{"id":3004,"date":"2003-03-19T04:35:31","date_gmt":"2003-03-19T04:35:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3004"},"modified":"2003-03-19T04:35:31","modified_gmt":"2003-03-19T04:35:31","slug":"storia-pagina004su","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004su.htm","title":{"rendered":"Il 1900 e la prima guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><strong>La nuova amministrazione<\/strong><br \/>\n<br \/>All\u2019inizio del nostro secolo le elezioni amministrative supplettive del 1902 diedero come risultato una amministrazione civica di buona volont\u00e0: Francesco Dezza, sindaco;<br \/>\nGiuseppe Sangregorio Galli, Innocente Rossi, Francesco Cordoni, Pellegrino<br \/>\nOrigoni, erano gli assessori.\u00a0 L\u2019erezione del monumento ai Caduti della battaglia dell\u20198 giugno 1859 rappresent\u00f2 il primo collaudo della collaborazione dell\u2019opinione pubblica melegnanese alla nuova amministrazione comunale, mediante la costituzione di un comitato pi\u00f9 politico che tecnico perch\u00e9 di proposito si scelsero concittadini definiti non<br \/>\n\u00ab faziosi \u00bb e non \u00ab rivoluzionari \u00bb. Praticamente inizi\u00f2 qui, attorno alla forma di un monumento, la discriminazione e la distinzione sul terreno politico e religioso, con una premeditazione ideologica, senza tener conto delle capacit\u00e0 obiettive e professionali di ciascun melegnanese. La presenza nell\u2019amministrazione di Pellegrino<br \/>\nOrigoni, il pi\u00f9 qualificato portavoce del settore ecclesiastico melegnanese, rappresent\u00f2 indubbiamente una vittoria dei clericali, alcuni dei quali, tra i pi\u00f9 intemperanti, premevano per una Melegnano<br \/>\nCattolica a s\u00e9 stante, respingendo ai margini un settore definito pericolosamente fazioso e rivoluzionario: era comunque il settore del lavoro manuale che stava organizzandosi, era la parte del proletariato contadino e soprattutto manovale che, al di l\u00e0 di ben specifiche e scientifiche giustificazioni, chiedeva salari pi\u00f9 alti ed ore di lavoro non oltre le 14 ed anche le 16 giornaliere.\u00a0 Era il settore melegnanese che non aveva assicurazioni e previdenze sociali, non godeva di pensioni e per lo pi\u00f9 viveva in case di superaffollamento periferiche ed umide, prive di servizi igienici personali.\u00a0 Tale politica di separatismo fazioso risulter\u00e0 assai pericolosa e sar\u00e0 reversibile quando, con le leggi Giolitti del 1912 sul suffragio universale, il proletariato melegnanese quasi in massa opter\u00e0 per le posizioni socialiste, vincer\u00e0 le elezioni amministrative melegnanesi e rifiuter\u00e0 ogni contatto politico, per circa 40 anni, con le posizioni cattoliche a Melegnano, e former\u00e0 isole rionali o cortili popolari o intere vie tutte rosse e tutte socialisteggianti di forte tinta anticlericale.\u00a0 I compiti della nuova amministrazione all\u2019inizio del nuovo secolo erano gravi. La prima preoccupazione fu l\u2019unificazione dei debiti pubblici comunali, che assommavano a lire 25.000 compresi i prestiti che imponevano un interesse del 5,50%. Per sanare questi debiti e per non creare una stasi nelle opere pubbliche, si ottenne dalla Cassa di Risparmio un prestito di favore di lire 40.000 con interesse del 3%, da estinguersi in 30 anni. Tale prestito avvi\u00f2 alla soluzione i pi\u00f9 urgenti problemi pubblici melegnanesi.\u00a0<br \/>\nNel 1889 esistevano a Melegnano otto aule scolastiche con 614 alunni, con una presenza media di 70-80 alunni per ogni aula: fu costruito, quindi, un nuovo fabbricato scolastico. Si tent\u00f2 anche la trivellazione del terreno per erogare l\u2019acqua potabile ed eliminare quella dei pozzi domestici e privati, ma non si pot\u00e9 risolvere il problema di impedire che l\u2019acqua corrente si mescolasse a quella pi\u00f9pura dell\u2019acquedotto comunale. Si volle studiare la convenienza di aprire un macello pubblico; ma esso veniva a creare un forte aumento del prezzo delle carni, compensato solamente dalla migliore e pi\u00f9 facile sorveglianza igienica; ed il progetto decadde. Un altro grosso progetto fu quello di deviare il percorso del tram Melegnano S. Angelo per liberare tre piazze e diverse vie centrali ostruite ed ostacolate per il passaggio di carrozze tranviarie di merci e di passeggeri; la proposta fu studiata a lungo e fu oggetto di discussioni animate tra cittadini e fu portata in prefettura. Ma la mancanza di fondi finanziari e la troppa calma dei funzionari della prefettura fecero naufragare tutto.\u00a0 La nuova amministrazione si trov\u00f2 di fronte ad un problema vecchio come il mondo: la pulizia delle strade e la raccolta delle spazzature, specialmente nei giorni del mercato quando le piazze e le strade erano insozzate da concime animale. L\u2019appalto era di lire 500 annue, ma l\u2019amministrazione promise che la cifra poteva essere ridotta; ma alla fine, in sede esecutiva, la spazzatura delle strade melegnanesi venne a costare il doppio. Fu in questa occasione che i nemici del sindaco Dezza passarono apertamente all\u2019ostruzionismo ed alla critica pi\u00f9 accesa, accusando l\u2019amministrazione di incapacit\u00e0 e di immobilismo.\u00a0 Tutti i grandi progetti furono accantonati; i programmi di opere pubbliche nuove furono ridotti; si rientr\u00f2 nell\u2019ordinaria amministrazione. Il 4 maggio 1903 moriva improvvisamente il sindaco Francesco<br \/>\nDezza. La sua amministrazione, ispirata dalla buona volont\u00e0 e seriet\u00e0, fu tuttavia scarsa nei risultati effettivi. Ebbe comunque il merito di chiarire e di puntualizzare alcuni grossi problemi di pubblico interesse.\u00a0<br \/>\nFino al 21 agosto 1904, per un periodo di oltre un anno, non fu possibile un nuovo sindaco per le liti, dissensi, per i malintesi, e per la mancanza di fiducia reciproca: avvennero dimissioni a catena degli amministratori e dei politicanti che per\u00f2 deludevano sul terreno concreto.\u00a0<br \/>\nIn questo frattempo grande impressione suscit\u00f2 il crollo di una parte del vecchio fabbricato dello stabilimento Trombini (attuale Broggi-Izar).<br \/>\nPer un puro caso si evitarono centinaia di vittime. Ma il lavoro fu sospeso per diversi mesi, ed oltre 60 famiglie melegnanesi si trovarono nella miseria pi\u00f9 nera, non essendoci nessuna Cassa di integrazione, e per di pi\u00f9 non operando nessuna amministrazione melegnanese perch\u00e9 in continua crisi.<br \/>\n<br \/><strong>Il socialismo<\/strong><br \/>\n<br \/>Finalmente il 26 agosto 1904, alla conclusione delle elezioni amministrative generali, la lista di apparentamento tra Popolari e Moderati pot\u00e9 nominare la nuova giunta comunale ed il nuovo sindaco, avvocato Domenico Codeleoncini; la minoranza era formata dai Socialisti.\u00a0 Traendo esperienza dal passato, il lavoro amministrativo fu organizzato con pi\u00f9 chiarezza di idee. Anzitutto la buona volont\u00e0: il romantico sentimento cess\u00f2 di essere una specie di dogma e di entusiasmo emotivo, ma divenne visione pratica e razionale dei problemi.<br \/>\nSembr\u00f2 quindi una nuova ondata di rinnovate energie. Con queste premesse l\u2019amministrazione Codeleoncini ebbe risultati positivi e fu riconfermata nelle elezioni di quattro anni dopo, nel luglio del 1908. incominciava un piccolo dramma nel settore socialista melegnanese: la collaborazione come minoranza e come opposizione istituzionale, oppure lasciarsi trascinare dalle spinte pi\u00f9 eversive interne al partito.\u00a0 Il socialismo melegnanese stava diventando l\u2019interprete dei bisogni della classe lavoratrice, in un paese dove il 70% lavorava come manovalanza e dove l\u201986% del terreno era adibito ad agricoltura; quindi un socialismo melegnanese che da solo doveva portare il peso di rivendicazioni sociali e tenere il posto anche dei compiti sindacali; un socialismo melegnanese che si vedeva nelle sue file anche elementi che agitavano il sovversivismo, accanto a quelli che interpretavano il socialismo come organizzazione politica strettamente legata ad interessi economici verso conquiste indilazionabili ed urgenti per gli operai ed i lavoratori. Queste erano le forze interne al Socialismo melegnanese: i favorevoli alla partecipazione nel consiglio comunale; i massimalisti pi\u00f9 spinti; i volenterosi di vere concrete riforme sociali per una umanit\u00e0 pi\u00f9 giusta, erano motivo di instabilit\u00e0 e di indecisione sul terreno concreto melegnanese amministrativo, di fronte ad una maggioranza compatta formata da clericali ed antisocialisti, tratti dalle file delle famiglie pi\u00f9 celebri melegnanesi e dalle forze della borghesia locale attiva nell\u2019industria e nel commercio o nella professione libera. E quando si costitu\u00ec il Consiglio comunale dopo le elezioni del 1908, i Socialisti diedero le dimissioni dalla minoranza, e l\u2019amministrazione rimase senza minoranza e senza oppositori. I 20 membri del Consiglio comunale furono quindi tutti scelti dalla lista dei Popolari e dei Moderati: avvocato<br \/>\nDomenico Codeleoncini, sindaco; ingegner Carlo Chionetti; Pellegrino Origoni;<br \/>\nIsacco Bergomi; Donato Rusconi; Edoardo Broggini; Luigi Bellomi; Pietro<br \/>\nCaminada; Felice Barbieri; Giacomo Del Corno; Giuseppe Rossi; Oreste Rossari; don Giovanni Sala; Luigi Marchesi; Carlo Berra; Ausano Lorenzetti; Cesare marchese Brivio; Alessandro Menicatti; Francesco Cordoni; dottor Cesare<br \/>\nSangregorio Galli.<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019amministrazione Codeleoncini<\/strong><br \/>\n<br \/>Impossibile stabilire un quadro completo delle realizzazioni dell\u2019amministrazione Codeleoncini. Le scuole ebbero il completamento: fu abbattuto il vecchio antico palazzo denominato<br \/>\n\u00ab il quartiere\u00bb, sull\u2019angolo dell\u2019attuale via De Amicis via<br \/>\nCavour. Su progetto dell\u2019architetto Giachi di Milano, dal 1904 al 1908 fu eretta la nuova scuola elementare, oggi sede della scuola media e serale.<br \/>\nI consiglieri vollero ispirarsi a principi pedagogici nuovi per quel tempo: capacit\u00e0 spaziale con aule di metri 6 per 9; separazione dei sessi; servizi igienici pi\u00f9 funzionali; estetica e buon gusto; nel Disegno dell\u2019architetto vi era anche un\u2019aula destinata al Museo. La popolazione scolastica era di questi termini: classe prima elementare alunni 289, seconda,<br \/>\n228; terza, 193; quarta, 63; quinta, 38. Quindi soltanto il 12% degli alunni dalla prima classe raggiungeva la quinta come termine degli studi in loco.<br \/>\nLe aule furono 16, fu aggiunta la casa per il bidello, un ampio cortile per la ricreazione, il nuovo arredamento per i banchi, le cattedre e gli armadi. Questa scuola nuova, rimasta nelle sue strutture ancora dopo 80 anni, fu un vanto dell\u2019amministrazione Codeleoncini.\u00a0 Una massa di lavoro amministrativo fu compiuto in quegli anni; ed alcune opere che richiedevano decisa soluzione: la municipalizzazione dei servizi pubblici, del posteggio e del plateatico; inizio della sistemazione razionale delle fognature; il nuovo servizio per il trasporto degli ammalati e di pronto soccorso; rinnovo dei marciapiedi e la collocazione delle trottatoie di granito nel centro delle strade; la collocazione in ogni via ed in ogni casa dei numeri civici di indirizzo; il collegamento telefonico intercomunale di Melegnano con tutti i Comuni della Lombardia (su 303 Comuni della provincia di Milano solo 31 avevano posti telefonici pubblici); la costruzione della sede della<br \/>\nSociet\u00e0 Operaia di Mutuo Soccorso; la legge che aboliva il lavoro notturno degli operai dei panifici; gli impiegati comunali immessi nei ruoli fissi dell\u2019organico con aumenti di stipendio, gratifiche ed abolizione della tassa sulla ricchezza mobile; il contributo alle famiglie che avevano i militari su fronti della Libia e di Rodi nella guerra italo-turca del<br \/>\n1911; il passaggio alla provincia delle strade esterne Cerca, Pandina,<br \/>\nCarpiano; il felice esito per un prestito dal governo centrale di lire<br \/>\n125.000 per la costruzione dell\u2019acquedotto in piazza del mercato degli animali con inaugurazione potabile nel marzo 1913.\u00a0 A tutto questo deve essere aggiunto il lavoro delle pratiche, trattative, progetti, studi ed esami, petizioni e sussidi ed assistenze. Il lavoro amministrativo era coronato dalla elezione dell\u2019avvocato Valvassori-Peroni, abitante a Carpiano, al Parlamento Italiano come rappresentante del nostro collegio elettorale e molto familiare a Melegnano, mentre per il Senato era eletto l\u2019avvocato<br \/>\nGiovanni Facheris.\u00a0 Una questione locale che si trascin\u00f2 per le lunghe fu quella relativa al riposo festivo. La provincia di Milano emanava, in data 7 luglio 1907, una legge sul riposo festivo, dove si specificavano le categorie interessate; ma in Melegnano sorse una vivace discussione, perch\u00e9 la giunta comunale nella seduta del 10 febbraio 1908 decise di non applicare la legge sul riposo festivo per questi motivi espressi nella relazione del sindaco: \u00ab La giunta, attesa la richiesta di numerosi esercenti locali, i quali fanno presente che i loro interessi verrebbero fortemente lesi qualora la legge del riposo festivo fosse qui applicata senza alcuno dei temperamenti dalla medesima contemplati, considerando che i Comuni circonvicini hanno la popolazione esclusivamente rurale e che abitualmente si viene in questo capoluogo a fare gli acquisti; considerato che la chiusura dei negozi di Melegnano alla domenica tornerebbe di evidente e grave danno ai rispettivi proprietari ed alla classe contadina; attesa l\u2019urgenza di provvedere affinch\u00e9 non si interrompano neppure momentaneamente le vigenti consuetudini locali, all\u2019unanimit\u00e0 determina di chiedere alla prefettura che tutti i negozi di vendita ed i commercianti locali siano autorizzati a restare aperti alla domenica sino alle ore 14, fermo restando il divieto di lavoro dei salariati a termini di legge \u00bb.\u00a0<br \/>\nE la legge per il riposo festivo a Melegnano non pass\u00f2: i motivi addotti furono validi anche per il prefetto. Unica applicazione: il riposo al luned\u00ec per i barbieri.<br \/>\n<br \/><strong>Servizi sociali<\/strong><br \/>\n<br \/>Intanto in questi anni, nascevano associazioni di servizio sociale e tali da offrire una certa difesa della vita. Nel 1909 sorgeva la Societ\u00e0 badilanti braccianti e affini di Melegnano, come Cassa di soccorso. Gli scopi erano: sussidi per malattie; intervento di mutualit\u00e0; elevazione economica e intellettuale dei soci; sussidio giornaliero in caso di malattia, per cinque mesi. I soci versavano una quota al momento dell\u2019iscrizione e secondo l\u2019et\u00e0; ed inoltre pagavano una tassa settimanale. Era una associazione democratica, perch\u00e9 composta di sette membri del consiglio e nominati da tutta l\u2019assemblea dei soci.\u00a0 Il comitato dei sindaci discuteva il bilancio e controllava le uscite e le entrate; e il comitato di sorveglianza visitava i soci ammalati. E, nel settore cattolico, come alternativa e controparte alla Societ\u00e0 badilanti, fu organizzata l\u2019Unione di Mutuo Soccorso fra le associazioni religiose di Melegnano: aveva un carattere esclusivamente economico e non si doveva occupare di politica e di questioni religiose e sociali.\u00a0 Era diretta da un assistente religioso con diritto di voto, e con un\u2019assemblea dei soci che eleggeva un consiglio, il quale fissava tutte le altre cariche. Gli scopi erano gli aiuti materiali, le mutualit\u00e0 ed alcune previdenze, come il sussidio giornaliero ai bisognosi o ai disoccupati.<br \/>\nE tale associazione inizio la sua vita nel 1912.\u00a0 A queste due associazioni, in netto antagonismo tra loro, si affianc\u00f2 la Societ\u00e0 contro l\u2019accattonaggio per la soppressione del fenomeno triste e umiliante degli accattoni. Il programma prevedeva aiuti immediati; il soccorso ai poveri; il servizio sociale per le pratiche ospedaliere; sopprimere la speculazione che si faceva sui bambini e sui deformi per cercare soldi al pubblico; il rimpatrio al loro paese di origine degli accattoni che gironzolavano per Melegnano.\u00a0\u00a0 A carattere di puro Sodalizio affettivo storico era la Societ\u00e0 8 Giugno 1859 che raccoglieva i reduci dalle patrie battaglie e tutti i militari in congedo. Due giovani melegnanesi, spinti dall\u2019orgoglio che Melegnano era stata presente nelle battaglie per il Risorgimento, animati dal desiderio di tenere vivi i valori ottocenteschi, diedero vita a questa Societ\u00e0, Rinaldo Massironi ed un certo Mazzoleni.\u00a0<br \/>\nLa Societ\u00e0 aveva una sua bandiera ed un suo statuto. Tra i soci pi\u00f9 benemeriti vi fu Giuseppe Mazzoletti, del 56\u00b0 reggimento di fanteria, partecipe della guerra 1860-61, e decorato con medaglia commemorativa per decreto del Re. Fu questa Societ\u00e0 che mantenne vivo il ricordo delle vittime innocenti del sanguinoso 23 marzo 1848 a Melegnano. Ecco un esempio di manifesto murale, in occasione della commemorazione fatta il 23 marzo 1899: \u00ab Nel 51\u00b0 anniversario del giorno che la giustizia dei popoli, auspice Milano, colle sue cinque famose giornate schiudeva alle genti italiche la nuova era di libert\u00e0, la Societ\u00e0 8<br \/>\nGiugno 1859 fra reduci delle patrie battaglie e militari in congedo, disposa con orgoglio alla mente de\u2019 melegnanesi la ricordanza di loro che, vittime innocenti, il piombo austriaco a morte donava il 23 marzo 1848, perch\u00e9 le energie maschili ed egregie confortino i deboli alla battaglia del bene che oggi piangente Italia attende \u00bb.<br \/>\n<br \/><strong>Asilo Sociale<\/strong><br \/>\n<br \/>La domenica 18 giugno 1911 ebbe luogo la solenne posa della prima pietra dell\u2019Asilo infantile. Sul luogo del fabbricato, addobbato con pennoni e bandiere, erano i due Corpi musicali melegnanesi, le Societ\u00e0 ed Associazioni, le autorit\u00e0 civili, religiose e patriottiche.\u00a0 Era naturalmente presente l\u2019avvocato Valvassori<br \/>\nPeroni, nostro deputato al Parlamento, il sindaco avvocato Domenico Codeleoncini, i consiglieri e gli assessori comunali. Fecero da padrino e da madrina l\u2019ingegner Clateo Castellini e la signora Rosa Codeleoncini, moglie del sindaco. Nei discorsi di inaugurazione si mise in evidenza che Melegnano, senza badare ad interessi di partito, era sempre unito quando si trattava di celebrare feste civili e patriottiche.\u00a0 Questo asilo si aggiunge a quello gi\u00e0 funzionante, l\u2019asilo Trombini.\u00a0<br \/>\n<br \/><strong>La guerra<\/strong><br \/>\n<br \/>Mentre per legge scadeva l\u2019amministrazione<br \/>\nCodeleoncini il 10 luglio 1914, l\u2019orizzonte europeo si oscurava verso una terribile catastrofe: il 28 giugno, a Seraievo nella Serbia, venne assassinato l\u2019arciduca ereditario d\u2019Austria, Francesco Ferdinando, e la sua moglie.\u00a0<br \/>\nNell\u2019eccidio l\u2019Austria vide la complicit\u00e0 del governo serbo. E la nota di protesta presentata il 23 luglio alla Serbia era redatta in termini tali da essere inaccettabile da parte di uno stato sovrano, e perci\u00f2 aveva il preciso intento di scatenare la guerra. Dopo 48 ore scadeva l\u2019ultimatum, e l\u2019Austria il 28 luglio dichiar\u00f2 guerra alla Serbia, forse illudendosi che il conflitto potesse limitarsi ad una semplice resa dei conti tra lei e la piccola Serbia.\u00a0 Le cancellerie europee, ed in particolare quella inglese, si adoperarono per scongiurare l\u2019urto frontale tra le due nazioni; ma tutto fu impossibile. La Russia, alleata della Serbia, ordin\u00f2 la mobilitazione generale il 30 luglio; ma la Germania, per prevenire ogni azione russa, dichiar\u00f2 la guerra alla Russia. La Francia, che era alleata della Russia, scese in campo e si trov\u00f2 contro la Germania.<br \/>\nPoich\u00e9 la Germania invase il Belgio ed il Lussemburgo nonostante la loro neutralit\u00e0, l\u2019Inghilterra entr\u00f2 nella lotta il 4 agosto per non tollerare che la Germania si insediasse di fronte alla sua isola. L\u2019Italia e la Romania, restarono neutrali, almeno per un po\u2019 di tempo.\u00a0 Cos\u00ec l\u2019Europa, nel giro di poco pi\u00f9 che una settimana, fu trascinata nel turbine di una guerra con tutte le sue tragiche conseguenze morali, culturali, economiche e politiche.\u00a0 A Melegnano nel 1914 i motivi pro o contro la guerra incominciavano ad essere gli argomenti quotidiani in ogni strato della popolazione, anche se la guerra appariva ancora lontana e solo come argomento di discussioni in famiglia o tra la piccola societ\u00e0.\u00a0 Per\u00f2 anche Melegnano, nel 1914, risentiva del clima politico generale che regnava nelle grandi citt\u00e0 e nel<br \/>\nParlamento.\u00a0 L\u2019Italia nel 1914 era diversa da quella di un decennio prima: con la legge elettorale del 1912, Giovanni Giolitti concedeva il suffragio universale maschile, aumentando cos\u00ec di circa cinque milioni il numero degli elettori. Questa massa d\u2019urto che veniva offerta ai partiti politici risvegli\u00f2 di colpo le energie dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra, e tutto il clima politico italiano si fece pi\u00f9 complesso, influenzando anche fortemente le elezioni amministrative dei singoli Comuni.\u00a0 Uno degli argomenti che dividevano i partiti era la questione sociale, cio\u00e8 la posizione degli operai nella societ\u00e0 italiana con la discussione dei problemi del lavoro e della classe lavoratrice.\u00a0<br \/>\nLe forze politiche a Melegnano, negli anni della vigilia, e fino al 1914 si possono considerare raccolte attorno al movimento dei Moderati; al settore cattolico che gi\u00e0 da oltre dieci anni si era organizzato nel Circolo<br \/>\nPopolare; e al movimento Socialista, il quale tuttavia non aveva fatto sentire la sua presenza nelle elezioni perch\u00e9 non esisteva il suffragio universale maschile, prima del 1912. Ma un altro problema discusso alla vigilia della guerra era la questione dell\u2019intervento e della neutralit\u00e0, una questione alimentata sia nei discorsi quotidiani a livello privato, sia con conferenze pubbliche, organizzate dai laici e dai cattolici. Basti pensare che dal luglio 1914 al maggio 1915 i melegnanesi poterono ascoltare dodici conferenze in favore o contro la guerra; ed a queste conferenze vi era una buona partecipazione di massa. Una di queste conferenze fu ascoltata da oltre 500 persone, ed avvenne il 18 aprile 1915, tenuta dal professore avvocato Francesco Rivelli sul tema \u00ab Gli interessi d\u2019Italia nella questione balcanica e ripercussioni della guerra \u00bb.\u00a0 La maggioranza dei melegnanesi era orientata verso la neutralit\u00e0, e le conferenze sulla neutralit\u00e0 e la pace erano quelle maggiormente attese ed ascoltate.\u00a0<br \/>\nLe due correnti pi\u00f9 forti del neutralismo melegnanese, tra loro politicamente avverse, cio\u00e8 socialisti e cattolici popolari, si trovavano sullo stesso piano unitario riguardo alla guerra pur con motivazioni differenti: i cattolici per seguire l\u2019insegnamento evangelico della fratellanza fra i popoli, i socialisti perch\u00e9 erano convinti che in ogni guerra il peso di sangue e di sacrifici sarebbe stato richiesto in maniera pesante solo alla classe operaia.<br \/>\n<br \/><strong>Difficolt\u00e0 amministrative<\/strong><br \/>\n<br \/>Mentre persistevano queste posizioni di fondo sul terreno politico e sulla guerra europea, il giorno 1 luglio<br \/>\n1914 scadeva l\u2019amministrazione Codeleoncini per legge di tempo amministrativo normale.\u00a0 Il 14 luglio avvennero le elezioni amministrative ed il giorno 17 agosto vi fu l\u2019insediamento del nuovo Consiglio comunale. Ma a questo punto incominciarono le baruffe consiliari e politiche. I fatti, complicatissimi, si svolsero cos\u00ec: il 17 agosto si insedi\u00f2 il Consiglio comunale per la prima volta; ma nella stessa seduta del Consiglio, otto consiglieri diedero le dimissioni, ed il Consiglio rimase subito con solo dodici membri; tuttavia il 28 agosto venne ugualmente nominata la giunta, formata da quattro assessori effettivi e due supplenti; per\u00f2 il 9 settembre dello stesso 1914 un decreto prefettizio annullava la nomina della recente giunta municipale, ed in seno al Consiglio sorse una discussione animatissima con il risultato che altri due consiglieri diedero le dimissioni, ed in tal modo il Consiglio comunale rimase con soli dieci consiglieri, esattamente la met\u00e0 dei membri eletti dalle elezioni del luglio; e la seduta venne tolta in un clima arroventato. Il 19 settembre si radun\u00f2 ancora il Consiglio comunale formato, come abbiamo detto, da dieci membri, e venne nominata una giunta comunale, secondo l\u2019ordinanza prefettizia; questa giunta comunale aveva l\u2019incarico di indire nuove elezioni suppletive per completare i dieci consiglieri dimissionari e reintegrare il Consiglio comunale nel suo completo numero di venti. Il 29 ottobre si tennero difatti le elezioni amministrative con una percentuale altissima di astenuti, circa il 40%. Le elezioni per\u00f2 furono ritenute valide; ed il 10 novembre avvenne l\u2019insediamento del nuovo Consiglio comunale nella sua integrit\u00e0 numerica.<br \/>\nI consiglieri eletti furono Edoardo Bertolazzi, Giovanni Bett\u00e9,<br \/>\nGiovanni Biggioggero, Luigi Brianzoli, Salvatore Crotti, Biagio Danova,<br \/>\nEligio De Rossi, Emilio De Rossi, Luigi Fazzini, Giuseppe Lazzari, Pietro<br \/>\nLombardi, Lucillo Maggi, Antonio Margutti, Gaetano Meda, Luigi Oldani,<br \/>\nAngelo Piacentini, Gaetano Pisati, Giovanni Pozzi, Luigi Prinelli, Antonio<br \/>\nSoffientini.\u00a0 Venne eletto sindaco Luigi Prinelli con 15 voti su 20, ma alla fine di novembre dello stesso anno 1914, dopo solo un mese circa di amministrazione, il sindaco diede le dimissioni, e con lui due assessori.<br \/>\nLe dimissioni avvennero perch\u00e9 in sede di raduni privati furono prese decisioni che poi non vennero rispettate in sede di Consiglio comunale.<br \/>\nIl ballo di valzer del Consiglio comunale continua ancora, ed il 16 dicembre fu eletto il nuovo sindaco nella persona di Pietro Lombardi, soprannominato<br \/>\n\u00ab el lumbardin \u00bb, con voti 14 su 20. Pochi mesi dopo, per\u00f2, anche il sindaco Lombardi part\u00ec per il fronte, e nel novembre del<br \/>\n1915, il Consiglio comunale era cos\u00ec ridotto: dei 20 consiglieri,<br \/>\n4 si erano dimessi, uno non sapeva leggere e quindi non poteva esercitare la sua funzione di consigliere; 8 erano richiamati sotto le armi: ed in tal modo il Consiglio comunale di Melegnano nel 1915, gi\u00e0 in piena guerra, era formato da 7 membri su 20. E la guerra sconvolse anche la funzionalit\u00e0 del nostro Consiglio comunale.\u00a0 Ma quali furono i motivi di tanta confusione ed incapacit\u00e0 di una politica amministrativa stabile?<br \/>\nLa popolazione melegnanese al 31 dicembre 1914 era di 7107 abitanti, e con la legge elettorale del governo Giolitti, applicata per la prima volta nelle elezioni politiche nazionali del 26 ottobre 1913, con la quale si dava il suffragio universale maschile, anche gli elettori meleg\u00e0anesi salirono di numero.\u00a0 Prima della legge Giolitti votava soltanto il<br \/>\n10% della popolazione, cio\u00e8 gli elettori melegnanesi erano soltanto coloro che avevano beni, pagavano tasse, possedevano un certa cultura, erano liberi professionisti, cio\u00e8 non appartenenti alla classe proletaria; difatti nell\u2019amministrazione Codeleoncini durata fino al 1914 figuravano un marchese, un avvocato, un ingegnere, un sacerdote, un dottore, diversi esercenti, alcuni industriali, artigiani, commercianti; tutti erano possidenti di terreni e di case.\u00a0 Ma con la legge elettorale di Giolitti, l\u2019elettorato melegnanese cambi\u00f2 la sua fisionomia vecchia di cinquant\u2019anni. Sal\u00ec la percentuale dei votanti dal 10% al 25% e la differenza era data dalle classi sociali che prima erano state escluse, praticamente dalle classi povere del proletariato operaio e manovale di Melegnano; e tale proletariato viveva nelle zone povere di Melegnano, e quindi era formato in prevalenza da aderenti al socialismo. Tuttavia questo allargamento della base elettorale melegnanese, in se assai positivo perch\u00e9 toglieva dal ghetto politico i settori meno considerati e pi\u00f9 sfruttati, non riusc\u00ec ad essere razionale e tecnicamente preparato ai nuovi compiti amministrativi: cessava la politica teorica per iniziare la prassi amministrativa tecnica, e su questo punto il socialismo melegnanese non fu all\u2019altezza del suo grave compito. Questo fu il primo motivo del fallimento amministrativo dopo le elezioni del 1914 quando la maggioranza and\u00f2 alla lista socialista.\u00a0 Un ulteriore motivo consisteva nella assoluta incompatibilit\u00e0 tra i due settori melegnanesi pi\u00f9 agguerriti: cattolici e socialisti.<br \/>\nAlla vigilia elettorale del 1914, nei mesi di febbraio, marzo e aprile, i cattolici definirono tale periodo con\u00a0 nome di Quaresima Rossa, e parole roventi astiose furono scritte contro i compagni socialisti che vennero a Melegnano a tenere comizi, in preparazione della campagna elettorale dell\u2019estate, Filippo Corridoni l\u2019eloquente sindacalista ascoltato in particolar modo dai contadini e dagli operai, Paolino Valera, Bellotti e Crosti. Da parte socialista si metteva l\u2019accento sulle rivendicazioni salariali e politiche, ma non si risparmiavano i colpi bassi contro i cattolici, quando si arrivo\u2019 a definire, come disse il Valera, \u00ab Melegnano un porcaio religioso\u00bb. Cio\u00e8 i temi politici erano tenuti in agitazione con i temi del clericalismo pi\u00f9 acceso e dell\u2019anticlericalismo pi\u00f9 vivo. Ed in tale atmosfera era del tutto impossibile ogni accordo di minima collaborazione tra socialisti e cattolici in sede di Consiglio comunale a Melegnano.\u00a0 Un ultimo motivo fu la mancanza di compattezza dei nuovi consiglieri socialisti: le divisioni interne al partito, le mire ambiziose, le pressioni familiari, le politichette dei gruppuscoli sfociavano apertamente in disaccordo consigliare di gruppo, che invece avrebbe dovuto agire unitariamente.<br \/>\nIl socialismo, accettato dai melegnanesi quasi come un mito di futura societ\u00e0 pi\u00f9 giusta o di unica ideologia insostituibile per l\u2019elevazione e la redenzione della classe operaia, non era poi cos\u00ec efficace nella pratica a stringere in una unica tecnica decisionale i socialisti melegnanesi, quando per la prima volta nella storia del nostro paese arrivarono con il metodo delle elezioni ai banchi della maggioranza nella amministrazione comunale. Le dimissioni a catena di parecchi consiglieri, tre giunte diverse, e tre sindaci, due volte le elezioni amministrative, nel periodo di un anno e mezzo, dall\u2019agosto 1914 al dicembre 1915, rappresentarono il fallimento non pi\u00f9 soltanto politico, ma civico ed umano, alla vigilia della guerra 1915-1918.\u00a0 Comunque, al di l\u00e0 del quadro fallimentare, un elemento politico era ormai dato come realistico: la presenza della classe operaia nella vita amministrativa di Melegnano; cio\u00e8, l\u2019uscita dai cortili e dalle vie rionali per un contatto diretto con altri centri melegnanesi.\u00a0 Non pi\u00f9 una visione verticale e rigida della propria vita quotidiana; ma si affacciava la necessit\u00e0 di considerare anche quella Melegnano operaia e vivente del salario settimanale come una forza con la qua-e, presto o tardi, bisognava fare i conti. Il proletariato melegnanese aveva iniziato la propria strada: e fu questo un dato di fatto socialmente positivo.\u00a0 Gli eventi della guerra mondiale ridussero l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019amministrazione comunale, ed il Consiglio era decimato negli uomini, perch\u00e9 erano partiti per il fronte; Antonio Soffientini, fino all\u2019agosto 1917 esercit\u00f2 le funzioni di sindaco, poi arriv\u00f2 il commissario prefettizio Eugenio Gola fino al termine della guerra. Nel novembre 1920 comincio a funzionare il nuovo Consiglio comunale con maggioranza socialista.\u00a0 Un problema che si poneva da alcuni anni con una certa urgenza era il rilancio della Fiera del Perdono, per una maggiore importanza ed uno sviluppo pi\u00f9 vasto con propaganda pi\u00f9 efficace. Il<br \/>\n12 novembre 1914 si tenne un incontro tra melegnanesi, esercenti, commercianti, artigiani e politici per iniziativa di Federico Grazzani, Carlo Berra,<br \/>\nLudovico Caminada, Giacomo Del Corno, Angelo Bernini, Teofilo Pavesi, che diressero la discussione e prepararono un rapporto da presentare all\u2019amministrazione comunale con queste parole: \u00ab \u00c8 noto il desiderio della cittadinanza ed il voto consigliare di ridare alla nostra Fiera del Perdono, andata ormai in decadenza, l\u2019antico splendore. All\u2019uopo \u00e8 d\u2019avviso sia da nominarsi una commissione di cinque membri, composta da persone pratiche, competenti e volonterose, che ponga le direttive in base alle quali abbia a svolgersi la Fiera, ne prospetti lo sviluppo, ne concreti le modalit\u00e0 ed esponga tutto quanto creder\u00e0 opportuno affinch\u00e9 la Fiera acquisti l\u2019auspicato incremento \u00bb. E la commissione fu realmente eletta, ma anche qui la guerra ridusse ogni sforzo di rinascita fieristica.\u00a0<br \/>\nChiuso questo argomento di sfondo mministrativo comunale, ritorniamo alle vicende belliche.<br \/>\n<br \/><strong>Le vicende belliche<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019Italia fin dal 20 maggio 1882 era legata in alleanza con la Germania e con l\u2019Austria. La sostanza dell\u2019accordo, che era di carattere esclusivamente difensivo, consisteva in una promessa reciproca di assistenza e di aiuti militari nel caso di un attacco francese alla Germania o all\u2019Italia, o nel caso di un attacco dei Russi. Invece, nell\u2019eventualit\u00e0 di una guerra con altre potenze, l\u2019impegno era di una benevola neutralit\u00e0. L\u2019Italia per\u00f2 aggiungeva una ulteriore dichiarazione con la quale assicurava che mai in nessun caso sarebbe entrata in guerra contro gli Inglesi, perch\u00e9 la nostra potenza navale era del tutto inferiore a quella inglese.\u00a0\u00a0 Quando scoppi\u00f2 la guerra nel 1914 il governo italiano era alle prese con le preoccupazioni del bilancio e con le agitazioni socialiste.\u00a0 Ma essendo la guerra contro la Serbia manifestamente aggressiva, non c\u2019era per l\u2019Italia, secondo i patti del maggio 1882, nessun obbligo di intervento. E difatti la dichiarazione di neutralit\u00e0 italiana del 2 agosto 1914 chiar\u00ec la posizione internazionale dell\u2019Italia.\u00a0 Capo del governo italiano era Antonio<br \/>\nSalandra che incaric\u00f2 il ministro degli esteri Sidney Sonnino per avviare negoziati con i gruppi di nazioni belligeranti.\u00a0 Il 26 aprile<br \/>\n1915 veniva firmato a Londra un patto con l\u2019Inghilterra: se entro un mese l\u2019Italia fosse intervenuta in guerra, accanto all\u2019Inghilterra ed alla Francia contro l\u2019Austria e contro la Germania, alla fine del conflitto l\u2019Italia avrebbe avuto la Venezia Tridentina fino al Brennero, l\u2019intera Venezia<br \/>\nGiulia, eccetto Fiume, parte della Dalmazia, sovranit\u00e0 sul Dodecanneso, il protettorato sullo stato albanese e forti compensi in Africa.\u00a0<br \/>\nA questo punto i neutralisti cercarono di fermare il corso degli eventi con una dimostrazione della maggioranza parlamentare. Ma sulle piazze e nei giornali, Bissolati, Mussolini, Corridoni, Cesare Battisti e soprattutto<br \/>\nD\u2019Annunzio incitavano alla guerra. La corrente neutrale di Giolitti fu messa in minoranza. L\u2019entusiasmo della guerra aveva guadagnato quasi tutta la nazione: a Roma, a Milano, a Napoli, a Firenze immense folle di popolo invocavano la guerra, riscaldando le focose giornate di maggio; e il re, seguendo la volont\u00e0 della nazione, riconfermava il governo Salandra.<br \/>\nIl 24 maggio era dichiarata guerra all\u2019Austria: si apriva il fronte italiano di guerra.<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019aiuto melegnanese<\/strong><br \/>\n<br \/>Mentre i soldati partivano per il fronte, in tutta Italia sorgeva il Comitato di preparazione civile, chiamato poi Comitato di mobilitazione civile. Gli scopi di tale comitato erano di provvedere all\u2019assistenza delle famiglie dei militari, preparare gli ospedali per i feriti, prevenire la diffusione delle malattie infettive, tenere alto il morale della nazione e predisporre tutto il fabbisogno che le circostanze avrebbero richiesto.\u00a0 In Melegnano vennero formate commissioni per queste finalit\u00e0: raccolta di fondi; distribuzione di sussidi; assistenza ai bambini; ospedale della croce rossa, ufficio informazioni e corrispondenza con i militari. I membri delle commissioni distribuiti in gruppetti furono Pietro Lombardi, don Fortunato Casero,<br \/>\nFerruccio Dezza, Ernesto Clerici, Amilcare Cattaneo, Angelo Grazzani, Donato<br \/>\nRusconi, Antonio Margutti, Luigi Goglio, le Suore domenicane, il pretore avvocato Tola. Medici, maestri, preti, esercenti, operai, artigiani, tutti uniti al di sopra delle divisioni ideologiche, moderati con socialisti, clericali con indipendenti, laureati ed ignoranti. In un documento pubblico il Comitato cos\u00ec si rivolgeva ai melegnanesi: \u00ab Purtroppo questa guerra cruenta ed immane in cui milioni e milioni di uomini vi sono impegnati, continua col maggior inasprimento, con la maggior tenacia, ed ancora nessun indizio ci d\u00e0 a sperare in una prossima pace. Non importa essere stati od essere tuttora dei neutralisti o degli interventisti.<br \/>\nSi tratta di lenire tanti dolori, di soccorrere tante miserie; e tutti quanti hanno cuore generoso, devono concorrere in quest\u2019opera buona ed umanitaria \u00bb.\u00a0 Sorsero pure altri organismi: Sottocomitato femminile di preparazione civile; opera nazionale dello scaldarancio con sede all\u2019oratorio maschile; serate di beneficenza pro Croce Rossa Melegnanese, pro feriti, pro assistenza ed asilo dei figli dei militari; commissione provinciale per la confezione degli indumenti militari presieduta da Pellegrino Origoni; pacco del soldato; comitato per le onoranze e per gli erigendi ricordi marmorei per i caduti.\u00a0 La raccolta dei fondi, operata dal Comitato di preparazione civile, diede un risultato di lire 22.837,41. Particolare cura era per i profughi, per i quali era sorto anche a Melegnano il Patronato<br \/>\nProfughi.\u00a0 Tutta quest\u2019opera \u00e8 riassunta in una relazione che fu inviata al Prefetto di Milano, firmata dal Commissario Prefettizio, avvocato Eugenio Gola e dal Segretario Comunale Giuseppe Brighenti, in data 26 giugno 1918. Dice infatti la relazione: \u00ab Il 4 novembre 1917<br \/>\nMelegnano ospit\u00f2 la prima famiglia composta di dieci profughi, provenienti dalle terre invase.\u00a0 Alloggio, viveri, letti, biancheria, masserie e quanto abbisogn\u00f2 loro direttamente necessario fu provveduto con ogni sollecitudine.\u00a0 Poco dopo altre famiglie sopraggiunsero, ed a ciascuna di esse si us\u00f2 il trattamento fatto alla prima.\u00a0 Ad iniziativa del locale Comitato di Assistenza Civile, e col concorso del<br \/>\nBenemerito Corpo Insegnante, di volenterosi signori e signore del paese, fu indetta una passeggiata di beneficenza ed aperta una sottoscrizione a favore dei profughi, le quali fruttarono qualche migliaio di lire ed indumenti. Ad opera del Comitato i profughi furono riforniti in pi\u00f9 riprese di altri indumenti e biancheria che l\u2019Onorevole Comitato di Milano per la raccolta dei fondi, la benemerita Commissione delle Signore della<br \/>\nSociet\u00e0 Dante Alighieri e l\u2019illustrissimo signor Emilio Quadrio misero a disposizione.\u00a0 Anche un discreto numero di calzature venne loro distribuito gratis. E di tutto, i profughi si sono mostrati soddisfatti e grati.\u00a0 Non meno premurosa e cordiale fu l\u2019assistenza morale che autorit\u00e0 e cittadini ebbero loro a prestare.\u00a0 Le entrate a favore dei profughi ammontano sino ad oggi a lire 15.166,15 ivi comprese lire 12.235,80 spedite da codesta Prefettura.\u00a0 Il numero dei profughi costantemente qui residenti \u00e8 di 50, a ciascuno dei quali si corrisponde in media il soccorso giornaliero di lire 1,50.\u00a0 Pur sempre assai desiderosi di far ritorno alle rispettive case, i profughi si mostrano lieti del soggiorno di Melegnano, tanto che alcuni si sono adoperati perch\u00e9 famiglie profughe parenti ed amiche residenti altrove, fossero trasferite a Melegnano, come infatti avvenne. Colla massima osservanza: Gola-Brighenti \u00bb.<br \/>\n<br \/><strong>La fine della guerra<\/strong><br \/>\n<br \/>E finalmente venne la fine della guerra anche per l\u2019Italia. A Melegnano come in tutti gli altri paesi, la gioia fu incontenibile.\u00a0 Togliamo da una pubblicazione melegnanese la seguente cronaca, che \u00e8 pi\u00f9 eloquente di ogni altra esposizione:<br \/>\n\u00abLo spettacolo di domenica 10 novembre sar\u00e0 indimenticabile.\u00a0<br \/>\nLa parola del tenente Borzacchi elettrizz\u00f2 l\u2019uditorio, rievocando tutta l\u2019epopea della tenzone che condusse alla vittoria, e commemorando i prodi che si immolarono o si distinsero per la pi\u00f9 grande patria.<br \/>\nSulla piazza della chiesa di san Giovanni era un formicolio ben raramente visto. L\u2019uscita dal tempio delle autorit\u00e0 con a capo l\u2019onorevole nostro deputato avvocato Valvassori-Peroni, che tanto ha partecipato alle opere di assistenza e di sostegno delle doloranti vittime, \u00e8 applaudito dalla folla, che si rivolge tutta unanime verso una meta, l\u2019Ossario dei<br \/>\nCaduti dell\u20198 Giugno 1859. Col\u00e0 lo spettacolo \u00e8 grandioso: dalla gradinata al campo fiorito, dalla cancellata al viale, allo stradone provinciale \u00e8 un agitarsi di persone che rendono omaggio ai caduti di un giorno, unendoli ai generosi che anche ora hanno sacrificato la loro vita per la Patria. Poi l\u2019immensa fiumana sfolla lentamente, e nei cuori di tutti rimane vivo il ricordo e l\u2019affetto ai nostri cari perduti \u00bb.\u00a0<br \/>\nMelegnano rispose pure al Servizio del Volontario Civile, dipendente dal<br \/>\nMinistero per l\u2019Industria, il Commercio ed il Lavoro.\u00a0 Lo scopo del<br \/>\nVolontariato Civile era quello di utilizzare tutte le energie nazionali, perch\u00e9 la produzione agricola ed industriale non mancasse di personale.\u00a0<br \/>\nIn data 25 maggio 1918 gli aderenti erano 16 melegnanesi, 12 per lavori riguardanti il razionamento dei generi alimentari, 1 (ingegnere) per lavori edilizi, stradali ed idraulici, 1 per lavori di ufficio, 1 per direzione di azienda agricola, 1 per spedizione prodotti agricoli.\u00a0 Le statistiche riguardanti il conflitto stanno in questi termini: morti sotto le armi<br \/>\n89 di cui 45 sposati e 44 non sposati.\u00a0 Orfani di guerra 24. Soldati disertori o che non si sono presentati alla chiamata o che fuggirono dal loro comando militare 40 dei quali 2 furono condannati all\u2019ergastolo; 4 dai dieci ai trenta anni di carcere; 34 con pene varianti da un anno a dieci anni di carcere. Ai morti sotto le armi bisogna aggiungere un altro gruppo (circa 20) di morti in paese, in seguito a ferite gravi o a malattia contratta al fronte.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova amministrazione All\u2019inizio del nostro secolo le elezioni amministrative supplettive del 1902 diedero come risultato una amministrazione civica di buona volont\u00e0: Francesco Dezza, sindaco; Giuseppe Sangregorio Galli, Innocente Rossi, Francesco Cordoni, Pellegrino Origoni, erano gli assessori.\u00a0 L\u2019erezione del monumento ai Caduti della battaglia dell\u20198 giugno 1859 rappresent\u00f2 il primo collaudo della collaborazione dell\u2019opinione 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