{"id":3005,"date":"2003-04-27T18:26:34","date_gmt":"2003-04-27T18:26:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3005"},"modified":"2003-04-27T18:26:34","modified_gmt":"2003-04-27T18:26:34","slug":"storia-pagina004sv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sv.htm","title":{"rendered":"Il dopoguerra ed il Fascismo"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td><strong>Le organizzazioni politiche e la ripresa civica<\/strong><br \/>\n<br \/>\nNell\u2019agosto del 1917, in piena guerra, mentre erano al fronte anche parecchi membri del Consiglio comunale, compreso il sindaco, per l\u2019impossibilit\u00e0 obiettiva del funzionamento regolare amministrativo, Antonio Soffientini dava le dimissioni e veniva sostituito da un commissario regio prefettizio,<br \/>\n      Eugenio Gola, che amministr\u00f2 il Comune fino al 2 maggio 1919, a guerra terminata.\u00a0 E in attesa di una normalizzazione politica ed amministrativa in campo nazionale e provinciale, si continu\u00f2 con un altro commissario,<br \/>\n      Giovanni Cairo, che dur\u00f2 nella carica fino al novembre del 1920, perch\u00e9 in tale data si radun\u00f2 il primo Consiglio comunale del dopoguerra in seguito a regolari elezioni amministrative.\u00a0 Nell\u2019immediato dopoguerra, dal punto di vista politico, inizi\u00f2 un febbrile attivismo su tre settori locali che sensibilmente andavano differenziandosi tra loro sempre pi\u00f9 in fatto di scelte e di programmi: socialisti, cattolici, laici moderati.\u00a0 Anche a Melegnano si organizz\u00f2 ben presto il movimento socialista, come partito, con propri iscritti e tesserati, con raduni, con propaganda e comizi. La forza di penetrazione socialista a Melegnano era notevole perch\u00e9 favorita dalla presenza massiccia di lavoratori salariati, giornalieri, manovali, proletari, parecchi dei quali lavoravano con contratti a scadenza stagionale. Tanto pi\u00f9 che, per la legge di Giolitti del 1912, si estendeva il diritto di voto a tutti i maschi, compresi gli analfabeti, ed in tal modo anche a Melegnano il corpo elettorale si ingrandiva a beneficio di coloro che fino allora ne erano esclusi perch\u00e9 privi di censo e di beni, che erano in definitiva i titoli necessari e sufficienti per avere diritto a votare.\u00a0 In<br \/>\n      Italia si pass\u00f2 da tre milioni di elettori a otto milioni. Tuttavia l\u2019opinione pubblica, senza tante distinzioni, confondeva troppo spesso il movimento socialista ed i suoi obiettivi con le frange di teppismo, di radicalismo e di sovversivismo, e si metteva tutto insieme: socialismo, massoneria ed anticlericalismo, perch\u00e9 a molti temi di politica estera ed interna si mescolavano atteggiamenti pettegoli locali che diventavano pretesti per polemiche e baruffe tra gruppi antagonisti.\u00a0 Il movimento socialista, quindi, vedeva se stesso confuso ed interpretato con definizioni che nella mente dei suoi uomini migliori, chiamati dai melegnanesi socialisti giusti, non erano condivise. Non si dava troppa importanza quando i socialisti denunciavano le ingiustizie sociali di una societ\u00e0 ancora feudale in alcuni settori, specie nelle cascine e nei campi; non si avvertiva il messaggio urgente e pratico sui salari e sulle ore di lavoro giornaliero, sulla situazione delle abitazioni, sul lavoro dei fanciulli, in alta percentuale anche a<br \/>\n      Melegnano. Non si riusciva a capire che proprio il socialismo a Melegnano si batteva, pur tra difficolt\u00e0 di un proletariato semianalfabeta, vivace ed anche polemicamente rozzo; era il portavoce pi\u00f9 aperto di nuove esigenze e di nuovi cammini economici, ed in ultima analisi era produttore di nuove impostazioni morali, dal momento che si faceva interprete di quelle classi lavoratrici che per lunghi secoli a Melegnano erano state ritenute di poca considerazione.\u00a0 Non fa meraviglia quindi che le masse lavoratrici si sentissero per la prima volta considerate dalla politica e si unissero al movimento socialista che proponeva esperienze dirompenti rivoluzionarie di tipo russo leninista.\u00a0 Non fu dunque un caso strano ed imprevedibile che anche a Melegnano il socialismo fosse largamente accettato.<br \/>\n      E non fu un controsenso storico se nelle prime elezioni amministrative locali, avvenute dopo la guerra, quelle del 1920, la lista socialista ebbe il trionfo, sia nella maggioranza consiliare sia con un suo sindaco, nella persona di<br \/>\n      Pietro Lombardi.\u00a0 Avversario al movimento socialista, il secondo settore politico era quello di stretta diramazione cattolica e che faceva capo al clero melegnanese ed aveva i punti forti nelle associazioni cattoliche e specialmente nella dottrina cristiana della domenica pomeriggio.\u00a0 Inoltre vi erano parecchie famiglie di lunga tradizione cattolica, mentre buona opinione riscuoteva il parroco Fortunato Casero venuto a Melegnano il 27 luglio 1908.\u00a0 I cattolici a Melegnano si trovavano abbastanza nella possibilit\u00e0 di organizzarsi, perch\u00e9 trasferirono nella politica lo spirito organizzativo che avevano da secoli nelle Scuole della dottrina cristiana e nelle Congregazioni di vario tipo. Soprattutto erano convinti della bont\u00e0 assoluta del loro accettato e pacifico attaccamento al movimento cattolico politico, perch\u00e9 la propaganda antisocialista suonava a tamburo battente gli errori, le violenze, le intemperanze della rivoluzione russa, facendo perno sul delicato e sensibile settore della lotta religiosa. Il bollettino \u00ab La Campana \u00bb uscito con il primo numero nel febbraio 1908, a tiratura molto elevata, rappresentava e divulgava con i suoi scritti questo secondo settore sociale melegnanese.<br \/>\n      Del resto bisogna osservare che il popolo melegnanese era sostanzialmente cristiano, inserito nelle associazioni e gravitante attorno alle chiese dei rioni ognuno dei quali rappresentava una mini-citt\u00e0 entro il perimetro comunale, e che fin dal 1500 ogni domenica aveva le spiegazioni religiose della dottrina e periodicamente frequentava le novene, i riti solenni e le feste rionali, e che fin dalla fanciullezza era indirizzato alla formazione mediante la famiglia e gli oratori maschili e femminili.\u00a0<br \/>\n      Ed anche qui, dunque, non era un contegno antistorico che, apertasi la lotta politica, il settore cattolico si ponesse in cammino, sfruttando ogni energia di persone e di prestigio per organizzarsi e concretare con una presenza attiva le sue posizioni ideologiche in seno all\u2019amministrazione comunale, con l\u2019adesione e la costituzione anche a Melegnano del Partito Popolare<br \/>\n      Italiano, nel 1919.\u00a0 Un terzo settore era invece rappresentato da coloro che non accettavano le teorie socialiste e neppure le proposte cattoliche, sia per una innata antipatia alla politica, sia per quieto vivere, sia per poca fiducia negli uomini pi\u00f9 rappresentativi dei due grossi schieramenti, e sia anche per i propri interessi personali. Costoro appartenevano al settore dei laici moderati, rispettosi del clero senza frequentarlo, sospettosi del socialismo senza direttamente esporsi.\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ragazzo in uniforme scura con berretto e fascia bianca a X sul petto.\" height=\"143\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/duce02.jpg\" width=\"118\" style=\"aspect-ratio:118\/143\">Non formavano un partito organizzato come i primi due, ma erano tenuti insieme da contatti amichevoli, da bianche cospirazioni utilitaristiche e da una certa ostentata superiorit\u00e0 ma fu anche da questo settore che uscirono uomini di schietta seriet\u00e0 amministrativa e di indiscussa onest\u00e0 e disinteresse.\u00a0 Questi orientamenti segnavano quindi la ripresa politica ed amministrativa di Melegnano nell\u2019immediato dopoguerra. Ma nello stesso tempo si muoveva qualche altro settore, nel clima della ripresa civica e sociale, ne diamo alcuni esempi: nello stesso anno 1919 Vincenzo Bettoni riscuoteva applausi in ogni parte del mondo per la lirica operistica; Vincenzo<br \/>\n      Benini si laureava dottore in medicina a Padova; Innocentina Caminada si laureava in Lettere a Roma; Antonio Marovelli era segnalato per le future gare olimpiche internazionali; e venivano riconosciuti degni di onorificenze militari Giuseppe Giavarini, Luigi Polli, Francesco Confalonieri ed il sacerdote<br \/>\n      Francesco della Vedova, che pi\u00f9 tardi lascer\u00e0 la veste.\u00a0<br \/>\n      Il 29 ottobre 1920 terminava la gestione amministrativa il commissario prefettizio<br \/>\n      Giovanni Cairo, perch\u00e9 veniva insediato il primo Consiglio comunale del dopoguerra, in seguito alle elezioni amministrative. I consiglieri eletti furono, in ordine alfabetico, Belloni Natale, Beretta Leone, Biggioggero<br \/>\n      Giovanni, Caminada Ludovico, Castelfranchi Giovanni, Cavioni Carlo, Ceremeletti<br \/>\n      Giuseppe, Clerici Ambrogio, Costa Giov. Battista, Crotti Salvatore, Dezza<br \/>\n      Edoardo, Fazzini Luigi, Gardino Giovanni, Lombardi Pietro, Maestri Antonio,<br \/>\n      Meda Gaetano, Pozzi Giovanni, Rossi Mario, Spinelli Menotti, Vassura Enrico.<br \/>\n      E la giunta comunale fu composta da socialisti con sindaco Lombardi Pietro.<br \/>\n      Il discorso programmatico del sindaco, che \u00e8 giunto fino a noi, ricordava che essi erano l\u00ec in nome del socialismo in difesa della classe lavoratrice; e si scagliava polemicamente contro gli \u00ab omenoni \u00bb che avevano, a suo dire, ridotto il bilancio fino all\u2019osso. <br \/>\n<strong>L\u2019amministrazione socialista<\/strong><br \/>\n<br \/>Queste elezioni dell\u2019ottobre del 1920, che portarono al Comune i socialisti, furono forse uno scacco alla lista cattolica melegnanese, che tuttavia non si era presentata compatta come si potrebbe credere: sulla Campana di questi tempi si parla chiaramente di discordie interne e di esterni malcontenti, di posizioni ambigue e di sotterfugi dannosi per essere eletti.\u00a0 Comunque, una nuova forza si affacciava alla ribalta amministrativa melegnanese: i socialisti, che anche sul piano nazionale economico, oltre che politico, erano imbevuti dalla speranza immediata di una rivoluzione come quella russa del 1917. Ed anche i socialisti melegnanesi pensavano che la rivoluzione fosse una cosa semplice, nonostante che l\u2019insegnamento vivo di Lenin pi\u00f9 volte avvertisse che ogni rivoluzione richiedeva uomini di vasta sensibilit\u00e0 politica e non solo animati da romantica volont\u00e0 o addirittura da velleit\u00e0.\u00a0<br \/>\nParecchi socialisti melegnanesi erano dotati di una buona volont\u00e0, animati da indiscusso zelo per la classe operaia; ma non erano preparati da nessuna base fondamentale, per distinguere tra ideologia di base e tecnica dell\u2019applicazione politica all\u2019amministrazione. Purtroppo anche il socialismo era come un seme, e, come tutte le grandi idee, aveva bisogno di maturare nel vaglio purificatore e severo del tempo, perch\u00e9 i frutti non possono essere immediati, quando si tratta di una grande causa. Nacque una ostile intransigenza fondamentale tra socialisti e cattolici negli anni 1920, 1921 e 1922, talvolta con scontro non soltanto verbale.\u00a0<br \/>\nDall\u2019ottobre 1920 all\u2019agosto 1922, nonostante che fosse un periodo relativamente breve, la prima amministrazione socialista port\u00f2 a compimento riforme e leggi sociali alcune delle quali rimasero feconde anche per l\u2019avvenire: la revisione dell\u2019elenco dei poveri, con l\u2019ampliamento della loro assistenza sanitaria; il controllo dei prezzi sul latte e sulla carne; lo studio per il progetto di un secondo pozzo in Largo Crocetta e per una eventuale serie di bagni pubblici, docce e lavatoi; disposizioni ed approfondimento sul grave problema della disoccupazione; indennit\u00e0 al caro viveri per i dipendenti comunali che erano 18 (segretario &#8211; due applicati &#8211; uno scrivano<br \/>\n\u2013 un messo comunale &#8211; una guardia &#8211; tre spazzini &#8211; due medici &#8211; una levatrice<br \/>\n&#8211; un veterinario &#8211; un seppellitore &#8211; un bidello &#8211; un fontaniere &#8211; due custodi carcerari maschile e femminile); contributo al Consorzio provinciale per l\u2019assistenza clinica e balneare alla fanciullezza; ambulatorio giornaliero all\u2019Ospedale Predabissi; alloggio ai senza-tetto; costituzione del Comitato provvisorio per la costruzione di case popolari; apertura di una scuola serale e festiva di disegno e di meccanica; voto positivo di riconferma ai fabbriceri parrocchiali (Caminada Vincenzo, Origoni Pellegrino, Cremascoli<br \/>\nAlberto); comitato \u00ab Pro Scuola \u00bb per i problemi dell\u2019assistenza scolastica; incoraggiamento per la funzionalit\u00e0 di nuove risaie nel territorio agricolo del nostro Comune.\u00a0 Qualche cosa, dunque, incoraggiava a muoversi nel settore tipicamente sociale e in favore delle classi meno abbienti. E non sempre l\u2019opposizione cattolica valut\u00f2 la sostanza di queste iniziative, ma piuttosto continuava a vedere la base anticlericale e demagogica di questa piattaforma programmatica.\u00a0 Mentre si stava impostando l\u2019esecuzione di tutto questo lavoro, che indubbiamente avrebbe portato un avanzamento qualitativo della classe operaia ed una indubbia conquista sociale, avvenne il fatto clamoroso: il Primo Maggio<br \/>\n1922 fu esposta la bandiera rossa al balcone della Casa Comunale, in piazza; ed era forse un gesto pi\u00f9 di intemperanza e di irriflessione che una sfida provocatoria.\u00a0 Pero bast\u00f2 questo gesto perch\u00e9 dalle opposte sponde antisocialiste scattassero le reazioni e le conclusioni prese dall\u2019alto: con decreto prefettizio il sindaco Pietro Lombardi fu deposto, con la nomina del commissario Marco Gentili il 6 maggio 1922.<br \/>\nEd il decreto reale del 25 giugno 1922 scioglieva tutto il Consiglio comunale ed affidava la reggenza commissariale ad un altro commissario, Giuseppe<br \/>\nCastelli.\u00a0<br \/>\n<br \/><strong>La svolta<\/strong><br \/>\n<br \/>\nFu un avvenimento doloroso non tanto per i riflessi immediati, quanto per le conseguenze future. Dal giugno 1922 al\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Donna seduta accanto a bambini su gradini esterni.\" height=\"262\" src=\"https:\/\/www.melegnano.net\/wp-content\/uploads\/legacy\/images\/duce03.jpg\" width=\"148\" style=\"aspect-ratio:148\/262\">febbraio<br \/>\n      1923 nessun rappresentante politico pot\u00e9 amministrare e continuare il programma ricco di promesse sociali e necessarie. Il collaudo della prima amministrazione socialista era finito miseramente tra polemiche, accuse e controaccuse. Non si pot\u00e9 maturare la dialettica tra maggioranza e minoranza, tra governo ed opposizione, che \u00e8 il presupposto primo di ogni sana democrazia popolare. Ma soprattutto approfond\u00ec il solco che divideva ormai inequivocabilmente due settori e due orientamenti politici.<br \/>\n      L\u2019opinione pubblica rimase scossa: l\u2019esperimento del Consiglio comunale del dopoguerra, che doveva essere l\u2019espressione della rinnovata capacit\u00e0 legislativa melegnanese dopo gli anni della guerra dava ragione a coloro che vedevano la politica come una cosa sporca. Ma la conseguenza pi\u00f9 grave fu un\u2019altra: quando si costitu\u00ec il nuovo Consiglio comunale il 20 febbraio 1923 era gi\u00e0 avvenuta la Marcia su Roma operata dal fascismo; ed i venti consiglieri melegnanesi furono quasi tutti di fede antisocialista, alcuni gi\u00e0 iscritti al fascio, altri simpatizzanti, altri del partito popolare, altri animati da zelo amministrativo per una specie di restaurazione dopo quello che chiamavano \u00ab l\u2019avventura socialista<br \/>\n      \u00bb: Caminada Ludovico, Bernini Angelo, Berra Carlo, Grazzani Federico,<br \/>\n      Fasana Giuseppe, Cozzi Achille, Bianchi Eugenio, Pavesi Teofilo, Giudici<br \/>\n      Vittorio, Danova Giuseppe, Servida Giuseppe, De Giorgi Antonio, Anni Giuseppe,<br \/>\n      Maiocchi Edoardo, Del Corno Giacomo, Lorini Luigi, Broggini Edoardo, Piacentini<br \/>\n      Angelo, Castelli Giuseppe, Rossi Ermenegildo: personalit\u00e0 di indiscusso valore civico, di doti personali, e se vogliamo anche di rettitudine amministrativa, dal momento che quasi tutti erano impegnati in settori pubblici ed economici.<br \/>\n      Ma la forza di Roma era ben chiara e precisa nel condizionare ogni futuro programma. Difatti riusc\u00ec come sindaco l\u2019uomo tra i pi\u00f9 preparati sia culturalmente sia politicamente come richiedevano le recenti esigenze centrali: Federico Grazzani.\u00a0 Altri paesi e cittadine furono costretti a cambiare il corso Della loro storia mentre erano nel fiore e nella sana operosit\u00e0 feconda amministrativa; invece a Melegnano socialisti e cattolici perdevano in modo squallido ed indecoroso la difficile battaglia per la democrazia.\u00a0 Per\u00f2 non tutto fu vano: gli uomini del socialismo melegnanese e quelli del partito popolare cattolico, ridotti al silenzio ed ad un possibile esame di coscienza politico, conserveranno viva la loro convinzione e con difficolt\u00e0 si piegheranno al nuovo corso. Ma alcuni di essi saranno pronti ad uscire nel periodo della resistenza dopo la fine della seconda guerra per riprendere un cammino democratico dopo vent\u2019anni.\u00a0<br \/>\n      Parve che per alcun tempo la calma fosse tornata, che regnasse finalmente l\u2019ordine e che il paese respirasse un atmosfera pi\u00f9 pacata; gli episodi passati furono interpretati come deformazioni dell\u2019assetto civile melegnanese.\u00a0<br \/>\n      Si ripresero i temi pi\u00f9 urgenti: bilancio, risanamento delle casse pubbliche, iniziative assistenziali, accordi per i lavori pubblici, rilancio del commercio locale; e risale al 28 aprile 1923 la costituzione del primo comitato per la Fiera del Perdono, per allargare a tre giorni il tempo della stessa fiera. <br \/>\n<strong>Il fascismo<\/strong><br \/>\n<br \/>Intanto anche a Melegnano era sorta la sezione del fascio; si affissero manifesti murali e vi furono incontri a livello privato e pubblico per chiarire la posizione del nuovo governo. Ma era chiaro che tutti i partiti erano tendenzialmente antifascisti, e solo una frangia della piccola borghesia melegnanese era favorevole.<br \/>\nAnche a Melegnano vi furono scontri tra gruppi opposti che erano alimentati dalle loro propagande.\u00a0 Ma la marcia su Roma non era avvenuta invano.<br \/>\nDal 1922 al 1928 Mussolini ed il fascismo elaborarono una serie di leggi che soppressero il regime costituzionale e liberale e che instaurarono in Italia il regime totalitario; aboliti i partiti politici; controllata la stampa; istituita la censura sulla radiodiffusione e sulle pubblicazioni; ristretta e regolata la possibilit\u00e0 di riunione e di associazione; puniti come reato lo sciopero e la serrata; istituito il tribunale speciale contro i reati politici; stabilita la condanna al confino per gli antifascisti militanti.\u00a0 Ed anche Melegnano, senza gravi scosse, si adatt\u00f2 al nuovo regime, il quale ogni giorno raccoglieva sempre pi\u00f9 numerosi aderenti.<br \/>\n<br \/>\nUna questione che si affacciava viva e discussa fu, nel 1924, la unificazione dei Comuni circondari: si volevano, cio\u00e8, unire al Comune di Melegnano i territori di Vizzolo, Colturano,<br \/>\n      Riozzo, Pedriano, Santa Brera, Rocca Brivio e Rampina. I motivi che giustificavano tale progetto erano di ordine sociale, culturale, assistenziale, e religioso:<br \/>\n      Melegnano serviva i paesi circonvicini con il suo mercato, servizio postale, servizio telefonico e telegrafico, con la ferrovia, con il servizio di autonoleggio, automobilistico pubblico, di banche, di servizio funebre; a Melegnano esisteva l\u2019unica scuola secondaria di avviamento al lavoro della zona, tutti gli uffici sindacali e corporativi istituiti dal regime fascista, gli uffici di assistenza legale; Melegnano costituiva la sede della parrocchia dalla quale le suddette popolazioni limitrofe dipendeva da oltre cinque secoli.<br \/>\n      Ma i motivi pi\u00f9 forti erano quelli politici: i Comuni della zona facevano parte della segreteria politica melegnanese ed avrebbero potuto potenziare con maggiore efficacia le istituzioni fasciste che dovevano permeare la vita della popolazione: Opera nazionale Balilla, che avrebbe avuto una sua sede; gli interventi associativi e formativi alla fanciullezza melegnanese e dei dintorni; l\u2019Opera della Maternit\u00e0 ed Infanzia che provvedeva al permanente nido d\u2019infanzia, un dispensario per la visita e la cura dei bambini, ed un refettorio materno; la costituzione di un centro demografico per lo studio dei bisogni delle popolazioni.\u00a0 Ma grosse difficolt\u00e0 locali e periferiche, oltre che motivi di campanilismo e di tradizioni per la perdita delle autonomie, rimandarono la questione al 1932, quando ancora si riprese con pi\u00f9 intensit\u00e0 tutta la problematica con tentativo di definitiva soluzione.\u00a0 La consistenza fascista a Melegnano intanto si consolidava fino a che nella primavera del 1924, con una delibera dell\u20198 maggio, il Consiglio comunale decretava di dare la cittadinanza onoraria melegnanese a Benito Mussolini con questo testo: \u00ab A sua eccellenza<br \/>\n      Benito Mussolini, presidente del Consiglio dei ministri, soldato invitto, incomparabile condottiero, che con valore indomito, altissimo senso e sommo amore, salv\u00f2 l\u2019Italia dall\u2019estrema caduta, ripristinando prestigio, l\u2019antica terra di Marignano riconoscente, con orgoglio, con devozione e con inestinguibile fede, conferisce la cittadinanza \u00bb: l\u2019ordine del giorno fu salutato da applausi lunghissimi e con ripetuti eia! eia! eia!<br \/>\n      alal\u00e0! da tutto il pubblico presente. Nello stesso anno 1924 altri fatti saldarono il paese al fascismo: le votazioni politiche con il risultato del 98% dei s\u00ec; l\u2019inizio del corso per premilitari con la presenza di 75 giovani di Melegnano e dei dintorni; le manifestazioni oceaniche patriottiche, come quella per ricordare l\u2019annessione di Fiume all\u2019Italia, con una massiccia sfilata per le vie di Melegnano, tra le associazioni, scuole ed autorit\u00e0 e con una grandiosa illuminazione del centro storico in piazza castello e S. Giovanni: dopo due anni dalla marcia su Roma, Melegnano era del tutto fascistizzata perch\u00e9 il Comune, le scuole, le associazioni, le manifestazioni ed ogni settore della vita pubblica erano fondati strettamente ormai sul fascismo. <br \/>\n<strong>Nella figura: Benito Mussolini, a Melegnano il 5 ottobre 1935, visita l\u2019Industria<br \/>\nChimica. Alla sinistra il dottor Piero Saronio, ed attorno ed alle sue spalle vi sono i gerarchi melegnanesi.<\/strong><br \/>\n<br \/><strong>L\u2019economia<\/strong><br \/>\n<br \/>La situazione economica melegnanese in questo periodo fascista conobbe ancora una forte occupazione agricola, anche se alcune industrie incominciavano ad assorbire numerosa manodopera.<br \/>\nLe quindici cascine del Comune erano fiorenti ed avevano queste cifre di estensione in ettari: Palassia 20, Medica 29, Cattanea 40, Martina 4, Silva<br \/>\n49, Bernardina 7, Bertarella 12, Giardino 67, Adelina 11, Cappuccina 25,<br \/>\nPallavicina 35, Montorfano 10, Carmine 7, Casarino 2, cascina alla strada per Carpiano 60.\u00a0 Il terreno agricolo melegnanese era coltivato a frumento, granoturco, avena e riso, ed occupava il 38% della superficie agricola; il 47% era coltivato a prati avvicendati; il 70% per orti familiari.<br \/>\nLe cifre mettono in evidenza che, quanto minore era la superficie riservata ai cereali, tanto maggiore era quella occupata dai prati. E nelle relazioni ufficiali della statistica fascista in fatto di agricoltura, i commenti furono presentati come testi di esaltazione e di progressi agricoli. Nei commenti elogiativi si arriv\u00f2 a dire che in un anno vi fu anche una grande raccolta dell\u2019uva, in contrasto con altre testimonianze che accertavano una scarsissima raccolta; quando poi non era necessario comprarne molti quintali nella zona del piacentino per celebrare la Festa dell\u2019uva.\u00a0<br \/>\nUna occasione pubblica di manifestazione della vitalit\u00e0 agricola era data dalla Fiera del Perdono. Rimase famosa quella del 1934, tenutasi il 2 aprile, e denominata Prima grande rassegna agricola del Melegnanese, che fu un misto di festa agricola, folcloristica e chiassosa, ma che serv\u00ec come prova di collaudo politico e come verifica di manovra delle masse contadine. Il programma prevedeva il passaggio per Melegnano dei migliori traini agricoli, la rassegna di quelle che venivano chiamate \u00ab le balde centurie \u00bb dei lavoratori dei campi, la Festa del Lavoro con la premiazione dei pi\u00f9 vecchi contadini: era, insomma, una manifestazione lanciata dalla storia politica e dal programma che andava sotto il nome di \u00ab battaglia del grano \u00bb.\u00a0 Per quanto riguarda il patrimonio zootecnico, per il 1932 si hanno questi dati: 158 cavalli, 16 asini, 5 muli, 432 bovini, 136 suini.\u00a0 Abbiamo riportato queste statistiche sia per chiarire la vivacit\u00e0 rurale delle nostre campagne nel tempo del fascismo, sia perch\u00e9 da questo tempo l\u2019area destinata all\u2019agricoltura comincia ad essere ridotta per far luogo alla zone residenziali ed alle costruzioni.\u00a0 La grande industria melegnanese cominciava i suoi passi o conosceva i suoi regressi: nel 1930 fu chiuso lo stabilimento del Linificio e Canapificio Nazionale in conseguenza della crisi generale che aveva colpito anche l\u2019Italia. Dopo alcune settimane di incertezze, il 3 agosto veniva chiuso per sempre, lasciando nella disoccupazione circa mille lavoratori.<br \/>\nPer far fronte a questa grave disgrazia cittadina l\u2019amministrazione comunale decise l\u2019esecuzione di una serie di lavori pubblici: sistemazione di strade e di piazze; costruzioni di locali ad uso scolastico; sistemazione della sede della caserma dei carabinieri; costruzione di un primo lotto di case popolari; riordino di parecchi tratti della vecchia fognatura. Si cerco anche da parte dell\u2019Ufficio di collocamento di far assumere operai presso altri Comuni, compreso Landriano. Nel settore delle previdenze si vers\u00f2 agli operai anziani\u00a0\u00a0\u00a0 quelli che non avevano ancora raggiunto il 64\u00b0 anno di et\u00e0 &#8211; un sussidio, mentre era messo a disposizione il Fondo di previdenza malattie; inoltre nel 1930, in seguito a questa crisi, parecchi melegnanesi emigrarono, in numero di 428.<br \/>\n<br \/><strong>Il potere fascista<\/strong><br \/>\n<br \/>Ma la sostanza del fascio ogni giorno prendeva la sua pi\u00f9 vasta consistenza anche a Melegnano.<br \/>\nOgni manifestazione pubblica era soggetta a controllo quasi sempre preventivo e in stretta aderenza agli ordini che arrivavano dal governo centrale o dal prefetto.\u00a0 La libert\u00e0 di critica non poteva esistere nella logica di un governo che aveva eliminato tutti i partiti e aveva ridotto al silenzio ogni opposizione democratica, giusta o sbagliata che fosse: era, cio\u00e8, una dittatura con tutti i crismi e tutte le caratteristiche della dittatura. La giustificazione stava nei motivi di ordine pubblico, di risanamento dell\u2019economia, di prestigio nazionale di forza nazionale, di priorit\u00e0 del corporativismo e della lotta al bolscevismo.\u00a0<br \/>\nEd accanto a Questa logica dittatoriale agiva anche la repressione contro coloro che vivacemente non si volevano piegare, verso i quali si usavano mezzi pacifici e anche il bicchiere dell\u2019olio di ricino.\u00a0 E bisogna dire, per onest\u00e0 storica, che nella grande maggioranza i melegnanesi accettarono comunque il nuovo regime; pochi furono i contrari: nelle elezioni politiche del 1924 il settore cattolico fu invitato a dare il suo appoggio, e parecchi socialisti anche militanti fecero buon viso all\u2019evidenza politica.<br \/>\nE quando le intemperanze fasciste diventarono audaci contro istituzioni cattoliche e socialiste, non c\u2019era pi\u00f9 nulla da fare, anche perch\u00e9 vi era il pane quotidiano ed il posto di lavoro da salvare. Un chiaro esempio fu quello del luglio-ottobre 1938 quando venti elementi del Corpo Musicale dell\u2019oratorio dovettero aderire con pressione morale alla costituzione del Corpo Musicale cittadino sotto la guida del Fascio.\u00a0 Se ora volessimo registrare in analisi le realizzazioni del fascismo, troveremmo questi fatti: la nuova sede municipale trasferita nel febbraio del 1930 dal palazzo del Comune ai locali ampi del Castello; la riorganizzazione dei pubblici servizi, (ricupero delle tasse, disciplina per il ricovero ospedaliero, riorganizzazione dell\u2019azienda del civico acquedotto, servizi municipalizzati delle pubbliche affissioni, riscossione del plateatico pi\u00f9 organico e revisione delle imposte di consumo); l\u2019assistenza all\u2019opera della Maternit\u00e0 ed Infanzia; l\u2019istituzione nel 1933 del consultorio pediatrico ed ostetrico; l\u2019apertura nel 1931 del nido d\u2019infanzia per i bambini delle mondariso; attuazione delle colonie elioterapiche e marine, con preferenza del lido adriatico e infine in luogo presso il terreno dell\u2019ex Linificio e Canapificio nazionale; la provvigione per l\u2019assistenza sanitaria gratuita con la compilazione dell\u2019elenco dei poveri comprendente 596 famiglie; l\u2019istituzione della mutua sanitaria comunale; ampliamento e risanamento del cimitero comunale con la costruzione della cappella municipale ed il settore per il seppellimento dei non cattolici; costruzione di case popolari con settanta nuovi locali; due lavatoi pubblici; consorzio con altri ventidue Comuni limitrofi per il servizio dell\u2019Ufficiale sanitario.\u00a0 Il fascismo rivalorizzava le feste nazionali e le ricorrenze patrie: le date commemorative della storia unitaria italiana del 4 Novembre, dell\u20198 Giugno, del 24 Maggio; gli anniversari della rivoluzione fascista del 23 Marzo e del 28 Ottobre; la data del Natale di Roma, 21 aprile; ed altre manifestazioni varie: la Festa degli alberi; la Giornata del fiore e della doppia croce; la Giornata della Croce Rossa; la Giornata dell\u2019uva; la Giornata della madre e del fanciullo; la Giornata del Risparmio.\u00a0 Una cura particolare era dedicata alla giovent\u00f9 scolastica: inquadrati in reparti di balilla e di piccole italiane e di figli della lupa, con divise, ragazzi e ragazze partecipavano alle manifestazioni publiche indette dal fascio.\u00a0 Grandiosi festeggiamenti si organizzarono per il passaggio del Duce a Melegnano: la torre dell\u2019acqua divenne la torre littoria, e completamente ricoperta di pannocchie; in piazza 4 Novembre erano schierati tutti gli operai; una trebbiatrice attendeva Mussolini per il collaudo; in evidenza era il settore delle famiglie numerose. Quando tra schiere di popolo osannante pass\u00f2 il Capo del Governo, Benito<br \/>\nMussolini, la commozione pubblica arriv\u00f2 al massimo; a due metri di distanza, mescolato tra le famiglie numerose l\u2019autore di queste righe vide il volto sicuro di Benito Mussolini. Era l\u2019autunno del 1934.\u00a0<br \/>\nIl censimento effettuato il 21 aprile 1931 diede i seguenti risultati:<br \/>\n2294 famiglie residenti in Melegnano; popolazione composta di 8684 abitanti.<br \/>\nNel precedente censimento del 1921 la popolazione di Melegnano ammontava a 7502 abitanti.<br \/>\n<br \/><strong>La conquista dell\u2019impero<\/strong><br \/>\n<br \/>Nel 1935, mentre in tutto il mondo il colonialismo era in piena crisi, Mussolini pens\u00f2 di dare grandezza imperiale all\u2019Italia riprendendo il vecchio progetto di conquista dell\u2019Etiopia dei tempi di Francesco Crispi: un progetto che aveva dato tanti dolori e tante delusione agli Italiani. Due armate comandate dai generali Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani partirono il 3 ottobre 1935 rispettivamente dall\u2019Eritrea e dalla Somalia puntando su Addis Abeba, riuscendo a raggiungere la meta dopo sette mesi di guerra (5 maggio 1936); il re d\u2019Italia divenne imperatore d\u2019Etiopia, ma per pochi anni, cio\u00e8 fino alla perdita che avvenne nel 1941.\u00a0 Da Melegnano partirono 57 melegnanesi per il fronte africano, mentre un opuscolo illustrativo della mostra coloniale riportava con enfasi che \u00ab essi partirono portando nell\u2019opera di civilt\u00e0 la giovinezza balda, pronti ad immolarsi mentre l\u2019anima di Melegnano tutta, rinata e rifatta dallo spirito fascista si protendeva con essi verso il destino&#8230;\u00bb.\u00a0 Intanto la Societ\u00e0 delle<br \/>\nNazioni decret\u00f2 le sanzioni economiche contro l\u2019Italia il 18 novembre<br \/>\n1935. E nelle mani del fascismo le sanzioni divennero un formidabile strumento di propaganda. Nel clima vivace di esaltazione politica fu istituita la<br \/>\n\u00ab Giornata della fede \u00bb: il 18 dicembre, mentre la regina Elena, a Roma sull\u2019Altare della Patria, consegnava il proprio anello matrimoniale, milioni di spose ripeterono il gesto in tutta Italia. A Melegnano furono raccolti chilogrammi 12,546 di oro e chilogrammi 1378,460 di argento: era l\u2019offerta dei Melegnanesi alla Patria.\u00a0 A Melegnano, inoltre, fu fondata da un gruppo di studenti universitari la sottosezione dell\u2019Istituto Fascista dell\u2019Africa Italiana, per la conoscenza dei problemi e degli aspetti delle terre italiane d\u2019oltremare. Dal 6 al 10 aprile 1939 si tenne in Melegnano la Mostra coloniale dove erano esposti cimeli bellici, oggetti degli usi e dei costumi dell\u2019Africa, gli esemplari della flora e della fauna, oggetti di arte e di religione, pi\u00f9 un salotto arabo tutto arredato.\u00a0<br \/>\nAl termine della campagna militare d\u2019Africa, come in tutti i Comuni, anche a Melegnano si tennero adunate oceaniche nelle sere del 5 e del 9 maggio<br \/>\n1936 per \u00ab salutare la Vittoria e l\u2019Impero e per rispondere e giurare il s\u00ec al comando del Duce \u00bb, cos\u00ec era scritto nell\u2019invito alla cittadinanza.\u00a0 L\u2019esplosione di entusiasmo e di patriottismo avvenne la domenica 10 maggio. Attorno alle autorit\u00e0 e alle istituzioni del partito fascista, si sono raccolte le associazioni combattentistiche, le associazioni cattoliche, i gruppi aziendali del Dopolavoro, ed in corteo si recarono in chiesa San Giovanni per il solenne Te Deum di ringraziamento.\u00a0<br \/>\nIntanto, il 21 aprile 1936, avvenne il censimento, che diede questo risultato: popolazione presente nel Comune 9169 abitanti, di cui 4464 maschi e 4705 femmine; famiglie censite 2502; vi fu un passo in avanti dal 1931, quando<br \/>\nMelegnano contava 8684 abitanti.\u00a0 Ed ugualmente la situazione sanitaria era migliorata dai decenni passati. Difatti nella leva della classe 1916 si ebbero 49 idonei, 15 rivedibili e 4 riformati: nelle scuole era insegnata l\u2019igiene, la pulizia, la sana alimentazione, l\u2019uso del sole durante tutto l\u2019anno, la vita all\u2019aperto, la cura con l\u2019olio di fegato di merluzzo che il regime fascista distribuiva ai Balilla ed alle Piccole italiane durante l\u2019anno scolastico e nel periodo estivo durante le colonie elioterapiche.\u00a0<br \/>\nE\u2019 questo il primo periodo che potremmo definire \u00abprimo Periodo fascista melegnanese \u00bb, cio\u00e8 il periodo della accettazione di un sistema politico nelle sue linee generali; e non poteva essere diversamente, perch\u00e9 non era concesso parlare di politica o criticare pubblicamente l\u2019operato dei gerarchi. E\u2019 vero che al nostro Comune vi furono fascisti boriosi, trionfalisti e capaci di ogni mezzo machiavellico per la ragione di stato; \u00e8 anche vero tuttavia che nel fascio melegnanese entrarono tanti concittadini in buona fede, animati solo dal desiderio di rendersi utili al loro paese; e nel momento del crollo, tutti vi furono coinvolti. Abbiamo visto sopra, del resto, quale era il rovescio della medaglia, e quale prezzo si doveva pagare per la parte positiva e costruttiva del fascio.\u00a0<br \/>\nIl secondo periodo fascista a Melegnano si apre attorno agli anni 1939-1940, quando la seconda guerra mondiale travolgeva tutte le nazioni. Le vicende belliche e la presenza in Melegnano di elementi fascisti intolleranti e violenti distaccarono ogni giorno pi\u00f9 il fascio dal nostro popolo.<br \/>\nMelegnano conobbe privazioni, fame, miseria, paura e minacce. Nonostante il continuo alternarsi alla segreteria politica di persone che a livello personale erano ineccepibili, tuttavia il divorzio tra strati popolari e gruppi fascisti diventava pi\u00f9 profondo. Dalla decadenza politica e morale si arriv\u00f2 alla intollerabilit\u00e0: nulla pi\u00f9 rimaneva del primo partito nazionale fascista, dove almeno qualche punto programmatico poteva essere positivo. I melegnanesi avevano paura, tanta paura, e sospettavano lo spionaggio anche tra le pareti domestiche: per la prima volta i rapporti tra popolo e dirigenti comunali, nella lunga storia secolare, non erano polemici e dialettici o contestatari, ma si concretavano solo nell\u2019odio pi\u00f9 cordiale. S\u00ec crearono allora tutti i presupposti per la lotta della liberazione con la Resistenza.<br \/>\n<br \/><strong>Melegnanesi illustri<\/strong><br \/>\n<br \/>Anche in questi anni si distinsero parecchi concittadini, alcuni dei quali sono degni di esplicita menzione.\u00a0<br \/>\nCastelli Giuseppe (1878-1945). Laureato in giurisprudenza ed in chimica farmaceutica. Commissario prefettizio a Melegnano nel 1921-1922.\u00a0<br \/>\nSistem\u00f2 l\u2019amministrazione scossa da lotte politiche, risan\u00f2 le finanze, meritandosi il riconoscimento del Ministero degli Interni.<br \/>\nPer 25 anni giudice conciliatore di Melegnano. Fu presidente di molte commissioni amministrative. Divenne, con Alessandro Maggi l\u2019animatore per le celebrazioni delle commemorazioni della battaglia dell\u20198 Giugno 1859. Ricercatore di storia locale; scrittore fecondo ed oratore illustre.\u00a0 Castellini<br \/>\nClateo (1858-1935). Ingegnere e gerente della ditta Trombini e C. divenuta poi Broggi-Izar. Sebbene fosse nato a Milano amava Melegnano come sua seconda patria. Fu insignito di medaglia d\u2019oro dal Ministero per l\u2019Istruzione Pubblica e di una onorificenza di Vittorio Emanuele III per i suoi aiuti agli Enti locali melegnanesi. Fu presidente del Ricovero dei Vecchi nel 1894 e don\u00f2 la localit\u00e0 detta \u00ab Il Castellazzo \u00bb al Ricovero dei<br \/>\nVecchi perch\u00e9 tale istituzione benefica potesse essere eretta in<br \/>\nEnte morale, come difatti avvenne il 25 maggio 1911, lasciando anche una forte somma in banca per i bisogni pi\u00f9 immediati del Ricovero.\u00a0<br \/>\nFugazza Battista (1903-1927), giovane appartenente al Corpo Musicale San<br \/>\nGiuseppe e all\u2019Unione Giovani Cattolici. Mor\u00ec per i maltrattamenti operati da alcuni \u201cfascisti\u201d.\u00a0 Maestri Giovanni, musicista diplomato al Conservatorio di Milano.\u00a0 Si trasfer\u00ec prima a Malmo in Svezia; poi, nel 1915 ad Helsinki in Finlandia. In data 16 giugno 1919 l\u2019orchestra di Stato finlandese si chiamava ufficialmente \u00ab Orchestra di Stato<br \/>\nGiovanni Maestri \u00bb.\u00a0 Marovelli Antonio, ginnasta olimpionico nel 1920 ad Anversa.\u00a0 Primo assoluto nel 1924 ai Campionati di Firenze di ginnastica artistica. Fondatore dell\u2019Unione Sportiva Melegnanese nel<br \/>\n1926. Membro della \u00ab Virtus et Labor \u00bb di Melegnano port\u00f2 entusiasmo e nuova tecnica. Mor\u00ec sotto il bombardamento anglo-americano di Milano il 13 agosto 1943.\u00a0 Marziali Gaetano (1875-1942) compositore musicale, studi\u00f2 al Conservatorio di Milano e conobbe Giuseppe Verdi.<br \/>\nEbbe un grande successo a Bologna il 26 ottobre 1930, quando si rappresent\u00f2 la prima della sua opera \u00ab I Saturnali \u00bb.\u00a0 Meda Gaetano, consigliere comunale, assessore nel 1914 e poi negli anni 1919-21. Sindaco della Consulta comunale appena dopo la liberazione il 26 aprile 1945 per la lista del Socialismo. Eletto sindaco nella immediata successiva amministrazione.<br \/>\nMor\u00ec il 16 settembre 1947.\u00a0 Origoni Pellegrino, un personaggio presente come consigliere e animatore nel settore politico, religioso, assistenziale, sociale.\u00a0 Fu consigliere comunale. Modesto, di vita esemplare, spese le sue energie al bene della cittadinanza dove il suo tempo e le sue capacit\u00e0 lo desideravano. I suoi funerali (mor\u00ec il 20 gennaio 1934) furono un trionfo civico.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le organizzazioni politiche e la ripresa civica Nell\u2019agosto del 1917, in piena guerra, mentre erano al fronte anche parecchi membri del Consiglio comunale, compreso il sindaco, per l\u2019impossibilit\u00e0 obiettiva del funzionamento regolare amministrativo, Antonio Soffientini dava le dimissioni e veniva sostituito da un commissario regio prefettizio, Eugenio Gola, che amministr\u00f2 il Comune fino al 2\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-3005","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-storia"],"yoast_head":"<title>Il dopoguerra ed il Fascismo \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta name=\"description\" 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