{"id":2151,"date":"2006-12-23T14:41:16","date_gmt":"2006-12-23T14:41:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2151"},"modified":"2006-12-23T14:41:16","modified_gmt":"2006-12-23T14:41:16","slug":"memorie-famil43","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil43.htm","title":{"rendered":"La famiglia Urio \u2013 Famiglie d&#8217;altri tempi"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia Urio<\/strong><\/p>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>Nel 148 a.C. il console Aulo Postumio fece costruire un\u2019arteria per collegare il porto di Genova ad Aquileia, importante avamposto romano di cui rimangono ancora eloquenti vestigia. Fu un\u2019opera imponente dettata da esigenze di carattere militare e commerciale. Questa via, partendo dalla Liguria, attraversava la Lombardia e il Veneto, tagliando il territorio di Paese (Treviso), in particolare la frazione di Postioma, prima di proseguire verso il Friuli.<br \/>\nNel 1869, proveniente da S. Maria di Castelfranco si radic\u00f2 a Postioma, da fittavola della parrocchia, la famiglia Urio con il progenitore Eugenio (1819), accompagnato dalla consorte Maria Didon\u00e8 (1814). I due avevano al seguito cinque figli: Rinaldo (1845); Valentino (1848), che coniugatosi con Filotea Durante emigr\u00f2 in Brasile; Benvenuto (1850-1923), che si un\u00ec ad Agata Berlese; Giuseppina (1853) che si accas\u00f2 ad Osvaldo Bianchin; e Pietro (1858-1918) che spos\u00f2 la compaesana Teresa Basso.<br \/>\nSi trattava di una famiglia contadina, rifugiata in un discreto edificio rurale con stalla nell\u2019attuale Via Sant\u2019Elena, laterale della Regionale Feltrina. In quella casa Benvenuto e Agata generarono la loro numerosa prole, nove figli nell\u2019arco di diciassette anni, tra i quali Giuseppe (1895-1980), che sposer\u00e0 per procura Fortunata Gasparetto (1904-2000) detta Luigia, da Merlengo di Ponzano Veneto.<br \/>\nGiuseppe era emigrato giovanissimo negli Stati Uniti, sulle orme dei fratelli Massimiliano e Giorgio che precedentemente avevano cercato fortuna in Germania. Lasciata l\u2019Europa e imbarcatisi su un piroscafo francese alla scoperta del Nuovo Mondo, per la rottura del timone finirono fra i ghiacci del Nordamerica e dati per dispersi per diversi mesi. In seguito Giorgio, finito nel mirino della \u201cMala\u201d, dovette ritornare precipitosamente in Italia. Mentre le sorelle e gli altri fratelli si radicavano altrove, Luigi e Virginio si divisero il tetto paterno onorando il lavoro di braccianti.<br \/>\nInnamoratasi di Giuseppe per corrispondenza, Fortunata nel 1922 raggiunse il fidanzato che l\u2019aspettava al porto di New York stringendo una sua foto per riconoscerla. Appena il tempo di salutarsi e poi di corsa in chiesa a regolare la loro unione. Il viaggio era stato alquanto avventuroso e disagiato, affrontato su un sudicio bastimento da trasporto. Si mangiava ammucchiati sul ponte costantemente battuto da venti gelidi e da sbuffi di fumo nero, su piatti e posate di legno bisunte, seduti su casse e merci buttate ovunque alla rinfusa, facendo sentire i trasportati pi\u00f9 che passeggeri degli intrusi.<br \/>\nA New York Giuseppe e Luigia generarono cinque figli: Rino (1924) che si spos\u00f2 con la coetanea Virginia Michielin detta Antonia, da Signoressa; Gidi (1927-45), rimasto celibe; Angela (1934) emigrata in Canada con il marito Silvano Novello; Pierina (1935) che ha fatto coppia e famiglia con il compaesano Dionisio Bordignon; e Giuliana (1939) che ha sposato il coetaneo Giuseppe Girotto.<br \/>\nRino, nato negli Stati Uniti d\u2019America, aveva sette anni quando nel 1931 mise piede sul suolo italiano. Fin dal suo arrivo il ragazzino americano era stato contattato dal parroco don Annibale Zussa che lo aveva arruolato nella squadra dei chierichetti.<br \/>\nDi quel periodo Rino ricorda il profumo dell\u2019erba e dei fiori, quando di buon mattino, si celebravano le rogazioni nei tre giorni precedenti la festa dell\u2019Ascensione. Si partiva dalla chiesa in processione con lunghe candele accese che subito si spegnevano per la brezza mattutina, mentre i fedeli rispondevano alle invocazioni del sacerdote, vestito con i paramenti da Messa, che aspergeva i raccolti con l\u2019acqua benedetta.<br \/>\nErano gli anni del regime di Mussolini. Non furono tuttavia le costrizioni fasciste a formare il carattere e la coscienza morale di tanti giovani, compresa quella di Rino Urio. Fu piuttosto l\u2019Azione Cattolica, nella quale ricopr\u00ec, nel secondo dopoguerra, anche l\u2019incarico di dirigente diocesano della G.I.A.C. (Giovent\u00f9 Italiana di Azione Cattolica). Presidente era l\u2019amico Luigi Chiereghin, che nel 1949 aveva passato il testimone ad Antonio Mazzarolli, mentre Dino De Poli era il vice delegato degli studenti. L\u2019organizzazione cattolica esprimeva tutta la sua forza nelle sfilate romane che precedevano o seguivano le cerimonie papali nelle grandi festivit\u00e0. Si organizz\u00f2 un imponente raduno in Piazza San Pietro in occasione dell\u201980\u00b0 dell\u2019Azione Cattolica, al canto di \u201cBianco Padre, che da Roma ci sei meta, luce e guida, in ciascun di noi confida, su noi tutti puoi contar. Siamo arditi della fede, siamo araldi della Croce, al tuo cenno, alla tua voce un esercito all\u2019altar\u2026\u201d. Il Papa la considerava la sua milizia al servizio della fede. Per l\u2019occasione, basco verde in testa, i giovani avevano viaggiato stivati nei cassoni dei camion, portando il cartello \u201cForania di Postioma\u201d. Al ritorno avevano deviato per il santuario della Madonna di Loreto.<br \/>\nL\u2019impegno di Rino non si esauriva certo nell\u2019associazione, era infatti anche uno dei quattro fabbriceri che coadiuvavano il parroco nell\u2019amministrazione parrocchiale. Gli altri suoi colleghi erano Giuseppe Marchetto, Virginio Favotto (\u201cSmani\u00f2ti\u201d) e Antonio Visentin (\u201cM\u00f2mi\u201d).<br \/>\nL\u2019epopea della famiglia Urio nel passato aveva gi\u00e0 manifestato caratteristiche degne di un biblico vagabondare; altre volte a vari membri era capitato di trovarsi in eventi difficili, ma nessuno aveva provato la drammaticit\u00e0 della prigionia. Tocc\u00f2 a Rino, diciannovenne, sperimentare quest\u2019oscura pagina di storia conseguentemente all\u2019Armistizio dell\u2019Otto Settembre 1943. Venticinque mesi raccontati giorno dopo giorno in un memorabile diario. Fu questo periodo a farne un uomo di gran temperie, forgiata nell\u2019incandescente fucina della vita.<br \/>\nLa sua disavventura inizi\u00f2 l\u201911 settembre 1943, nella caserma di Dosson del 14\u00b0 Autieri, allorch\u00e9 un convoglio d\u2019autoblinde e carri armati tedeschi circondarono l\u2019edificio. In breve tutti i militari furono disarmati e portati alla stazione di Treviso-Ss. Quaranta dove confluiva una marea di soldati provenienti da altri dislocamenti. Qui furono fatti salire su una tradotta in partenza per la Germania, pigiati come sardine, in cinquanta per ogni vagone-bestiame. Cinque interminabili giorni dur\u00f2 il viaggio, sdraiati sul freddo pianale fra il fetore degli escrementi, nutriti con quel poco che la popolazione gettava loro durante le fermate, ma dal Brennero in poi nulla pi\u00f9. Per destinazione una meta oscura come la notte delle foreste che attraversavano. Durante il tragitto, un ufficiale, gi\u00e0 prigioniero nella Grande Guerra, prefer\u00ec gettarsi dal treno in corsa, rimanendo maciullato piuttosto che ripetere l\u2019esperienza.<br \/>\nVia via che il treno s\u2019avvicinava alla meta, il dolore e lo smarrimento erano sconvolgenti, il pensiero di non rivedere pi\u00f9 i propri cari una costante che stordiva. La stazione d\u2019arrivo fu Stablack nella Prussia orientale, a 45 km. da K\u00f6nigsberg. Qui salutarono altri amici di Castagnole e di Paese, tra i quali Geremia Boffo, prima di perdersi di vista. Furono internati nel campo M. Stammlager I\/A. Da allora sarebbero stati solo un numero di matricola, Rino l\u20198782. Un po\u2019 di t\u00e8, di brodo di verdure e un filone di pane nero in sei, duro come un mattone e un pacchetto di margarina in venticinque era il cibo quotidiano, il corrispettivo per un\u2019estenuante giornata di lavoro. Presto la fame mise a dura prova anche i fisici pi\u00f9 resistenti.<br \/>\nCos\u00ec si susseguivano i giorni e i mesi, fra struggenti ricordi. Il 12 ottobre 1943 Rino annotava nel suo diario: \u201cOggi \u00e8 una giornata di sole e mi fa ricordare i bei giorni autunnali del mio paese. Penso con nostalgia alla semina del frumento e m\u2019immagino i genitori soli per i campi fino a tarda sera\u201d. Questi sentimenti con la speranza della liberazione lo accomunavano al compaesano Giuseppe Girotto, che aveva incontrato nel campo. Questi nel poco tempo libero faceva il calzolaio in cambio di qualche pezzo di pane, che condivideva prontamente con l\u2019amico. I chiodini per inchiodare le suole se li era procurati nella fabbrica bellica, mettendoseli in tasca pochi per volta.<br \/>\nLa libert\u00e0 era per\u00f2 destinata a diventare un miraggio ancora a lungo. <\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>La lunga ed interessante storia completa di questa famiglia  si trova nel primo volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d, richiedibile allo stesso autore.\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV) \u00a0 il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore La famiglia Urio Nel 148 a.C. il console Aulo Postumio fece costruire un\u2019arteria per collegare il porto di Genova ad Aquileia, importante avamposto\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-2151","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-memorie"],"yoast_head":"<title>La famiglia Urio \u2013 Famiglie d&#039;altri tempi \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La famiglia Urio Nel 148 a.C. il console Aulo Postumio fece costruire un\u2019arteria per collegare il porto di Genova ad Aquileia, importante avamposto romano\u2026\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, 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