiglie Adustini e Gamma.<br \/>\nLa prima met\u00e0 del XX secolo vide le peggiori infamie percorrere la storia. Il tuonar dei cannoni, lo scempio dei paesi, il silenzio dei morti, il grido delle vedove e degli orfani, le lotte fratricide, la fame e i patimenti d\u2019ogni genere fecero toccare il fondo all\u2019umanit\u00e0, anche a quella di Paese. Eppure fra tanta jattura si registrarono gesti d\u2019abnegazione e di nobile solidariet\u00e0. Questi conflitti ebbero il merito, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, di far emergere lo spirito, di far crescere tanti personaggi dalla retta coscienza che riuscirono a togliere dalla melma le comunit\u00e0 in cui vivevano. Qualcuno lo si pu\u00f2 riconoscere ripassando la vita delle famiglie descritte in questa pubblicazione.<br \/>\nSenza voler stilare una classifica possiamo in ogni modo riconoscere che Giovanni De Rossi ben figurava fra questi.<br \/>\nGiovanni De Rossi era persona di fiducia di mons. Ceccato, che lo aveva incaricato di amministrare i beni della parrocchia, cospicui a quel tempo, soprattutto i terreni concessi in affitto, prima che confluissero all\u2019Amministrazione per il Sostentamento del Clero. Periodicamente ne controllava i confini perch\u00e9 non era raro che qualcuno se n\u2019approfittasse, com\u2019era accaduto ai camminamenti del Demanio di cui la campagna era un tempo dotata.<br \/>\nGiovanni e Maria divennero genitori dieci volte nell\u2019arco di diciassette anni, dal 1932 al 1949. Per mantenere la famiglia Joan\u00ecn aveva fatto un po\u2019 di tutto, dal bracciante agricolo al manovale, dall\u2019operaio all\u2019Appiani di Treviso al muratore.<br \/>\nNel 1949, con la sua valigia di cartone, intraprese la via dell\u2019emigrazione, ma alle navi che solcavano l\u2019oceano per dirigersi verso il mito americano, prefer\u00ec la carrozza del treno con gli scomodi sedili di legno che lo condusse in Francia, in Lorena, a costruire nuovi altiforni per le famose acciaierie.<br \/>\nRitorn\u00f2 cinque anni dopo con i mezzi sufficienti ad iniziare l\u2019erezione della nuova casa in Via IV Novembre. La port\u00f2 a termine con le proprie mani nell\u2019arco d\u2019otto anni, sgobbando nel dopolavoro senza risparmiarsi finch\u00e9, nel 1962, lasci\u00f2 la casa che l\u2019aveva visto nascere al fratello Attilio, che continu\u00f2 la tradizione di contadino e d\u2019imbianchino. Sei figli maschi su sette di Giovanni e Maria lasciarono la loro terra per l\u2019avventura migratoria. <\/p>\n<p><em>La lunga storia completa di questa famiglia si trova nel primo volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. 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