{"id":3007,"date":"2003-03-19T04:40:59","date_gmt":"2003-03-19T04:40:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3007"},"modified":"2003-03-19T04:40:59","modified_gmt":"2003-03-19T04:40:59","slug":"storia-pagina004sy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sy.htm","title":{"rendered":"Le nuove realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>\n<h2>Agricoltura industria commercio Le case L\u2019impianto urbano Associazioni e finalit\u00e0 Croce Bianca Avis Unitalsi Acli Sport e tempo libero L\u2019arte<\/h2>\n<\/td>\n<td><strong>Agricoltura<br \/>\n&#8211; industria &#8211; commercio<\/strong><br \/>\n<br \/>Alla fine della guerra Melegnano riprese la sua vita e le sue attivit\u00e0 economiche, sociali e religiose, oltre che politiche come si \u00e8 detto, su un piano di pi\u00f9 complessa prestazione e di maggior sviluppo.\u00a0 Melegnano non era pi\u00f9 un centro agricolo nel senso tradizionale e secolare, se il riferimento \u00e8 fatto alle attivit\u00e0 prevalenti dei melegnanesi. Per\u00f2 rimaneva sempre un centro di interesse agricolo, come stimolo che una classe dirigente e un complesso di organismi potevano esercitare sul settore agricolo del territorio melegnanese come ambito pi\u00f9 vasto dei confini comunali.<br \/>\nGli elementi perch\u00e9 rimanesse un centro di convergenza agricola erano: il mercato del gioved\u00ec e l\u2019incontro alla domenica sulle piazze del centro dove si radunavano tutti gli agricoltori ed i coltivatori diretti; il Consorzio agrario; la presenza di tecnici e di fornitori di materiale agricolo; i raduni su scala regionale e nazionale in occasione della Fiera del Perdono ogni anno in primavera.\u00a0 Per\u00f2 il fenomeno pi\u00f9 vistoso fu l\u2019abbandono dei campi in misura notevole da parte dei contadini, per conseguenza della trasformazione tecnologica che forniva all\u2019agricoltura tutte le macchine per ogni necessit\u00e0. Nel censimento generale del<br \/>\n15 aprile 1961 vi erano 14\u00a0 aziende a conduzione diretta dal coltivatore su una superficie di ettari 28,65 ed inoltre ancora 14 aziende agricole a conduzione con salariati su una superficie di ettari 353,24. I prodotti principali erano il grano, il granoturco, gli orticoli e soprattutto la coltivazione del foraggio che costituiva la base per l\u2019allevamento del bestiame.\u00a0 I prati a marcita, dove ancora esistevano, ricevevano buona cura.\u00a0 La consistenza del patrimonio zootecnico, fino al 1968, dava queste risultanze: 682 bovini di cui 262 vacche. Comunque, nell\u2019opera di rivalutazione del patrimonio zootecnico della nostra zona, buona parte operativa era dovuta alla esperienza e all\u2019intervento costante ed intelligente del veterinario dottor Ettore Legori, pluridecorato per meriti civili in agricoltura e veterinaria: \u00e8 suo merito se dal settembre del 1967 si \u00e8 reso obbligatorio il risanamento della tubercolosi bovina.\u00a0<br \/>\nNel settore industriale, al contrario, si notava un forte sviluppo.\u00a0<br \/>\nNel 1969 le industrie a Melegnano erano 15 con discreta massa lavorativa:<br \/>\nMonti e Martini per il materiale dielettrico con 259 dipendenti; Broggi-Izar per la metalmeccanica e le posaterie con 474 dipendenti; Tamini e C. per le costruzioni elettromeccaniche con dip. 185; Pedretti Edoardo per i laterizi e materiale da costruzione con dip. 56; Cami Miglio per la fabbrica di scatole di cartone ed imballaggi in genere con dip. 40; Plastik Press di<br \/>\nMolinari e Tansini per la produzione di stampi per plastica con dip. 34;<br \/>\nLincon italiana per i cosmetici e deodoranti con dip. 30; Eredi Riboli<br \/>\nFrancesco per la lavorazione di plexiglas e lampadari con dip. 40; Bellinzoni<br \/>\nFratelli per la lavorazione delle materie plastiche e costruzione stampi con dip. 88; Camanini Vittore per l\u2019impresa di lavori elettrici in genere con dip. 42; Mazza Pietro per gli apparecchi in acciaio inox con dip. 25;<br \/>\nIntroini e Figli per officina lavorazioni meccaniche con dip. 35; Mercantile<br \/>\nAvicola per la macellazione e la lavorazione del pollame con dip. 20; Cremascoli<br \/>\nIginio e Luciano per la carpenteria in ferro con dip. 10; Bianchi Daniele per l\u2019impresa casearia con dip. 10.\u00a0 In genere i titolari di queste ditte industriali erano persone tecnicamente preparate, anche se talvolta non avevano nessuna qualifica di studi superiori ben precisati: la volont\u00e0 e la capacit\u00e0, unitamente a sacrifici di ogni genere, sono stati i fattori umani della loro espansione.\u00a0 Un arresto si \u00e8 avuto nel settore dell\u2019industria chimica.\u00a0 Esisteva in Melegnano dal 1926 l\u2019Industria Chimica dottor Piero Saronio che da 50 operai raggiunse nel<br \/>\n1933 il numero di 1800 dipendenti.\u00a0 Produceva coloranti, specialmente per fibre e tessuti, per cuoio, carta, inchiostri ed alimentari. Preparava una serie di prodotti intermedi: acidi e soda caustica. Una prima crisi avvenne nel 1952 come conseguenza della crisi mondiale dei tessili. Il<br \/>\n24 luglio 1963 all\u2019Assemblea della Societ\u00e0 Aziende Colori Nazionali<br \/>\nAcna a Milano fu proposta la fusione mediante incorporazione dell\u2019Industria<br \/>\nChimica dottor Saronio il cui capitale ammontava a un miliardo di lire; e nel 1966, a causa del mancato rinnovamento degli impianti e delle macchine, si \u00e8 verificata la chiusura definitiva.\u00a0 Le imprese artigiane ebbero ancora, dopo la guerra, una notevole importanza perch\u00e9 integravano il lavoro industriale e risentivano beneficamente della vicinanza con Milano, una citt\u00e0 metropoli che assorbiva i prodotti complementari per la finitura.\u00a0 Ma parecchie imprese artigiane non dipendevano da Milano e quindi non erano complementari della grande citt\u00e0, ma svolgevano ed esaurivano il loro movimento in Melegnano e nei dintorni. In totale vi erano circa 330 aziende artigiane in Melegnano, rappresentative di tutto l\u2019arco delle necessit\u00e0 comunitarie: lavorazione del legno; metalmeccanici; pittori e decoratori; installatori di impianti; abbigliamento; lavorazione del cuoio e calzature; orafi ed affini; lavorazione del vetro; tessitura e ricamo; arti grafiche; fotografi; lavorazione del marmo, categorie ausiliarie e sanitarie; arredamenti per giardinaggio; alimentari; parrucchieri da uomo e da donna e misti lavorazione materie plastiche; chimici e farmaceutici, trasporti; edili; radiotecnici; cicli e moto e auto; bronzisti fonderie; sarti da uomo, guanti e pelletterie; categorie rurali. Spesso queste attivit\u00e0 impegnavano la genialit\u00e0 creativa del nostro popolo, ed era un continuo tentativo di opporre il prodotto di qualit\u00e0 al prodotto di serie.\u00a0<br \/>\nLa categoria dedita al commercio ed alla vendita all\u2019ingrosso ed al minuto era sensibilmente rappresentata: alimentari e affini circa 200; tessili, abbigliamento ed arredamento circa 100 alla vendita minuta; meccanici ed affini circa 35 alla vendita minuta; prodotti vari circa 40 alla vendita minuta e all\u2019ingrosso.\u00a0 Lo sviluppo commerciale pero veniva gradatamente messo in pericolo dall\u2019apertura di vicini supermercati o dalla possibilit\u00e0 di raggiungere i supermercati in periferia sud di Milano o a quelli della stessa Milano Per\u00f2 i negozi melegnanesi offrivano una buona resistenza, accanto ai due mercati del gioved\u00ec e della domenica, tenuti in modo particolare dagli ambulanti.<br \/>\n<br \/><strong>Le case<\/strong><br \/>\n<br \/>Ultimamente vi sono state modificazioni residenziali che hanno interessato il tessuto urbanistico della citt\u00e0.<br \/>\nNel 1957, quando si faceva sentire la crisi nella citt\u00e0, e al fabbisogno arretrato, gi\u00e0 considerevole, si aggiungeva, in forma sempre pi\u00f9 preoccupante, quello creato dalle immigrazioni e dallo sviluppo urbano, un gruppo di lavoratori a reddito fisso si associ\u00f2 in cooperative allo scopo di provvedere direttamente alla costruzione di quegli alloggi che la speculazione privata rendeva di difficile accesso e che le iniziative pubbliche non offrivano in sufficiente misura.\u00a0 Nacquero, allora, le prime cooperative: \u201c Domus mea \u201d e \u201c Concordia \u201d. Nel 1959 tre nuovi quartieri entrarono in fase di costruzione: quartiere De Amicis, quartiere<br \/>\nLambro, quartiere Giardino.\u00a0 Il quartiere De Amicis \u00e8 nelle vicinanze del vecchio rione Carmine, ed in tal modo l\u2019antico aggregato urbano si \u00e8 arricchito di una serie di palazzi con molti piani.<br \/>\nIl quartiere Lambro fu impostato dall\u2019Amministrazione comunale nel 1957; nel marzo del 1958 erano appaltati i primi lavori ed entro lo stesso anno si mettevano a disposizione 700 nuovi vani. Dieci anni pi\u00f9 tardi, nel gennaio 1968, dopo essere stata appaltata l\u2019ultima costruzione Gescal (16 alloggi) si completava il quartiere Lambro su un area acquistata dalla<br \/>\nIna-Casa per l\u2019interessamento ed il contributo del Comune: in tal modo gli alloggi costruiti furono 18 del Piano Romita, 42 Ina-Casa, 16 Gescal.\u00a0<br \/>\nIl quartiere Giardino \u00e8 composto da una gran parte di popolazione non melegnanese di antica data; e la sua costruzione fu oggetto di discussioni per stranezze che sembravano incomprensibili.\u00a0 Tuttavia occorre guardare la situazione di Melegnano quale era nell\u2019immediato dopoguerra: una grossa borgata che aveva alle sue porte l\u2019eco della espansione edilizia che gi\u00e0 toccava San Donato, San Giuliano Milanese ed altre zone. Melegnano ha un territorio comunale tra i pi\u00f9 piccoli della provincia, ma nello stesso tempo sentiva crescere l\u2019esigenza di un nuovo assetto residenziale.<br \/>\nLa ferrovia, il fiume Lambro, le strade statali e provinciali serravano e serrano Melegnano da ogni parte: di qui l\u2019alternativa di reperire nuove aree di espansione edilizia e di enucleare veri e propri quartieri fuori dalla maglia delle infrastrutture, con tutti i problemi di colleganza e di autosufficienza che ne conseguivano.\u00a0 La direttrice di espansione pi\u00f9 naturale che si prospettava era quella verso sud e interessava un territorio relativamente ampio ad immediata aderenza con il vecchio nucleo e non ostacolato da opere naturali o artificiali come accadeva per poche libere aree all\u2019interno dei confini della giurisdizione comunale.\u00a0<br \/>\nMa quel territorio che si estendeva alle spalle dell\u2019Ospedale Predabissi era rimasto intatto fino alle soglie degli anni sessanta in virt\u00f9 di una ben precisa circostanza, senza la quale sarebbe stato intaccato assai prima della espansione edilizia: gran parte di quel territorio, quello pi\u00f9 a contatto con il vecchio centro urbano, era da parecchi decenni propriet\u00e0 dell\u2019ex Linificio e Canapificio Italiano, poi Broggi-Izar, con una ben precisa destinazione, quella cio\u00e8 di consentire un raccordo ferroviario tra la strada ferrata e lo stabilimento melegnanese, qualora se ne fosse presentata la necessit\u00e0 industriale. Quando per\u00f2, con lo sviluppo degli autotrasporti, il raccordo ferroviario parve agli interessati di utilit\u00e0 superata, l\u2019area fu sbloccata, e divenne facile indovinare quale fosse l\u2019importanza di questa nuova disponibilit\u00e0 per l\u2019espansione edilizia.\u00a0 Il 29 settembre 1958 fu inoltrato al Comune di Melegnano, che nel frattempo stava attraversando un periodo politicamente difficile, il piano di lottizzazione per la approvazione. Il programma di fabbricazione, pronto nel 1959, incontr\u00f2 difficolt\u00e0 e fu rifiutato; e tre anni dopo ne venne consegnato un altro in Consiglio comunale: fu in questi anni, dal 1959 al 1963, che avvenne l\u2019espansione edilizia nel nuovo quartiere sud, che fu chiamato quartiere Giardino, non per i fiori o gli alberi o la zona panoramica ed estetica, ma per la vicinanza di una antica cascina rurale detta appunto Cascina Giardino.\u00a0 L\u2019espansione fu irregolare e l\u2019Amministrazione comunale di quegli anni non pot\u00e9 far valere le condizioni per un controllo su tutti gli aspetti del crescente quartiere: dalla densit\u00e0 volumetrica agli allineamenti, alla tipologia, all\u2019estetica. Ma dal 1966 al maggio 1967, in sei mesi disturbati dalle intemperie, al quartiere Giardino fu portato un po\u2019 di ordine: strade asfaltate, denominazione delle vie, piccole zone verdi. La zona si aggira sui 4000 abitanti.\u00a0 Una nuova situazione inaspettata e quindi non preceduta da una puntuale organica programmazione, si \u00e8 verificata nel 1966.<br \/>\nUna vasta propriet\u00e0 dei conti Cicogna fu venduta dopo insistenti richieste.\u00a0 Il tessuto urbano della citt\u00e0 di nuovo esplodeva attorno alla vecchia Cascina Maiocchetta, senza un orientamento ben preciso e con un intento speculativo: una serie di palazzi e di imponenti edifici sorsero in un area completamente nuova, con rete viaria irrazionale e senza le opere di urbanizzazione secondarie.<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019impianto urbano<\/strong><br \/>\n<br \/>Anche il vecchio centro urbano si rinnova: le decrepite abitazioni secolari lasciavano il posto a nuove costruzioni. Dove prima sorgevano casupole a due piani, ora trovano posto imponenti palazzi a sei piani destinati ad abitazione, negozi ed uffici, con razionale sfruttamento dell\u2019area. Buona parte fu riservata alle attivit\u00e0 commerciali: una galleria pedonale fiancheggiata da negozi collega via<br \/>\nRoma con la via Felice Senna. Pure la via Castellini, l\u2019antica via Longa, ha subito un notevole cambiamento: una serie consistente di appartamenti di alcuni palazzi di dieci piani ha cambiato la fisionomia all\u2019antica strada.\u00a0<br \/>\nIl vecchio centro storico rappresenta ancora qualche caratteristica di un tempo: il castello mediceo con i segni di un vero luogo di difesa ancora imponente nella sua austerit\u00e0; la piazza Risorgimento dove \u00e8 ben visibile qualche edificio caratteristico: la Chiesa di San Giovanni; il Palazzo Comunale dove oggi sono gli uffici e dove avvengono le deliberazioni democratiche; il palazzo stile Venezia, ricostruito con pezzi di un vecchio palazzo non melegnanese. Ma il centro storico ancora emana la sua influenza ed esercita la sua importanza, perch\u00e9 \u00e8 luogo di convergenza per incontri, per interessi economici. La piazza del centro storico \u00e8 il punto delle vie radiali che si dipartono per la periferia, ed \u00e8 qui dove si agita la vita associativa cittadina del Melegnanese dove raccoglie la vivacit\u00e0 del mercato settimanale; e questa vitalit\u00e0 \u00e8 sconosciuta ad altri agglomerati urbani, come San Giuliano e San Donato.<br \/>\nIl cittadino che viene al mercato si trova quasi tra le pareti di una vasta casa, quasi un enorme famiglia che brulica tra le bancarelle e il chiasso di tutte le merci; questo \u00e8 ancora il senso umano e civico del centro storico di Melegnano come polo di attrazione sulla fascia dei Comuni vicini.\u00a0<br \/>\nConsiderando pi\u00f9 da vicino la tipologia urbana possiamo osservare che la maglia viaria \u00e8 complessa. Le strade d\u00ec interesse sono parecchie e si dipartono dall\u2019abitato in varie direzioni verso i paesi sui quali il centro di Melegnano esercita un\u2019influenza. I centri a tipologia urbana, come Melegnano, manifestano visibilmente la loro lontana origine storica dovuta all\u2019impianto delle strade. Infatti l\u2019importanza di Melegnano, ancora oggi dovuta alla esigenza viabilistica, gi\u00e0 nell\u2019epoca romana, nell\u2019anno 333 dopo Cristo, risultava dall\u2019entit\u00e0 della funzione tecnica del servizio per il cambio dei cavalli sulla via romana Piacenza-Milano.\u00a0<br \/>\nIl tessuto urbano di Melegnano ha come orditura viaria principale una serie di strade che confluiscono verso un centro, con orientamento geografico vario, come varia \u00e8 la diramazione delle strade stesse verso la periferia.\u00a0 L\u2019impianto urbano di Melegnano \u00e8 diviso in due dal fiume Lambro e un ponte collega le due parti storiche del paese: su questo asse si svolge l\u2019intenso traffico interno, ed \u00e8 nelle vicinanze di questo ponte che sorge il centro storico della citt\u00e0. A Melegnano il tipo di organizzazione socioeconomica ove la popolazione, anche in un recente passato, si \u00e8 dedicata ad attivit\u00e0 commerciali ed artigianali, ha richiesto una appropriata strutturazione anche delle residenze, dovute ad esigenze diverse da quelle che si richiedevano da altri tempi<br \/>\nMelegnano, per i suoi precedenti storici e per caratteristiche particolari come sede di importanti uffici ed enti pubblici, come centro di notevole attivit\u00e0 industriale e commerciale, con una attrezzatura idonea e moderna di servizi pubblici, per decreto del presidente del Consiglio del 26 agosto 1959, ha ricevuto il titolo di \u201c citt\u00e0 \u201d. Da allora quindi il nostro paese divenne \u201c Citt\u00e0 di Melegnano \u201d.<br \/>\n<br \/><strong>Associazioni e finalit\u00e0<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019esigenza di socialit\u00e0 e di organizzazione per esprimere diverse espressioni civiche fece nascere e rinforzare, negli anni della democrazia, associazioni con specifiche finalit\u00e0: umanitarie, ricreative, combattentistiche, sindacali e di categoria, sportive, tecniche, economiche e di interesse collettivo.\u00a0<br \/>\nAlla base di queste associazioni stanno alcuni fattori fondamentali di giustificazione o di carica stimolante: il desiderio di fare qualche cosa per gli altri; il concretare una propria inclinazione in un settore di cui si \u00e8 appassionati; l\u2019incontro pi\u00f9 facile e naturale con amici di vecchia data o di affinit\u00e0 elettive: un bisogno di polemica contro altri gruppi o altre associazioni; l\u2019ambizione personale di primeggiare e di compensare, con strategia della propria collocazione personale, alla impossibilit\u00e0 di entrare in altre consorterie melegnanesi; voler operare una continuit\u00e0, su altri binari associativi, di iniziative gi\u00e0 fatte altre volte in altri gruppi.\u00a0 Ma quali fossero i motivi determinanti sul piano privato e strettamente personale, sta la realt\u00e0 positiva che ogni associazione e gruppo ha dato comunque un contributo utile e talvolta determinante alla elevazione dignitosa e fruttuosa.\u00a0 Il significato vero di queste associazioni \u00e8 quello di poter offrire al singolo melegnanese la possibilit\u00e0 di essere aiutato e confortato, incoraggiandolo ad esprimersi l\u00e0 dove le sue capacit\u00e0 lo possono fare.\u00a0 Talvolta \u00e8 pure capitato ed ancora capita che vi sono due associazioni collaterali nel corso della storia di Melegnano, almeno negli ultimi cinquant\u2019anni: due associazioni operaie: la Societ\u00e0 operaia ed il Circolo popolare operaio S. Maurizio; due corpi musicali: la Cittadina fascista e la S. Giuseppe dell\u2019oratorio maschile, eredi di un corpo musicale che gi\u00e0 esisteva nel 1861 in pieno risorgimento; due associazioni di ginnastica: la Virtus et Labor ed i dissidenti della Virtus et Labor trovatisi di fronte al concorso di<br \/>\nNapoli in periodo fascista per rappresentare Melegnano; due associazioni di artigiani: di Milano e di Lodi; rivalit\u00e0 di ostile indifferenza per un po\u2019 di tempo tra azioni cattoliche e scout; due associazioni sportive di ciclismo: il Pedale Melegnanese e la Fausto Coppi; e da ultimo due associazioni organizzative di plurime attivit\u00e0: la Pro Loco e la Pro Melegnano.\u00a0<br \/>\nMa queste situazioni porterebbero ad un discorso pi\u00f9 lungo sul rapporto tra societ\u00e0 e singolo cittadino: i fatti storici melegnanesi riguardano i rapporti che legano gli uni agli altri concittadini viventi nella societ\u00e0 locale, e le forze sociali talvolta sviluppano effetti spesso diversi e non di rado opposti ai risultati che gli individui si proponevano di raggiungere.<br \/>\nPensare ad una societ\u00e0 melegnanese omogenea \u00e8 un assurdo storico, perch\u00e9 nessuna societ\u00e0, seppure piccolissima, \u00e8 mai stata ad un solo binario. Bisogna convenire che nessuno e colpevole se avviene una distorsione o se qualcuno distoglie le finalit\u00e0 passando dall\u2019omogeneo all\u2019eterogeneo, cio\u00e8 passando da una a pi\u00f9 associazioni: e una legge nella natura stessa della storia, cio\u00e8 dell\u2019agire umano, e Melegnano non potrebbe essere una strana eccezione.\u00a0<br \/>\nTutte le associazioni politiche, sindacali, economiche, ecclesiastiche, culturali, sportive, assistenziali, combattentistiche e sociali in genere ebbero ed hanno il significato non soltanto di esprimere una attivit\u00e0 o di concretare qualche iniziativa talora clamorosa; ma tali associazioni ebbero ed hanno il significato e la funzione di essere una componente per creare quotidianamente la storia cittadina melegnanese: non \u00e8 stato un genio individuale a portarci fino ad oggi ed a guidarci collettivamente e passivamente; ma sono stati tutti i melegnanesi di ogni tempo, con il loro contributo, spesso in contrasto tra di loro, a creare il tessuto storico di oggi in tutte le sue grosse pieghe e le sue sfumature. Anche se alcuni movimenti assai efficienti sul piano della storia melegnanese furono talvolta composti e manipolati da uno o da pochi melegnanesi, rimane sempre vero che i pochi capi avevano bisogno assolutamente di gruppi e di una certa moltitudine che sono un valore indispensabile per qualunque successo storico, anche se gruppi e moltitudini rimarranno pressoch\u00e9 anonimi o di poco conto.\u00a0 E la storia melegnanese anche contemporanea non scende dal cielo gi\u00e0 confezionata, ma \u00e8 sempre ed \u00e8 stata sempre un campo di azioni e di conflitti e di convergenze tra individui consapevoli del loro agire, ma che anche inconsapevolmente sono il prodotto e nello stesso tempo il riflesso della societ\u00e0 e della comunit\u00e0 melegnanese.\u00a0 Tutti siamo un momento delle forze storiche che operano nel vivo tessuto cittadino melegnanese e che contribuiscono a far muovere e a trasformare il pensiero dei melegnanesi.\u00a0 Alcuni enti ed associazioni e diversi melegnanesi hanno lasciato una loro impronta per l\u2019opera di servizio umanitario.<br \/>\n<br \/><strong>Croce Bianca<\/strong><br \/>\n<br \/>La Croce Bianca \u00e8 una associazione volontaria di pronto soccorso, fondata a Milano nel 1907 e presto diffusasi in Lombardia; e nel 1953 iniziava a Melegnano una sezione formata da un gruppo di volenterosi, consolidandosi nel 1973 con quattro autoambulanze provviste di mezzi moderni di collegamento, con 120 militi ed ausiliarie, con il servizio sull\u2019Autostrada del Sole, strada per Binasco, strada Cerca di Melzo, strada Pandina e la via Emilia. E da diversi anni funziona una sezione staccata di S. Giuliano.\u00a0 Le principali prestazioni consistono nel pronto soccorso negli incidenti stradali, infortuni sul lavoro, trasporto di ammalati, servizi di emergenza nelle pubbliche e nelle private calamit\u00e0. Il motto \u00e8 \u201c Ama il prossimo tuo\u201d.\u00a0<br \/>\nL\u2019organizzazione della Croce Bianca \u00e8 articolata in modo tale che durante i giorni feriali due dipendenti pagati sono sempre a disposizione unitamente a volontari che abbiano tempo. Per la notte e per il sabato e i giorni festivi vi sono squadre a turno di volontari.\u00a0 Il raggio di azione e di giurisdizione comprende 24 Comuni per una popolazione di<br \/>\n110.000 abitanti.\u00a0 La Croce Bianca \u00e8 una associazione che non mira a scopi di guadagno; assicura la certezza di arrivare in pochi minuti sul luogo di chiamata; facilita la possibilit\u00e0 di ricovero; non fa nessuna distinzione nel servizio; crea un clima di calda cordialit\u00e0 tra i militi e tra le ausiliarie sviluppando il senso dell\u2019amicizia e della schietta collaborazione; d\u00e0 una investitura di alta dignit\u00e0 civile ed umanitaria a Melegnano come citt\u00e0 che mancherebbe di qualche cosa se non avesse questo tipo di associazione e di servizio. Soprattutto \u00e8 la dimostrazione pi\u00f9 evidente in Melegnano che esiste ancora il senso del sacrificio, al di l\u00e0 della ricerca di collocazioni ambiziose e baronali, perch\u00e9 finora in Croce Bianca Melegnano non c\u2019\u00e8 stato posto per questo tipo di arrivismo di tinta provinciale.<br \/>\n<br \/><strong>Avis<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019Associazione italiana volontari del sangue, cio\u00e8 1\u2019Avis, fu istituita nel 1945 da un gruppo di melegnanesi: dottor Giovanni Battista Maroni, dottor Alfeo Giudici, dottor Enrico Battaglioli, con Giovanni Meda, Paolo Frigerio, Giuseppe Casati, e la sua fondazione avvenne quando il sistema di trasfusione di sangue era ai primi tentativi ed alle prime applicazioni: gi\u00e0 da allora il donatore era convocato a qualunque ora del giorno o della notte e doveva correre dove vi era bisogno di lui; e la trasfusione avveniva direttamente dal suo braccio a quello del bisognoso, ed in simili condizioni anche gli attimi di tempo erano preziosi.<br \/>\n<br \/>Nell\u2019anno successivo, 1946, avvenne la fondazione ufficiale dell\u2019Avis di Melegnano; dopo 25 anni, in cui conobbe come presidenti Enrico Battaglioli, Enrico Invernizzi, Franco<br \/>\nCaremoli, Giov.\u00a0 Battista Maroni, coadiuvati dal segretario Guido<br \/>\nBandirali, contava 180 iscritti, avendo effettuato circa 7.000 trasfusioni per un totale di centimetri cubi 2.700.000 di sangue. Tutto questo nel<br \/>\n1974.\u00a0 Il problema assillante era ed \u00e8 sempre la richiesta di sangue ogni giorno, perch\u00e9 lo scopo unico dell\u2019Avis \u00e8 la salvezza della vita umana. Naturalmente anche questa associazione, come la Croce Bianca, gode di tutta la stima e la simpatia della cittadinanza melegnanese. Ed alla sua direzione stavano cittadini melegnanesi di ogni ceto sociale.<br \/>\n<br \/><strong>Unitalsi<\/strong><br \/>\n<br \/>L\u2019Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes (Unitalsi) ebbe, nel marzo del 1968, un suo gruppo organizzato che era in dipendenza della Sottoscrizione \u201c Dell\u2019Avo<br \/>\n\u201d di Lodi. Il comitato locale era composto da Bruna Spelta, Mauro Cremonesi, con il presidente dottor Giuseppe Rottoli. Il personale direttivo e quello di assistenza che compongono l\u2019associazione medici, dame di carit\u00e0, barellieri, cucinieri &#8211; \u00e8 volontario e presta la sua attivit\u00e0 gratuitamente, pagandosi anche la personale quota di viaggio e di soggiorno.\u00a0<br \/>\nLo scopo dell\u2019Unitalsi \u00e8 quello di accompagnare ogni persona di qualunque fede religiosa o politica e di ogni condizione sociale, purch\u00e9 ammalata a Lourdes, a Loreto e in quei santuari dove gli ammalati trovano sollievo e conforto. A Melegnano l\u2019Unitalsi organizza anche la Giornata dell\u2019ammalato.<br \/>\n<br \/><strong>Acli<\/strong><br \/>\n<br \/>Il Circolo ACLI (Associazione<br \/>\nCristiana Lavoratori Italiani) di Melegnano si \u00e8 aperto nel 1947, all\u2019indomani della fine della guerra e nel periodo di lenta difficile strutturazione politica e sindacale, e quando dopo secoli di nessuna o di modesta considerazione, la classe operaia poteva farsi innanzi e organizzarsi con robusta attivit\u00e0.<br \/>\nDa allora il circolo Acli ha operato in diversi settori: l\u2019attivit\u00e0 formativa per dare una coscienza ed una consapevolezza come condizioni necessarie per assumere responsabilit\u00e0 sociali, e ci\u00f2 \u00e8 concretato con gli incontri sui temi politici, amministrativi, sindacali, religiosi, con numerosi corsi per giovani e signorine in preparazione alla famiglia ed ai problemi attuali; l\u2019assistenza sociale gratuita svolta dal<br \/>\nSegretariato del Popolo, per svolgere pratiche di infortunio, invalidit\u00e0, di vecchiaia, reversibilit\u00e0, assegni familiari, versamenti volontari; l\u2019occupazione del tempo libero per lavoratori con gite turistiche, sciistiche, sociali, con gare di gioco, concerti musicali ed audizioni; prestazione artistica con una propria orchestra ed una robusta corale.\u00a0 Il circolo<br \/>\nAcli ha svolto e svolge un\u2019opera indispensabile a favore della classe operaia melegnanese, segnando la punta pi\u00f9 avanzata e dinamica del proletariato cristiano. Certo, la sua \u00e8 una posizione di estrema delicatezza e talvolta riceve gretta incomprensione e critica illogica.\u00a0 Le Acli melegnanesi appartengono in maggior parte alla sinistra democristiana, e ci\u00f2 implica l\u2019impossibilit\u00e0 di alleanze o di simpatia con elementi conservatori o con impostazioni di pacifismo borghese; implica la continua critica e revisione dei rapporti con i partiti politici e con ogni evento melegnanese che abbia uno sfondo politico, religioso e sociale.<br \/>\nE la forza dell\u2019Acli non consiste unicamente nei suoi iscritti o nella massa delle attivit\u00e0, ma nella pratica quotidiana del lavoro, nell\u2019occupazione e nel contatto in fabbrica e negli uffici con altre fedi politiche, cio\u00e8 nella realt\u00e0 vissuta quotidianamente del problema del lavoratore: dal viaggio pendolare, alla situazione interna dell\u2019azienda, all\u2019impegno di appoggiare le rivendicazioni delle masse operaie; la sua forza \u00e8 dunque quella di essere al sicuro dal pericolo di astrattismo o di problematiche solo teoriche.\u00a0 L\u2019Acli di Melegnano ha conosciuto e conosce, alla sua direzione, uomini attivi ed intraprendenti. Il presidente Pasquale<br \/>\nQuartiani ha retto l\u2019Acli melegnanese per 14 anni con intelligenza e con passione civica; la sua opera ebbe risultati positivamente apprezzabili, forse non pi\u00f9 raggiunti, e con lui l\u2019Acli melegnanese acquist\u00f2 valore ed importanza cittadina, anche tenendo conto di certe difficolt\u00e0 di rapporti con il parroco Arturo Giovenzana che pur aveva avuto l\u2019idea di fornire alle Acli la sede edilizia in affitto. Ed accanto a Quartiani stavano i suoi collaboratori pi\u00f9 responsabilizzati tra i soci: don<br \/>\nMario Ferreri di salda esemplare austerit\u00e0; Maria Caminada segretaria per 17 anni; Ambrogio De Bernardi addetto al tesseramento; Mariuccia Canzi,<br \/>\nAnnunciata Calori, Carla Giuliani nell\u2019assolvere all\u2019impegno sociale di addette al Segretariato del Popolo; Paolo Maraschi consigliere del Circolo e direttore della corale alpina La Piccozza; Nino Radaelli amministratore;<br \/>\nDante Mombelli, i fratelli Falce, Antonio Follini, Antonio De Giorgi, Giuseppe<br \/>\nBertuzzi, i fratelli Festa, Paolo Peroni, Carlo Peveri.<br \/>\n<br \/><strong>Sport e tempo libero<\/strong><br \/>\n<br \/>Un settore molto attivo e praticato \u00e8 quello sportivo, attraverso una fitta serie di societ\u00e0.<br \/>\nIl nome dei dirigenti, dei soci, dei giocatori, dei simpatizzanti \u00e8 a noi tutti assai noto perch\u00e9 vivono nell\u2019incontro della vita quotidiana.<br \/>\nIl nostro elenco si ferma al 1974.\u00a0 Comunque un elenco, sia pur scheletrico, deve comprendere queste societ\u00e0: la Societ\u00e0 Ginnastica Virtus et Labor, da cui sono usciti anche alcuni olimpionici, Antonio Marovelli e Angelo Vicardi; la Unione Sportiva Melegnanese che \u00e8 la societ\u00e0 di calcio pi\u00f9 rappresentativa e con prestazione pi\u00f9 regolare ed intensa; la Societ\u00e0 Benfica che nel 1971 assunse la denominazione di Associazione Calcistica Pro Melegnano; il Pedale Melegnanese; il gruppo sportivo Fausto Coppi; il Vespa Club Melegnano; la sezione corse automobilistiche<br \/>\nScam; la sezione comunale dei Cacciatori di Melegnano; il Gruppo pescatori sportivi; le varie Bocciofile melegnanesi; la Colombofila melegnanese; e diversi club di simpatizzanti: Inter club, Milan club, Juventus club.<br \/>\nUna storia importante e caratteristica \u00e8 tenuta dal Moto Club Natale<br \/>\nBoneschi, e Usom basket.\u00a0 Altre associazioni soprattutto giovanili vanno ad aggiungersi: il centro Scout, che da oltre 25 anni raduna il movimento scoutistico maschile e femminile; il Centro Giovanile; il Centro Giovanile<br \/>\nCarmine; la Melegnano Giovani; la Piccola Ribalta; il Cinecircolo Bob Kennedy; l\u2019Associazione filatelica; la Melegnano-Cultura, di lunga e ricca tradizione e di importanti iniziative specialmente per l\u2019intelligente opera di un gruppo di intellettuali di Melegnano, ma che diminu\u00ec e termin\u00f2 le sue prestazioni quando fu costituita la Pro Loco.\u00a0 Carattere organizzativo e rappresentativo di associazione sono l\u2019Associazione nazionale combattenti; l\u2019Associazione famiglie dei caduti e dei dispersi; l\u2019Associazione mutilati ed invalidi civili; l\u2019Associazione nazionale ex internati; l\u2019Associazione<br \/>\nBersaglieri d\u2019Italia.<br \/>\n<br \/><strong>L\u2019arte<\/strong><br \/>\n<br \/>Nella prima met\u00e0 del secolo, ricco e complesso di avvenimenti politici, economici, sociali, operano nel campo dell\u2019arte Stefano Bersani, Vitaliano Marchini, Enrico<br \/>\nOldani.\u00a0 Il pittore Stefano Bersani nacque a Melegnano nel 1872 e mor\u00ec a Lora, presso Como, all\u2019et\u00e0 di 42 anni. Frequent\u00f2 i corsi di Brera a Milano e produsse, pur nella breve vita, molte opere.<br \/>\nNel marzo 1915 si allest\u00ec una mostra retrospettiva delle sue opere nel Palazzo della Societ\u00e0 per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano.\u00a0 I suoi quadri stanno nelle gallerie, nei musei e nelle case private.\u00a0 I temi pi\u00f9 sviluppati nella sua produzione pittorica, su quadri ad olio e sulle pareti ad affresco, erano la maternit\u00e0, la campagna, l\u2019amore, i sentimenti intimi del cuore. Ma l\u2019ispirazione costante, quasi sempre presente, \u00e8 la figura femminile, colta nei diversi atteggiamenti e sentimenti: la maternit\u00e0 della mamma che bacia con fervore il bambino stando sul prato; la ragazza tesa allo spasimo attaccata all\u2019albero spiando l\u2019arrivo del suo uomo; la contadina rivolta alle nubi quasi per rimproverarle; la mietitrice al termine del lavoro con gesto di orgoglio; la strega nell\u2019antro che evoca immagini con gesto istrionico forsennato; la suora china nell\u2019abbandono malinconico e rassegnato. Sono atteggiamenti femminili fuori dal comune quotidiano modo di vivere, ma colti nei momenti di estremizzazione del normale comportamento.\u00a0 Lo scultore Vitaliano Marchini nacque a Melegnano nel 1888 e fu un lavoratore fecondo ed impegnato per tutta la vita. Fece sculture in marmo, in bronzo ed in cotto che si trovano ora nei palazzi pubblici, nelle chiese, nei cimiteri, nelle case private. Fu per 32 anni insegnante all\u2019Accademia di<br \/>\nBrera e direttore della Scuola Superiore dell\u2019Accademia degli Artefici di Brera, e Direttore della Scuola marmoristi ornatisti del duomo di Milano.\u00a0<br \/>\nSuoi temi preferiti furono il lavoro umano, la vita in famiglia, i fatti della Bibbia: umanit\u00e0 e religione. Ma furono opere che nacquero da travagli, da conflitti, da dolori che pochi conoscevano perch\u00e9<br \/>\nMarchini era un solitario, o meglio un \u201c buono \u201d ed un amico modesto senza intemperanze pubbliche.\u00a0 All\u2019et\u00e0 di 71 anni si ritir\u00f2 nella sua casa di Mergozzo in provincia di Novara, continuando il suo lavoro.<br \/>\nMorendo lasci\u00f2 nel campo della vera arte il suo nome degno di immortalit\u00e0 artistica.\u00a0 Per memoria e per dignit\u00e0 gli sta accanto il pittore<br \/>\nItalo Martinenghi nato nel 1880 e morto nel 1954. Riportiamo qui il giudizio critico fatto dallo scultore Vitaliano Marchini: \u201c \u00c8 bene ricordare la figura semplice, umile e buona di questo uomo, solitario nel suo lavoro e nello studio del disegno e della pittura, che ha dedicato tanta parte della sua vita per scoprire se stesso e i segreti del colore e della forma.<br \/>\nStudi\u00f2 con intenso amore la figura umana producendo opere veramente interessanti: si vedano i ritratti e, tra questi, l\u2019autoritratto, opera seria pittorica riuscita. Fui vicino a lui nella mia giovinezza e mi fu guida paterna. L\u2019ho seguito poi nei suoi lavori di pittura murale. Esperto come pochi nella tecnica dell\u2019affresco, lasci\u00f2 l\u2019impronta della sua arte in non poche case signorili del melegnanese ed altrove. Il gusto decorativo di questo pittore fu sempre ispirato a nobilt\u00e0 di stile nel concetto e nella esecuzione. Molto ho imparato da lui, anche se poi non l\u2019ho seguito nella sua arte. I miei primi tentativi plastici li ho compiuti nella sua casa col ritratto del figlio Agnolo, allora appena bambino, ed \u00e8 una scultura che ancora mi piace. Rimpiangendo la saggezza e la probit\u00e0 di questo artista schivo da ogni notoriet\u00e0, vorrei ricordare, oltre agli olii, le numerose pitture nella parrocchiale di Civesio, di S. Pietro di Melegnano, a Colturano, a S. Giuliano Milanese, a S. Giovanni in Melegnano, con gli affreschi in cimiteri ed in cappelle votive del melegnanese \u201d. Vive ancora nelle sue opere il pittore Enrico<br \/>\nOldani, nato a Melegnano nel 1914 e morto il 19 novembre 1970. Dopo gli studi di Brera si era dedicato all\u2019insegnamento ed ad un\u2019intensa attivit\u00e0 pittorica che gli consent\u00ec di partecipare a numerose mostre collettive e di allestire diverse mostre personali. Assai noto negli ambienti artistici era sempre invitato alle pi\u00f9 note rassegne d\u2019arte, sebbene il suo temperamento lo rendesse singolare ed originale negli incontri cordiali con gli amici e conoscenti. Le sue opere sono sparse un po\u2019 dovunque, nelle raccolte, nelle case di privati e di amici, nelle abitazioni di amatori ed intenditori. Oldani lasci\u00f2 una preziosa eredit\u00e0, non tanto per la vasta opera pittorica a livello di autentico artista tra i maggiori, ma per lo stimolo a seguire una strada aperta dalla sua arte ricca di problematiche formali e contenutistiche. La sua pittura, quando era apparsa, aveva disorientato parecchi, anche tra gli amici e i pi\u00f9 vicini; e forse Oldani a Melegnano stentava ad essere compreso. Marchini, Bersani, Martinenghi erano facilmente letti e capiti; e la loro arte parlava senza intermediari culturali o speciali ricchezze personali di sensibilit\u00e0. Mentre invece Oldani non arrivava immediatamente a chi lo guardava: i suoi lavori, all\u2019inizio della grande opera nella stagione matura e professionale, erano bloccati da poche persone.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, tuttavia, il discorso della sua grande poetica si fece maggiormente spazio: e si cap\u00ec che Oldani era non soltanto un pittore dal colore che urlava, ma un artista accanito a riscoprire, con tecnica raffinata, la qualit\u00e0 ultima della realt\u00e0 che circonda l\u2019uomo: l\u2019universo non pi\u00f9 tradizionalmente sentito e descritto, ma l\u2019universo reintegrato e assalito con istinto di primordiale simpatia.\u00a0 \u00c8 vivente e attivo a Melegnano il pittore Giuseppe Motti. Egli stesso racconta la sua vita e la sua opera cos\u00ec: \u201c Tutto quello che viene a trovarsi sul cammino dell\u2019uomo-artista, che gli si para dinnanzi come visione di un momento o con continuit\u00e0 di consuetudine, costituisce potenziale pretesto o soggetto o tema della sua espressione artistica.\u00a0 Tra questi temi ve ne \u00e8 qualcuno che gli \u00e8 pi\u00f9 congeniale, pi\u00f9 necessario, pi\u00f9 suo, per un complesso di ragioni che sono sempre soggettive e oggettive insieme, e insieme ambientali e storico-sociali.\u00a0<br \/>\nIl tema a me pi\u00f9 congeniale \u00e8 il Po con il suo fondo di ghiaia e di sabbia, i suoi argini insicuri, le sue folte pareti di pioppi cos\u00ec piene di mistero, le sue rive di saggina, il dilagare potente e sconfinato alla foce, la sua luce a specchio e, soprattutto, con la sua gente. Quella stessa gente in mezzo a cui ho trascorso l\u2019infanzia, che ho portato nella mente e nel cuore come fantasmi (aventi per\u00f2 la forma di ossessive presenze) e in mezzo alla quale sempre torno per necessit\u00e0 di vita.\u00a0<br \/>\nParlare dunque del Po, col linguaggio che mi \u00e8 proprio, cio\u00e8 con la pittura, significa parlare di loro: dei braccianti, dei boscaioli, dei barcaioli, dei remaioli di ieri e di oggi; delle ragazze e dei giovanotti che di sabato e di domenica \u201d vanno al Po \u201c dalle borgate o dalle citt\u00e0 della Padania; degli uomini all\u2019osteria, dei bambini lungo gli argini in cerca di nidi, oggi come ieri; in una parola: della gente che sul fiume fatica, si incontra, ama, ride, soffre, gioisce.\u00a0 Il Po che dipingevo anche solo qualche anno fa non \u00e8 pi\u00f9 quello che dipingo oggi.<br \/>\nIl mio Po di allora era fatto di azzurri e di verdi perch\u00e9 la vita che la gente una volta viveva sul Po era una vita pi\u00f9 serena, anche se materialmente pi\u00f9 dura. Oggi la mia tavolozza si \u00e8 fatta pi\u00f9 violenta, ha un linguaggio pi\u00f9 drammatico, anche il momento dell\u2019abbandono lirico ha sempre un elemento di rottura che ne segna la precariet\u00e0, perch\u00e9 la vita di quella gente, la nostra vita, \u00e8 sovrastata dal dramma, dalla precariet\u00e0: perch\u00e9 questo pericolo di una lenta distruzione dell\u2019elemento natura intorno all\u2019uomo ci fa tutti, pi\u00f9 o meno consapevolmente, rabbrividire. E allora in me insorge la necessit\u00e0 di porre i miei uomini, i miei personaggi come simboli della continuit\u00e0 della vita, di farli parlare con la staticit\u00e0 e la fermezza di statue che restano \u201d.\u00a0 Si segnala per la robustezza dell\u2019impostazione, per il taglio sicuro, per ricchezza di ispirazione Vincenzo Caminada, che nel rame trasfonde sano lirismo privo di tinte decadentistiche anche in motivi delicatamente trattati, in un\u2019arte maggiore, talvolta rude talvolta tenera, talvolta religioso-mistica. I<br \/>\nsuoi \u201c rami \u201d stanno nelle case private, nelle chiese, nelle raccolte, nei luoghi pubblici, come segno evidente di una lavorazione che, al di l\u00e0 dell\u2019effetto cromatico, rapporta la tradizione ad un sempre fresco riscoprimento di valori spirituali.\u00a0 In occasione del Primo e Secondo<br \/>\nSalone degli artisti contemporanei melegnanesi, organizzati dalla Pro Loco, una schiera di pittori o di dilettanti dell\u2019arte si \u00e8 presentata al pubblico con le proprie opere: Giuseppe Barb\u00e8, Margherita Barbieri,<br \/>\nGiuseppe Beccarini, Enrico Bellocchio, Antonio Cagnazzi, Antonio Caminada,<br \/>\nAnnibale Follini, Renata Follini, Ugo Fraschetti, Sergio Generani, Elisabetta<br \/>\nGiannetta, Adele Giudici, Paolo Marchetti, Agnolo Martinenghi, Consolato<br \/>\nMinniti, Maria Gatti Pagani, Maria Assunta Pogliaghi, Anna Polli, Gianluigi<br \/>\nSala, Giampiero Sala, Adriano Scala, Angelo Turin, Gianni Zuccaro.\u00a0<br \/>\nAlcuni di questi pittori sono gi\u00e0 affermati e giustamente famosi; altri sono discussi; altri sono a livello dilettantistico. Il pubblico e la critica danno, di volta in volta, la misura del loro valore, ed il tempo stabilir\u00e0 la verit\u00e0.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agricoltura industria commercio Le case L\u2019impianto urbano Associazioni e finalit\u00e0 Croce Bianca Avis Unitalsi Acli Sport e tempo libero L\u2019arte Agricoltura &#8211; industria &#8211; commercio Alla fine della guerra Melegnano riprese la sua vita e le sue attivit\u00e0 economiche, sociali e religiose, oltre che politiche come si \u00e8 detto, su un piano di pi\u00f9 complessa\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-3007","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-storia"],"yoast_head":"<title>Le nuove realt\u00e0 \u2013 Melegnano.net<\/title>\n<meta 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