Questa storia - vera - smentisce il luogo comune che vorrebbe i giovani frivoli e poco amanti della vita. Una giovane di Paese, ha dato un futuro alla sua famiglia, che sembrava definitivamente compromesso.
Loredana, questo il suo nome, una trentenne che potrebbe fare la top-model, viveva in una famiglia apparentemente felice, coccolata dai suoi genitori, quando fin da bambina cominciò a percepire che qualcosa tra loro non funzionava. Suo padre, Mario, era un noto commerciante con negozio in centro a Treviso, mentre la mamma, Federica, faceva la casalinga. La mamma cercava di tenere isolata la figlia rispetto alle frequenti tensioni con il marito, anche perché questi tornava spesso a casa ubriaco fradicio, sfogando sulla famiglia la sua aggressività, tanto che moglie e figlia finirono due volte al pronto soccorso. Tuttavia con i suoceri sapeva fingere bene, sembrava il miglior marito del mondo. Federica, dato che abitavano a Paese in un appartamento preso in affitto, aspirava a farsi la casa nuova e chiedeva al partner dove finissero i guadagni dell’attività, egli però la tranquilizzava con delle scuse. Ma la coppia ben presto entrò in crisi profonda perché l’uomo era uno scialacquatore..
La mamma di Federica, nonna di Loredana, morto il marito, avendo anche tre figli sacerdoti, cercava che si riconciliassero, dato però che ciò non avveniva, tenendo all’immagine familiare, ruppe i rapporti con la figlia e non si fece più vedere né sentire per lunghi anni. A quel tempo Loredana aveva soltanto nove anni e il fratello quattro. Quando il papà tornava a casa ubriaco i figli si chiudevano in camera a chiave, spaventati.
Nel 1988, un giorno che Loredana, decenne, si trovava ad una festa di una coetanea, suo padre corse a prelevarla per condurla all’ospedale dove la mamma era stata prontamente ricoverata, giacché, colta da depressione, aveva tentato il suicidio e lei era l’unica che poteva confortarla. Ma poi le cose ripresero con il solito ménage.
Una sera novembrina del 1991, Mario ritornò a casa accompagnato da un cugino portando la sconvolgente notizia che si era indebitato fino all’osso - si parla di alcune centinaia di milioni di lire - e, pressato dai creditori, dovette chiudere per fallimento. Fu come fosse crollato il mondo.
Dopo un po’, Mario abbandonò la famiglia senza lasciare detto dove andava. Ritornò due mesi più tardi, ma trovò che la serratura di casa era stata cambiata e non poté entrare. Andò pertanto dai Carabinieri di Treviso a denunciare la moglie. L’Arma telefonò a casa chiedendo spiegazioni. Rispose Loredana raccontando che il padre aveva abbandonato la famiglia per mesi senza dire una parola. Fu quindi lei stessa che, accompagnata da una suora della scuola materna di Paese, si recò dai Carabinieri e il padre fu denunciato per abbandono di minori e del tetto coniugale.
Dopo l’esposto, per oltre un decennio di Mario si persero le tracce. Intanto il processo si svolgeva regolarmente ed egli risultava contumace. La moglie nel frattempo cercava conforto nella Scuola per Genitori della Parrocchia, ma percepì di non essere bene accolta e si ritirò.
Federica, infatti, stava male, era sempre più depressa e Loredana, a quattordici anni, si trovò improvvisamente adulta, ossia a fare da mamma alla mamma che andava dentro e fuori dall’ospedale, da mamma e sorella al fratello minore, a pensare ai mestieri di casa e a tutte le incombenze familiari che la vita impone. Nonostante ciò riuscì a diplomarsi con quel poco che percepiva da baby sitter. Quando stava bene anche la mamma svolgeva qualche lavoretto contribuendo a sollevare la ristretta economia familiare. Venne in loro aiuto una zia, cognata della mamma, che mai le abbandonò, oltre alle suore della Congregazione di Paese. Nel 1997, quando Loredana era diciottenne, arrivò lo sfratto dell’appartamento e i tre si trovarono in una situazione ancor più disperata. Bussarono al Comune, ma non ottennero nulla. Infine uno zio di Federica anticipò i soldi per acquistare un appartamento con il mutuo, che avrebbero rimborsato lavorando.
Mario riapparve soltanto nel 2002, accompagnato in tribunale dai Carabinieri di Castelfranco, per l’udienza di condanna per i reati già descritti. Moglie e figlia si erano trovate a testimoniare contro di lui, ma il giorno della sentenza qualcosa di nuovo scattò nel cuore di Loredana, già dibattuta tra odio, pietà, rabbia. Seppe poi che suo padre per dieci anni era stato “schiavo” di un impresario edile senza scrupoli, vivendo da barbone in un container nei pressi della Città del Giorgione, dove, tra sacchi di cemento e altri materiali, teneva un fornello e un misero giaciglio con poche masserizie, in cambio di umilianti prestazioni, quali consegnare fiori e messaggi alle meretrici di turno del suo “padrone”, che lo sfruttava togliendoli la dignità personale, pena la perdita dell’«alloggio», anche se non se ne rendeva conto più di tanto essendo alcolizzato.
Il giorno della condanna del padre, Loredana si sentì stringere il cuore e, tornata a casa, quella sera chiamò piangendo il P.M. dicendogli che voleva “ritrovare” suo padre. Il PM diede il suo assenso e l’autorizzò a contattarlo, quindi lo chiamò. Mario, supplicato, acconsentì ad incontrare la figlia al Club degli Spaghetti di Paese, anche se si dimostrò molto freddo con colei che l’aveva condotto in tribunale. Loredana percepì in quel primo colloquio il pericolo che si suicidasse, ma anche una chiara richiesta di aiuto, e volle dimostrargli che voleva veramente il suo bene. Gli chiese se poteva chiamarlo ancora ed egli acconsentì. Lei comprese di avere ancora un papà, lui una figlia. Da allora s’incontrarono qualche volta all’anno nello stesso locale, pur non sapendo la figlia dove abitasse il padre. Scoprì soltanto nel 2006, quando morì l’unico fratello di Mario, la dura realtà. Prima di morire lo zio volle confidare un segreto a Loredana: “Tuo padre vive in un container…”. Fu un’altra mazzata, una delle tante che Loredana aveva dovuto incassare in tutti quegli anni vissuti da capofamiglia. S’impose anche questo obiettivo: strapparlo a quella vita da miserabile. Riuscì a trovargli un lavoro, ma egli non voleva perché aveva perso la fiducia in se stesso. La figlia amorevolmente lo ricattò: “O fai ciò che ti dico o vado da un notaio e ti disconosco come padre”. Alla fine capitolò, accettando un periodo di prova in un’azienda, che poi lo assunse. Il 2 giugno 2006, per la prima volta dopo oltre dieci anni, Mario dormì in un letto normale, in un ambiente civile, in casa di una sorella della moglie a Vedelago.
Attualmente l’uomo lavora in un’azienda privata a partecipazione pubblica, inserito in un programma di recupero, vivendo in un appartamento dignitoso, trovatogli dalla figlia, arredato anche con l’aiuto della moglie pur essendo legalmente separati. È stata anzi lei ad insegnargli come fare il letto, cuocere qualcosa da mangiare, accendere la lavatrice, ecc.: “Un bel segnale per me e mio fratello”, confessa Loredana. Da tempo Loredana frequenta un gruppo di mutuo aiuto come figlia di un alcolista, sperando che un giorno suo padre accetti di farsi aiutare. Stupisce questa trentenne quando giustifica la scelta: “dovevo prima far chiarezza su me stessa per essere di aiuto ai miei familiari”. Ha capito che se il padre fosse morto, abbandonato a se stesso, ora lei non vivrebbe serena. Anche il fratello, un bravo ragazzo, nel frattempo si è diplomato e ha trovato un ottimo lavoro. Lei opera in una banca trevigiana e ha quasi finito di pagare il mutuo dell’appartamento acquistato a suo tempo con i soldi prestati dallo zio. Il suo sogno è quello di farsi una famiglia con il fidanzato che la adora. Ma prima vorrebbe completare l’opera intrapresa. Già sono succesi tanti miracoli in questa famiglia. Loredana non ha contato soltanto nelle proprie forze, ma ha sempre confidato nel Buon Dio: “Senza il suo aiuto - dice - non saremmo a questo punto”.
Da quattro anni la mamma, che ora sta abbastanza bene, si è riconciliata con la nonna e i fratelli. La riconciliazione, dopo tanto tempo, è stata particolarmente emozionante, evitando rivendicazioni e accuse reciproche. Se non sono miracoli questi…
Il pranzo di Natale l’hanno consumato di nuovo insieme, genitori e figli, come lo scorso anno. Loredana, come regalo natalizio, ha chiesto a suo padre di frequentare un gruppo di alcoolisti anonimi. Mario troverà il lumen per assecondarla e guardare finalmente avanti? In fondo questo è soltanto un altro obiettivo, perché in prospettiva il tempo potrebbe riservare una sorpresa ancor più bella.
Per Loredana è la prova che “Qualcuno esiste, ci segue e ci orienta”. Ogni tassello, dice, sta andando al posto giusto grazie a Colui che mi ha preso per mano, toccato il cuore, guidato i miei passi. Questa giovane di Paese, che meriterebbe il “Premio Sanmartino”, dimostra che il bene esiste e, per una volta, fa notizia.
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