{"id":2164,"date":"2007-11-07T12:21:23","date_gmt":"2007-11-07T12:21:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2164"},"modified":"2007-11-07T12:21:23","modified_gmt":"2007-11-07T12:21:23","slug":"memorie-famil55","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil55.htm","title":{"rendered":"La famiglia D&#8217;Alessi (\u201cCampan\u00e8ri\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia D\u2019Alessi (\u201cCampan\u00e8ri\u201d)<\/strong><\/p>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>Nel 1929, a Biella, si traslatava il corpo di Giovanni Bosco verso la basilica di S. Maria Ausiliatrice in Torino in occasione della beatificazione. Lo accompagnavano quaranta bande cittadine, provenienti da ogni parte d\u2019Italia mentre una folla di fedeli era assiepata lungo il percorso. Amelia D\u2019Alessi era tra loro. Aveva solo dodici anni ed era ospite in citt\u00e0 delle suore salesiane. Di quell\u2019avvenimento, impresso nel cuore di ragazza di campagna, ricordava soprattutto lo scampan\u00eco delle chiese, indimenticabile. Gi\u00e0\u2026 le campane. Nei D\u2019Alessi avevano segnato la vita d\u2019intere generazioni; campanari era il loro mestiere fin dal 1840, per questo da tutti conosciuti a Paese come \u201cCampan\u00e8ri\u201d.<br \/>\nAbitavano di fronte al campanile di Paese (Treviso \u2013 Italy), nella casa rurale dei Balzero di Zero Branco, avuta in affitto con alcuni campi di terra, poi acquisita come buon\u2019uscita. Non si sa di preciso quando questo nucleo familiare abbia fatto la sua apparizione a Paese, certo era collegato con gli Alessi di Castagnole.<br \/>\nIn Paese si ha notizia di un certo Pier Antonio (1738-1820), figlio di Alessio, fu Giovanni. Quest\u2019ultimo nato probabilmente intorno al 1680. Seguirono varie generazioni fino a Pietro, nato nel 1840, nonno di Amelia.<br \/>\nPietro era il marito di Antonia Milanese (1843) da Paese, che gli diede quattro figli fra il 1870 e il 1882: Maria, Giovanna, Antonio e Giovanni. Di professione faceva il fabbro, specialista in arnesi agricoli, che costruiva con maestria forgiando il ferro nel caminetto di casa e modellandolo a suon di martellate. Con questo mestiere sbarcava il lunario, ma non visse a lungo, mor\u00ec a soli 44 anni, lasciando la vedova nella disperazione di tirare avanti la famigliola in tempi di estrema povert\u00e0.<br \/>\nVenuto il tempo, tutti i figli formarono la propria famiglia. Antonio si spos\u00f2 con Costanza Becevello, Giovanni (1882-1963) la concittadina Maria Callegari (1880-1961). Un matrimonio prolifico di otto eredi, nati tra il 1909 e il 1923: Alessandro, Severina, Lino, Antonietta (morta a soli tre anni), Amelia, Antonietta (divenuta poi suora salesiana), Pietro e Giuseppe.<\/p>\n<p>Per qualche tempo le due famiglie convissero negli stessi locali, finch\u00e9, al ritorno di Antonio dalla Guerra, si divisero in due nuclei separati pur rimanendo nella stessa casa.<br \/>\nLe due famiglie insieme garantivano alla parrocchia il servizio di campanari e sacristi, oltre alle pulizie della chiesa e la carica dell\u2019orologio una volta al giorno. Suonar le campane era un impegno che esigeva la disponibilit\u00e0 e la forza di ben tre persone adulte, perch\u00e9 si azionavano a braccia, per mezzo di lunghe corde che arrivavano fino alla cella campanaria. Un lavoro che i \u201cCampan\u00e8ri\u201d svolsero con puntualit\u00e0 e dedizione, trattandolo come una missione, per questo erano apprezzati da tutto il paese. Una riconoscenza che si manifestava in occasione della questua annuale, a racimolare un po\u2019 di frumento o di granoturco per ricavarne qualcosa. Con l\u2019aggiunta di 70 lire all\u2019anno, era la loro paga, ma che costava anche qualche umiliazione: \u201cZ\u00e9 qua \u00e8l campan\u00e8r in m\u00f2sina\u201d, lo accoglieva qualcuno con poca delicatezza.<br \/>\nCome si diceva, il suono delle campane comportava forza e dispendio di energie, tanto che pap\u00e0 Giovanni dovette essere operato per ben tre volte di ernia. S\u2019iniziava alle prime luci dell\u2019alba con la campana dell\u2019\u00abAvemaria\u00bb. Si replicava a mezzogiorno e al crepuscolo. La puntualit\u00e0 era una delle doti dei D\u2019Alessi, eppure nei primi anni Sessanta, l\u2019arciprete mons. Mario Ceccato buss\u00f2 un giorno insistentemente alla loro porta, per sollecitarli a suonar l\u2019\u00abAve, Maria\u00bb, \u201cperch\u00e9 la gente doveva andare nei campi a seminare e si regolava cos\u00ec\u201d: erano le quattro di un fresco mattino d\u2019estate. Si vedeva allora una lunga fila di persone e di quadrupedi dirigersi sbrigativamente verso la campagna: era quello il mestiere di tutti.<br \/>\nQuella pi\u00f9 temuta era la campana \u201ca mart\u00e8l\u201d. Caratterizzata da rintocchi secchi, per il cui suono occorreva anche una certa specializzazione; segnalava che era in atto un incendio. Allora tutti scrutavano l\u2019orizzonte per vedere da dove si levasse il fumo e poter accorrere con i secchi a cercare di salvare il salvabile. Successe negli anni Cinquanta in Via San Luca, un incendio divamp\u00f2 nella casa della famiglia Baggio. Un suo membro accorse in piena notte, in mutande, a buttar gi\u00f9 dal letto i \u201cCampan\u00e8ri\u201d perch\u00e9 dessero l\u2019allarme. Quella volta, nonostante il prodigarsi di decine di persone, fu una vera sciagura: and\u00f2 a fuoco il fienile, ma anche la stalla con maiali e mucche. Scatt\u00f2 immediatamente anche la solidariet\u00e0 di tutto il paese a ridar speranza alla famiglia disastrata. In anni pi\u00f9 recenti, con il potenziarsi del servizio svolto dai Vigili del Fuoco, la campana \u201ca mart\u00e8l\u201d \u00e8 stata dismessa. I Baggio emigrarono in Canada\u2026\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>La lunga ed interessante storia di questa famiglia si trova nel primo volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d, richiedibile allo stesso autore.\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. I, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV) \u00a0 il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore La famiglia D\u2019Alessi (\u201cCampan\u00e8ri\u201d) Nel 1929, a Biella, si traslatava il corpo di Giovanni Bosco verso la basilica di S. Maria Ausiliatrice in\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-2164","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-memorie"],"yoast_head":"<title>La famiglia D&#039;Alessi (\u201cCampan\u00e8ri\u201d) \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La famiglia D&#039;Alessi (\u201cCampan\u00e8ri\u201d) Nel 1929, a Biella, si traslatava il corpo di Giovanni Bosco verso la basilica di S. 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