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il bollettino della musica |
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| Le interviste di Music Time |
Caro
Marco, la prima domanda, anche se banale, è sempre quella di rito.
Come e quando è cominciata la tua carriera di dj?
Direi casualmente, da giovanissimo… a quindici anni ero gia’ speaker in una piccola radio locale! Il resto e’ venuto da solo: le prime feste con gli amici, i primi locali… e molti rave!!! E quanto tempo dopo invece quella di producer? Furono loro che decisero di portarmi in studio e di seguirmi nello sviluppo delle mie idee; qualche anno dopo (non molti per la verità), il salto di qualità con la Stik Una delle tue prerogative è quella di dividerti fra Radio e discoteca. Quale è in definitiva il ruolo che ti è più congeniale? Fare lo speaker in radio o suonare in discoteca avendo quindi un contatto più diretto con chi balla e ascolta la tua musica? Non riuscirei mai a fare a meno di nessuna delle due cose: Il live, ovviamente, e’ la massima espressione… la radio, pero’, ti da la possibilita’ di dire la tua non solo con la musica! Anche perche’, durante le mie serate, lascio sempre che sia il vocalist a parlare per me… In
Radio, il seguitissimo programma Working Progress è condotto,oltre
che da te, dalla tua compagna di vita e di lavoro Lilith. Quale è
il ruolo che lei occupa nel tuo essere dj e produttore?
Lilith non e’ solo mia moglie… Lei è anche il mio manager, la persona che cura l’ufficio stampa, che dirige la “sala multimediale” della mia trasmissione e che gestisce la chat (#djvortex). Oltretutto, ha gia’ partecipato a diverse mie produzioni e devo dirti che promette molto bene. Quale è per DJ Vortex, la label Techno italiana più interessante? E perché? Non vorrei sembrarti banale e ripetitivo, oltre che di parte , ma per me e’ senz’altro la Stik! La label del mio amico Roberto (Luppi, ndr) ha avuto il coraggio di proporre uno stile che ora e’ imitato in tutta Europa, ed al momento e’ una delle poche etichette di cui comprerei un disco senza nemmeno ascoltarlo… Hai uno studio tuo? Se si, raccontaci quali sono le macchine che usi più di frequente. Lo studio dal quale escono la maggior parte delle mie produzioni e’ quello che gestisco con Arpa’s Dream, il “Church Studio”; solitamente preferiamo affiancare alle macchine della “old school” (TB 303, TR 909, Juno 106) le soluzioni più’ innovative, dai virtual synth ai software piu’ disparati! In generale posso dirvi di apprezzare tutti gli strumenti della Roland e della Waldorf… Come vede la discografia dance italiana in questo periodo un produttore come te? A mio modesto parere il vero stile italiano e’ quello che sta spopolando in tutta Europa… il resto sono le solite maranzate, ne’ piu’ ne’ meno quelle degli scorsi anni. Senti,
caratterialmente riusciresti ad andare contro la tua morale per vendere
qualche copia in più di un tuo disco?
Non l’ho mai fatto e credo che mai lo faro’. Il genere che produco e’ anche quello che suono nei locali, e viceversa… Non te l’ho chiesto prima:dove vivi? A Roma… non si sente dall’accento? :) Che rapporto hai con i tuoi colleghi? Di rispetto reciproco, senza dubbio… anche perche’ lavorando in radio si finisce con l’essere in contatto con tutti, e perche’ grazie al progetto Black Moon Agency siamo riusciti a creare un DJ Team solido e professionale. In una serata ami proporre cose nuove e mai sentite oppure preferisci non rischiare per paura di svuotare la pista? Nelle mie serate suono al 90% mie produzioni, alcune delle quali sono inedite! Le cose gia’ sentite, invece, sono dischi che passano solo sul mio programma o su pochi altri… il mio spirito e’ alternativo, come potrei fare diversamente? Ultima domanda di questa interessante e spiritosa chiacchierata. Produci le canzoni i per vendere i dischi o produci solo i pezzi che ti piacciono? Faccio solo cose che mi piacciono… se poi piacciono anche a qualcun altro, tanto meglio. |
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