{"id":3008,"date":"2003-03-19T04:48:59","date_gmt":"2003-03-19T04:48:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melegnano.net\/?p=3008"},"modified":"2003-03-19T04:48:59","modified_gmt":"2003-03-19T04:48:59","slug":"storia-pagina004sz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.melegnano.net\/storia\/pagina004sz.htm","title":{"rendered":"Tradizioni in declino"},"content":{"rendered":"<div class=\"tabella-scorrevole\"><table>\n<tr>\n<td>\n<h2>Usi e costumi Feste rionali La Serafina Ecologia La flora Il parco La fauna<\/h2>\n<\/td>\n<td><strong>Usi e costumi<\/strong><br \/>\n<br \/>Il tramonto del linguaggio dialettale melegnanese fu provocato dalla accettazione universale della lingua italiana, entrata in tutte le famiglie di Melegnano, specialmente parlata dalle nuove generazioni del dopoguerra. Ed il tramonto del dialetto melegnanese trascin\u00f2 nella dimenticanza fenomeni abituali paesani, come quello di affibbiare un soprannome alle persone, con una parola schiettamente dialettale.\u00a0<br \/>\nInvece l\u2019evoluzione culturale, nozionistica, e soprattutto razionalistica, legata inconsciamente al neopositivismo in filosofia, con il rifiuto della metafisica sempre pi\u00f9 accentuato ai nostri giorni, ha dato inizio alla erosione ed al dissolvimento di usi, di comportamenti, di modi, di manifestazioni che erano abituali per secoli a Melegnano e che si sono lungamente protratti. Quasi sempre si tratta di un insieme di credenze che si appoggiano su presupposti emotivi, sentimentali, ricchi di fantasia, ed in nessun modo razionali, e che toccano diversi campi, a seconda del modo di angolazione con cui sono considerate. Comunque essi rappresentavano un substrato emozionale popolare melegnanese, vivo per secoli, alimentato dalla ferrea resistenza della tradizione paternalistica legata il pi\u00f9 delle volte alla ignoranza incolpevole del popolo melegnanese dei secoli passati. Usi, comportamenti, modi, manifestazioni che si esprimevano dal settore religioso, istrionico, civile-commemorativo, terapeutico, con mescolanza di chiara superstizione.\u00a0 Il Fal\u00f2 di S. Antonio, che si accendeva nei cortili melegnanesi o sulle piazzette, alla sera del 17 gennaio, festivit\u00e0 di S.\u00a0 Antonio abate, uno dei fondatori dell\u2019ascetismo e padre degli eremiti, cui si attribuiva il potere di vincere l\u2019eresipela del bestiame, e ritenuto protettore contro il fuoco e le fiamme. Nel pomeriggio di tale ricorrenza i ragazzi entravano nei cortili, nei bugigattoli di deposito di legname e di materiale da bruciare, e rubavano perfino i secchi, le assi per lavare e le forcelle per tendere i fili del bucato da asciugare.\u00a0<br \/>\nSe ne faceva un mucchio alto e verso sera si appiccava il fuoco, e tutta la gente del vicinato stava attorno alla fiamme parlando, con il solito baccano dei ragazzi. In seguito tali fal\u00f2 a Melegnano sono stati proibiti sia per tutelare le case da possibili incendi, sia perch\u00e9 i luoghi per i fal\u00f2 si restringevano, sia per i fili della corrente elettrica. Parecchie donnette prendevano le braci da quel fuoco e le mettevano nella scaldina per riscaldare il letto prima del sonno notturno.\u00a0<br \/>\nLegati al periodo della settimana santa e della Pasqua stavano le uova della settimana santa bevute a digiuno al mattino ritenute salutari ed efficaci contro la matr\u00ecssia e il patern\u00f2n, che altro non era che il vomito schiumoso di chi aveva mal di fegato e dell\u2019apparato digerente. Caratteristiche erano le tradizioni legate alla Pasqua: le foglie di ulivo piantate nelle uova sode tagliate a met\u00e0 il mezzogiorno di Pasqua; bagnarsi gli occhi al sabato santo quando le campane suonavano a distesa il ressurr\u00e8ssi per annunciare che Ges\u00f9 era risorto con una luce sfolgorante da colpire gli occhi delle guardie che curavano il sepolcro.\u00a0 Dilungate durante l\u2019anno continuavano altre forme espressive tradizionali legate alla festa dei santi: la vigilia degli apostoli Pietro e Paolo, la sera del 28 giugno, in un vaso di vetro chiaro pieno di acqua si versava l\u2019albume di un uovo, perch\u00e9 nella notte, esposto alla rugiada, si doveva formare il disegno di una barca, simbolo della barca del pescatore palestinese; il 23 agosto festa di F. Filippo Benizi, celebrato nella chiesa dei Servi al borgo Lambro, si distribuivano i michini, che erano piccole pagnottine rotonde con il segno della croce, contro le malattie e per ottenere la protezione del santo; alla festa della decollazione di<br \/>\nS. Giovanni Battista in chiesa prepositurale, alla messa in canto, si bruciava il pallone, appeso in chiesa e tutto ornato, con la pronuncia della frase: cos\u2019i passa la gloria del mondo, sic transit gloria mundi: alla sera della vigilia dei Morti, il giorno uno novembre, la famiglia raccolta attorno al fuoco o alla stufa recitava tre rosari mentre bollivano le castagne.\u00a0<br \/>\nPi\u00f9 spiccatamente superstiziose erano il passare sotto uno stendardo, da una parte all\u2019altra della via, mentre si svolgeva una processione sacra, con l\u2019intento di ottenere la protezione del santo raffigurato sullo stendardo; far toccare fazzoletti, maglie, biancheria al quadro o alla statua di qualche santo o della Madonna, per metterli a contatto con qualche persona ammalata di casa; togliere il manto dell\u2019effigie dell\u2019Ecce Homo, che \u00e8 nella chiesa di S. Pietro, per indossarlo a qualche infermo ormai considerato spacciato dal medico e diminuire il tempo dell\u2019agonia, quando diventava lunga e penosa; portarsi nella chiesa del Carmine, all\u2019altare di S. Diego e legare, con le mani dietro il dorso senza guardare, un nastrino alla balaustra dell\u2019altare per ottenere la guarigione contro le febbri lunghe (e probabilmente erano dette febbri lunghe le febbri della tubercolosi) che erano dette, in dialetto, le febbri dei cuns\u00f9nt.<br \/>\n<br \/><strong>Feste rionali<\/strong><br \/>\n<br \/>Le feste rionali, poi, avevano tutta una loro vita festosa, dalla novena con le campane a festa il mezzogiorno e le \u00abcampanate\u00bb alla sera, gli addobbi in chiesa, le illuminazioni per le vie, il pranzo pi\u00f9 abbondante, le osterie pi\u00f9 affollate, la processione con partecipazione e curiosit\u00e0 degli altri rioni, le liti tra i prevosti e qualche osteria perch\u00e9 si organizzavano i balli contro i quali si tuonava dai pulpiti, la visita verso sera alla chiesa della festa, e il ribattino al luned\u00ec. Speciali congregazioni rionali religiose erano addette anche per portare la statua della Madonna, ed i membri della congregazione dei portatori avevano un loro abito che li distingueva, e parecchie volte alcuni portatori si mettevano a portare la Madonna che erano gi\u00e0 ubriachi o brilli per il vino bevuto a pranzo o fin dal mattino alle osterie, e parecchi di essi andavano alla chiesa solo in quelle occasioni. E queste feste rionali tenevano un loro soprannome: la festa di spassapul\u00e9e, che era quella del Carmine perch\u00e9 si diceva che quelli di l\u00e0 del Ponte di Milano e quelli del Carmine rubassero le galline come loro abitudine; la festa di r\u00f9scapel\u00f2i, che era quella di San Rocco in agosto, alla quarta domenica, mentre quella del Carmine era alla quarta di luglio; ed in agosto vi sono le angurie e la parte delle angurie che non si mangia era detta pel\u00f2ia, e siccome tale festa si celebrava proprio nel periodo delle angurie, ecco che la festa di San Rocco era detta la festa dei r\u00f9scapel\u00f2i cio\u00e8 di quelli che prima mangiavano la polpa dell\u2019anguria e poi ne rosicchiavano anche la parte bianca; la festa dei goss, che era quella dei Servi alla quarta domenica di settembre, ossia la festa dei gozzi, meglio degli ingordi, forse per una lontana memoria di pozzi con acque inquinate che erano origine di deformazioni alla gola, oppure per l\u2019ingordigia nel mangiare o anche per una certa chiassosa intemperante baldoria, o per il collo grosso della<br \/>\nMadonna dei Servi.<br \/>\n<br \/><strong>La Serafina<\/strong><br \/>\n<br \/>Una figura caratteristica nel settore della superstizione locale era la \u00ab Serafina \u00bb, cio\u00e8 la Serafina Meazza, sposata, separata dal marito, morta appena dopo la seconda guerra mondiale, abitante nella corte degli angioli. La gente di<br \/>\nMelegnano la credeva indemoniata ed in contatto con il diavolo, con il quale si sarebbe intrattenuta tutte le notti.\u00a0 Fin dal 1915 essa leggeva le carte ed interpretava il futuro di chi andava da lei per sapere gli avvenimenti del destino. Viveva con questa arte, e spesso seminava di sale il suo cortile per attirare la gente a farsi predire il futuro. Naturalmente i suoi artifici erano strani, medievali, circondati da stupore e da curiosit\u00e0: segnava la presenza del verme solitario nei bambini; parlava da sola sotto il camino; preparava filtri d\u2019amore con il sangue di drago; mandava i topi in casa dei suoi presunti nemici; mandava i malefici e faceva le \u00ab<br \/>\nfatture \u00bb contro chi non le dava l\u2019aglio.\u00a0 Nel campo amoroso si credeva innamorata di un aviatore che era impersonato da diversi tipi:\u00a0<br \/>\nGiulio Cesare, Diego colonnello, il Capitano. E quando un aereo volava a bassa quota, essa correva per tutta Melegnano invasa da follia amorosa.<br \/>\nUna volta alcuni giovani imbastirono la farsa clamorosa delle nozze tra la Serafina e l\u2019aviatore, con un corteo serale per le vie dei rioni melegnanesi.\u00a0<br \/>\nLe dicerie sulla sua pazzia erano comunque parecchie e intinte di stranezze, come quella dell\u2019ufficiale nel tempo della prima guerra mondiale che la<br \/>\nSerafina teneva legato con le sue arti magiche, obbligandolo a casa sua, in corte degli angioli tutte le sere, e qualora non fosse andato, l\u2019ufficiale per tutta la notte aveva la diarrea. La poca normalit\u00e0 psichica le faceva commettere anche azioni che potevano essere pericolose: durante la seconda guerra mondiale, in pieno oscuramento del paese, lei di notte usciva con la candela accesa anche in caso di allarme aereo. Alla fine della sua vita viveva di elemosina.\u00a0 Dobbiamo dunque dire che tutte queste tradizioni, usi, costumi e superstizioni, sono soltanto una parte di tutto il variopinto mondo irrazionale melegnanese di tutti i secoli.<br \/>\n<br \/><strong>Ecologia<\/strong><br \/>\n<br \/>Nel corso dei secoli Melegnano ebbe tesoro naturale la limpi-it\u00e0 delle sue acque e la purezza dell\u2019aria.\u00a0<br \/>\nLe acque dei fossi che correvano in periferia e dentro l\u2019abitato melegnanese erano chiare e pulite, e servivano per diversi usi: l\u2019irrigazione degli orti e dei giardini che erano abbastanza numerosi a ridosso e dietro le abitazioni, soprattutto in periferia e nei rioni popolari; la lavatura dei panni e della biancheria, in misura notevole, perch\u00e9 quasi ogni giorno le donne di casa si mettevano chine o in ginocchio lungo il margine delle acque correnti per lavare e risciacquare; il bagno corporale dei ragazzi nei mesi estivi, quando nei pomeriggi, a gruppi, nuotavano e godevano della frescura nell\u2019onda pulita.\u00a0 Inoltre questi fossi erano ricchi di pesci, specialmente di tinche, di carpe, di temoli, e in alcuni punti particolari si annidavano in notevole quantit\u00e0 le anguille. Ma col tempo i fossi melegnanesi sono stati coperti e nascosti alla vista, specialmente per necessit\u00e0 urbanistiche. L\u2019unico corso d\u2019acqua che ancora rimane ai nostri occhi \u00e8 il fiume Lambro. Ma sia i fossi nascosti, sia il fiume Lambro sono acque ammalate e inquinate. Le cause dell\u2019inquinamento delle acque sono dovute ad industrie che scaricano i residui di lavorazione nelle fognature; a ci\u00f2 si aggiungono i liquami domestici non biodegradabili, cio\u00e8 non attaccabili dai batteri presenti nelle acque, e quindi indistruttibili.\u00a0 Inoltre la purezza dell\u2019aria era assicurata dalle numerosissime piante che in Melegnano e nella periferia rurale crescevano quasi come patrimonio necessario e come una normale abitudine di vita agreste: ogni cortile, ogni piazza melegnanese, ogni vicolo e ogni angolo aveva i suoi alberi. Da ci\u00f2 l\u2019ossigeno abbondante e la utile funzione depurativa costantemente e naturalmente assicurata.\u00a0 La speculazione edilizia, la necessit\u00e0 di ristrutturazione urbanistica in sviluppo, il bisogno di spazio libero e vuoto da impedimenti, ed anche una irragionevole trascuratezza e svalutazione del valore degli alberi, hanno operato una decimazione ed una rarefazione degli alberi. L\u2019equilibrio della natura fu alterato, l\u2019ossigenazione dell\u2019aria fu turbata, e la respirazione vegetale ed animale incomincio a risentirne.\u00a0 I fumi della motorizzazione e del riscaldamento immettono ossido di carbonio e benzopirene nell\u2019aria che respiriamo, tanto pi\u00f9 che \u00e8 sempre in aumento a Melegnano il numero delle automobili e dei camini. Talvolta sono colpevoli i sistemi di riscaldamento con combustibili che lasciano troppi residui, a volte \u00e8 la cattiva conduzione della caldaia.\u00a0 Gli aerei che passano a bassa quota sulla traettoria verso gli aeroporti milanesi, e che parecchie volte si soffermano a girare, nell\u2019attesa del loro turno di discesa, danno un forte aumento per la corruttibilit\u00e0 dell\u2019aria respirabile, oltre agli effetti negativi dei rumori.\u00a0 Le punte massime della degradazione dell\u2019aria melegnanese si hanno logicamente nei momenti di traffico lento e intenso, soprattutto nelle vie centrali che rappresentano le arterie insostituibili per il traffico nelle ore serali, domenicali e festive: la struttura delle vie melegnanesi \u00e8 articolata in maniera da sopportare il traffico di tipo artigiano tradizionale, e le stesse vie centrali sono, in alcuni punti, molto ristrette; da qui risulta il conseguente concentramento di traffico difficoltoso e lento, e quindi una immissione sempre maggiore di gas velenosi nell\u2019ambito della nostra citt\u00e0.<br \/>\n<br \/><strong>La flora<\/strong><br \/>\n<br \/>Nel discorso ecologico si inserisce la considerazione sulla flora e sulla fauna melegnanese. La flora melegnanese, che \u00e8 l\u2019insieme delle piante e dei fiori formanti il regno vegetale, \u00e8 molto varia, anche se a prima vista non apparirebbe cos\u00ec.<br \/>\nE\u2019 vero che in alcune zone vi erano alberi oggi scomparsi: piazza della chiesa del Carmine; piazza della stazione ferroviaria; via Frassi; in fondo a via Monte Grappa; sul lato del Castello verso via Predabissi; e in parecchi cortili pubblici e privati. Si pensi anche che, per secoli dove attualmente vi \u00e8 la piazza Matteotti e si trovava il cinema Sociale, sorgeva un grande giardino quasi come un parco ricchissimo di alberi secolari, ed era il giardino Visconti. Ogni casa melegnanese, sia in centro sia in periferia, aveva quasi sempre un pezzo di orto, dove si coltivavano ortaggi e verdure e fiori, ma dove vi erano anche alberi ornamentali o fruttiferi.<br \/>\nE tutto questo formava una naturale continua produzione di ossigeno per il territorio umano melegnanese.\u00a0 Gli alberi che ancora esistono a<br \/>\nMelegnano sono specialmente i tigli (Tilia platyphilla hibrido argentea), come alberi ornamentali di alcuni viali; platani (platanus orientalis); pioppi (populus nigra fastigiata o cipressina); ippocastani (aesculus hippocastanum); cedri (cedrus atlantica glauca); robinie (robinia umbraculifera); laurocerasi (prunus laurocerasus); tassi (taxus baccata); magnolie (magnolia grandiflora); cipressi (cupressus sempervirens); pini (pinus silvestris); salici (salix alba); salici piangenti (salix babilonica).<br \/>\n<br \/><strong>Il parco<\/strong><br \/>\n<br \/>Da dodici anni e aperto al pubblico il parco, adiacente al Castello Mediceo, su vasta zona verde, dove prima erano alberi secolari e giardini e orti di persone private. Da secoli in quello spazio verde crescevano oltre 500 alberi; poi, sia per la guerra, sia per la vecchiaia delle piante, il numero and\u00f2 diminuendo. L\u2019attuale parco o giardino pubblico, gi\u00e0 nelle intenzioni delle amministrazioni passate, fu concretato dall\u2019amministrazione Danova e aperto quotidianamente alla gente, al passeggio ed allo svago di chiunque voglia trovare tranquillit\u00e0 e salute.\u00a0 In tal parco vi \u00e8 ancora ricchezza di alberi, ed attualmente sono<br \/>\n<br \/>in numero di 180, divisi tra acacie, betulle, catalpe, faggi, liquidambar, pini, querce, salici; con una nutrita rappresentanza di piante da frutta, gi\u00e0 in parte esistenti, albicocco, amarena, cachi, ciliegio, fico, melo, melograno, noce, nocciola, pero, prugna, susino.\u00a0 La funzione del giardino pubblico \u00e8 principalmente di ordine pratico: deve offrire a tutti possibilit\u00e0 di svago, di movimento, di riposo, lontano dai rumori e dal pericolo del traffico. Un altro scopo del giardino pubblico \u00e8 quello di interrompere la continuit\u00e0 dei fabbricati e delle case in serie con un elemento libero, generatore di ossigeno e posto nelle migliori condizioni per far penetrare nelle case una abbondante e compatta massa di luce e di aria pura.<br \/>\n<br \/><strong>La fauna<\/strong><br \/>\n<br \/>Un secondo fattore vivo ed operante in stretti rapporti con l\u2019ambiente \u00e8 rappresentato dalla fauna, cio\u00e8 il complesso degli animali che trovano la loro vita a Melegnano.<br \/>\nSi tratta comunque di animali comuni a tutti gli altri paesi e cittadine della Bassa Milanese, in simili condizioni di vita e di rapporti ecologici.\u00a0<br \/>\nTuttavia il discorso sulla fauna melegnanese, dal punto di vista di interazione tra vivente e condizioni ambientali, si fa pi\u00f9 interessante quando si vogliono puntualizzare alcune evidenti conseguenze negative.\u00a0 Vi \u00e8 una fauna di passaggio stagionale e che si ferma solo per nidificare, come l\u2019anatra alzavola, fischio e germano; e il beccaccino che si ferma anche in ottobre oltre che in primavera. Vi \u00e8 una fauna che vive tutto l\u2019anno nel melegnanese: il passero (fringilla domestica); il fagiano (phasianus colchicus); la quaglia selvatica (coturnix dactylisonans) che per\u00f2 \u00e8 diventata rarissima; il falco dei campanili e delle torri del castello (pernis apivorus); l\u2019upupa (upupa epops); la civetta (athene noctua); animali che stanno da noi diminuendo.\u00a0 Vi erano nei tempi passati altri animali pi\u00f9 numerosi perch\u00e9 la loro vita era legata a fattori non soltanto ecologici, ma anche urbanistici e architettonici: la rondine (hirundo rustica); il pipistrello (vespertilio); il piccione (culumba livia); bisogna dire che le nuove costruzioni in cemento armato, con linea architettonica elegante e pulita non ammettono nel modo pi\u00f9 assoluto la presenza di tali animali, come pure sta riducendosi il topo e lo scarafaggio, la cui vita era in rapporto al marciume delle abitazioni umide e vecchie: una zona melegnanese, l\u2019attuale via Lodi, era stata denominata per secoli \u00ab borgo ratti \u00bb, una denominazione, per\u00f2, discutibile.\u00a0 Scarseggia dai nostri giardini ed orti la libellula (libellula quadrimaculata); il maggiolino (melololtha vulgaris); la lucciola (lampyris nocticula) e il calabrone (vespa crabro), e in numero assai limitato si vedono ancora il riccio (erinaceus europaeus) e la tartaruga (chelone imbricata).\u00a0 La lottizzazione e la progressiva scomparsa dei tradizionali cortili melegnanesi, ha ridotto quasi a zero ogni tipo di allevamento privato di galline, tacchini, oche, anatre; ed ha scoraggiato la presenza, prima abbondante, degli animali tipicamente domestici, cani e gatti, mentre sulle vecchie mura ancora si osservano al sole le lucertole.\u00a0 Una specie di mistero avvolgeva la zona del cimitero e della tomba di famiglia dei<br \/>\nButtafava, oltre la via Emilia. Si vociferava che vivessero strani tipi di animali, di vipere e bisce velenosissime, di ramarri e addirittura di serpenti.\u00a0 Ma la scomparsa clamorosa anche nel melegnanese \u00e8 quella riguardante il cavallo, perch\u00e9 sono rimasti pochi esemplari quasi a titolo affettivo. La Fiera del Perdono del 1922 espose oltre 800 cavalli sulle piazze di Melegnano; la Fiera del Perdono del 1946, all\u2019indomani della seconda guerra mondiale, organizz\u00f2 la Mostra equina riservata agli allevatori per cavalle fattrici di ogni et\u00e0, di tipo agricolo, gravide o seguite da rodeo; pariglie di cavalli di tipo agricolo; cavalli stalloni di tipo pesanti approvati per la stagione; ed una Mostra equina riservata ai commercianti per gruppi omogenei di cavalli dei due sessi di tipo agricolo e per pariglie di cavalli di tipo agricolo.\u00a0 Ed ora, dopo una o due generazioni, il cavallo \u00e8 scomparso dal Comune di<br \/>\nMelegnano; ultimo tenace conservatore ed estimatore era il commerciante di bestiame Giuseppe Domini.\u00a0 Lo studio ecologico riguardante il corso principale d\u2019acqua melegnanese, il Lambro, \u00e8 sempre incentrato sulla situazione dell\u2019inquinamento.<\/td>\n<\/tr>\n<\/table><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Usi e costumi Feste rionali La Serafina Ecologia La flora Il parco La fauna Usi e costumi Il tramonto del linguaggio dialettale melegnanese fu provocato dalla accettazione universale della lingua italiana, entrata in tutte le famiglie di Melegnano, specialmente parlata dalle nuove generazioni del dopoguerra. 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