{"id":2960,"date":"2003-03-10T12:06:17","date_gmt":"2003-03-10T12:06:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=2960"},"modified":"2003-03-10T12:06:17","modified_gmt":"2003-03-10T12:06:17","slug":"storia-pagina004sr3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sr3.htm","title":{"rendered":"La Posta e le diligenze"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>\n<h2>La Posta e le diligenze tratto da OTTOCENTO MELEGNANESE di G. Gerosa Brichetto<\/h2>\n<\/td>\n<td><a href=\"pagina004sr.htm\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Avanti: Melegnano nel Risorgimento\" height=\"31\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/avant.gif\" width=\"60\" style=\"aspect-ratio:60\/31\"><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Emblema di aquila bicipite coronata ornata con corno postale.\" height=\"470\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/posta01.jpg\" width=\"206\" style=\"aspect-ratio:206\/470\"><\/td>\n<td><strong>POSTA<br \/>\nA CAVALLO<\/strong><br \/>\n<br \/>\n\u00c8 risaputo che le Poste affondano le loro radici assai in profondit\u00e0: affare di migliaia di anni prima di Cristo, ad opera dei Cinesi che sono stati i precursori di tante manifestazioni della nostra civilt\u00e0. Ma da noi, con l\u2019impero di Roma, le invasioni barbariche, attraverso il Medioevo ed il Rinascimento, si sono toccati livelli i pi\u00f9 considerevoli sia per le Poste dei privati\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Illustrazione in bianco e nero di un uomo con cappello, mantello e una lettera, con la scritta &quot;Un postino del 1500&quot;.\" height=\"341\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/posta02.jpg\" width=\"207\" style=\"aspect-ratio:207\/341\">che per quelle degli Stati. Assistiamo cos\u00ec alla raggiunta supremazia dei nostri cavallari e la graduale integrazione ed il progresso in Europa dei servizi a carri a quattro ruote, e si arriva ad identificare le Poste a cavalli con le diligenze. Si inizia pertanto tutta una letteratura sul meraviglioso funzionamento dei servizi postali, fin da tre o quattro secoli fa, ma anche il rovescio della medaglia di antiche guide stradali che recano indicazioni di questo genere: &#8220;Brigantaggio&#8221;, oppure: &#8220;Foresta pericolosa per quattro leghe&#8221;, o simili. Anche nel secolo scorso &#8211; scrive il Bandini<br \/>\n      Buti &#8211; il viaggiare non era scevro di rischi, stando a quanto ha annotato un diarista del 1834, circa le precauzioni prese al passaggio di una certa contrada dell\u2019Italia settentrionale: &#8220;Siccome il tratto di strada dal posto a Frassinetto \u00e8 quasi sempre costeggiato da boschi, inoltre alquanto cattivo per pi\u00f9 motivi, si lasciarono le sole signore in legno e noi discesimo a terra per custodirle, e guardarle da ogni qualunque inconveniente potesse mai loro avvenire. Ci disposimo dunque nel seguente ordine di battaglia:<br \/>\n      Cinzio come avanguardia armato di una pistola precedeva la vettura di venti passi, io armato di una spada civile stavo al paro della vettura, e Gino salito dietro alla vettura in piedi con altra pistola alla mano esplorava da lungi se mai vi fosse qualche imboscata. Si cammin\u00f2 per pi\u00f9 di un\u2019ora in simil guisa&#8230;\u00a0 Si usava perfino, per maggior sicurezza, rinunciare alla strada diritta e battuta, perch\u00e9 preferita dai malandrini, e avventurarsi per itinerari tortuosi e malagevoli, con notevole perdita di tempo. Sugli altri inconvenienti che affliggevano i poveri corrieri postali ci d\u00e0 una pittoresca descrizione Tomaso Garzoni da Bagnacavallo, nella sua bizzarra Piazza universale di tutte le professioni del mondo (Venezia,<br \/>\n      1589); egli dice che erano costretti a farsi pagar cari i loro servizi,<br \/>\n      &#8220;durando fatica assai n\u00e9 viaggi e scorrendo pericoli di banditi, d\u2019assassini, di mariuoli, di fiumare e ponti rotti, di fortune, di fanghi, di caldi, di ghiacci, di nevi, di venti e di mille avversit\u00e0, che gli impediscono, e turbano molte volte il viaggio&#8230;&#8221;.\u00a0 A quanto pare per\u00f2, quei buoni diavoli si prendevano delle atroci vendette, specie contro gli osti alle stazioni di cambio dei cavalli: &#8220;dagli hosti ancora sono molte volte beffeggiati perch\u00e9 gli danno certe carogne sotto&#8230; magre e disfatte che gli tremano le gambe sotto come ai molinelli; talch\u00e9 sono sforzati lasciarli a mezza strada in un fosso con l\u2019orecchie tagliate e col naso mozzo, come segni rappresentativi di quegli hosti mariuoli, che gli hanno fatto una beffa di cotal sorte&#8230;&#8221;. <br \/>\n<strong>DILIGENZE, GIARDINIERE E CARRETTE<\/strong><br \/>\n<br \/>\u00ab Diligenza si chiama una sorta di carrozza con molti posti, che fa gite regolari fuori dalla citt\u00e0, da un luogo stesso ad un altro, e a prezzo fisso. Gli antichi, quando uno doveva spedirsi in qualche luogo con sollecitudine, dicevano che lo spedivano in diligenza; e i moderni da questa frase hanno preso il nome per tale vettura \u00bb. Cos\u00ec il maggior nostro lessico di un secolo fa, quando i trasporti collettivi di passeggeri con cavalli cedevano man mano il passo alle ferrovie e tramvai a vapore; poi vennero quelli elettrici, gli autobus e via dicendo, cosicch\u00e9 di questo tradizionale mezzo di locomozione si \u00e8 perso oramai il ricordo, o almeno \u00e8 rimasto solo in pochi, che hanno i capelli bianchi. Sar\u00e0 da circa settant\u2019anni che \u00e8 scomparso il vetturale di Paullo; aveva due cavalli il sciur Luisin, sempre in piedi sull\u2019imperiale, in mezzo a fagotti e pacchi, e con le tasche gonfie di memoriali e di ricette da spedire, e li frustava a pi\u00f9 non posso; i ragazzacci lo scherzavano e facevano l\u2019atto di calcarsi in testa il cappello, affinch\u00e9 non volasse via per la velocit\u00e0. D\u2019estate c\u2019era invece una giardiniera ancor pi\u00f9 traballante, colle tendine che svolazzavano, e polverone e sudore e moccoli accompagnavano i ronzini stanchi per le ultime tortuose curve della vecchia strada Paullese, finch\u00e9 la sconquassata vettura non si infilava dentro il cortile dello stallazzo di porta Vittoria.\u00a0 Le diligenze, nel senso che noi siamo usi a vedere sulle vignette, molto diffuse in specie sui cartigli augurali, hanno una data di origine molto incerta, ma sicuramente dal primo Settecento; ben s\u2019intende che allora erano gestite da privati: un progresso di mezzi di trasporto che veniva in soccorso di chi era meno fornito di denaro e non poteva pagarsi la vettura singola, ossia il cosiddetto legno o calesse, nomi moderni delle antiche carrette. Si intuisce facilmente come, in tempi brevi, i nuovi servizi si siano sovrapposti a quelli delle<br \/>\nPoste, pi\u00f9 vecchi di almeno due secoli, e con questi divenire tutt\u2019uno sotto la gestione diretta dello Stato. Ne \u00e8 una derivazione diretta il nome di postiglione dato a chi guidava i cavalli delle poste, epperci\u00f2 anche delle diligenze. Questo delle poste e delle diligenze \u00e8 un tema storico affascinante, su di cui si sono scritti anche i libri e opuscoli, non tutti bene approfonditi. A ci\u00f2 s\u00ec e dedicato con entusiasmo lo studioso milanese Ezio Dell\u2019Oro il quale, ad onta di quanto riportato in testi che vanno per la maggiore, ha tirato fuori una guida di Milano dalla sua preziosa raccolta, da cui risulta chiaro e tondo che fin dal<br \/>\n1794 c\u2019era per Melegnano e Lodi una diligenza che partiva da Milano dall\u2019Albergo delle Due Spade, sito in borgo di Porta Romana (di cui il nostro caff\u00e9 \u00e8 un Omonimo).<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019IMPRESA GENERALE<\/strong><br \/>\n<br \/>Si trattava di uno dei tre servizi regolari allora esistenti: per Pavia il secondo, con partenza dall\u2019Albergo del Falcone nella contrada Omonima; e l\u2019altro per Como dall\u2019Albergo dei<br \/>\nTre Re. Da un prospetto degli arrivi e partenze da Milano di Corrieri,<br \/>\nStaffette, Diligenze, Pedoni, dell\u2019anno 1811, risulta che c\u2019era una corsa trisettimanale nei due sensi per Melegnano, (il luned\u00ec e mercoled\u00ec, pi\u00f9 una al venerd\u00ec che si spingeva fino a Lodi). Queste diligenze arrivavano e partivano da via Rastrelli, angolo contrada del Pesce (attuale via Paolo da Cannobio a Milano), dove c\u2019era la sede dell\u2019Ufficio Generale delle Poste. L\u2019istituzione di una Impresa Generale delle Diligenze e Messaggerie venne approvata dal Vicer\u00e9 Eugenio di Beauharnais con decreto 27 aprile 1813; gi\u00e0 nella guida di Milano dell\u2019anno successivo vi sono regolamenti ed orari, dai quali risulta che due erano le linee allora gi\u00e0 in funzione: la prima da Milano a Venezia, e la seconda da Milano a Bologna, quindi con passaggio da Melegnano e Lodi. Proprietaria della nuova azienda, che si gestiva sotto controllo governativo, era la ditta Ballabio, Besana e C., mercanti di seta in contrada del Lauro, e titolari della Banca omonima.<br \/>\nMa il deus ex machina di tutta l\u2019organizzazione che aveva la sua sede in contrada del Monte (ora via Monte Napoleone a Milano) era il signor Giuseppe<br \/>\nMaria Franchetti il quale divenne talmente per quel servizio una istituzione, che le vetture presero nell\u2019uso comune il nome di Diligenze Franchetti.<br \/>\nPersonaggio assai importante, nobile per giunta, con fior di palco di propriet\u00e0 alla Scala; vicino, gomito a gomito con quello di Donna Sofia Predabissi<br \/>\nAlfieri, la fondatrice del nostro Ospedale. Un comunicato, che a quel tempo deve aver avuto del sensazionale \u00e8 citato dal Comandini, da cui lo riportiamo integralmente: \u00ab 1827 \u2013 13 giugno. Da oggi comincia fra Milano e Lodi un servizio giornaliero di Diligenza celere o Velocifero in posta; partenza da Lodi per Milano alle 5 antimeridiane, e da Milano per Lodi alle 5 pomeridiane; durata della corsa due ore e mezza circa, prezzo dell\u2019intera corsa lire austriache 3,50 \u00bb.<br \/>\n<br \/><strong>IL VELOCIFERO<\/strong><br \/>\n<br \/>\nQueste diligenze che sfrecciavano via con la velocit\u00e0 del lampo erano pi\u00f9 leggere di quelle comuni; probabilmente avevano la carreggiata pi\u00f9 stretta ed il loro uso\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Illustrazione storica di una diligenza a cavalli intitolata il Velocifero.\" height=\"163\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/posta04.jpg\" width=\"354\" style=\"aspect-ratio:354\/163\">venne introdotto dall\u2019Inghilterra; dubitiamo che vi fosse la fermata a Melegnano, giacch\u00e9 non la vediamo segnata in orario, tanto dovevano correre in fretta. Se ne istituirono rapidamente diverse linee, per Como, Lecco,<br \/>\n      Sesto Calende, dove avevano coincidenza con le barche corriere che solcavano i laghi; quindi Bergamo ed altre. Ma qualche disservizio deve essere ben presto capitato, (magari dei ribaltamenti a catena), per cui, poco pi\u00f9 di un anno dopo, l\u2019Impresa dei Velociferi che aveva sede in piazza San Giovanni in Era (in fondo a via Durini a Milano) era gi\u00e0 in liquidazione.<br \/>\n      \u00ab 1828 &#8211; 30 dicembre. In Milano grande asta, in casa Serbelloni, corsia dei Servi (traversa di corso Vittorio Emanuele a Milano), di tutti i legni cosidetti Velociferi esclusi per ordine governativo dal servizio di diligenza (Comandini) \u00bb. La estromissione della Impresa dei Velociferi non significa che questo nuova mezzo rapido di trasporto venisse abbandonato, ma si vede che entr\u00f2 a far parte dei servizi erariali, probabilmente con le dovute cautele e con maggiori controlli di quelli che non facesse un certo signor Carlo Carpani \u00ab Controllore presso l\u2019Impresa Franchetti per conto della Imperial Regia Direzione delle Poste. Per Melegnano ve ne \u00e8 un vero e proprio andirivieni, poich\u00e9, oltre al servizio giornaliero locale e quello per Lodi, vi transitano le grandi linee: la Milano-Roma (settimanale), quella per Cremona, Mantova e perfino Verona (sempre via<br \/>\n      Mantova). Ai servizi erariali si aggiungevano le imprese private, come quelle di Bassano Lanzani di Lodi, detto il Bocchetta, che passava da Melegnano il marted\u00ec e venerd\u00ec. Da Milano (albergo del Falcone) ripartiva mercoled\u00ec e sabato. Dall\u2019Albergo del Cappello vi erano partenze ed arrivi quotidiani di vetturali per Melegnano e Lodi; un tal Giuseppe Bresssani di Casalpusterlengo, detto il Cecconi, passava con la sua vettura da Melegnano ogni gioved\u00ec (ritorno il venerd\u00ec) con recapito a Milano alla gran Torre alla Palla, in corsia di San Giorgio. Agli Alberghi Tre Re e del Cappello, vetturali ogni giorno per Cremona e Mantova, coi quali i buoni<br \/>\n      Melegnanesi nostri padri, potevano scarrozzare a loro piacimento. E pensiamo che tanto basti per persuaderci che un secolo e mezzo fa il nostro antico borgo, mutatis mutandis, era ben servito di trasporto passeggeri quanto oggi. Ma come si viaggiava allora su queste innumerevoli romantiche diligenze o privati vetturali? Abbiamo sottomano un interessante volumetto dal titolo<br \/>\n      \u00ab Il Viaggiatore moderno \u00bb, edito a Bassano sui primi del secolo scorso. L\u2019autore pone in premessa che chi non ha soldi \u00e8 meglio che stia a casa propria, e per lui non servono consigli di sorta; chi ha la borsa ben fornita, invece, si prepari ad allentarne i cordoni ad ogni pi\u00e8 sospinto. Comunque, \u00abchi brama d\u2019intraprendere viaggi, prima di ogni altro implori il divino aiuto, ed a questo effetto si premunisca con quei rimedi spirituali che insegna la S. Madre Chiesa, confessandosi e comunicandosi divotamente e facendo celebrare anche qualche Messa pro itinerantibus \u00bb.<br \/>\n      Aggiunge poi un paio di Oremus speciali ed una filastrocca di giaculatorie da biascicare intanto che si guarda fuori dal finestrino&#8230; Pregare e raccomandar l\u2019anima! Perch\u00e9 oltre che il pericolo di ribaltare ed andar a finire sotto le ruote per l\u2019imprevidenza ed il pelo sullo stomaco di quegli sciamannati di postiglioni, si d\u00e0 anche il caso di andare a finire nelle mani dei briganti!\u00a0 Le strade ne erano infestate, anche nei pressi della citt\u00e0; (della cascina Occhi\u00f2 si parla come di una specie di covo); sulla piazza di San Giovanni in Melegnano, un certo anno, se ne impiccarono un paio, con tanto di Olio Santo e pubbliche preci d\u2019occasione. Quando qualcuno incappava nella giustizia veniva strangolato ed appeso ad un albero lungo lo stradale. Dai finestrini della diligenza i nostri viaggiatori del buon tempo antico, ammirando quel panorama avevano di che meditare e raccomandarsi al Padre Eterno. <br \/>\n<strong>I NEMICI DEI VIAGGIATQRI<\/strong><br \/>\n<br \/>I fuochi fatui dei Cimiteri?<br \/>\nSe tu o viaggiatore indietreggi ti insegue; se vai avanti ti sopravanza; guardatevi dal sfuggirlo e finire fuori strada precipitando in fossi, paludi, valli, fiumi od altri luoghi pericolosi. Ahim\u00e8! quanti batticuore si passano su quella benedetta vettura; n\u00e9 c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di riposare perch\u00e9 le strade sono orrende e la diligenza d\u00e0 certi scossoni da rompersi l\u2019assale. Infortunio previsto perch\u00e9 i postiglioni sono consigliati di portarne al seguito una di ricambio.<br \/>\nI quali postiglioni poi devono essere stati delle canaglie che se tu non ungevi loro le mani prima di partire, quelli non ungevano le ruote e talora, si dice, passavano nei luoghi pi\u00f9 accidentati per punire con dei sobbalzi i viaggiatori tirchi. Occhio poi alle osterie, ai ladri notturni, topi, cimici e pidocchi&#8230;; consigli particolari d\u00e0 il nostro volumetto dispensa, minuziosamente insieme a quelli per difendersi dal freddo; (se hai freddo alla testa, devi mettere le calze di lana ai piedi per evitare che gli umori salgano&#8230;); per difendersi dal caldo? mettere sulle orecchie delle fraschette e tenere in bocca una pallina di cristallo che lever\u00e0 la sete; quindi agitarsi mollemente intorno al viso un ramoscello di sambuco per iscacciare le mosche.\u00a0 Seguono una infinit\u00e0 di rimedi, per la flussione di naso dei denti, la tosse ed i calli, la stitichezza ed il sudore dei piedi&#8230;; masticar genziana se lo stomaco \u00e8 debole e sughero per la diarrea e contro i premiti dell\u2019intestino e l\u2019infiammazione,ove non \u00e8 che luca\u00bb, \u00ab fare profumo nella parte dell\u2019ano con fogile secche di Tasso barbasso, replicando ci\u00f2 pi\u00f9 volte, ed usando cibi refrigeranti\u00bb.\u00a0 Dopodich\u00e9 dobbiamo trarre le conclusioni che chi affrontava i viaggi in diligenza, se lo doveva fare per necessit\u00e0, era un eroe; e se invece si conduceva a diporto, vuol dire che aveva in odio il quieto vivere. Ci\u00f2 nondimeno, la smania dei viaggi, di conoscere il mondo e genti diverse ha sempre stimolato l\u2019umanit\u00e0, e le persone di genio in modo particolare; la letteratura dell\u2019Ottocento ha una fioritura di storie, di impressioni, di aneddoti, di poesia, uscite, nei paesi civili dal ricordo di tante burrascose esperienze.<br \/>\n<br \/><strong>LA STAZIONE DI POSTA DI MELEGNANO<\/strong><br \/>\n<br \/>Dato lo stato in cui versano oggi i servizi di posta nel nostro paese, con ritardi che raggiungono vette mai raggiunte neppure in epoca romana, 15 giorni per recapitare una raccomandata spedita da Milano a Melegnano non \u00e8 poi cos\u00ec raro che succeda.<br \/>\nParrebbe di dover constatare amaramente che la vita moderna; non sia erede del progresso della civilt\u00e0 o convincersi sempre pi\u00f9 che la civilt\u00e0 inghiotte s\u00e9 stessa, pensando a degli incredibili disservizi e ritardi di cui andiamo soffrendo, ed a cui i responsabili non sono in grado di porre rimedio o peggio non hanno interesse a farlo.\u00a0\u00a0<br \/>\nConfortiamoci pertanto nel considerare storicamente la evoluzione delle<br \/>\nPoste, un po\u2019 come nel seguire la vita progressiva dell\u2019umanit\u00e0 attraverso uno dei suoi aspetti pi\u00f9 importanti e significativi, proprio in questa nostra Italia, \u00ab che ha dato alla vita postale il &#8220;Cursus publicus&#8221; di Roma imperiale, i &#8220;messaggeri universitari&#8221; di<br \/>\nFederico II\u00b0, i corrieri sforzeschi e viscontei, la natia intraprendenza dei Tasso riformatori delle poste precursori del francobollo adesivo, i primi esperimenti e la prima emissione di posta aerea, e via dicendo \u00bb.\u00a0<br \/>\nAntico quanto antica la scrittura, il servizio di posta \u00e8 documentato nelle civilt\u00e0 preellenistiche, ma per portarci pi\u00f9 vicini a noi nel tempo e nello spazio, baster\u00e0 ricordare come fosse curato nell\u2019impero romano; questo, a causa della sua estensione, aveva bisogno di rapidi e sicuri collegamenti fra le province e Roma. La regolarit\u00e0 del servizio fu affidata alla istituzione lungo le strade principali di stazioni che ospitavano corrieri e cavalli incaricati di trasportare il pi\u00f9 rapidamente possibile i messaggi. Tale servizio serviva solo alle esigenze politiche e militari; \u00e8 fuor di dubbio che Melegnano, localit\u00e0 di transito su di una via importante, sul passo obbligato di un fiume, era inserita nel sistema; pi\u00f9 di una notizia, confortata da attendibili induzioni, ci fa supporre che alla cascina Rampina vi fosse nella antichit\u00e0 una \u00ab hostaria \u00bb con stazione di posta e cambio dei cavalli.\u00a0\u00a0 Sistema di comunicazione evidentemente assai antico che lo Stato, attraverso i secoli, man mano fece proprio estendendolo a beneficio dei privati, i quali in origine ne erano esclusi, e dovevano provvedere con mezzi propri al mantenimento della corrispondenza epistolare.<br \/>\nPer tutto il Medioevo, imperatori e Papato, monasteri ed Universit\u00e0 si organizzarono vieppi\u00f9 nella diffusione e regolarit\u00e0 dei propri servizi; seguirono i Comuni e le corporazioni di arti e mercanti; coloro i quali, invece, non potevano sostenere la spesa di un corriere per proprio conto. dovevano cercare tutte le occasioni utili per recapitare la loro corrispondenza, consegnandola ai viaggiatori in genere, ai mercanti, ai pellegrini e via dicendo. Ci\u00f2 avviene ancora oggi per localit\u00e0 sperdute dove non arriva il servizio postale. Talora si ricorreva all\u2019espediente di fare due o tre copie della stessa lettera, avviandole per via diversa, sperando in una maggior sicurezza che almeno una di esse potesse giungere a destinazione. Un primo passo verso l\u2019istituzione di servizi quasi regolari di cui potessero servirsi anche i privati, pare sia stato fatto nel secolo<br \/>\nXIV\u00b0 con la creazione dei \u00ab corrieri dei mercanti \u00bb. Risulta evidente l\u2019interesse che questi avevano ad un rapido e regolare scambio di\u00a0 corrispondenza; pi\u00f9 particolarmente si d\u00e0 importanza a quella che, sorta in Germania ed in Svizzera, era chiamata la \u00ab<br \/>\nposta dei macellai \u00bb, poich\u00e9 questi, girando frequentemente di citt\u00e0 in citt\u00e0 per i loro acquisti, si prestavano a recapitare i messaggi.\u00a0 Questo genere di posta, (per macellai si intendono i mercanti di bestiame), deve essere passato precocemente nel tempo anche per Melegnano. Il nostro borgo \u00e8 sempre stato sede di un mercato importante, la cui origine si perde nei secoli bassi del medioevo. Non solo da molti paesi e citt\u00e0 dell\u2019Italia settentrionale, ma dalla<br \/>\nSvizzera ed altri centri d\u2019Europa, calavano sui mercati e sulle fiere di<br \/>\nMelegnano, Monza, Melzo, Abbiategrasso ed altri, numerosi mercanti di bestiame, che sicuramente si facevano latori di corrispondenza quando non vi erano altri servizi organizzati.<br \/>\n<br \/><strong>ANTICA TRADIZIONE<\/strong><br \/>\n<br \/>\nPrima ancora che sorgessero i grandi stati monarchici i quali, con l\u2019enorme sviluppo dei traffici, dessero impulso alle iniziative di imprenditori privati nella organizzazione di servizi di corrieri, dobbiamo segnalare il rango considerevole che occupano nella storia delle Poste i duchi di Milano. Un sagace divulgatore dell\u2019antica storia\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Stemma araldico ovale e coronato con monogramma FI, didascalia Placca da Postiglione nel 1815.\" height=\"193\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/posta05.jpg\" width=\"177\" style=\"aspect-ratio:177\/193\">lombarda quale fu Ettore Verga, osa affermare che \u00ab la vera patria delle moderne staffette \u00e8 Milano: tutti i documenti concordano nell\u2019affermarlo.<br \/>\n      E forse anche questa gloria \u00e8 dovuta a quel grande principe che fu<br \/>\n      Gian Galeazzo Visconti&#8230;\u00bb.\u00a0 Non \u00e8 ancora ben chiaro quale precisa differenza vi fosse tra \u00ab corriere \u00bb e \u00ab staffetta<br \/>\n      \u00bb; il Mangili, valente storico de \u00ab I Tasso e le Poste \u00bb<br \/>\n      afferma che il corriere partiva a giorni fissati e percorreva tutta la linea; la staffetta partiva soltanto in caso di bisogno e percorreva solo il tratto per il quale era di volta in volta incaricata. Melegnano era nel cuore della rete stradale del Ducato; spesso sede della corte e della cancelleria, dimora preferita per soggiorni stagionali e cacce; fuori dalla capitale e vicinissima ad essa. Si ricordino le lunghe presenze di Bernab\u00f2 come risulta dalla datazione delle sue lettere e la preferenza di Gian Galeazzo che la prescelse come rifugio contro la peste ed invece venne a morirvi. Di qui partiva o passava tutto il servizio dei corrieri viscontei per Lodi, Cremona o Pavia, per i possedimenti dell\u2019oltrep\u00f2, la Toscana e Roma. Gi\u00e0 in documenti del 1385\u00a0\u00a0 \u00e8 sempre il Verga che scrive &#8211; troviamo accenni a cavallari di posta e a messaggeri appiedati, che facevano servizio fra le varie citt\u00e0 del Ducato, ed erano tenuti a segnare l\u2019ora di partenza e quella di arrivo, a far si rilasciare ricevute ed attestazioni dai funzionari delle varie stazioni e dai destinatari, e soprattutto a spostarsi con la massima celerit\u00e0. Nel secolo successivo, sotto il dominio degli Sforza, si ha la certezza che, se non furono proprio i duchi di Milano ad introdurre le poste in Italia, come afferma esagerando il Malvolta, \u00e8 tuttavia fuor di dubbio che essi hanno mirabilmente sviluppato e perfezionato il servizio. Verso la fine del secolo, dopo il matrimonio di Bianca Maria<br \/>\n      Sforza con l\u2019imperatore Massimiliano, si stringono talmente i legami fra le due Corti a vantaggio di interessi dinastici, politici e militari, da rendere perfetti i servizi postali fra lo Stato di Milano e tutto il dominio degli Asburgo. <br \/>\n<strong>RAPIDIT\u00c0 E RIGORE<\/strong><br \/>\n<br \/>Ci\u00f2 fa supporre che se si affrontavano gravi problemi per un servizio efficiente attraverso le strade malagevoli delle Alpi, a maggior ragione deve essere stato gi\u00e0 molto sviluppato e perfezionato quel servizio attraverso le strade assai pi\u00f9 facili, e percorse da intense correnti di commercio e culturali della valle del Po. Se i documenti finora noti parlano solo della linea che metteva capo alla valle dell\u2019Inn, \u00e8 fuor di dubbio l\u2019esistenza di una rete di linee postali che si riannodavano presso la Corte e la Cancelleria.<br \/>\nA Milano, la carica di Direttore Generale dei corrieri era affidata a Tommaso<br \/>\nBrasca: \u00ab Tutto \u00e8 nelle mani di lui&#8230; \u00bb sta scritto; controllava le consegne della corrispondenza ufficiale, e le annotazioni che i cavallari facevano ad ogni stazione. \u00ab Questo controllo dei messi, fatto da persone che erano direttamente responsabili di fronte al governo, rendeva possibile una sicurezza d\u2019esercizio dalla quale in altri paesi si era ancora lontani \u00bb. \u00ab Cito, cito, cito (presto&#8230;), volando die ed nocte senza perdere tempo alcuno&#8230; \u00bb e scritto su un messaggio dell\u2019epoca. Si faceva scrivere sulle corrispondenze l\u2019ora di partenza e quella di arrivo; si vietava ai corrieri di dormire lungo le strade; si imponeva ai cavallari di percorrere almeno cinque miglia all\u2019ora d\u2019estate e quattro d\u2019inverno, e ai corrieri a piedi di fare rispettivamente quattro e tre miglia. Per ogni miglio percorso in meno, essi ricevevano un colpo di bastone. Fulmini e forca, come si vede erano comminate agli agenti del servizio di corriere meno diligenti; e si vede anche che la posta milanese ha preso dalle antiche stazioni pel cambio dei cavalli, pi\u00f9 che il nome, l\u2019esempio. Essa si \u00e8 formata senza esempi stranieri, ed \u00e8 il modello insuperato delle poste dinastiche sorte poi negli altri Stati (Verga). Melegnano \u00e8 una delle prime stazioni di posta subito fuori dalle mura della capitale del ducato. \u00c8 inserita nella gran rete postale del Cinquecento, collegata con le principali citt\u00e0 italiane e coi centri pi\u00f9 importanti\u00a0 dell\u2019estero: Innsbruck,<br \/>\nVienna, Bruxelles, Anversa, Parigi, Lione, Avignone, Medina del Campo,<br \/>\nLisbona, Valladolid, Barcellona e Siviglia. Giacch\u00e9, col passaggio del Milanese sotto l\u2019orbita dell\u2019Impero, si estese a poco a poco la rete di stazioni per il cambio dei cavalli a tutti i territori dominati dagli<br \/>\nAsburgo.<br \/>\n<br \/><strong>DALLA VAL BREMBANA<\/strong><br \/>\n<br \/>\nDal 1502 una famiglia lombarda, quella dei Tasso, aveva avuto ufficialmente dall\u2019imperatore Massimiliano la concessione dei servizi postali; a compenso delle prestazioni per il trasporto del corriere di Stato, questa famiglia ebbe il monopolio del servizio postale per conto dei privati; una rete internazionale che continu\u00f2 ad esistere, sia pure limitata ad alcuni stati tedeschi, fino alla seconda met\u00e0 del secolo scorso. Nel paese di Cornelio in Val Brembana, non appena oltrepassato di qualche chilometro San Giovanni Bianco, un gruppo di case medioevali aggrappate come nido di falchi su di un poggio che cade da sotto una lunga fila di portici ancora intatti nel loro aspetto suggestivo, una lapide monumentale,\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Stampa storica di diligenze a cavalli in una piazza, con didascalia: La diligenza per Melegnano da Milano.\" height=\"141\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/posta03.jpg\" width=\"295\" style=\"aspect-ratio:295\/141\">dettata da Antonio Tiraboschi nel 1886, ricorda la illustre casata dei Tasso che, originaria di Almenno (in Valle Imagna), qui cerc\u00f2 nel XII\u00b0 secolo<br \/>\n      \u00ab sicura e tranquilla stanza\u00bb. Da essa discesero, oltre l\u2019autore della &#8220;Gerusalemme liberata&#8221; ed il poeta Bernardo suo padre, quell\u2019Omodeo<br \/>\n      Tasso che, secondo la tradizione, avrebbe fondato, alla fine del XIII\u00b0<br \/>\n      secolo, una societ\u00e0 di corrieri che fu il primo germe della famosa grande organizzazione postale, destinata a dominare per secoli su tutte le strade di Europa.\u00a0 Dei vari componenti la famiglia Tasso, alcuni dei quali divennero veramente famosi quali creatori ed organizzatori della rete internazionale delle poste, e ne furono a capo nei vari Stati, vanno ricordati i nomi di Ruggero e di suo figlio Simone, i quali ebbero la carica di \u201cCorriere Maggiore\u201d nel Ducato di Milano. Un posto certamente d\u2019onore spetta a quel Francesco Tasso, vissuto a cavallo tra i secoli XV\u00b0 e<br \/>\n      XVI\u00b0, il quale un\u00ec le sorti della sua famiglia con quella dei<br \/>\n      Torriani. La casata dei Torre e Tasso, o meglio alla tedesca \u00ab Thurn und Taxis \u00bb, raggiunte enormi ricchezze ed assurta a titolo principesco, sopravvive ancora ai giorni nostri. Il Corriere Maggiore era colui che in ogni Stato stava a capo del servizio delle Poste. Pare che avesse diritti o privilegi sugli introiti; che si prendesse delle decime da parte degli altri corrieri, infatti, emolumenti sulle lettere; per contro era a suo carico il pagamento dei salari ai Luogotenenti, Cancellieri, Mastri di Posta,<br \/>\n      Ordinari e Procaccia. A lui competevano le vertenze che sorgevano fra i vari agenti del servizio. I Luogotenenti, come dice il termine, facevano le veci de] Corriere Maggiore o Generale di Posta. I Cancellieri seguivano i Luogotenenti, ed a loro competeva il servizio di ufficio, ed il controllo su lettere, pieghi, valori, dei quali dovevano tenere carico e scarico nella consegna ai corrieri. Per avere un\u2019idea dell\u2019importanza e regolarit\u00e0 del servizio, si pu\u00f2 notare che un Cancelliere era sempre presente nell\u2019Ufficio, di guisa che si alternavano ordinariamente giorno e notte.<br \/>\n      Una funzione assai importante era quella sostenuta dai Mastri di Posta che presiedevano ad ogni stazione. <br \/>\n<strong>IL MASTRO DI POSTA<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019incarico veniva concesso di regola a persone che gestivano osterie; fornendo essi i cavalli ai viaggiatori, poteva accadere che questi si fermassero a pernottare alla \u00ab Posta<br \/>\n\u00bb. Ad essi competevano vari privilegi, fra cui quello di portare armi, l\u2019obbligo ai corrieri di smontare alle loro case, l\u2019esclusivit\u00e0 delle forniture dei cavalli agli stessi. Inoltre spettava loro di ricevere, smistare e distribuire la posta, ed erano esenti dal carico di alloggiare soldati, per non essere impossibilitati nell\u2019espletamento del loro ufficio.<br \/>\nLa nomina del Mastro di Posta si doveva al Corriere Maggiore. Il Mastro di Posta aveva alle sue dipendenze dei Postiglioni e naturalmente una dotazione di cavalli; la sua abitazione stava verso la strada; la vigilanza di cui era responsabile, lo obbligava talora a farvi dormire qualche Mastro di stalla o Postiglione perch\u00e9 la notte, sentendo il suono della cornetta, accorressero con sollecitudine a preparare i cavalli per il cambio, in modo da far perdere il minor tempo possibile al viaggiatore od al corriere.\u00a0<br \/>\nIl transito di corrieri e carrozze private doveva essere assai intenso attraverso Melegnano, se a testimonianza del Porta, nel primo quarto del secolo scorso, c\u2019era da fare una lunga Coda d\u2019attesa all\u2019imbocco del ponte nella direzione di Lodi. E l\u00e0 appunto stava la casa del Mastro di<br \/>\nPosta. La cornetta perci\u00f2 e rimasta l\u2019insegna della posta, perch\u00e9 essa veniva suonata a lungo, all\u2019approssimarsi dei corrieri e delle staflette; oltrech\u00e9 per il gi\u00e0 detto avviso a preparare i cavalli del cambio, in alcuni posti, per avvisare i traghettatori dei fiumi di muoversi dall\u2019altra riva per venire incontro. Cos\u00ec pure per avvisare i guardiani delle porte d\u2019ingresso alle citt\u00e0 ed ai borghi perch\u00e9 aprissero.<br \/>\nCi\u00f2, evidentemente, succedeva a Melegnano di notte, al \u00ab Portone<br \/>\n\u00bb ed al Ponte di Milano. La qualifica di Mastro di Posta er\u00e0 allora ritenuta assai onorevole, e per i privilegi che conferiva, e per le qualit\u00e0 che dovevano essere riconosciute ai prescelti. Ma come avviene sempre a questo mondo, ogni medaglia ha il suo rovescio; i cavalli non erano sempre buoni; oppure quelli buoni venivano allontanati di proposito all\u2019arrivo del corriere, per obbligarlo ad attendere, cenare o bere vino, e cos\u00ec i viaggiatori. Contro i molteplici abusi esistevano per\u00f2 altrettante leggi severe; il Corriere Maggiore distribuiva spesso delle punizioni fino alla revoca della concessione.<br \/>\n<br \/><strong>LINEE REGOLARI<\/strong><br \/>\n<br \/>Melegnano \u00e8 stazione di posta importante fino dalla istituzione dei servizi regolari; per servizi regolari intendiamo trovarsi sulla linea percorsa dal \u00abCorriere Ordinario\u00bb.<br \/>\nCostui era quello che partiva da una citt\u00e0 per una determinata localit\u00e0 a giorno fisso; non poteva per ragione alcuna rimandare la partenza.\u00a0<br \/>\nCavalcava di giorno e di notte, non fermandosi mai se non per consegnare o prendere lettere, ovvero se avesse notizia di piene dei fiumi o di qualche bandito che l\u2019aspettasse per assalirlo. Non doveva fermarsi a dormire.\u00a0<br \/>\nAltro era invece il compito del Corriere comune, il quale andava solo per incarico. L\u2019istituzione dei servizi di \u00ab Corriere Ordinario \u00bb<br \/>\n\u00e8 sicuramente del periodo della dominazione spagnola nel secolo<br \/>\nXVI\u00b0, ossia ha origini dinastiche; l\u2019estendersi dei dominI della casa d\u2019Asburgo anche in Italia. La gi\u00e0 citata concessione del Generalato delle Poste da parte dell\u2019Imperatore Massimiliano I\u00b0. (che ha sposato<br \/>\nBianca Maria Sforza) alla famiglia bergamasca dei Tasso, coincide forse con la nascita della prima linea regolare internazionale: quella dalle<br \/>\nSpagne a Roma, che non passava per Milano. Venne poi in ordine cronologico una seconda linea regolare: la Milano &#8211; Roma, la quale passava per Melegnano e cos\u00ec di seguito, sempre nell\u2019ordine, il Corriere Ordinario da<br \/>\nMilano a Venezia, da Roma a Venezia, da Venezia a Lione. Gi\u00e0 dal principio del Seicento abbiamo un catalogo delle stazioni di Posta della<br \/>\nLombardia. Melegnano risulta sulla linea di Mantova e Guastalla: di qui, evidentemente, prosecuzione o raccordo con Roma. Le stazioni segnate su tale linea sono: Melegnano, Lodi, Zorlesco, Pizzighettone, Cremona, Pieve<br \/>\nSan Giacomo.\u00a0<br \/>\n<br \/><strong>LA FAMIGLLA TENSALI<\/strong><br \/>\n<br \/>Inoltrandoci nel periodo della dominazione austriaca verso lo scorso secolo, troviamo la Stazione di Melegnano regolarmente funzionante con Mastro di Posta, ed ufficio retto da un impiegato o Cancelliere. E qui dobbiamo chiarire la posizione della famiglia Tensali, dei cui membri si accenna sempre per la parte che hanno avuto nelle famose giornate del \u201948. I Tensali sono numerosi; intorno alla met\u00e0 del secolo si riscontrano sugli annuari due farmacisti di tal nome; un Pietro \u00e8 deputato della Comunit\u00e0 di Melegnano; un altro, fratello o cugino, di quella di Vizzolo. Sempre dall\u2019annuario del 1848, un Gaspare<br \/>\nTensali risulta Dispensiere Generale dei generi di privativa in Milano nella Corsia del\u00a0 Giardino, ed a tale concessione riunisce anche quella per Melegnano, dove distribuisce tabacchi. Il tanto nominato Melchiorre<br \/>\nTensali dei tragici giorni del marzo \u201948, che figurer\u00e0 come Mastro di Posta in tutte le cronache del tempo, e cos\u00ec egli si autodefinir\u00e0 in un suo diario, molto probabilmente a Melegnano altri non era che un sub concessionario; poich\u00e9 titolare della carica senza equivoci di sorta in Melegnano \u00e8 stato Santo Mola, il quale \u00e8 il concessionario ufficiale della citt\u00e0 di Milano. Questa notizia ha una conferma per il seguito; qualche anno dopo, nel 1856, risultano come Mastri di Posta tanto per Milano che per Melegnano i fratelli Mola quondam Santo: un chiarimento in pi\u00f9 circa la posizione in sottordine dei Tensali. L\u2019ufficio della<br \/>\nStazione di Posta nel nostro borgo \u00e8 retto da un personaggio ormai ben noto per la storia locale: il solerte Stefano Busn\u00e8, che compare ovunque negli avvenimenti di met\u00e0 Ottocento, e che fra l\u2019altro occuper\u00e0 in seguito la carica di Sindaco. Una grande animazione contraddistingueva pertanto nel secolo andato quella casa sulla destra per Lodi all\u2019imbocco del ponte, allorch\u00e9 dall\u2019un senso e dall\u2019altro si sentiva il suono della cornetta che man mano si avvicinava insieme al rumore del trotto dei cavalli; e stallieri e postiglioni balzavan fuori per non far perdere tempo ai corrieri. Fior di orari non ammettevano ritardi; a fianco del nome della stazione c\u2019erano delle sigle; Melegnano U e Po: ossia Stazione con Ufficio e Posta con cambio dei cavalli. \u00ab Posta \u00bb era anche il termine generico che distingueva la lunghezza del tragitto ed il tempo per percorrerlo fra una stazione e l\u2019altra; una \u00abposta\u00bb e due quarti fra Milano e Melegnano; una \u00abposta\u00bb ed un quarto fra<br \/>\nMelegnano e Lodi, sulla \u00abstrada postale\u00bb Milano-Lodi-Crema-Cremona.<br \/>\nQuesta posta a cavalli che passava per Melegnano era quotidiana e vi si aggiungeva, sempre come servizio \u00ab ordinario \u00bb il corriere trisettimanale Roma-Firenze-Milano (via Piacenza) e viceversa. Lettere e pieghi, coi suddetti servizi regolari erariali \u00ab volavano \u00bb; per avere un\u2019idea della seriet\u00e0 del servizio postale nel Lombardo<br \/>\nVeneto, sotto l\u2019Austria, basti citare questo particolare: la \u00ab Gazzetta di Milano \u00bb pubblicava sistematicamente l\u2019elenco delle lettere giacenti per insufficienza di indirizzo o insufficiente affrancatura&#8230; Non facciamo confronti, per carit\u00e0 di patria, con quanto avviene oggigiorno!<br \/>\n<br \/><strong>ASSALTI DI BRIGANTI<\/strong><br \/>\n<br \/>Come linea di grande comunicazione postale la nostra strada lodigiana, percorsa dai \u00ab corrieri ordinari<br \/>\n\u00bb faceva passare in secondo piano il servizio dei \u00abprocaccia\u00bb, ossia coloro che viaggiavano con mezzi propri, e combinavano a loro piacimento stazioni ed alloggi lungo la strada. E non viaggiavano di notte, se non eccezionalmente, soprattutto per sottrarsi al pericolo di assalti e rapine.<br \/>\nL\u2019argomento, gi\u00e0 importante in s\u00e9, lo \u00e8 ancor pi\u00f9 se collegato al servizio di posta; le strade non erano sicure, ed i viaggiatori<br \/>\n\u00abin posta\u00bb, le corrispondenze, i valori ed anche le merci che transitavano merc\u00e8 i servizi ordinari, costituivano un\u2019esca allettante per i malandrini. Perci\u00f2 in molti tratti delle linee postali, i corrieri o diligenze viaggiavano sotto scorta. \u00c8 il caso del nostro stradale fra Milano e Lodi; la fitta boscaglia che si stendeva lungo il corso del<br \/>\nLambro serviva da nascondiglio ad ogni sorta di briganti, di cui solo raramente qualcuno veniva acciuffato, e finiva appeso ad un albero, ben in vista, ai margini della strada. Non sembri strano pertanto che il servizio di gendarmi di scorta alle diligenze e corriere postali fosse regolato da ben chiare disposizioni e guide, come quelle promulgate dal Governo del<br \/>\nRegno Lombardo Veneto nel 1829. Era soprattutto stabilito che la gendarmeria operasse in pro del servizio, ma non cagionasse dei ritardi, perch\u00e9 i corrieri avevano il tempo fissato, per percorrere la posta. Non dovevano i gendarmi procedere affiancati, ma in fila, per non incappare tutti in qualche tranello, come una corda tesa attraverso la strada. Prescritto normalmente di precedere la vettura, ma di tanto in tanto seguirla, per sventare la eventualit\u00e0 di un attacco, non appena passata la scorta.<br \/>\nVenendo attaccata la vettura, i gendarmi dovevano fare uso delle armi, e battersi, se necessario anche corpo a corpo; nel pericolo di essere soverchiati, dovevano correre all\u2019abitato pi\u00f9 vicino ad invocare soccorsi, far suonare le campane a stormo; indi ritornare con rinforzi di gente armata sul luogo del misfatto per salvare il salvabile e rincorrere gli assalitori.<br \/>\nI banditi in questo modo avevano avuto tutto il tempo di darsela a gambe, lasciando dietro di s\u00e9 dei poveri tapini derubati, malmenati, se non addirittura uccisi. Questo il quadro fosco, affatto eccezionale dei viaggi in diligenza o corriera postale, ad onta del quale, del resto, c\u2019era tutta una messinscena che dava al servizio il decoro che contraddistingueva gli appartenenti all\u2019armata e gli altri funzionari di Stato. Fin dal 1767, un editto del Governo della Lombardia austriaca prescriveva che i Mastri di Posta ed i Postiglioni in servizio, vestissero l\u2019uniforme.<br \/>\n<br \/><strong>ADAGIO NELLE VOLTATE!<\/strong><br \/>\n<br \/>I Mastri portavano un abito lungo sino al ginocchio, di panno giallo, con colletto e paramani di velluto nero. I Postiglioni, abito corto dello stesso colore con colletto e paramani neri di panno. Attraverso la dominazione francese, ed ancora dopo, sotto nuovamente quella austriaca, si ripristina l\u2019uso dei distintivi postali, istituiti fin dal secolo precedente. Di queste placche ve ne \u00e8 una raccolta interessante: (L. Ratti &#8211; Corrieri e Poste in Lombardia), come assai curioso \u00e8 l\u2019andarsi a leggere le numerose varianti alle divise.\u00a0<br \/>\nCompare il panno scarlatto in quelle di gala, con bottoni bianchi e striscie d\u2019argento; compaiono i calzoni stretti di pelle gialla, il cappello a tre punte, rose d\u2019argento, pennacchi giallo neri, stivali alti con gli speroni; troneggia lo stemma dell\u2019aquila imperiale, ed al posto d\u2019onore, sempre la cornetta gialla di ottone, con cordone e fiocchi da appendersi alla spalla. Diciamo di gala, perch\u00e9 quando \u00abin posta\u00bb, viaggiavano le Loro Altezze o Maest\u00e0, od altri personaggi di gran rango, il<br \/>\nMastro di Posta doveva cavalcare in grande uniforme a fianco della vettura, pronto agli ordini. Si racconta che il Generale Bonaparte, giunto la prima volta a Milano, si rec\u00f2 un giorno a Varese servendosi della vettura della Posta, che era allora affidata per quel tratto, a certi Zerbi di<br \/>\nSaronno e Morandi di Gallarate.\u00a0 Due aitanti giovani ventenni di quelle famiglie vollero montare essi stessi a cavallo per ricondurre il generale a Milano, e per farsi onore, andavano a gran carriera.\u00a0 Ad un tratto, ad una svolta della strada, la carrozza si ribalt\u00f2; accorsero dei contadini che aiutarono a rialzarla, e Napoleone ne usc\u00ec illeso.<br \/>\nI due cavalieri stavano da una parte, timorosi delle sue ire, ma egli si limit\u00f2 a redarguirli in questo modo: \u00ab Ragazzi senza giudizio!<br \/>\nva bene correre quando la strada \u00e8 diritta, ma bisogna andare adagio nelle voltate&#8230; Ed ora tornate a cavallo, e avanti! \u00bb.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Posta e le diligenze tratto da OTTOCENTO MELEGNANESE di G. 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