{"id":2141,"date":"2006-06-23T00:39:40","date_gmt":"2006-06-23T00:39:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2141"},"modified":"2006-06-23T00:39:40","modified_gmt":"2006-06-23T00:39:40","slug":"memorie-famil31","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil31.htm","title":{"rendered":"La famiglia Gasparetto (\u201cBarles\u00f3n\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia Gasparetto (\u201cBarles\u00f3n\u201d)<\/strong><\/p>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><picture><source type=\"image\/avif\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil031.jpg.avif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fotografia d&#x27;epoca di una famiglia con i genitori, un neonato e quattro bambini.\" height=\"501\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/famil031.jpg\" width=\"400\" style=\"aspect-ratio:400\/501\"><\/picture>\u201cNel 1952 fummo liquidati con niente. Quell\u2019anno, in otto mesi, il nostro pagliaio and\u00f2 a fuoco due volte, poi, una notte, parte del tetto della casa croll\u00f2. Il messaggio era chiaro: dovevamo andarcene, dopo sessantun anni!\u201d. A distanza di tanto tempo, Simeone Gasparetto, conosciuto come \u201cSimon Barles\u00f3n\u201d, rievoca cos\u00ec, ancora con una punta di amarezza, la triste vicenda della sua famiglia quando fu costretta a lasciare la casa colonica dei signori Florian-Guerra a Postioma, (frazione di Paese-Treviso, Italy), per essere ceduta ad un possidente di Maserada. Anche allora, in epoca di grandi valori di solidariet\u00e0, c\u2019era chi aveva smarrito la coscienza per attaccamento al vile denaro e non si faceva scrupolo di buttare sulla strada ventisette persone, un intero nucleo familiare.<br \/>\nNel 1798, a Povegliano, veniva al mondo il bisnonno di Simeone: Lorenzo (1798-1875), figlio di Giovanni e di Lucia Benetton. Sposatosi a Maria Biasin (1803-1842) da Arcade, Lorenzo gener\u00f2 tre figli, tra cui Giovanni (1838-1918), che il 6 novembre 1891 arriv\u00f2 in Postioma con poche masserizie, percorrendo tortuose strade di campagna, accompagnato dalla sua sposa, Caterina Dalla Pola (1837-1882), figlia di Matteo e di Maria Zanatta.<br \/>\n\u201cBarles\u00f3n\u201d \u00e8 il soprannome della famiglia Gasparetto, che risale ancora a quando abitavano in quel di Povegliano. Alle dipendenze della famiglia Florian, lavoravano la terra in cambio dell\u2019alloggio nella casa colonica e di un quantitativo di raccolto da mera sopravvivenza, avevano, infatti, un accordo capestro: \u201cmisto a generis\u201d. Ci\u00f2 comportava la consegna quasi totale del ricavato al padrone, ma c\u2019era poco da discutere, si doveva prendere o lasciare. In quella dependance di quasi trenta metri, che comprendeva il granaio, il fienile e le stalle, oltre a un grande porticato per ricovero degli attrezzi agricoli e dei carri, vennero al mondo sei discendenti, tra questi Lorenzo (1876-1956). Questi spos\u00f2 Pasqua De Marchi (1883-1971) da Postioma, matrimonio coronato dall\u2019arrivo di sette figli, trai quali Simeone (1912) che si spos\u00f2 con Gemma Barbisan (1912-95) generando otto eredi. In quella casa erano arrivati ad abitare in ventisette. Avevano a disposizione una grande cucina, un enorme stanzone che in seguito divisero in due locali separati. Raccontavano i vecchi che un tempo, al posto di questi locali, ci fosse un grande porticato dove passava la strada. Vi sarebbe passato anche il Beato Enrico da Bolzano quando faceva lo spaccalegna e scendeva verso Treviso. Il pavimento della cucina era in terra battuta. Ogni anno veniva sostituito, togliendo la dura crosta con il piccone, poi si ripristinava prelevando della terra fresca dai campi, che veniva pestata e asciugata con il \u201cfior\u00f9me\u201d (cascami del fieno), fino a farla diventare liscia.<br \/>\nLa casa rurale dei Florian-Guerra lambiva la statale Feltrina, prima che questa fosse raddrizzata ed allargata. All\u2019incrocio con la vecchia Postumia esisteva un capitello, che fu abbattuto durante i lavori. L\u2019incrocio cos\u00ec rifatto trasse in inganno anche il parroco di allora, don Giovanni Capoia, che fu travolto da un autocarro perdendo la vita.<br \/>\nQuattro figli di Simon Barleson nacquero nella dipendenza dei Florian, prima di quel drammatico 1952.<br \/>\nNei ricordi di Simeone rivive la Filodrammatica dell\u2019Azione Cattolica, quando lui stesso era uno degli interpreti. Le rappresentazioni si tenevano presso Villa Labia, a fianco della quale era stata costruita una sala con palcoscenico. Di giorno questi \u201cteatranti-contadini\u201d, rigorosamente soli maschi, lavoravano nei campi, di sera si esercitavano in questa sede. Erano chiamati a recitare anche nelle parrocchie vicine nelle ricorrenze del patrono.<br \/>\nNel 1933 Simon part\u00ec per il servizio militare, assegnato al corpo degli Artiglieri di Campagna a Conegliano. Ritorn\u00f2 a luglio 1934, con il grado di Caporal Maggiore. Negli anni precedenti alla leva aveva dovuto partecipare, a Paese, alle esercitazioni para-militari istituite dal fascismo. I giovani portavano il \u201cfez\u201d, il berretto tipico, che acquistavano per sei lire e che indossavano orgogliosamente. Nel 1939 Simeone fu richiamato e inviato a Villa Vicentina (Gorizia). Vi rimase alcuni mesi, intermezzati da una licenza agricola. Era questo un permesso concesso in tempo di semina o di raccolto a chi era indispensabile in famiglia per il lavoro dei campi. Nel 1940, salutati i suoi trepidanti consanguinei, part\u00ec per la guerra e destinato a Fiume, in Istria, allora regione italiana. Ma anche questa volta Simeone seppe trovare lo stratagemma per tornare temporaneamente a casa: voleva sposarsi. A casa, con cavallo e carretto and\u00f2 a ritirare la dote della futura sposa a Porcellengo. Il suo futuro suocero non voleva acconsentire al matrimonio perch\u00e9 temeva che la figlia rimanesse presto vedova. Pochi mesi dopo fu inviato a combattere in Albania. In seguito Simeone si fece tre anni in Grecia, a Giannina con le truppe di presidio. Qui aveva incontrato anche i paesani Silvio Mattiazzi, Eugenio Pozzebon (\u201cPago\u00ecn\u201d) e Adriano Rossetto, che gi\u00e0 erano l\u00ec da tempo. I primi due in quel paese ci rimisero la pelle, colpiti da bombe di mortaio sparate dai partigiani nascosti sulle montagne. Dopo l\u2019Armistizio dell\u20198 settembre 1943 furono fatti prigionieri dei tedeschi che li fecero camminare per trecento chilometri. Simon aveva addosso una fastidiosa febbre malarica e si sentiva particolarmente debole, ma super\u00f2 la crisi.<br \/>\nSi fecero quindi tre giorni chiusi nei vagoni bestiame, fino in Germania, attraverso la Bulgaria, l\u2019Ungheria e l\u2019Austria. Giunti a Bremenwald Simeone si sentiva fortunato perch\u00e9 era stato adibito allo svuotamento delle fognature, mentre i suoi compagni venivano impiegati per lavori ben pi\u00f9 gravosi. Faceva un freddo cane, ma avevano addosso un cappotto sempre pi\u00f9 puzzolente. Trainavano il carro-botte aggiogati alla stanga come fossero delle bestie. Il liquame veniva prelevato dalle baracche del campo di concentramento e riversato sui campi di torba che lo circondavano. In seguito fu trasferito ad Arburg, vicino ad Amburgo, frequentemente incendiata dal bombardamento alleato.\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>La storia completa di questa famiglia si trova nel primo volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d, 2003\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV) \u00a0 il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore La famiglia Gasparetto (\u201cBarles\u00f3n\u201d) \u201cNel 1952 fummo liquidati con niente. 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