{"id":2197,"date":"2008-12-02T23:35:21","date_gmt":"2008-12-02T23:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2197"},"modified":"2008-12-02T23:35:21","modified_gmt":"2008-12-02T23:35:21","slug":"memorie-famil88","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil88.htm","title":{"rendered":"La famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. II, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d)<\/strong><\/p>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>Giocondo Sartor abitava in una casetta in mezzo al bosco del Montello, accessibile dalla presa n. 14. Aria salubre, piante secolari e verdi prati in fiore. D\u2019estate si svegliava con il cinguettio degli uccelli, che precedeva appena il canto del gallo. Di notte, nell\u2019autunno inoltrato, ogni tanto la volpe gli svuotava il pollaio, ma lui non se la prendeva troppo perch\u00e9 sapeva prendere la vita con ironia. Gli piaceva cantare e spesso si univa ai cori degli amici lubrificandosi ogni tanto la gola con un buon bicchiere di vino. In quella collina dalla terra rossa, resa sacra dagli eroi della Grande Guerra, Giocondo alternava il lavoro di contadino e di boscaiolo con quello di calzolaio.<br \/>\nGiocondo (1871-1953) era figlio di Biasio e di Giovanna Bon, ambedue da Venegazz\u00f9 di Volpago (Treviso-Italy). Il nonno si chiamava Crescenzio, nato nei primi decenni del 1800.<br \/>\nFu soprattutto nel periodo bellico che il mestiere di ciabattino fu particolarmente redditizio per Giocondo, perch\u00e9 il Montello brulicava di truppe alle quali riparava le calzature.<br \/>\nIl Montello, che sbarra la strada al fiume Piave al quale la storia lo ha legato indissolubilmente, \u00e8 il polmone verde della pianura trevigiana. Ancor oggi porta i segni di quello che un tempo, prima dell\u2019insediamento umano, era il rifugio di lupi, orsi, lontre, e cinghiali, oltre che l\u2019ambiente naturale di secolari piante, soprattutto castagni, che servivano a costruire le navi e a riscaldare le case della Serenissima.<br \/>\nGiocondo si spos\u00f2 con la compaesana Emilia Tonin (1872-1951), figlia di Enrico e Francesca Visentin. Fu un matrimonio baciato dall\u2019arrivo di otto figli. Primogenito era Angelo che, il 22 novembre 1922, prese in sposa Regina Panziera, chiamata Vittoria, pure lei da Venegazz\u00f9. Secondogenita era Elvira, sposata a Mattarollo Domenico (\u201cM\u00e8mo\u201d), da Paese; i due emigrarono in Argentina a cavallo delle due guerre mondiali; laggi\u00f9 trovano continuit\u00e0 nella loro discendenza. C\u2019era poi Marcello (1906-1987), che si spos\u00f2 con Angela Maria Elvira Grespan (1904-92), da Villa, figlia di Anselmo \u201cVaintin\u00e9to\u201d; erano questi i genitori di Maria Sartor, coniugata a Giovanni Nasato di Via San Luca, dalla quale provengono queste spigolature.<br \/>\nNel 1909 era venuto al mondo Giuseppe, che sposata Oliva Martinelli (1910-92, \u201cRochi\u201d), era diventato padre di Luciana, Carla e Luigino, prima di morire nel 1942 a soli trentatr\u00e8 anni. Fu vittima di un orribile incidente quando lungo Via Pellegrini era passato un camion e i buoi che conduceva si erano spaventati; strattonato brutalmente dalle bestie, cadde a terra finendo calpestato dai quadrupedi con la seminatrice al seguito, perdendo la vita; era andato a ricambiare un favore all\u2019amico Luigi Pozzebon.<br \/>\nEra poi nata Elisa (1911), moglie di Augusto Favero (\u201cCastald\u00f2ni\u201d di Paese); emigrarono a Littoria (ora Latina) al tempo del fascismo; Elisa vive tuttora nel Lazio mamma di quattro discendenti.<br \/>\nSegu\u00ec Irene (1907), coniugata con Attilio Favero (1904), pure questo dei \u201cCastaldoni\u201d, e parente \u201calla lunga\u201d del cognato Augusto; genitori di tre figli. Attilio aveva sposato Irene in seconde nozze essendo in precedenza congiunto a Assunta Becevello, deceduta improvvisamente.<br \/>\nPenultimo dei figli di Giocondo era Giovanni, che, emigrato in Argentina, spos\u00f2 la sudamericana Teresa che gli ha dato dei discendenti.<br \/>\nUltimogenito era Ferruccio (1916-93), che si congiunse ad Antonia Netto (1914, dei \u201cFan\u00e9ti\u201d) da Padernello; ebbero quattro figli: Giuseppe, Guerrino, Adelino e Gemma.<br \/>\nCome si pu\u00f2 intuire dalla genealogia che precede, i Sartor un bel giorno del 1923 transmigrarono a Paese, insediandosi nella barchessa a fianco della chiesetta di Villa (ora Severin), fittavoli dei Pellegrini, per conto dei quali lavoravano della terra. Conseguentemente a questo loro insediamento, i Sartor furono soprannominati \u201cBarchessi\u201d, da barchessa, appunto. In seguito questi beni furono acquistati da Angelo, il primogenito di Giocondo, con i risparmi della sua emigrazione canadese.<br \/>\nAngelo e Regina Panziera, sposatisi a Venegazz\u00f9 il 22 novembre 1922, misero al mondo una schiera di dieci discendenti. Rina Maria era la primogenita, unita a Aldo Milanese. Erano poi arrivati: Tarcisio Rino (1925); Angela Emilia (1927); Elvira Bruna (1928), seguita da un\u2019omonima nel 1930; Antonia (1931); Marcella Maria (1933), che si un\u00ec a Silvano Pravato; Maria Rosa, moglie di Abramo Bellio (1935) figlio di \u201cPiero dea Ida\u201d; Marcello (1938), marito di Bertilla Fighera (1940) da Sala d\u2019Istrana; e Adelina Teresa (1941).<br \/>\nCos\u00ec mentre nella barchessa rimaneva la famiglia di Angelo, i fratelli Marcello, Giuseppe e Ferruccio, ancor prima della seconda guerra mondiale trovarono una nuova casa colonica e nuovo lavoro a Paese, in Via San Luca, attuale Via S. Francesco d\u2019Assisi, in qualit\u00e0 di mezzadri del possidente Gustavo Visentin da Treviso. Erano loro affidati una trentina di campi di terra, compreso un vigneto dal quale ricavavano anche dell\u2019ottimo e genuino vino casalingo. Loro vicini di casa erano i Nasato-\u201cMoretoni\u201d\u2026<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Nella foto: la famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d) nel 1945<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>(la lunga storia della famiglia, con albero genealogico, si trova nel 2\u00b0 volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d: 520 pagg., 300 foto d\u2019epoca)\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. II, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV) \u00a0 il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore La famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d) Giocondo Sartor abitava in una casetta in mezzo al bosco del Montello, accessibile dalla presa n. 14. Aria salubre,\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[],"class_list":["post-2197","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-memorie"],"yoast_head":"<title>La famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d) \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La famiglia Sartor (\u201cBarch\u00e9ssi\u201d) Giocondo Sartor abitava in una casetta in mezzo al bosco del Montello, accessibile dalla presa n. 14. 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