{"id":3002,"date":"2003-03-19T04:44:16","date_gmt":"2003-03-19T04:44:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3002"},"modified":"2003-03-19T04:44:16","modified_gmt":"2003-03-19T04:44:16","slug":"storia-pagina004sw","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sw.htm","title":{"rendered":"La Resistenza"},"content":{"rendered":"<figure><picture><source type=\"image\/avif\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/no.jpg.avif\"><source type=\"image\/webp\" srcset=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/no.jpg.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Scritta &quot;No!&quot; in nero su sfondo rosso.\" height=\"496\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/no.jpg\" width=\"138\" style=\"aspect-ratio:138\/496\"><\/picture><figcaption><strong>Il valore morale e civile<\/strong><br \/>\n<br \/>La resistenza non comprende solo il movimento dei partigiani, ma anche tutta l\u2019opposizione antifascista anteriore all\u20198 settembre 1943, e l\u2019azione antitedesca svolta dall\u2019esercito regolare italiano, affiancato alle truppe alleate, dopo l\u2019armistizio, essendo tutti e tre i movimenti accomunati dalla volont\u00e0 di resistere alla dittatura fascista, neofascista e nazista, e di restituire all\u2019Italia la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza.\u00a0 La resistenza quindi comincia con il delitto Matteotti del 10 giugno 1924, quando i partiti antifascisti col ritiro sull\u2019Aventino denunziano alla nazione l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscere un governo che si serviva di delitti per soffocare la voce accusatrice dell\u2019opposizione; e finisce nel 1945 con l\u2019annientamento dei nazifascisti.\u00a0 Fu la resistenza morale e culturale operata da scrittori e uomini di cultura coraggiosi che tennero viva la libert\u00e0 di pensiero.\u00a0<br \/>\nFu resistenza anche quella dei fuoriusciti i quali con conferenze, giornali e libri all\u2019estero tennero aperto il problema italiano e all\u2019interno agirono come fermento di ribellioni alla dittatura.\u00a0<br \/>\nParticolare carattere di vera resistenza armata ebbe l\u2019intervento dei fuoriusciti italiani nella guerra civile di Spagna contro la dittatura di Franco, nella quale si voleva cogliere una grande occasione per organizzare un grande fronte europeo antifascista.\u00a0 Resistenza \u00e8 pure l\u2019opera svolta da coloro che tentarono di impedire che l\u2019Italia entrasse in guerra accanto ad Hitler, e gli appelli rivolti ai governanti per scongiurare il flagello mondiale.\u00a0 Allo scoppio della guerra, il conflitto assunse un carattere di lotta non tanto tra due gruppi di stati, ma fra due moralit\u00e0, e gli uomini della resistenza aumentarono vertiginosamente, si inserirono nella parte di chi combatteva contro la tirannide con la coscienza di contribuire alla salvezza ed alla ricostruzione della patria.<br \/>\n<br \/><strong>Il fascio melegnanese<\/strong><br \/>\n<br \/>Qui occorre ricordare che la situazione politica melegnanese che per anni sembrava priva totalmente di contrasti tra cittadinanza e fascismo ebbe momenti di conflitti anche se non clamorosi. Nei primi anni non si aveva scrupolo per togliere le difficolt\u00e0 con l\u2019olio di ricino e per imporre la tessera del partito fascista a chi voleva trovare un posto di lavoro. Nell\u2019iniziativa di manganellare gli avversari o i disturbatori dell\u2019ordine pubblico trovarono la morte<br \/>\nBiagio Miracoli e Angelo Fugazza.\u00a0 Nei vari settori della vita melegnanese si operava continuamente per avere alleati e simpatizzanti e poter aumentare gli iscritti ed i militanti del fascio melegnanese. Nel 1931 si cre\u00f2 una certa tensione perch\u00e9 venne perquisita la sede dell\u2019oratorio maschile e dell\u2019azione cattolica, nel sospetto che si facesse opera di antifascismo.\u00a0 In occasione della venuta del duce a Melegnano nel<br \/>\n1935 si compil\u00f2 un elenco di melegnanesi pericolosi che dovevano rimanere in casa nel giorno del passaggio di Mussolini.<br \/>\n<br \/>La sera del 18 settembre 1939 alcuni musicanti della banda dell\u2019oratorio furono chiamati nella sede del fascio ed intimati ad uscire dal corpo musicale di cui facevano parte per la costituzione della banda cittadina fascista, come difatti avvenne, creando nella cittadinanza e nel settore cattolico di Melegnano l\u2019esecrazione che ormai si era arrivati al ricatto anche con la minaccia di perdere il posto di lavoro.\u00a0 Continuarono le vessazioni contro il settore cattolico ed il suo circolo giovanile fino a negare il permesso ai cattolici di partecipare al corteo del 4 novembre commemorativo della guerra 1915-1918. Ed ogni volta che il responsabile del cattolicesimo melegnanese, il parroco Arturo<br \/>\nGiovenzana, manifestava le sue proteste, gli si rispondeva da parte del segretario politico James Bertoli che \u00abper quanto riguardava l\u2019azione svolta dai suoi collaboratori dietro sue direttive, sia nell\u2019ambito del partito nazionale fascista, sia nella giovent\u00f9 italiana del littorio, ne rispondeva lui personalmente solo davanti ai suoi superiori gerarchi\u00bb.\u00a0<br \/>\nNegli ultimi anni il fascio melegnanese si credeva fortissimo, ed una dose di infallibilit\u00e0 investiva gli autori delle sue attivit\u00e0: le lettere ed i documenti che essi scrivevano, riportavano alla fine, al posto del saluto, frasi come \u00abCredere, Ubbidire, Combattere! \u00bb,<br \/>\n\u00abVincere e vinceremo! \u00bb, \u00ab Per la vittoria ed oltre!<br \/>\n\u00bb, \u00abViva il duce! \u00bb, \u00ab Per la patria oggi e sempre!<br \/>\n\u00bb.<br \/>\n<br \/><strong>Verso la rivolta<\/strong><br \/>\n<br \/>Ma da tempo nelle stesse file dei capifascisti e dei simpatizzanti che cercavano di mettere in evidenza la certezza della vittoria finale, serpeggiavano scoraggiamenti, malumori, scissioni, gelosie: i morti sotto i bombardamenti; le lunghe file davanti ai negozi per l\u2019acquisto di scarsi generi di prima necessit\u00e0; i freddi rigori dell\u2019inverno senza riscaldamento; le persecuzioni morali; il clima di ostilit\u00e0 da parte di ogni categoria che prima era favorevole; le notizie vere o incontrollate che a Milano funzionavano camere di tortura politica; il ricordo dell\u2019opera violenta di alcuni fascisti di vecchia data gi\u00e0 ai primi anni del regime; ed infine la stanchezza morale e spirituale ed il desiderio di cambiare tutto; questi furono tra i principali motivi dell\u2019alimento della rivolta e dell\u2019odio. E l\u2019ironia pi\u00f9 beffarda era manifestata dall\u2019apparizione, in ogni lettera, della parola d\u2019ordine<br \/>\n\u00ab vincere! \u00bb, quando invece tutta l\u2019Africa italiana era perduta, l\u2019armata russa aveva dissolto il corpo di spedizione italiano ed era ormai ai confini della Polonia, il Giappone subiva i primi grossi attacchi disastrosi, il sud Italia nelle mani degli alleati angloamericani che erano accolti con acclamazioni plebiscitarie dagli italiani, la proporzione dei carri armati di uno tedesco a venti alleati, Hitler pazzo d\u2019ira sostituiva un grande numero di generali dichiarati inetti e incapaci, Mussolini ridotto ad una larva.\u00a0 Il 23 luglio 1943, in seguito ad una tempestosa riunione del gran consiglio del fascismo a Roma, Benito Mussolini venne deposto, avendo ricevuto il voto di sfiducia dagli stessi suoi collaboratori e responsabili dei disastri politici, economici e militari. Il fascismo croll\u00f2, prendendo alla sprovvista anche i fascisti melegnanesi, mentre per tutta<br \/>\nItalia dilag\u00f2 la rivolta e l\u2019entusiasmo pubblici. In piazza S. Giovanni fu saccheggiata la sede del fascio e distrutta l\u2019opera fascista nel giro di poche ore.\u00a0 Ma, dopo il periodo del governo Badoglio, dal luglio al settembre 1943, si ricostitu\u00ec appoggiato dall\u2019invasione tedesca, il partito repubblicano fascista anche a Melegnano.\u00a0 E\u2019 di questo periodo la costituzione di una sezione locale delle \u00ab brigate nere<br \/>\n\u00bb, con il compito di respingere azioni dei partigiani antifascisti, di individuare gli uomini contrari al regime\u00a0<br \/>\n<br \/>fascista, di ricercare i giovani renitenti al servizio militare. Talvolta la loro opera scendeva alle aberrazioni, con presuntuosa sicurezza e superiorit\u00e0 sprezzante anche ai richiami scritti ed orali da parte dei membri del direttorio fascista.<br \/>\n<br \/><strong>La resistenza attiva<\/strong><br \/>\n<br \/>Dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre<br \/>\n1943 la resistenza melegnanese divenne pi\u00f9 attiva, ma anche consapevole del pericolo immediato di ritorsioni, perch\u00e9 in paese ed in periferia vi erano i tedeschi, ed agiva anche la brigata nera. Vennero raccolte le armi, iniziarono i sabotaggi, si distribuivano manifestini di propaganda antifascista ed antinazista, anche all\u2019interno degli stabilimenti, in modo particolare alla Monti e Martini.\u00a0 Intanto la radio clandestina milanese continuava ad insistere perch\u00e9 in ogni Comune vi fosse una sezione del Comitato di Liberazione Nazionale.\u00a0 Ed anche a Melegnano, per mezzo del collegamento segreto tra i partiti politici, venne costituito tale organismo; i partiti che aderirono furono la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano, il Partito<br \/>\nLiberale Italiano.\u00a0 Intanto vita difficile avevano i vecchi esponenti del primo tradizionale Partito Comunista e Partito Socialista: perquisizioni, minacce, paure.\u00a0 Nella lotta cospirativa si distinsero i melegnanesi<br \/>\nGiovanni Meda, Galileo Lazzari, socialisti; Maraschi Leone e Carlo Reati, democristiani; Angelo Meda e Battista Casella, comunisti; Silvio Cesaris, liberale. Particolari compiti ebbero Ernesto Formaggia, Aldo Salvadeo,<br \/>\nArmando Bonvini, Ermenegildo De Rossi, Giuseppe Gandini, Carlo Strada,<br \/>\nGaetano Regali; ma l\u2019elenco si infittisce se volessimo segnalare tutti coloro che sono stati attivi nella Resistenza melegnanese.\u00a0 Quando scoppiarono le giornate insurrezionali, la Resistenza melegnanese fu costellata da episodi di particolare gravit\u00e0, nei quali alcuni persero la vita: il 25 aprile 1945 fu, anche per Melegnano, una data di dolore e di liberazione.<br \/>\n<br \/><strong>Il doloroso tributo di sangue<\/strong><br \/>\n<br \/><strong>Anche Melegnano pag\u00f2 un doloroso contributo di sangue. Ed ecco le statistiche:<\/strong><br \/>\n<br \/>morti totali per cause di guerra<br \/>\n55, di cui in Russia 28, in Germania 5, in Africa Settentrionale 8, in mare 4, in Iugoslavia 1, in altri luoghi 9; dispersi militari 25, dispersi civili 2; internati in Germania 70.\u00a0 Ed ecco l\u2019elenco dei caduti in guerra nel territorio del Comune di Melegnano: militari 4, partigiani 7, repubblichini 1, civili vittime dei bombardamenti 3, civili uccisi in seguito ad azioni di rappresaglia da parte dei tedeschi e dei repubblichini 6, civili deceduti In seguito a scoppio di ordigni guerreschi 3, soldati morti per causa di malattia durante la guerra ricoverati nell\u2019ospedale di Melegnano<br \/>\n2.\u00a0\u00a0 Ecco alcuni esempi pi\u00f9 specifici: Guadagni Pietro, partigiano della brigata \u00ab Camozzi \u00bb del Corpo Volontari della<br \/>\nLibert\u00e0, caduto a Gromo il 27 novembre 1944.\u00a0 Marziali Carlo, partigiano di Moscatelli, caduto a Serravalle Scrivia il 3 febbraio 1945.<br \/>\nRavizza Attilio, partigiano, caduto a Melegnano il 24 aprile 1945. Corsi<br \/>\nErmenegildo, partigiano, caduto a Melegnano il 25 aprile 1945. Omini Luigi, partigiano, caduto a Melegnano il 26 aprile 1945.\u00a0 Bertoletti Luigi, deportato civile, morto a Mauthausen il 10 marzo 1945. Civaschi Luigi, deportato civile, morto a Mauthausen il 25 aprile 1945. Gaboardi Ferdinando, militare, caduto a Cefalonia contro i tedeschi il 22 settembre 1943. Grossi<br \/>\nGiuseppe, militare, prigioniero dei tedeschi, morto nelle acque di Creta il 18 ottobre 1943. Bassi Pasquale, militare, prigioniero dei tedeschi, caduto in Germania per bombardamento aereo il 19 novembre 1944.\u00a0 Pagani<br \/>\nVincenzo, militare, disperso in Iugoslavia il 23 marzo 1945.\u00a0 Segalini<br \/>\nGiuseppe, militare, prigioniero dei tedeschi, disperso in Germania il 1\u00b0<br \/>\nfebbraio 1945. Spini Bruno, militare, prigioniero dei tedeschi, disperso in Germania il 15 gennaio 1945. Zaino Angelino, militare, prigioniero dei tedeschi, morto in Germania il 23 maggio 1944. Vidali Carlo, civile, morto per fatti di guerra a Melegnano il 17 aprile 1945. Bolognesi Giuseppe, civile, morto a Melegnano per fatti di guerra il 27 aprile 1945. Bellomi<br \/>\nLuciano, civile, morto a Melegnano per ferite subite per fatti di guerra nei giorni della Liberazione il 27 aprile 1945. La popolazione melegnanese, con intimo rancore, subiva tutto: fame, paura, rastrellamenti, insulti, violenze. Tale tipo di fascismo, ultimo della sua et\u00e0 ed il pi\u00f9 degradato, lasci\u00f2 grossi segni in paese.\u00a0 E se i responsabili del primo fascismo melegnanese fino al 1939 potrebbero eventualmente vantare opere pubbliche, assistenziali, economiche, culturali, scolastiche; qui, invece, l\u2019ultimo fascismo non pu\u00f2 presentare nulla che possa rivalutarlo davanti alla secolare storia di Melegnano: l\u2019esecrazione e lo sdegno popolare aveva talora punte tragiche, come in occasione dell\u2019uccisione di Stefano<br \/>\nPizzini per rappresaglia dell\u2019uccisione del tenente melegnanese Gaetano<br \/>\nClerici.\u00a0 Tale periodo fu caratterizzato da episodi scioccanti e pericolosi, come era il caso di una colonna tedesca proveniente da Landriano volendo transitare per le vie di Melegnano. Essa fu fatta deviare in periferia quando si offr\u00ec in ostaggio e come accompagnatore il socialista<br \/>\nGalileo Lazzari, che risparmi\u00f2 al paese una probabile sanguinosa pagina storica. Un altro evento fu una agitata riunione in casa parrocchiale di alcuni membri del comitato di liberazione melegnanese che richiedevano, per calmare il popolo, una vittima espiatoria e di vendetta: ma non ci fu nessuna uccisione pubblica per la fermezza del parroco Giovenzana e per il prudente consiglio di un sacerdote di alti valori spirituali don<br \/>\nMario Ferreri. La lotta per la liberazione provoca, da parte della storia, un giudizio sul movimento partigiano melegnanese, che potrebbe essere considerato su un duplice aspetto critico: il gruppo dei Partigiani che erano rifugiati nel bosco di Villa Pompeiana e che appartenevano al movimento di punta, ed il gruppo dei partigiani usciti nei giorni della liberazione come appoggio aperto e di sostegno all\u2019azione di rivolta contro il fascismo e i tedeschi.\u00a0<br \/>\nIl direttivo dell\u2019azione partigiana era costituito dai membri del comitato di liberazione, un comitato che non offriva chiari confini tra la funzionalit\u00e0 antifascista e l\u2019impegno schiettamente politico.\u00a0 Comunque i membri del comitato furono cittadini melegnanesi che correvano il rischio della vita e della persecuzione contro familiari pi\u00f9 stretti. Essi si trovarono uniti, avendo come comune denominatore la liquidazione di un regime diventato criminale ed in netta opposizione ai principi umani: ma il significato pi\u00f9 sostanzioso era fornito dall\u2019esigenza di ricostruire la democrazia intesa come un ricupero fondamentale e necessario di tutte le forze popolari per coinvolgerle e responsabilizzarle nella direzione dello Stato e delle amministrazioni comunali. Dire che la resistenza melegnanese sia stata rossa o bianca o settoriale \u00e8 fare dell\u2019antistoria: la resistenza melegnanese fu una, globale, unita, concorrente in una sola direzione: la vittoria sul fascismo e la restaurazione della fiducia e dell\u2019opera democratica.\u00a0 Le divergenze politiche manifestatesi dopo la liberazione, le polemiche tra i partiti e gli uomini responsabili, le divisioni ideologiche che scavarono scissioni e profondi spacchi nel tessuto sociale melegnanese, e le lotte sui giornali, sulle piazze, nei consigli comunali e nei vari posti di lavoro melegnanesi, nulla possono togliere al valore della resistenza e nulla possono scalfire all\u2019impegno di vita o di morte di questi uomini politici comunisti, socialisti, democristiani, liberali, che si univano combattenti su un fronte tanto insidioso quanto minato di delazioni e di spionaggi contro gli ultimi rantoli di tedeschi e di fascisti che pure avevano capito che si trattava della partita decisiva.\u00a0<br \/>\nDopo la liberazione i partiti politici assunsero il ruolo prioritario della direzione politica melegnanese, e l\u2019atmosfera della liberazione incominciava a sfuocarsi. Certo, la resistenza melegnanese non fu tutta luce: vi furono risvolti negativi e condannabili sul piano morale. Bande di ladri operavano giorno e notte sul bottino di guerra che affluiva nelle caserme o in altri luoghi; alcune cascine furono prese di mira con le armi; ed il senso del rispetto della persona umana era sceso a livelli bassi, mentre non tutti i partigiani erano in buona fede; come pure erano segnati a dito dall\u2019opinione pubblica alcuni melegnanesi che nel caos del momento seppero impadronirsi di materiale che aveva valore.\u00a0 Ma la chiara svolta storica avvenne con la funzionalit\u00e0 dei partiti politici, dando inizio alla vita democratica melegnanese.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il valore morale e civile La resistenza non comprende solo il movimento dei partigiani, ma anche tutta l\u2019opposizione antifascista anteriore all\u20198 settembre 1943, e l\u2019azione antitedesca svolta dall\u2019esercito regolare italiano, affiancato alle truppe alleate, dopo l\u2019armistizio, essendo tutti e tre i movimenti accomunati dalla 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