{"id":2200,"date":"2008-12-02T23:17:19","date_gmt":"2008-12-02T23:17:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2200"},"modified":"2008-12-02T23:17:19","modified_gmt":"2008-12-02T23:17:19","slug":"memorie-famil90","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/memorie\/famil90.htm","title":{"rendered":"La famiglia Trevisan (\u201cBi\u00f3ndi\u201d)"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0a.gif\" width=\"52\" style=\"aspect-ratio:52\/60\"><\/td>\n<td><strong>Famiglie d\u2019altri tempi<\/strong><br \/>\n<br \/>Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. II, di Mariano Berti &#8211; Ed. Pro Loco Comunale di Paese (TV)<br \/>\n<br \/>\u00a0<br \/>\n<strong>il libro con le storie complete pu\u00f2 essere richiesto direttamente all\u2019autore<\/strong><\/td>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" height=\"60\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/memorie\/tempipas0b.gif\" width=\"57\" style=\"aspect-ratio:57\/60\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<p><strong>La famiglia Trevisan (\u201cBi\u00f3ndi\u201d)<\/strong><\/p>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>La Certosa di Nervesa resisteva da epoca immemorabile, n\u00e9 il tempo n\u00e9 il fuoco, n\u00e9 le invasioni barbariche erano riusciti a distruggerla. Ci\u00f2 che riusc\u00ec invece a Napoleone con le leggi del 1806 e del 1810 che decretavano la soppressione degli enti religiosi.<br \/>\nPure nella campagna paesana c\u2019erano degli insediamenti gestiti da monaci, probabilmente affiliati all\u2019Abbazia del Montello che durante il periodo della Serenissima godeva di particolari privilegi. Riscontri di questo tipo si hanno in diverse localit\u00e0 del comune. Prendiamo ad esempio la \u201cColomb\u00e8ra\u201d di Treforni, la ex Casa Lin a Paese, la casa colonica gi\u00e0 dei Pietrobon a Padernello, Villa Tassoni e probabilmente anche la casa Mattarollo a Postioma. In tutte queste antiche costruzioni sono state rinvenute tracce di affreschi religiosi o tracce architettoniche che avvalorano quanto affermato.<br \/>\nNon sfugge a questa eventualit\u00e0 neppure il grande edificio rurale dei Trevisan a Porcellengo di Paese (Treviso \u2013 Italia), tuttora visibile in Via Turati. Vi dimoravano un tempo i nuclei dei fratelli Angelo Marco (1865) detto \u201cEto\u201d, Giovanni Filippo (1871), e Antonio (1875). Erano questi i capifamiglia di tre importanti diramazioni dei Trevisan, figli di Antonio e di Maria Callegari (\u201cVetor\u00e8l\u201d), che si erano sposati a Musano nel 1858. Il precursore, padre di Antonio, si chiamava Angelo. I Biondi erano una famiglia particolarmente numerosa fin dall\u2019inizio del 1800, lo si riscontra ripassando il registro dei nati in Porcellengo. C\u2019era ad esempio Pietro (1816), di Angelo e Maria Maddalena Biondo; questi si erano coniugati il 30 aprile 1812. Altri loro figli erano: Maria Teresa (1822), Francesco (1824), Angela (1826), Giovanni (1828), Giuseppe (1829), Angela (1830). Il soprannome \u201cBiondi\u201d deriva molto probabilmente dal cognome della loro madre.<br \/>\nTroviamo inoltre i coniugi Domenico Trevisan e Lucia Favotto (\u201cSmani\u00f2to\u201d) con il loro figlio Giuseppe (1857), sposato con Teresa Callegari (1866), ed ancora Pietro e Santa Favotto, sposatisi il 24 novembre 1945. Un\u2019altra coppia dei Trevisan era formata da Pietro e Agata Callegari, coniugati nel 1956. Antonio e Anna Girotto, convolati a nozze a Musano nel 1940, erano genitori di Ferdinando, di Filomena, di Angela e di altri congiunti. Insomma era una compagine davvero interessante.<br \/>\nA rinverdire le memorie della sua ascendenza \u00e8 Attilio, classe 1929, che abita tuttora nella casa che rievoca tempi ormai andati senza che se ne senta la nostalgia. Erano infatti caratterizzati da una grande povert\u00e0 pur essendo i \u201cBiondi\u201d proprietari di una decina di campi di terra, ma le bocche da sfamare, a cavallo delle due guerre mondiali, arrivarono ad oltre cinquanta.<br \/>\nCome accennato, fino ai primi decenni dell\u2019Ottocento, pare che il fabbricato fosse stato propriet\u00e0 dei monaci della Certosa del Montello, che si alternavano nella conduzione dell\u2019azienda agricola, dirigendo un certo numero di braccianti che lavoravano le terre con il solo uso delle proprie braccia in cambio del minimo vitale. In questa ipotesi si tratterebbe del lascito di qualche benestante passato a miglior vita, per la cui anima i frati pregavano quotidianamente. L\u2019edificio figura in un\u2019antica cartografia dell\u2019inizio XVIII sec., al mappale 99 (Archivio di Stato di Treviso).<br \/>\nCon la calata dei francesi, anche questi beni furono esautorati perch\u00e9 considerati inerti e probabilmente confluirono come compenso a qualche blasonato sostenitore politico. Di fatto i Trevisan li acquisirono da una cooperativa di pulizie che aveva sede in Mestre-Venezia, e non \u00e8 improbabile che antecedentemente fossero stati di propriet\u00e0 dell\u2019Ente S. Maria degli Esposti\u2026<br \/>\nImpossibile qui nominare tutta la discendenza dei Trevisan, perch\u00e9 ogni maschio che si sposava aveva il suo bel seguito. Ferdinando Giovanni, ad esempio, e la sua sposa Angela Minato erano genitori di cinque figli: Giovanna (1921) che si un\u00ec a Cornelio Piovesan (1914), da Merlengo di Ponzano, ora abitante a Paese in Via Treforni; Giuseppina (1823); Marta, morta di soli quattro anni per cancrena; Angelo, che era convolato a nozze con Maria Piovesan da Caselle d\u2019Altivole; e Firmina, sposata con Bruno Pozzebon (\u201cMan\u00e0chi\u201d).<br \/>\nSette discendenti derivarono dall\u2019unione di Giovanni Filippo e Costanza Pozzebon\u2026<br \/>\nA parte le donne che andarono ad ingrossare altri casati, i maschi dei Trevisan erano tutti sposati nella stessa casa; facile quindi intuire come la pur capiente dimora fosse destinata a rimpinguarsi di umanit\u00e0. A ripercorrere la storia della sua famiglia \u00e8 Attilio, classe 1929, il pi\u00f9 giovane e anche l\u2018ultimo dei figli di Domenico e Anna Mattarollo, che abita ancora nell\u2019antica casa con la moglie Teresa Rossi (1929) da Musano.<br \/>\nFratelli di Attilio erano Lino (1923-97), sposato a Luisa Crema (1931), dai quali sono nati Francesco e Gelindo; e Giovanni (1925-81), marito di Amabile Minato (1926), che abita in una villetta poco lontano dalla casa dei \u201cBiondi\u201d, madre di Oliva, di Luigi e di Daniele.<br \/>\nNonno Domenico era stato combattente nella Grande Guerra sul fronte del Piave dove fu catturato dagli austriaci e deportato in Germania. Aveva provato i morsi della fame comprendendo il significato della parabola del figliol prodigo descritta nel Vangelo. Raccontava infatti che attendeva ansiosamente che i suoi carcerieri portassero da mangiare ai porci per sfamarsi con il loro cibo, in genere scorze di patate. Solo cos\u00ec era potuto sopravvivere.<br \/>\nRitornato dalla guerra, rimessosi nel fisico e nello spirito, qualche anno dopo si spos\u00f2 con Anna Mattarollo, che abitava nel borgo di Via Baldrocco in Porcellengo. Nel 1935, vista la povert\u00e0 di mezzi di sussistenza, part\u00ec volontario per la Guerra d\u2019Etiopia\u2026<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Nella foto: il terzo accosciato da sinistra Giovanni Trevisan (Biondo)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>(la lunga storia della famiglia si trova nel 2\u00b0 volume \u201cFamiglie d\u2019altri tempi\u201d: 520 pagg., 300 foto d\u2019epoca)\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Famiglie d\u2019altri tempi Da \u201cFamiglie d\u2019Altri tempi\u201d vol. II, di Mariano Berti &#8211; Ed. 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