{"id":3006,"date":"2003-03-19T04:42:30","date_gmt":"2003-03-19T04:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3006"},"modified":"2003-03-19T04:42:30","modified_gmt":"2003-03-19T04:42:30","slug":"storia-pagina004sx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sx.htm","title":{"rendered":"La nuova Democrazia"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>\ndal libro Storia di Melegnano<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<h2>Le elezioni e l\u2019ideologia politica<\/h2>\n<p>Il giorno dopo la liberazione, il<br \/>\n26 aprile 1945, nel clima ancora arroventato e clamoroso per le ottenute libert\u00e0 politiche, dal Comitato di Liberazione Nazionale di Melegnano fu insediata la Consulta comunale per le prime pratiche amministrative, in attesa di pi\u00f9 ampie norme da parte del governo centrale. I suoi componenti furono: Gaetano Meda sindaco, Giuseppe Servida vicesindaco, e i cinque consultori Antonio Bersani, Ferdinando Biggiogero, Michele Parazzoli,<br \/>\nAngelo Soffientini, Giovanni Tessera.\u00a0 Un mese dopo, su ordine del comandante inglese di occupazione della zona di Lodi e dintorni, maggiore<br \/>\nU. J. Breese, in una riunione presieduta a Melegnano, si dovette sostituire la Consulta comunale con una vera amministrazione, composta dal sindaco,<br \/>\n4 assessori effettivi e 2 supplenti, prendendo la legge elettorale del<br \/>\n1915 che era precedente al periodo fascista. Questa prima amministrazione costituita per ordine del comandante alleato di occupazione, ebbe l\u2019approvazione del prefetto di Milano, e rimase in carica undici mesi, fino al marzo 1946.<br \/>\nFu una vera amministrazione, anche se non ci furono ancora le elezioni.<br \/>\nIl sindaco fu ancora Gaetano Meda; vicesindaco Gaetano Regali; assessori<br \/>\nFerdinando Biggiogero, Cesare Codeleoncini, Michele Parazzoli, Giuseppe<br \/>\nServida, Angelo Soffientini.\u00a0 I problemi affrontati da questa prima provvisoria amministrazione, come emanazione diretta del Comitato di Liberazione<br \/>\nNazionale di Melegnano, furono di diverso genere, che risentivano naturalmente del carattere provvisorio e particolare del momento storico fuori dal normale: miglioramenti economici al personale dipendente dal Comune; costituzione di una commissione per studiare una scuola serale maschile e femminile a carattere commerciale e industriale con lingua francese e inglese; riorganizzazione degli uffici comunali, varie previdenze. Certamente non poteva essere una amministrazione versatile e di ampio respiro con i piani quinquennali, dal momento che occorreva anche ristrutturare il bilancio.\u00a0 Intanto in sede nazionale si stavano operando cambiamenti politici nel corso dei quali il Comitato di Liberazione Nazionale era gradatamente sostituito dalle organizzazioni politiche che ormai si dicevano pronte per il trapasso dei poteri.\u00a0 Era evidentemente una giunta con una investitura provvisoria e l\u2019attivit\u00e0 amministrativa doveva essere mantenuta nei limiti della ordinaria amministrazione con riferimento al difficile periodo di emergenza che tutta l\u2019Italia attraversava. Tuttavia, accanto ai problemi che sono stati accennati, particolare cura fu data al servizio annonario: furono organizzate le provviste di sale, zucchero, grassi, generi per minestra e formaggi, messi in vendita a prezzi di listino, e rompendo definitivamente la borsa nera. Non inferiore era il problema dei disoccupati, in parte risolto con l\u2019assunzione in servizio al Comune e nelle principali industrie melegnanesi.\u00a0 Pi\u00f9 delicata era la questione della epurazione dei cittadini melegnanesi che risultavano compromessi con il fascismo.<br \/>\nSono stati licenziati tre dipendenti comunali, mentre un quarto era stato ucciso nei giorni della insurrezione, ed altre due impiegate pure licenziate, mentre per un\u2019altra impiegata che era orfana di guerra 1915-1918 e cognata di un partigiano ucciso nei campi di concentramento tedeschi la pratica rimase in sospeso e non fu licenziata.\u00a0 Contemporaneamente entravano in servizio al Comune come impiegati quattro reduci che ancora rimasero dipendenti comunali in organico, mentre era sostituito anche il segretario<br \/>\nBreda, pi\u00f9 tardi tuttavia riassunto per le sue capacit\u00e0 professionali.<br \/>\nE nella fase di defascistizzazione si tolsero alcuni nomi delle vie cittadine per dedicarle a ricordi della Resistenza. Da questi pochi accenni ben si pu\u00f2 notare quanto doveva essere faticosa moralmente e non solo politicamente la vicenda di questa prima amministrazione con uomini del Consiglio e della giunta che, oltre al resto, tenevano relazioni di conoscenza, di amicizia e talora di parentela con tutta la variopinta cittadinanza melegnanese, appena uscita da una guerra disastrosa, bisognosa di tutto, che tutto pretendeva bene e subito, in clima politico acceso e assai seguito da tutti i melegnanesi che nella maggioranza pi\u00f9 o meno, erano stati aderenti volontari o forzati al regime fascista.\u00a0 Fu cos\u00ec che anche a Melegnano il 31 marzo 1946 avvennero le prime elezioni democratiche amministrative, con una legge che i Comuni inferiori a 30.000 abitanti avessero una giunta maggioritaria, con tre quarti di consiglieri appartenenti alla medesima coalizione: Melegnano, avendo circa 10.000 abitanti, entrava nell\u2019applicazione di questa legge, con un Consiglio comunale formato da 20 consiglieri.\u00a0<br \/>\nFurono queste le prime elezioni alle quali era chiamato finalmente il popolo di ogni Comune per esprimere la sua volont\u00e0, perch\u00e9 il fascismo aveva annullato i Consigli democratici e la relativa elezione del sindaco, mettendo al loro posto il podest\u00e0 gerarchico nominato dall\u2019alto, senza interpellare per nulla neppure un cittadino.\u00a0 Inoltre, per la prima volta dopo vent\u2019anni i partiti liberamente si rivolgevano a tutto il popolo per ottenere un voto: ed era questo un motivo per misurare la reale consistenza e la vera obiettiva forza di ogni singolo partito, perch\u00e9 se \u00e8 vero che la politica ha bisogno di uomini preparati e adatti a tale scopo, \u00e8 anche pi\u00f9 vero che la politica \u00e8 fatta di numero come forza di vittoria sugli altri.\u00a0 A Melegnano andarono alle urne 7135 elettori per eleggere i venti consiglieri che furono questi:<br \/>\nCarlo Attanasio, Mario Bastoni, Antonio Bersani, Ferdinando Biggiogero,<br \/>\nGiulio Corbellini, Antonio Cremonesi, Luciano Dallabora, Eugenio Ferrari,<br \/>\nErnesto Formaggia, Giuseppe Gandini, Vincenzo La Pietra, Galileo Lazzari,<br \/>\nElia Lombardi, Domenico Massironi, Gaetano Meda, Santo Meda, Francesco<br \/>\nSartorio, Angelo Spinelli, Giuseppe Stoppini, Cornelio Strada.\u00a0 La percentuale di queste prime elezioni popolari fu per la DC 36,41%; per il PCI 33,55%; per il PSI 25,45%; per il PLI 2,30%.\u00a0 Nella seduta del Consiglio comunale del 7 aprile 1946 fu eletto sindaco Vincenzo La<br \/>\nPietra a capo di una giunta formata da comunisti e socialisti, e gli assessori furono Antonio Bersani, Ferdinando Biggiogero, Elia Lombardi, Domenico<br \/>\nMassironi, Santo Meda, Angelo Spinelli.\u00a0 Inizi\u00f2 anche a Melegnano l\u2019amministrazione democratica con una maggioranza ed una minoranza, una vita amministrativa che era anche politica e che interessava non pi\u00f9 soltanto pochi privilegiati dall\u2019alto, ma coinvolgeva tutti direttamente o indirettamente.<br \/>\n<br \/><strong>I partiti<\/strong><br \/>\n<br \/>Il comunismo si rifaceva all\u2019insegnamento marxista, rappresentato in campo italiano da Palmiro Togliatti, laureato in giurisprudenza, figura molto popolare nel movimento operaio, fondatore con Antonio Gramsci del Partito Comunista Italiano nel gennaio del 1921 al congresso di Livorno, un politico di concretezza e di realismo che esponeva con parola affascinante e con rigorosa dialettica l\u2019impostazione del comunismo italiano anticapitalista mediante la via italiana al socialismo, pur dichiarando il suo disgusto per il fatto di essere italiano, la sua avversione per la democrazia occidentale e lo spassionato amore per il totalitarismo staliniano.\u00a0<br \/>\nIl socialismo aveva la strada aperta da due apostoli del movimento operaio:<br \/>\nFilippo Turati e Giacomo Matteotti. Il comasco Filippo Turati, laureato in legge, fondatore nel 1892 del primo partito socialista, il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, considerava l\u2019opera per il socialismo come una alta missione, che egli pag\u00f2 con il carcere e con l\u2019esilio, e riteneva che il caposaldo della lotta operaia doveva essere l\u2019unione dell\u2019economia con la politica e la graduale conquista del potere governativo senza sanguinose rivoluzioni; per questo riteneva possibile un esperimento di alleanza con il partito popolare di don Sturzo (la democrazia cristiana di allora), e ci\u00f2 avrebbe forse anticipato di 50 anni un tipo di centrosinistra in Italia; Giacomo Matteotti, veneto, a 14 anni era gi\u00e0 iscritto al partito socialista, attirato dall\u2019interesse sui problemi umanitari e dalla speranza di rinnovamento della sua societ\u00e0 contadina del Polesine (Matteotti era nato a Fratta Polesine nel 1895); fu animatore di camere del lavoro, di circoli socialisti, ed era considerato, dopo la prima guerra mondiale, un esperto di problemi amministrativi; fu relatore documentato ed equilibrato nei molteplici interventi; aderiva alla corrente di Turati; nel 1923 stese la relazione che pronunci\u00f2 in parlamento contro i pieni poteri di Mussolini; dopo le elezioni del 1924, con la coraggiosa denuncia delle violenze fasciste in tempo di campagna elettorale, fu ucciso nell\u2019agro romano, fu trovato dopo alcune settimane seviziato, commuovendo l\u2019intera opinione pubblica italiana e lo sdegno di Mussolini per quanto era accaduto. In molte case melegnanesi era appeso il quadro del suo ritratto.<br \/>\nEd il socialismo a Melegnano da allora riscuoteva consensi non solo tra operai, ma in altre classi sociali. A Melegnano vi sono famiglie socialiste per tradizione, molti cortili e parecchie vie, specie in periferia, dove il socialismo era un costume anche di accesa lotta, ma dove le condizioni di vita si trovavano in stato di povert\u00e0 e di lavoro per oltre dieci ore al giorno, negli anni 1919-1920-1921, quando il lavoratore si sentiva sfruttato e poco considerato, senza una reale garanzia di norme assicurative sufficienti, senza protezione presso i datori di lavoro, con fasi di lavoro incontrollate sul logorio delle condizioni di salute: era chiaro che tale proletariato a Melegnano, povero, privo di alcuna propriet\u00e0, vicino l\u2019uno all\u2019altro, si affidasse in maniera cordiale al socialismo che era l\u2019erede della rivoluzione russa di ottobre, capeggiata da Lenin. E in Italia l\u2019esponente guida era Pietro Nenni, negli anni dopo la liberazione.\u00a0<br \/>\nLa democrazia cristiana, capeggiata da Alcide De Gasperi, poneva le sue basi nella tradizione cattolica e nei documenti sociali dei papi, e si presentava come garante di un regime democratico contro ogni tentazione del materialismo marxista; le sue prime forze, infatti, anche a Melegnano derivavano dagli ambienti cattolici organizzati nell\u2019azione cattolica e dagli oratori.\u00a0 L\u2019unione di questi partiti avvenne temporaneamente durante il periodo clandestino, quando il nemico da battere era un fascismo che si lanciava nella violenza, appoggiato dai tedeschi, nel mezzo di una guerra che si stava perdendo. Nel 1920-21 non era possibile una base di intesa tra socialismo e cattolicesimo, che nel modo di parlare melegnanese era detta \u00ab rossi \u00bb e \u00abpaolotti \u00bb, come in altre parti. Anzi, parecchie volte c\u2019erano alcuni che picchiavano e che schiaffeggiavano.\u00a0<br \/>\nOra invece, nel 1945, a contatto per la resistenza e nel pericolo affrontato insieme contro la dittatura, considerando la famiglia ed il lavoro o il campo di deportazione in Germania, l\u2019acre veleno si era attutito, le posizioni si erano chiarite ed in parte ravvicinate almeno in campo di pratica per lo scopo immediato: liquidare la presenza fascista e tedesca.\u00a0 Fu prioritario il tema politico ed amministrativo pi\u00f9 che la guerra aperta o programmatica per il motivo religioso. Nel 1920-21 si potevano capire le farse dei funerali al partito popolare lanciando nel Lambro una cassa da morto, o lo strappo dello stemma vescovile sulla casa parrocchiale in piazza S. Giovanni, o l\u2019assalto contro un corpo musicale di Rogoredo che veniva per il servizio del Corpus Domini. Ora potevano apparire un anacronismo. Vi furono anche nel 1945-1946 frequenti casi di reciproca intemperanza e di dispetti e di sorda avversione e di polemiche al limite della rissa; ma si capiva ormai che i problemi melegnanesi non erano pi\u00f9 la ricerca delle meschine e personali soddisfazioni dei \u00ab rossi \u00bb<br \/>\no dei \u00ab paolotti \u00bb, ma l\u2019amministrazione di un Comune in senso pi\u00f9 moderno, pi\u00f9 dinamico, pi\u00f9 tecnico.\u00a0 Per\u00f2, con queste elezioni del 1946, terminava la unione e la parit\u00e0 politica che si era stabilita nel periodo di preparazione della liberazione e nei giorni della resistenza al fascismo ed al nazismo.\u00a0 I partiti melegnanesi, come in campo nazionale, riprendevano la loro vita autonoma secondo le scelte fondamentali di base ideologica attraverso i loro congressi, e la distanza pi\u00f9 netta doveva farsi sentire proprio tra i due partiti maggiori, la DC ed il PCI; cio\u00e8 ogni partito prendeva coscienza della propria natura e dei propri fini politici, distanziandosi, anche se in campo nazionale nel luglio 1946 si form\u00f2 un governo di coalizione con Alcide De Gasperi, che per breve tempo era formato da democristiani, socialisti, comunisti e repubblicani.<br \/>\n<br \/><strong>Il cammino<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019amministrazione La Pietra affront\u00f2 con energia risolutiva, per una rapida definizione, i problemi tipici di una amministrazione comunale novella: stesura del bilancio; interesse per la pubblica istruzione; ampliamento dell\u2019assistenza; colonie marine e montane; analisi dei servizi ospedalieri; piano per case popolari; sistemazione stradale; e tutte le altre forme di amministrazione relativa alla vita quotidiana della comunit\u00e0 in faticosa ripresa che precedentemente erano curate direttamente dal regime.\u00a0 Fu proposta la costituzione di una commissione tecnica per studiare e portare alla soluzione il classico problema che da decenni assillava Melegnano come importante centro agricolo ed industriale della Bassa Milanese, cio\u00e8 il problema della insufficienza territoriale del Comune nostro, una insufficienza che toglieva chiaramente il respiro e le possibilit\u00e0 necessarie per un adeguato sviluppo cittadino nel settore edilizio, economico e culturale. Attorno a Melegnano infatti facevano corona alcuni piccoli Comuni rurali i quali per\u00f2, se avevano una popolazione da 500 a 1000 abitanti, godevano tuttavia di una estensione territoriale di gran lunga superiore a quella di Melegnano, e ci\u00f2 creava un evidente squilibrio che si ripercuoteva tanto su<br \/>\nMelegnano quanto sugli stessi Comuni limitrofi, alcuni dei quali (Colturano,<br \/>\nVizzolo, Cerro al Lambro, S. Giuliano Milanese) avevano i propri confini quasi nello stesso abitato di Melegnano e a poche centinaia di metri.\u00a0<br \/>\nL\u2019aggravio maggiore, in questo caso, ricadeva sulle popolazioni delle frazioni di detti Comuni, le quali si vedevano costrette a gravitare attorno ad un centro da cui dipendevano amministrativamente, ma non commercialmente, culturalmente e nell\u2019assistenza. Era questo il caso delle frazioni di Mezzano,<br \/>\nPedriano, Rocca Brivio, Santa Brera, Riozzo, i cui abitanti si dovevano sobbarcare non pochi chilometri di strada per raggiungere il primo medico o la prima ostetrica che il loro rispettivo Comune metteva a disposizione per l\u2019assistenza sanitaria. Si doveva aggiungere l\u2019aggravio per le spese di degenza nel locale ospedale per coloro che, costretti a fruire dell\u2019assistenza dell\u2019unico ospedale del circondario, non erano agevolati dal Comune di<br \/>\nMelegnano perch\u00e9 non erano suoi cittadini. Anche nel campo dei servizi di utilit\u00e0 pubblica il problema non mancava di avere ripercussioni.<br \/>\nCon una eventuale aggregazione dei Comuni di Vizzolo, Colturano, Cerro, e di parte del territorio di S. Giuliano, il paese di Melegnano avrebbe potuto avere a disposizione il terreno necessario per un ulteriore sviluppo dei suoi servizi pubblici, quali la costruzione di un civico macello, la deviazione o la copertura dei canali inquinati che, dopo avere percorso parte del territorio dei suddetti Comuni, venivano a sfociare nell\u2019abitato di Melegnano, la costruzione di una centrale per la produzione di gas illuminante; e queste opere non erano mai state effettuate per mancanza di territorio comunale.\u00a0 Una tale annessione avrebbe creato un centro demografico pi\u00f9 sviluppato, e ci\u00f2 sarebbe stato un elemento base per la reintegrazione in Melegnano di quell\u2019Ufficio pretorile e di quell\u2019Ufficio del Registro gi\u00e0 esistenti in passato e poi aboliti, di una istituzione di scuole medie, che erano essenziali forme collaterali allo sviluppo economico cui andava incontro questo centro melegnanese della Bassa.\u00a0 Da una aggregazione a Melegnano dei Comuni e delle terre limitrofe sarebbe derivato un altro e non trascurabile vantaggio, e cio\u00e8 una immediata diminuzione di spese di carattere generale di cui, con una maggiore ripartizione, avrebbe beneficiato l\u2019intera classe dei contribuenti.\u00a0 L\u2019unione dei Comuni a Melegnano non comportava maggiorazione di indole tributaria per i Comuni da aggregare, in quanto i tributi erariali, provinciali e comunali erano di uguale intensit\u00e0; anzi a maggior numero di contribuenti poteva corrispondere un onere minore.\u00a0 Ma non si fece nulla di concreto, perch\u00e9, sia i campanilismi comunali, sia difficolt\u00e0 di ordine burocratico e politico, impedirono ogni progresso in questo senso.\u00a0<br \/>\nIl 14 luglio 1946 il Comune di Melegnano si fece promotore di un Raduno di tutti i sindaci della zona per discutere problemi interdipendenti e cointeressanti molte comunit\u00e0 tra loro vicine o confinanti: Melegnano,<br \/>\nS. Zenone, Dresano, Mediglia, Locate Triulzi, Mulazzano, Carpiano, Casalmaiocco,<br \/>\nSordio, Paullo, Colturano, San Giuliano, Vizzolo, Merlino, S. Donato, Villavesco.<br \/>\nMa le dimissioni del sindaco La Pietra frenarono, per un istante, la carica dinamica della nuova prima amministrazione eletta dai melegnanesi, dopo circa due anni dal suo insediamento.\u00a0 Venne chiamato a reggere il<br \/>\nComune come Sindaco Santo Meda, eletto il 5 ottobre 1948, e con lui furono assessori: Mario Bastoni, Antonio Bersani, Ferdinando Biggiogero, Elia<br \/>\nLombardi, Domenico Massironi, che rimasero in carica normalmente fino alle elezioni amministrative del marzo 1950.\u00a0 L\u2019amministrazione Meda riprese la realizzazione dei punti programmatici della piattaforma precedente: costruzione di case per dipendenti comunali e non dipendenti comunali, per le quali si impegn\u00f2 la quota pi\u00f9 alta del bilancio che fu di 30 milioni; la trivellazione di un nuovo pozzo artesiano; la sistemazione delle strade ed ampliamento della capacit\u00e0 cimiteriale; interventi per la scuola media; contributi assidui per la beneficenza e l\u2019assistenza; stipulazione del contratto con la Samur che forniva il gas metano alla cittadinanza; organizzazione delle colonie estive.\u00a0 E al termine dell\u2019amministrazione per la scadenza regolare di legge elettorale, l\u2019amministrazione Meda lasciava il bilancio comunale in sane condizioni, ed aveva avviato alcune opere che saranno riprese e maggiormente sviluppate dall\u2019amministrazione futura, che sar\u00e0 quella del sindaco Ermenegildo De Rossi, eletto dopo la consultazione elettorale del 27 maggio 1951.\u00a0 Da alcuni anni, dunque,<br \/>\nMelegnano si reggeva su amministrazioni democratiche con un maggioranza ed una minoranza. Non e possibile dire tuttavia fino a che punto uomini della maggioranza e della minoranza fossero lodevoli o criticabili; ma \u00e8 certo che il corso delle amministrazioni democratiche melegnanesi ebbe &#8211; ed ha tuttora &#8211; un grande significato.<br \/>\n<br \/><strong>Il pluralismo<\/strong><br \/>\n<br \/>Il valore delle amministrazioni democratiche a Melegnano, attraverso i partiti, si allarga su alcune considerazioni che, a nostro avviso, sono nettamente positive in confronto al ventennio di amministrazione dei podest\u00e0, anche se nel ventennio fascista vi furono podest\u00e0, come Luigi Moro, che amministrarono con rettitudine.<br \/>\nIl sistema polipartitico assicurava la libert\u00e0 in assoluto di poter discutere a fondo ogni problema, non soltanto in seno al Consiglio comunale quando il sindaco lo avesse convocato, ma anche in altre sedi, private o di pubblici esercizi, per esempio nei bar e nei caff\u00e9 cittadini.\u00a0<br \/>\nE la discussione sull\u2019operato del Consiglio e delle varie giunte comunali \u00e8 sempre nuova e sempre pi\u00f9 ampia, perch\u00e9 Melegnano dal 1946 al 1984 \u00e8 passata da una popolazione di circa 10.000 abitanti ad un agglomerato cittadino di circa 20.000, con evidenti problemi amministrativi e politici che si sono fatti sempre pi\u00f9 complessi e urgenti.\u00a0<br \/>\nIl sistema di pi\u00f9 partiti democratici ha offerto ai melegnanesi la realt\u00e0 di un contatto diretto e quotidiano con amministratori, consiglieri e politici di ogni partito, sia a livello di conoscenza normale, sia mediante assemblee, raduni, congressi, comizi e conferenze politiche-amministrative; e non \u00e8 raro il caso del contatto capillare tra politici e melegnanesi attraverso diretti incontri nei rioni o nei punti di convergenza pi\u00f9 popolati, come ha fatto ed ancora fa il simpatizzante pi\u00f9 sensibile; ed \u00e8 questo un valore umano molto importante e non solo politico, agli effetti della cittadinanza che si sente considerata e che \u00e8 maggiormente stimolata ad inserirsi nella dialettica politica ed amministrativa con informazioni dirette, in un paese dove si vive e dove si opera e verso il quale ognuno ha i suoi diritti e i suoi doveri.\u00a0 In un determinato partito politico inoltre ogni melegnanese ha potuto trovare l\u2019espressione della sua vocazione politica, dove poter sfruttare doti personali e offrire il suo tempo e le sue energie per una causa da lui ritenuta giusta pi\u00f9 delle altre; si ha, in tal modo, la continuit\u00e0 di una fede e di una convinzione tale da non restare una semplice ricchezza spirituale privata o nascosta e infeconda, ma produttiva di idee e di servizio alla comunit\u00e0.\u00a0<br \/>\nLa vita attiva nei partiti, e per riflesso anche fuori dai partiti, costringe alla esigenza di una continua azione di aggiornamento sui grandi eventi storici internazionali ed italiani, sui nuovi orientamenti della grande politica degli stati nazionali e sulla operosit\u00e0 degli stessi partiti affini di tutte le nazioni; \u00e8 un aggiornamento che non \u00e8 accettato solo come istruzione politica teoretica o come semplice approfondimento storico, ma \u00e8 fatto per salvaguardare o per consolidare l\u2019ideologia di base, perch\u00e9 \u00e8 ovvio che in un regime democratico l\u2019amministrazione comunale non agisce soltanto tecnicamente &#8211; e moralmente non lo pu\u00f2 fare -, ma le sue iniziative ed il suo programma e le sue realizzazioni rappresentano dirette emanazioni che hanno alla base precise scelte politiche ed ideologiche ben pi\u00f9 profonde: cio\u00e8 l\u2019amministrazione civica si fonda sull\u2019ideologia politica e da questa riceve la diretta ispirazione.<br \/>\nE\u2019 quindi totalmente errato voler separare, come parecchi melegnanesi sostengono, ideologia politica da amministrazione comunale, \u00e8 come separare la vita quotidiana dalle proprie convinzioni personali: ci\u00f2 che risulta \u00e8 un assurdo psicologico. Ne viene dunque che la critica fondamentale che i melegnanesi fanno ai Consigli comunali talora consiste nell\u2019accusare i consiglieri, di qualche settore politico, di perdere tempo inutile e di sprecare sedute e nottate in discussioni di politica internazionale o italiana trattata al parlamento; e talvolta la critica diventa dissenso e condanna ingiustificata: non \u00e8 possibile amministrare senza ispirazione politica, anche se non si deve tralasciare l\u2019interesse per le cose e le persone da amministrare, subordinandolo a esercizi dialettici fini a se stessi.\u00a0 E\u2019 anche vero che ogni amministrazione ebbe ed ha i suoi meriti e le sue pecche. Ma per Melegnano bisogna osservare che i sindaci e gli assessori e talvolta gli stessi consiglieri che si sono succeduti alla responsabilit\u00e0 amministrativa, non avevano soltanto un fronte di azione, quello dell\u2019opinione pubblica e della opposizione consiliare, ma talora anche il fronte interno pi\u00f9 delicato e pi\u00f9 pericoloso del proprio partito, per gli inevitabili contrasti tra ideale e reale, cio\u00e8 tra il programma steso per la campagna elettorale e la sua realizzazione in concreto dove, si voglia o no, si incontrano dati di fatto concreti e realistici che possono frenare o annullare certe premesse e talune impostazioni programmate dalla direzione del partito.<br \/>\n<br \/><strong>Le amministrazioni cambiano<\/strong><br \/>\n<br \/>Nelle elezioni del 27 maggio<br \/>\n1951 fu eletto sindaco Ermenegildo De Rossi della DC e con una giunta formata dalla DC, PSDI, Indipendenti, Lista del Castello, e nel settore della opposizione vi erano il PCI ed il PSI; Antonio Cremonesi vicesindaco, Giovanni Battista<br \/>\nMarchesi assessore alle finanze e poi dal 14 ottobre 1951 Gianni Goglio, e come altri assessori Gian Luigi Sala, poi sostituito da Gianni Menicatti,<br \/>\nGiuseppe Bedoni, Ferdinando Biggiogero, Silvio Cesaris.\u00a0 Si mise in evidenza, da parte della DC, che dopo quasi 40 anni di amministrazione senza le forze cattoliche, era data una maggioranza in Comune non socialcomunista, con alcuni dipendenti ed alleati della DC. Ma con queste elezioni scattava il sistema proporzionale, invece di quello maggioritario in seno al Consiglio comunale, e con 30 seggi invece dei passati 20 delle altre amministrazioni.\u00a0<br \/>\nMelegnano faceva 11.174 abitanti.\u00a0 Il Consiglio comunale quindi era pi\u00f9 rappresentativo degli orientamenti politici di Melegnano, e questa sarebbe stata la prima prova del nuovo sistema elettorale e di un nuovo modo democratico sia per il Consiglio sia per la giunta.\u00a0 Ogni schieramento politico si sforz\u00f2 di presentare in Consiglio persone di attiva dedizione al Partito, di buona preparazione o almeno di dimostrata capacit\u00e0 o volont\u00e0: rinacque una carica ideologicamente forte, ma vi era il desiderio di far compiere un balzo avanti a Melegnano, nella visione concreta ed effettuale della realt\u00e0 cittadina.\u00a0 Gli uomini del primo Consiglio comunale con sistema proporzionale furono Luisa<br \/>\nBarbieri, Cesare Bedoni, Francesco Borsa, Irene Piera Caminada, Primo Colombi,<br \/>\nAntonio Cremonesi, Agostino Del Corno, Ermenegildo De Rossi, Virgilio Gandini,<br \/>\nFrancesco Giudici, Giovanni Goglio, Enrico Maghini, Leone Maraschi, Giov.\u00a0<br \/>\nBattista Marchesi, Giovanni Menicatti, Giuseppe Origoni, Oreste Pavesi,<br \/>\nGian Luigi Sala, Ferdinando Biggiogero, Giuseppe Bedoni, Gaetano Curti,<br \/>\nMarco Spada, Silvio Cesaris; questi erano gli uomini della maggioranza apparentata. Nel settore della minoranza erano Paolo Grossi, Santo Meda,<br \/>\nEttore Bagnoli, Giuseppe Stoppini, Natalina Pozzoli, Ettore Cappelletti,<br \/>\nLuciano Dallabora, Angelo Meda, Galileo Lazzari, Achille Lambri, Aldo Salvadeo.<br \/>\nNel corso del periodo amministrativo avvennero, tra i membri della giunta e del Consiglio, alcune dimissioni con relative sostituzioni.\u00a0 L\u2019amministrazione<br \/>\nDe Rossi svolse una massa di lavoro come 548 delibere consigliari e 2307 delibere di Giunta. Furono affrontate le misure e le migliorie amministrative che riguardavano tutti i settori pubblici: servizi, finanze, assistenza e beneficenza, attivit\u00e0 culturali, opere di pubblica utilit\u00e0, centro sanitario, pubblica istruzione.\u00a0 Ma accanto al lavoro di normale amministrazione anche nuovo e pi\u00f9 moderno e razionale, gi\u00e0 erano all\u2019orizzonte o si erano ormai posti altri grossi problemi: la sistemazione della nuova casa della comunit\u00e0 melegnanese, cio\u00e8 il restauro e l\u2019uso pi\u00f9 funzionale del broletto che sta in piazza S. Giovanni; il controllo del bilancio comunale sia per evitare salite vertiginose del disavanzo sia anche per assicurare la possibilit\u00e0 di interventi e di realizzazioni pubbliche; il problema del ricovero dei vecchi; e soprattutto nuove costruzioni per la popolazione nell\u2019ambito del piano regolatore.\u00a0<br \/>\nE al margine di questa dinamica amministrativa stava un sottofondo politico particolare. Avvenivano le prime rotture politiche, si approfondivano dissensi tra l\u2019operato concreto e la ragione politica teorica. La stessa presenza di una lista denominata del Castello poneva una situazione complessa nel campo politico melegnanese: accanto ai grossi partiti usciti dalla Liberazione si affacciarono liste elettorali minori che furono polemicamente denominate liste di disturbo o liste di legione straniera, ma che non volevano avere una programmatica di rabbia eversiva, o velleit\u00e0 di togliere tutte le iniziative; esse ebbero un significato di richiamo e di presenza contro alcuni punti programmatici, ma anche contro il comportamento di alcune persone politiche che sembravano esorbitare dallo stretto ambito obiettivo di presentazione politica ed amministrativa, assumendo atteggiamenti che potevano apparire irritanti: l\u2019opinione pubblica veniva avvertita che, vero o no, la politica era una cosa sporca, e che era strumentalizzata per interessi personali.\u00a0 L\u2019amministrazione De Rossi, quando scadeva il 27 maggio del 1956, dopo il legale periodo amministrativo, per le nuove consultazioni elettorali, ricordava alla cittadinanza di avere al suo attivo la dotazione agli uffici comunali di attrezzature pi\u00f9 moderne per un valore di sette milioni; di aver impostato il progetto per la nuova casa comunale o broletto; di aver sistemato in ruolo gli impiegati comunali; di aver migliorato l\u2019illuminazione pubblica, la distribuzione del metano, l\u2019acqua potabile, la nettezza urbana, le attrezzature igieniche; di rendere consapevole il cittadino che quanto il Comune incassa, pur con sacrifici dei contribuenti, torna a vantaggio della collettivit\u00e0 attraverso quei pubblici servizi che aumentano i vantaggi, e danno decoro e vanto alla borgata; di aver svolto una vasta opera in favore dell\u2019infanzia con contributi, colonie, schermografie; di aver incoraggiato le attivit\u00e0 culturali e lo sport; di aver impostato la progettazione della nuova rete di fognatura urbana; di aver costruito case per oltre 320 milioni; di aver pavimentato tutte le strade; di aver costruito una nuova ala delle scuole in via Cavour per un valore di 27 milioni; pi\u00f9, altri interventi nei diversi settori della vita pubblica melegnanese. E la cittadinanza veniva edotta di tutto il lavoro dell\u2019amministrazione con una relazione esposta dallo stesso sindaco De Rossi il 12 maggio 1956 alla vigilia elettorale per la formazione di un nuovo Consiglio comunale che doveva dare a Melegnano la nuova amministrazione democratica.<br \/>\n<br \/><strong>Le difficolt\u00e0<\/strong><br \/>\n<br \/>I due anni dal 1956 al 1958 furono tra i pi\u00f9 difficili della vita politica e amministrativa.<br \/>\nIl 27 maggio 1956 furono assegnati 12 seggi alla democrazia cristiana,<br \/>\n9 ai comunisti, 6 ai socialisti, 2 agli indipendenti, 1 ai socialdemocratici.<br \/>\nIl blocco socialcomunista realizz\u00f2 15 seggi, ma altrettanto gli altri partiti collegati.\u00a0 La democrazia cristiana forse avvertiva il logorio per la precedente attivit\u00e0 amministrativa, pur mantenendo le posizioni; e cercava sul terreno pratico di studiare possibili intese che avrebbero potuto garantire la funzionalit\u00e0 amministrativa con una maggioranza stabile, e si diceva disposta ad esaminare ogni possibilit\u00e0 che tenesse conto del rapporto di forze, escludendo per\u00f2 il partito comunista.\u00a0 Dopo vane trattative, si radun\u00f2 il 13 agosto 1956 il Consiglio comunale: i democristiani presentarono come candidato il dottor<br \/>\nAristide Cavalli, mentre i comunisti presentarono Santo Meda, ed i socialisti<br \/>\nGalileo Lazzari. Cadeva in prima votazione la candidatura Lazzari, e rimanevano in ballottaggio Cavalli e Meda. Il gruppo socialcomunista riusciva a raccogliere<br \/>\n16 voti per l\u2019elezione a sindaco di Santo Meda.\u00a0 Ma il 2 agosto due elettori melegnanesi presentarono ricorso contro la eleggibilit\u00e0 di Meda come consigliere comunale e quindi come sindaco, perch\u00e9 ricopriva la carica di consigliere dell\u2019Eca e dell\u2019Asilo sociale. In seguito a questo, tutte le deliberazioni precedenti riguardanti la nomina del sindaco e della giunta divennero nulle; e fu eletto sindaco il dottor Aristide<br \/>\nCavalli, farmacista. Ma nella giunta veniva eletto anche un socialista,<br \/>\nGalileo Lazzari, invitato dal suo partito a scegliere tra l\u2019espulsione e le dimissioni: avvennero le dimissioni il 27 novembre 1957, e subentr\u00f2 il democristiano Pasquale Quartiani.\u00a0 Incominciarono le sedute del<br \/>\nConsiglio, che ad ogni votazione importante votava con 15 s\u00ec e 15 no: la stabilit\u00e0 della maggioranza era fragilissima, e questo stato port\u00f2 al commissario prefettizio Petrella il 18 febbraio 1958. Intanto avvennero le consultazioni elettorali politiche nazionali, ed il rapporto di forze a Melegnano fu leggermente spostato rispetto alle amministrative del 1956: la democrazia cristiana manteneva le sue posizioni; il partito comunista passava dal 30,13% al 32,51%, il partito socialista perdeva leggermente dal 20,43% al 18,70% ed una grave perdita era registrata dal partito liberale che scendeva dal 7,70% al 2,90%. In pratica l\u2019unico partito che aveva fatto un sensibile balzo in avanti fu il partito comunista e per questo motivo esso riteneva che il Consiglio comunale dovesse cambiarsi. La seduta del<br \/>\nConsiglio comunale del 29 settembre 1958 era attesa con molto interesse perch\u00e9 il consiglio non si radunava pi\u00f9 dal mese di febbraio.<br \/>\nLa giunta &#8211; dissero i socialisti per mezzo del capogruppo Lambri &#8211; non \u00e8 pi\u00f9 efficiente e non \u00e8 pi\u00f9 rappresentativa, e doveva essere rifatta; ed il gruppo socialista abbandon\u00f2 l\u2019aula consigliare. Il consigliere del partito comunista, Ettore Bagnoli, accennando alle ultime elezioni politiche, diede l\u2019ultimatum alla giunta entro tre giorni, durante i quali procedere alla formazione di una nuova giunta comprendente anche i comunisti; ed anche il gruppo comunista abbandon\u00f2 l\u2019aula.\u00a0<br \/>\nUna ordinanza del prefetto dichiarava lo scioglimento del Consiglio comunale ed ordinava che doveva essere rinnovato, ma la giunta ed il sindaco Cavalli dovevano rimanere in carica fino alle elezioni, che avvennero il 29 novembre<br \/>\n1959 con questi risultati: la democrazia cristiana seggi 13, partito comunista seggi 10, partito socialista 6 seggi, partito liberale 1 seggio.\u00a0<br \/>\nLa situazione era chiaramente favorevole al gruppo delle sinistre che, se si fossero alleate, avrebbero avuto 16 seggi, e quindi avrebbero formato una maggioranza stabile. La democrazia cristiana, pur avendo migliorato le posizioni, Si trovava tuttavia tagliata fuori dal punto di vista numerico.\u00a0<br \/>\nIl Consiglio comunale si radun\u00f2 poco dopo per eleggere il sindaco, e fu una importante seduta. Il capogruppo della democrazia cristiana, Sala, dichiar\u00f2, a nome del gruppo, che il partito democristiano da solo aveva totalizzato tredici seggi, uscendo dalle elezioni notevolmente rafforzato in suffragi, in cifre assolute ed in percentuale, e riteneva suo dovere aprire la discussione per la formazione di una maggioranza stabile e democratica, presentando alcuni punti: porre la candidatura di un democristiano come sindaco; favorire la convergenza di altre forze attorno ad un programma di largo appello al partito socialista perch\u00e9 portasse il proprio autonomo contributo alla vita amministrativa locale, con la precisa condizione di staccarsi dal partito comunista.\u00a0 Alle dichiarazioni di Sala rispose il socialista Lambri, il quale afferm\u00f2 che il suo gruppo aveva deciso di dare tutto l\u2019appoggio al partito comunista, per la costituzione di un\u2019amministrazione di sinistra; prese pure la parola il comunista Bagnoli, per ripetere l\u2019invito di costituire una giunta che comprendesse tutti i partiti melegnanesi, cio\u00e8 una giunta di coalizione. Il gruppo democristiano si dichiar\u00f2 anche favorevole per un monocolore socialista appoggiato dall\u2019esterno, ma tutto fu inutile. Lo spoglio delle schede conferm\u00f2 l\u2019amministrazione socialcomunista. Furono eletti: Bagnoli sindaco; Lambri vicesindaco; Lazzari,<br \/>\nBianchi e Stoppini come assessori effettivi; Trisolini e Cavioni come assessori supplenti.\u00a0 Incominci\u00f2 cos\u00ec la nuova amministrazione<br \/>\nBagnoli che doveva durare fino al 1967.<br \/>\n<br \/><strong>Il mutamento<\/strong><br \/>\n<br \/>La nuova amministrazione rimasta in carica per sette anni e stata molto discussa ed \u00e8 ancora oggi discutibile nell\u2019opinione pubblica. Vi era un\u2019opposizione democristiana forte ed agguerrita, con interventi focosi e con polemiche aspre, con abbandoni di aula consigliare e tra forti contrasti nell\u2019interno stesso dei partiti, alcuni dei quali videro le dimissioni di alcuni dei loro uomini pi\u00f9 validi e maggiormente stimati. Tuttavia non bisogna escludere che anche nell\u2019amministrazione Bagnoli parecchi agivano con indubbia buona fede e con onest\u00e0 indiscussa, per servire una causa a cui credevano intimamente.\u00a0<br \/>\nE qualora vi fossero stati anche errori di incompetenza o sbagli per leggerezza amministrativa, la compattezza del comunismo melegnanese non ne soffr\u00ec minimamente e non si indebol\u00ec per nessuna crisi di partito. Probabilmente i temi realistici delle rivendicazioni sindacali ed economiche e la convinzione che il partito comunista fosse il pi\u00f9 efficace interprete dei bisogni della classe lavoratrice e la fede schietta e senza complicazioni dei comunisti attorno al loro partito, furono pi\u00f9 forti e pi\u00f9 convincenti delle eventuali incapacit\u00e0 della amministrazione di Bagnoli continuamente proclamate all\u2019opinione pubblica dalla democrazia cristiana, la quale era all\u2019opposizione con uomini preparati e con soda dialettica contenutistica: gli interventi di Gianluigi Sala, di Gianni Goglio, di Pasquale Quartiani, di Ermenegildo De Rossi, a cui rispondevano tra gli altri del partito comunista<br \/>\nErnesto Rizzi, Luciano Dallabora, e tra i socialisti Galileo Lazzari, Achille<br \/>\nLambri, Renato Bianchi, non sempre erano sereni e narrativi, ma animosamente tenaci ed insistenti, fino alla controversia pi\u00f9 aspra. Naturalmente le discussioni in seno al consiglio comunale vertevano non soltanto su problemi o su fatti contingenti anche a livello di imprevisto, ma soprattutto erano in argomento sul programma che l\u2019amministrazione Bagnoli aveva promesso di attuare: creare nel territorio melegnanese le condizioni urbanistiche adatte a nuovi impianti industriali; un piano intercomunale di coordinamento ed un consorzio tra Comuni e Provincia per attuarlo; un piano regolatore per Melegnano; rilanciare la Fiera del Perdono, anche progettando una sua stabile sistemazione edilizia; chiedere al Governo centrale trasporti migliori, incominciando a costruire una terza rotaia; una pensilina alla stazione, ed una stazione di attesa dell\u2019Azienda tramviaria milanese; un nuovo ospedale, una moderna rete di fognatura, nuovi quartieri di abitazione; un sottopasso al passaggio a livello in via Zuavi; un allargamento del ponte sul Lambro; aprire un Ufficio del Registro, predisporre una nuova sede della Pretura, ampliare il cimitero; portare un distaccamento dei Vigili del fuoco; introdurre acqua e gas metano in tutte le case; bagni pubblici; una nuova farmacia comunale; battersi contro il Consorzio produttori latte per la revisione del prezzo del latte; una sede per Melegnano Cultura, una biblioteca ed un centro sociale; una pi\u00f9 forte imposta di famiglia per i grossi patrimoni e meno imposte sui consumi; il futuro Consiglio comunale che dovr\u00e0 battersi per una maggiore autonomia ai Comuni d\u2019Italia, per l\u2019Ente Regione e per un piano urbanistico ed economico della Lombardia.<br \/>\nE con la discussione e la parziale esecuzione di questi punti programmatici si arriv\u00f2 alle elezioni normali del 27 novembre 1964.<br \/>\n<br \/><strong>I dissensi<\/strong><br \/>\n<br \/>Con le elezioni rinacque la giunta socialcomunista con un accordo tripartito fra partito comunista, partito socialista e partito socialista italiano di unit\u00e0 proletaria (Psiup), sulla base di maggioranza pci-psi ed appoggio esterno del psiup, e nel febbraio del 1965 la nuova giunta incominci\u00f2 un periodo di grave crisi, ed i primi sintomi si ebbero in occasione della presentazione del bilancio 1965, quando i1 psiup minacci\u00f2 la propria astensione, non essendo stato preventivamente chiamato a prender visione del testo del bilancio ed a concordarne l\u2019impostazione. E da luglio 1965 al maggio<br \/>\n1966 il consiglio comunale non venne pi\u00f9 convocato dalla giunta se non due volte, specialmente per l\u2019esame di tre importanti problemi, il palazzo comunale, la scuola, la torre come serbatoio dell\u2019acquedotto.<br \/>\nE la crisi si accentu\u00f2 perch\u00e9 sul problema del palazzo comunale sorsero contrasti anche all\u2019interno degli stessi partiti Anche nell\u2019interno del partito comunista si manifestarono dissensi. Si arriv\u00f2, tra polemichette e discussioni senza fine, all\u201911 di agosto, quando il vice-sindaco socialista Bruzzi annunci\u00f2 al Consiglio le dimissioni del partito socialista dalla giunta. Il Consiglio si aggiorn\u00f2 al 15 settembre: anche il sindaco e gli assessori comunisti rassegnarono le dimissioni nella speranza di favorire il ripristino della coalizione dei partiti interessati.\u00a0<br \/>\nEra manifesta, dunque, l\u2019incapacit\u00e0 di alcuni uomini di partito sulla collaborazione con altre forze politiche. Anche i democristiani ed il liberale diedero le dimissioni, per arrivare alla gestione commissariale, anche se il commissario non poteva rappresentare la migliore soluzione.<br \/>\nComunque era l\u2019unico mezzo per mettere fine ad una lunga crisi paralizzante.<br \/>\nE si arriv\u00f2 alle elezioni amministrative dell\u201911 giugno 1967.\u00a0<br \/>\nFu questo un periodo di smarrimento politico anche per l\u2019opinione pubblica melegnanese, sia per la chiara visione di una impotenza politica dei propri eletti, sia per le troppe critiche e pettegolezzi che si mettevano in giro a screditare i politici, sia perch\u00e9 in campo nazionale gi\u00e0 arrivavano i segni evidenti di possibili unioni tra democristiani e socialisti in maniera pi\u00f9 facile. Bisognava dunque concludere che le elezioni del giugno 1967 sarebbero state molto importanti.\u00a0 La giunta comunale che aveva retto il Comune del 1959 (Ettore Bagnoli, Achille Lambri, Galileo<br \/>\nLazzari, Giuseppe Stoppini, Renato Bianchi, Francesco Cavioni, Gildo Trisolini), e quella che amministr\u00f2 dal 1964 al 1966 (Ettore Bagnoli, Aldo Bruzzi,<br \/>\nVincenzo Oranger, Giuseppe Stoppini, Maria Scarani, Angelo Meda, Giuseppe<br \/>\nBarb\u00e9) si presentarono alla cittadinanza per affrontare ancora la prova elettorale.\u00a0 I partiti che si presentarono alle elezioni del<br \/>\n1967 furono la democrazia cristiana che ottenne 12 seggi, il partito socialista unificato (psi-psdi) 3 seggi, partito comunista 12 seggi, partito socialista di unit\u00e0 proletaria 2 seggi, partito liberale 1 seggio, movimento sociale italiano nessun seggio, altre liste nessun seggio. Ma queste elezioni non arrecarono grossi cambiamenti o clamorosi capovolgimenti di posizioni, ma soltanto spostamenti assai modesti. Fu tuttavia l\u2019inizio della prima effettiva esperienza ed il collaudo del centro sinistra a Melegnano, cio\u00e8 fu un\u2019amministrazione composta da democristiani e socialisti del psi: Gianluigi<br \/>\nPrinelli sindaco; Aldo Bruzzi vicesindaco; Nereo Massignani, Gian Francesco<br \/>\nBiggioggero, Luigi Danova, Agostino Podenzani, Gabriele Maraschi sostituito poi da Ruggero Bruna, come assessori; mentre gli altri consiglieri furono, per tutto il tempo o per poco tempo e poi sostituiti, Mario Armano, Francesco<br \/>\nBalossi, Ferruccio Bonetti, Antonio Cagnazzi, Adriano Caldironi, Emanuele<br \/>\nCavalli, Gioacchino Collaro, Giovanni Colombo, Enrico Conca, Salvatore<br \/>\nDi Bartolo, Giovanni Goglio, Achille Lambri, Ines Maraschi, Angelo Meda,<br \/>\nLuigi Nervi, Giovanni Pavesi, Giacomo Peviani, Silvio Poletti, Ernesto<br \/>\nRizzi, Gaetano Sangalli, Mario Scaccini, Maria Scarani, Francesco Scotti,<br \/>\nGildo Trisolini, Claudio Viviani, Piera Zoncada.<br \/>\n<br \/><strong>Il centrosinistra<\/strong><br \/>\n<br \/>Le elezioni amministrative del giugno 1967 diedero dunque a Melegnano una giunta di centro sinistra. Ma verso la fine del 1969 si delinearono i sintomi della crisi: i partiti all\u2019opposizione, PCI, PSIUP, rivendicavano sempre pi\u00f9 necessaria la loro presenza e partecipazione al governo della citt\u00e0. Anche il partito liberale, rappresentato da Francesco Balossi, dichiarava esplicitamente di non poter pi\u00f9 essere tollerante nei confronti dell\u2019amministrazione in carica.\u00a0 Intanto si accentuava la pressione verso il PSI, che nel frattempo era impegnato a portare un cambiamento di responsabili nell\u2019interno del partito e del gruppo consigliare, dal momento che il vice-sindaco socialista<br \/>\nAldo Bruzzi si era dichiarato indipendente dal 29 settembre 1969.\u00a0<br \/>\nLa cittadinanza manifestava smarrimento per episodi di votazioni a sorpresa, fino al fatto della sostituzione per votazione segreta dell\u2019assessore democristiano<br \/>\nGabriele Maraschi, assunto ad altro ufficio pubblico, con il comunista<br \/>\nRuggero Bruna: il consiglio era paralizzato.\u00a0 Intanto arrivavano a maturazione alcuni problemi che rivestivano notevole importanza per l\u2019assetto della citt\u00e0, e da parecchi si sentiva la preoccupazione di trovare una soluzione per uscire dalla situazione di immobilit\u00e0.\u00a0 La prefettura, considerando la paralisi del Consiglio comunale melegnanese, invi\u00f2 un funzionario per l\u2019esame del bilancio preventivo del 1969.<br \/>\nLa democrazia cristiana, intanto, avanz\u00f2 la proposta di comporre una giunta comunale formata da rappresentanti di tutti i partiti; ma il<br \/>\nPSI voleva l\u2019esclusione dei liberali, e propose alla DC un accordo con il PCI e PSIUP per un eventuale appoggio esterno alla giunta di centro sinistra, che non venne accettato. Pochi giorni dopo il PSI ruppe la coalizione di centro sinistra, iniziando trattative in proprio con il PCI e con il<br \/>\nPSIUP per la formazione di una maggioranza stabile.<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019accordo tra le sinistre<\/strong><br \/>\n<br \/>Difatti il 20 settembre 1969 era stato stretto un accordo politico programmatico per la costituzione di una giunta di sinistra fra i partiti PCI, PSI, PSIUP, i quali si erano riuniti nella sede del PCI, rispettivamente con le proprie delegazioni.\u00a0<br \/>\nNei patti la maggioranza di sinistra si impegnava, in ogni occasione, a dare il suo contributo per la soluzione dei problemi generali che da anni venivano dibattuti e non mai portati a soluzione, nell\u2019interesse dei lavoratori; in modo particolare si poneva l\u2019accento sui problemi che investivano direttamente le amministrazioni locali, come l\u2019Ente Regione, le autonomie locali, la riforma della legge sulla finanza melegnanese.\u00a0 Allo scopo di coordinare lo sviluppo socio-economico della zona la nuova amministrazione si sarebbe impegnata ad allacciare rapporti permanenti con le amministrazioni comunali limitrofe, per creare strumenti adatti ad uno sviluppo urbanistico del comprensorio melegnanese atto a favorire la soluzione dei molteplici problemi sociali ed economici della zona. In tale quadro operativo uno dei massimi impegni sarebbe stato quello di dare alla citt\u00e0 un piano regolatore generale in collaborazione con il Piano intercomunale milanese, ed adottare un piano per l\u2019edilizia popolare in una visione consortile.\u00a0 Sarebbero state istituite scuole materne comunali; un complesso di scuole medie, elementari e speciali; il potenziamento della scuola serale; l\u2019impegno a realizzare scuole superiori; l\u2019interessamento attivo per la scuola integrata.\u00a0<br \/>\nSarebbe stata curata la costruzione di un centro sportivo comunale; della biblioteca comunale; del centro culturale; e la sistemazione a parco dell\u2019area perimetrale, del castello mediceo.\u00a0 Per l\u2019industria e il commercio sarebbero stati approvati una tabella merceologica e l\u2019incoraggiamento alla costruzione di cooperative.\u00a0 Erano assai necessari il completamento del sottopasso e del cavalcavia ferroviario; la costruzione del sottopasso in via Emilia per il cimitero; lo studio immediato per il collegamento<br \/>\nMelegnano &#8211; Ospedale Predabissi; intervento immediato per la sistemazione di tutte le strade private; la semaforizzazione e la regolamentazione viabilistica.\u00a0<br \/>\nNel campo dei servizi occorreva la sistemazione generale della rete idrica della citt\u00e0, la sistemazione ed il completamento della fognatura cittadina; l\u2019impegno a rimuovere le carenze dei servizi in alcuni quartieri della citt\u00e0; l\u2019ampliamento del cimitero; il potenziamento dei trasporti urbani per gli alunni e fra la citt\u00e0 e l\u2019Ospedale; l\u2019impegno a municipalizzare alcuni servizi di interesse sociale; in particolare si poneva l\u2019accento sulla realizzazione di una farmacia comunale.\u00a0 Nei tributi e nelle finanze si voleva la creazione dell\u2019anagrafe tributaria per una democratica applicazione dei tributi.\u00a0 Per tutti questi problemi sarebbero state costituite commissioni di studio dei tre partiti (PCI, PSI, PSIUP), per dare un contributo di elaborazione alla loro soluzione, con presenza di parit\u00e0 dei rappresentanti dei tre partiti. La giunta di sinistra avrebbe avuto la seguente struttura: PCI, vicesindaco, con delega per le competenze alla pubblica istruzione, allo sport, alla vigilanza, alla annona, con assessore effettivo alla finanza e al bilancio ed assessore supplente per l\u2019igiene e la sanit\u00e0; PSI, sindaco, con assessore effettivo alla assistenza ed alla beneficenza, ed assessore supplente per l\u2019industria ed il commercio; PSIUP, assessore effettivo ai lavori pubblici e all\u2019urbanistica.\u00a0<br \/>\nLe delegazioni che avevano concordato questo programma e queste strutture erano guidate da Adriano Caldironi per il PCI, Michele Bellomo per il PSI,<br \/>\nAlessandro Gritti per il PSIUP.\u00a0 Dopo che le segreterie dei tre partiti avevano ratificato questo programma, venne chiesta la convocazione del<br \/>\nConsiglio Comunale per la nomina della nuova giunta, ed una nuova situazione di confusione annebbi\u00f2 l\u2019operato del Consiglio, anche perch\u00e9 i due assessori Bruzzi e Podenzani ritirarono le dimissioni gi\u00e0 date per la giunta, si dichiararono staccati dal PSI; in tal modo il programma dei tre partiti elaborato dal PCI, PSI e PSIUP non poteva essere presentato perch\u00e9 essi non avrebbero pi\u00f9 avuto la maggioranza richiesta, disponendo dell\u2019appoggio di 15 consiglieri su 30.\u00a0 La DC propose nuove elezioni anticipate, ma nessun gruppo si sent\u00ec di assumersi la responsabilit\u00e0 dell\u2019arrivo di un commissario prefettizio con lo scioglimento del Consiglio comunale. Affiorava anche la possibilit\u00e0 di una giunta rappresentativa di tutti i gruppi e con esclusivi compiti di ordinaria amministrazione e di preparazione delle elezioni, ma le sinistre volevano la sostituzione del sindaco.<br \/>\n<br \/><strong>Le elezioni 1970<\/strong><br \/>\n<br \/>Il 9 gennaio 1970 il Consiglio comunale, accettando le dimissioni di 15 consiglieri comunisti e socialisti precedute da una dichiarazione di dimissioni anche dei consiglieri democristiani con esclusione di quelli impegnati nella giunta, decret\u00f2 il suo scioglimento. Il 7 giugno 1970 i melegnanesi andarono alle urne, con il problema essenziale di dare alla citt\u00e0 una maggioranza stabile.<br \/>\nLe liste in competizione erano il PCI che ottenne 13 seggi; PSI 2 seggi;<br \/>\nPSIUP 1 seggio; DC 12 seggi; PSU 1 seggio; PLI 1 seggio; PRI nessun seg-gio.<br \/>\nLa maggioranza ora esisteva nell\u2019apparentamento tra PCI, PSI e PSIUP con<br \/>\n16 seggi.\u00a0 Nella stessa giornata del 7 giugno 1970 avvennero anche le elezioni provinciali e le prime elezioni per la Regione, per la quale erano in lista, a Melegnano, questi partiti: Partito Comunista Italiano;<br \/>\nPartito Socialista Italiano; Partito Socialista di Unit\u00e0 Proletaria;<br \/>\nPartito Socialista Unificato; Democrazia Cristiana; Partito Liberale Italiano<br \/>\nPartito Repubblicano Italiano.\u00a0 Partito Comunista Italiano 38,54%;<br \/>\nPartito Socialista di Unit\u00e0 Proletaria 5,50%; Partito Socialista<br \/>\nItaliano 7,99%; Partito Socialista Unificato 4,51%; Partito Repubblicano<br \/>\nItaliano 1,49%; Democrazia Cristiana 35,79%; Partito Liberale Italiano<br \/>\n4,15%; Partito Democratico Italiano Unit\u00e0 Monarchica 0,30%; Movimento<br \/>\nSociale Italiano 1,82%; Libera Padania 0,00%. I melegnanesi votanti erano<br \/>\n12.735.\u00a0 La prima seduta dei nuovi consiglieri avvenne il 13 luglio<br \/>\n1970 alla presenza di un folto pubblico. L\u2019assessore anziano Mario Scaccini guidava i lavori che videro gli interventi di parecchi per augurare buon lavoro al nuovo Consiglio; per conoscere le trattative intercorse ed i loro risultati fra i tre partiti PCI, PSI, PSIUP; per ringraziare gli elettori; per evitare inutili polemiche e demagogismi; per affermare le proprie posizioni ideologiche; per l\u2019opposizione ad ogni inasprimento fiscale; per dire che la DC non sarebbe mai stata disfattista, ma costruttiva.\u00a0 Venne eletto sindaco l\u2019architetto Luigi Danova; vicesindaco Mario Scaccini; assessori effettivi Ivo Paris, Adriano Caldironi, Natale Pellini; assessori supplenti<br \/>\nMichele Bellomo e Francesco Bianchi, l\u2019olimpionico per l\u2019atletica leggera.\u00a0<br \/>\nIl sindaco uscente, Gianluigi Prinelli, rivolse al neoeletto parole di compiacimento, augurando di trovare collaborazione e lealt\u00e0. Furono parole che stesero una nuova atmosfera di compromesso, dopo lungo faticoso complicato cammino politico applicato all\u2019amministrazione melegnanese.<br \/>\nStava davanti ai nuovi amministratori una massa di lavoro e di impegno tali da non dover perdere alcun tempo.<br \/>\n<br \/><strong>Le elezioni amministrative del<br \/>\n1975<\/strong><br \/>\n<br \/>Il 15 giugno 1975 si tennero le elezioni amministrative ed i seggi ottenuti furono 15 per il Partito<br \/>\nComunista Italiano, 10 per la Democrazia Cristiana, 4 per il Partito Socialista<br \/>\nItaliano, 1 per il Partito Socialista Democratico Italiano.\u00a0 Il Consiglio comunale, radunato il 1\u00b0 agosto, form\u00f2 la Giunta cos\u00ec composta: sindaco Luigi Danova, assessore anziano Mario Scaccini, assessori effettivi Achille Lambri, Michele Bellomo, Adriano Caldironi, assessori supplenti Albertina Paris Malfatti, Gaetano Tosi.\u00a0 Il sindaco Danova ringrazi\u00f2 quanti gli avevano dato la fiducia, sottolineando che il voto era indirizzato, al di l\u00e0 della sua persona, verso una linea politica sviluppata nel quinquennio 1970-75 e rafforzata dal risultato del 15 giugno.\u00a0 Nel 1977, in occasione della Fiera del Perdono, il sindaco Danova tracciava un profilo dello stato della citt\u00e0 di Melegnano, in questi termini: la situazione finanziaria del Comune \u00e8 critica, e la mancanza di soldi potrebbe compromettere lo stipendio degli impiegati; non si \u00e8 fatta la finanza allegra, ma i Comuni hanno dovuto sopperire a spese loro. Continua l\u2019esodo dai campi, ancora perdura il fenomeno migratorio, \u00e8 sempre d\u2019attualit\u00e0 la speculazione edilizia, alcune delle poche industrie o chiudono o stanno chiudendo. E\u2019 rimasto solo il commercio come attrattiva e rifugio di lavoro e di guadagno: ma l\u2019apertura di supermercati nella zona ha creato la crisi in alcuni settori del commercio cittadino.\u00a0<br \/>\nNel rapporto del sindaco si dice anche che il problema della casa \u00e8 grave perch\u00e9 l\u2019edilizia \u00e8 ferma, i cantieri sono statici, le case malsane a Melegnano sono molte, i giovani sposi non trovano locali.<br \/>\nIl Comune (continua la relazione) non pu\u00f2 fare nulla ed intanto l\u2019edilizia langue. La buona volont\u00e0 degli amministratori non serve molto, perch\u00e9 deve venire una legislazione statale, mentre i Comuni hanno visto ridursi la possibilit\u00e0 d\u2019intervento ai minimi termini.<br \/>\n<br \/><strong>Le elezioni amministrative del<br \/>\n1980<\/strong><br \/>\n<br \/>Scadeva l\u2019amministrazione Danova e si votava la nuova amministrazione il giorno 8 giugno 1980. Si presentavano a votare 14.308 melegnanesi (6.582 maschi, 7.726 femmine). In realt\u00e0 votarono in 13.451 e vi furono questi risultati: voti validi 12.663, Partito<br \/>\nComunista Italiano voti 5.004 (39,51%), Partito Socialista Italiano voti<br \/>\n1.773 (14%), Democrazia Cristiana voti 4.480 (35,37%), Partito Socialista<br \/>\nDemocratico Italiano 415 (3,27%), Partito Liberale Italiano 302 (2,38%),<br \/>\nPartito Repubblicano Italiano 385 (3,04%), Partito Democratico Unit\u00e0<br \/>\nProletaria 304 (2,40%).\u00a0 Le elezioni comunali distribuirono i 30 seggi cos\u00ec: 13 al P.C.I., 11 alla D.C., 4 al P.S.I., 1 al P.S.D.I., 1 al P.R.I. Il Consiglio Comunale elesse la nuova Giunta che era formata da Michele Bellomo, sindaco (P.S.I.), Gaetano Tosi (P.C.I.) alle Finanze ed al Bilancio; Cesare Gatelli (P.C.I.) alla Pubblica Istruzione; Giovanni<br \/>\nCaputo (P.S.I.) ai Lavori Pubblici ed Ecologia; Antonio Terzini (P.C.I.) all\u2019Urbanistica; Franco Panigada (P.C.I.) al Commercio, Industria ed Artigianato;<br \/>\nClaudio Robbiati (P.C.I.) ai Servizi socio-sanitari, Sport e Tempo libero.<br \/>\nVicesindaco fu eletto Gaetano Tosi.\u00a0 Il nuovo sindaco, Michele Bellomo, aveva 47 anni, era capostazione titolare di Melegnano, dal 1970 era consigliere comunale; era stato assessore all\u2019Igiene e sanit\u00e0 nella prima amministrazione<br \/>\nDanova. Era membro del Consiglio di Amministrazione dell\u2019Ospedale Predabissi, era Segretario di Sezione del Partito Socialista Italiano. Al suo posto, come segretario di partito, \u00e8 subentrato Antonio Sabella, impegnato nelle attivit\u00e0 sociali e politiche di Melegnano; fa parte del Consorzio<br \/>\nSanitario di Zona e della commissione amministratrice della farmacia comunale; da 25 anni svolge la sua attivit\u00e0 lavorativa presso l\u2019Inam, sezione di Melegnano, con dedizione e perizia.\u00a0 In queste elezioni le preferenze pi\u00f9 numerose andarono al dottor Giancarlo Corti (D.C.) per un numero di 1.314 voti: il preferito deve questa sua vittoria all\u2019esperienza amministrativa gi\u00e0 svolta come sindaco di Bascap\u00e8 ed alla sua indole cordiale, sempre disponibile e saggia per ogni consiglio negli Enti e nelle Associazioni della citt\u00e0.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>dal libro Storia di Melegnano Le elezioni e l\u2019ideologia politica Il giorno dopo la liberazione, il 26 aprile 1945, nel clima ancora arroventato e clamoroso per le ottenute 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