CURIOSITA’ E INFORMAZIONI DELLE PARROCCHIE DI BALBIANO
In Parrocchia: Grest 2001
Grest, tempo di gratuità e di incontro che l’oratorio vuole proporre ai ragazzi. Anche d’estate infatti le parrocchie si prendono cura dei propri ragazzi e gli oratori aprono le porte a tanti di loro e scoprire che è bello stare insieme come fratelli e sorelle. È questa un’esperienza unica e preziosa per tutti: ragazzi, sacerdoti e animatori, famiglie e… tutta quanta la comunità cristiana, che si scopre sempre rinnovata e ricompensata dall’
impegno che pone nella cura dei propri figli.
Già da diversi anni le parrocchie di Balbiano e Colturano collaborano e si aiutano per l’organizzazione e lo svolgimento del mese estivo per i ragazzi.
Questa realtà di collaborazione e di interscambio si è ulteriormente allargata negli ultimi tempi con la nostra partecipazione al grest di Dresano
… Scelta in parte “dolorosa”: non si odono quasi più le grida dei ragazzi nei nostro cortili, non si sta nel “nostro” oratorio. Ma anche scelta per tanti versi “gioiosa”: l’incontro fra tanti ragazzi (più di cento) che comunque si conoscono o si conosceranno, possibilità di attività e giochi diversificati, maggior presenza di animatori adolescenti e giovani-adulti, la possibilità di avere la mensa… ma soprattutto il sentirci maggiormente Chiesa, popolo di fratelli e sorelle in cammino verso il Regno.
Con questo non voglio negare il nostro passato glorioso di attività estive “
tra di noi”. Sono stati segni di una grande passione educativa di sacerdoti, giovani e famiglie che “ci credevano” all’oratorio e alla vita comunitaria.
Ma oggi le sfide continuano, e si fanno anche sempre più laceranti, soprattutto quella che si chiama “individualismo”. Fare il grest tra tre oratori insieme (ci sono altri esempi anche in parrocchie a noi vicine) significa stabilire relazioni tra educatori, famiglie e ragazzi a più grande respiro.
Forse qualche genitore “ha paura” di mandare il proprio bambino in oratorio, in mezzo a tanti altri, soprattutto se è piccolo o è femmina…: pensa che nessuno potrà prendersi cura di lui o che sia costantemente in pericolo; pensa che gli altri bambini non lo faranno giocare o che lui si annoierà a morte. Nulla di più infondato. Il grest è sempre, ripeto, sempre una grande occasione di crescita e di sviluppo anche delle proprie capacità personali e di relazione. Certo, i ragazzi del grest sono i nostri ragazzi, non degli extraterrestri! Con tutti i pregi e difetti. Ma la vita in gruppo, organizzata, seguita dai sacerdoti e dagli animatori educa ad una dimensione di socialit à più ampia di quella vissuta nel mondo della scuola, perché i gruppi (le squadre) sono eterogenei per età e c’è maggiore possibilità di interscambio.
Una provocazione. Perché, se gli è possibile, qualche genitore non viene al grest? Non per vedere come funziona e tantomeno per curare il proprio bambino, ma per offrire la propria esperienza e le proprie doti educative a servizio di tutti i ragazzi. Potrà essere un momento indimenticabile. Provare per credere!
Un’ultima parola permettetemela. Vi ricordate la parabola degli invitati alle nozze raccontata da Gesù? No? Presto detto. Un padre prepara un banchetto di nozze per il figlio e poi manda dei messaggeri a chiamare gli invitati. Ma essi non vogliono venire accampando mille scuse. Allora il padre manda i messaggeri agli angolo delle strade per invitare tutti quelli che passano, soprattutto i poveri. Ma, una volta fatto, nella grande sala c’è ancora posto
… Allora questo fantastico padre li manda ovunque per “stanare” tutti e per spingerli ad entrare finché la sala risulti piena. Dunque? Noi siamo questo popolo nuovo chiamato da ogni dove ad entrare e prendere il posto di altri che hanno rifiutato l’invito. Noi siamo questi poveri che il padre vuole alla sua festa, “spinti” ad entrare. Cari genitori: l’amore “spinge” ad entrare.
Se amate veramente i vostri figli è vostro dovere “spingerli” a partecipare!
Block Notes
– INCONTRI CATECHESI RAGAZZI in GIUGNO
… Balbiano : 3 con la festa di chiusura
… Colturano: 2. 9
– INCONTRI FORMATIVI E DI CATECHESI
· Sono Sospesi gli incontri formativi interparr.li giovani/adulti a Dresano
· Martedì 5 giugno, 3 luglio e 7 agosto ore 15:40 a Balbiano: Ora del Santo
Rosario
· Mercoledì 6 giugno ore 18:00 a Dresano: incontro interparr.le 2^-3^ media
· Domenica 10 ore 15:00/17:00 a Melegnano: Lectio divina per gli sposi/
fidanzati
· È Sospesa la Lectio divina dei Salmi, per giovani/adulti del venerdì
· È Sospeso l’incontro formativo per i genitori della domenica
– INCONTRI CRESIMANDI a Balbiano
… I ragazzi che si stanno preparando alla celebrazione della Messa con il
Rito di Crismazione si incontrano, secondo questo calendario:
… Ritiro spirituale Sabato 2 giugno dalle ore 9:30 alle ore 12 a Dresano
… Incontro catechistico Martedì 5, Giovedì 7, Martedì 12 e Giovedì 14 giugno dalle ore 18:00 alle 19:00 in oratorio
… Liturgia penitenziale e Confessione Venerdì 15 giugno alle ore 21:00 in chiesa
– INCONTRI PER I GENITORI Cresimandi a Balbiano
… I genitori dei ragazzi della Cresima si incontrano in parrocchia per alcuni momenti di preparazione secondo questo calendario:
… Incontro catechistico Martedì 5 giugno alle ore 21:00 in oratorio
… Liturgia penitenziale e Confessione Venerdì 15 giugno alle ore 21:00 in chiesa
– ORDINAZIONI SACERDOTALI
… Sabato 16 giugno ore 20:30 in cattedrale a Lodi il vescovo Giacomo ordinerà sacerdoti 2 seminaristi della nostra diocesi laudense
… Chi vuole partecipare chieda in parrocchia.
– S. GIOVANNI AL CALANDRONE
… Domenica 24 giugno alle ore 8:30 il vescovo Giacomo presiederà la Messa per gli ammalati presso il santuario di Merlino.
… Chi vuole partecipare chieda in parrocchia.
… Lunedì 25 giugno alle ore 20:30 i sacerdoti del vicariato con i Consigli pastorali e i collaboratori celebrano la Messa di ringraziamento.
– FESTA PATRONALE DI S. GIACOMO a Balbiano
… La festa del Patrono di Balbiano si celebra DOMENICA 1° LUGLIO.
Festa di San Giacomo Maggiore
– PROGRAMMA RELIGIOSO
… Giovedì 28 GIUGNO: ore 14:30 confessioni per i partecipanti al GREST, ore 20
:30 s. Messa con Predicazione
… Venerdì 29 GIUGNO: ore 20:30 s. Messa con Predicazione
… Sabato 30 GIUGNO: dalle ore 15:00 confessioni per tutti, ore 20:30 s.
Messa con Predicazione
… Domenica 1° LUGLIO: ore 10:00 s. Messa solenne
… Lunedì 2 LUGLIO: ore 20:30 s. Messa per i defunti della Parrocchia
– PROGRAMMA RICREATIVO
· Martedì 26 e Mercoledì 27 GIUGNO: Torneo Quadrangolare di Pallavolo
· Venerdì 29 GIUGNO: ore 21:30 concerto di musica leggera
· Sabato 30 GIUGNO: ore 21:30 commedia teatrale
· Domenica 1° LUGLIO: ore 15:00 “El bastòn de San Giacum”, giochi e gare tra i rioni
· Domenica 1° LUGLIO: ore 21:00 animazione, musica e danze
· Domenica 1° LUGLIO: ore 22:30 “Asta del pallone di San Giacomo”, estrazione dei biglietti della sottoscrizione e gelato per tutti
Parrocchie dedicate a San Giacomo Maggiore: ma quante sono?
Chi di voi sapeva che anche la parrocchia di Cerro al Lambro ha come patrono
San Giacomo Maggiore? E quella di Spino d’Adda? Nella diocesi di Lodi, oltre alle chiese ricordate, anche quelle di Terranova dei Passerini e di Caviaga di Cavenago d’Adda si affidano, come la nostra all’esempio e all’
intercessione dell’Apostolo, fratello di san Giovanni, il pescatore che Gesù ha chiamato sul lago di Galilea all’inizio del suo ministero e che, primo dei
Dodici, ha subìto il martirio a Gerusalemme.
Ma quante saranno in Italia le comunità cristiane che si fregiano di avere come riferimento spirituale il patrono dei pellegrini?
Per saperlo mi sono messo al computer e sono entrato in Internet, cliccando sul motore di ricerca parrocchie italiane con indirizzo http://www.parrocchie
…org si è aperta una finestra per la ricerca delle parrocchie, per nome o per città.
A questo punto ho scritto “giacomo maggiore” e ho dato il via alla ricerca: in un attimo è apparso un elenco che contiene ben 103 parrocchie!
Analizzando la lista faccio una prima constatazione: la maggior parte delle parrocchie devote al nostro santo sono del nord (circa 90).
Una seconda scoperta: le province che hanno la maggior parte delle parrocchie di san Giacomo sono quelle di Bolzano (9), Bergamo (7), Mantova e Trento (6),
Reggio Emilia (5), Ferrara, Lucca, Modena e Verona (4).
Chi sa perché? Forse perché da queste terre, durante le epoche dei grandi pellegrinaggi devozionali verso occidente, verso cioè Santiago de Compostela (Spagna) con pi ù facilità si partiva per far visita ai luogo dell’apostolo di Galilea.
Un ultimo sguardo all’elenco mi permette di segnalarvi le veramente poche parrocchie che segnalano la loro home page.
Barletta (BA): http:// www.parrocchie.org/barletta/sangiacomo
Monterado (AN): http ://www.parrocchie.org/monterado/sangiacomo
Piubega(MN): http:// digilander.iol.it/parrocchiadipiubega
Ho visto, ho letto: “Il sale della vita” di
Paolo Mosca
Leggendo l’ultimo libro di Paolo Mosca, “Il sale della vita” non sono riuscito a non innamorarmi di questo brano che di seguito vi riporto.
Il libro è suddiviso in tanti piccoli racconti destinati a coloro che non credono in determinate tematiche spaziando nell’analisi dei comportamenti umani a 360 gradi tra pregiudizi, abitudini, delusioni, depressioni, idee e credi religiosi.
L’autore riporta i consigli della madre Teresa che di fronte alla difficoltà metteva nelle tasche dei propri figli una manciata di sale grosso invitandoli a dare maggiore sapore alla vita di tutti i giorni godendo di ciò che di bello la vita gli regalava.
Il libro dona momenti di luce indispensabili per la vita di tutti i giorni che portano a riflettere sull’opportunità dei nostri pensieri e comportamenti.
Il brano, intitolato “Per chi ha paura della felicità”, è un piccolo manuale per fermarsi, pensare e apprezzare gli stupendi momenti che quotidianamente viviamo.
Vi consiglio vivamente di leggerlo con molta calma, cercando di capire a fondo il senso di ogni frase ed il messaggio complessivo e tentando, allo stesso tempo, di interiorizzarne i contenuti raffrontandoli con la nostra routine quotidiana.
Buona lettura..
“La nostra vita, giorno dopo giorno. Incontri, fatiche, malattie, orari da rispettare, notizie che si accavallano, grida, sorrisi, silenzi. La nostra vita. Se per ciascuno di noi esistesse una scatola nera, come quelle che stanno sugli aerei, per registrare fatti ed emozioni, osservando le registrazioni delle nostre ventiquattr’ore, scopriremmo l’attività frenetica cui veniamo sottoposti anche in giornate che ci sembrano di routine. Dunque i nostri ritmi, sono eccitati innaturalmente dalle cadenze al diapason della società di cui siamo pedine, a volte numeri.
E nonostante questo stato d’assedio, spuntano per noi, miracolosi, gli istanti di felicità. Che possono arrivare dall’esterno, o dal nostro io profondo. Ma quando, come scosse elettriche e benefiche, gli istanti di felicità sfiorano il nostro spirito, abbiamo come una reazione d’incredulità.
Pensiamo: è impossibile che questo temporaneo stato di benessere accarezzi proprio e soltanto me. Perché? È un privilegio, rispetto a creature che soffrono e faticano più di me. Insomma, abbiamo quasi paura ad accettare e a gustare gli istanti di felicità. È un male diffuso, perché diffuso è lo stato di tensione per la sopravvivenza. Quasi non c’è tempo per una carezza allo spirito.
E allora mi affido al sale della vita di mia madre Teresa. Se viaggiamo a velocità disumana, la prima modifica che dobbiamo operare è proprio questa rapidità di sensazioni, che non ci permette di osservare i particolari delle sequenze della vita, di aspirare il profumo di un incontro o di un ricordo.
Quindi, deceleriamo dentro di noi: fuori, possiamo anche fingere di continuare i ritmi frenetici della corsa verso il nulla.
Procedendo più prudenti, consapevolmente più calmi, i momenti di felicità non ci troveranno impreparati: li vedremo arrivare sullo sfondo, e poi venire avanti, fino al fuoco del nostro sguardo. Respiriamo profondamente: e l’
ossigeno della felicità invada i nostri polmoni, elimini gli inquinamenti dei ritmi al diapason.
Assaporiamo l’abbraccio di un amico incontrato sotto casa. Come stai? Lo sai che hai il sorriso di quando eravamo ragazzi? E tuo padre è ancora vivo? Come facevi a capire qualcosa dei logaritmi?
O ascoltare, dopo anni di distrazione, il racconto del figlio che è rimasto a casa perché ha l’influenza. Certo, gli amici mi interessano, ma con te e mamma respiro un’altra aria. Mi lascio andare a dire cavolate. So che mi volete bene, e mi perdonate tutto. Io ho bisogno di voi. Sul serio, anche in discoteca, voi siete nella mia testa. E in motorino, quando freno in curva, penso ancora a voi. Rallento per voi.
O stringere la mano ad un fratello che è guarito. Ti è tornata la forza. Tra pochi giorni sarai a tavola con noi, e mi ruberai la coscia di pollo, come hai sempre fatto. Ma adesso ho capito che non mi hai rotto le scatole. Anzi, senza di te la casa è diventata un mortorio. Devo litigare con te per sentirmi vivo. Grazie di esistere.
Eccoli gli istanti di felicità, che si potrebbero chiamare anche istanti di sincerità o di normalità. Ripeto, l’importante è rallentare la frenesia negativa o positiva. E poi ci ritroviamo creature di Dio: costrette a rubare tempi impercettibili di verità.”
tratto da “Il sale della vita” di Paolo Mosca, Sperling e Kupfer, 2000 (lit 24
…900)
Notizie da Colturano
Festa della Mamma
12 e 13 maggio 2001: due giornate che l’oratorio di Colturano ha dedicato con successo a tutte le mamme. Proprio così! Alla mamma, quella persona a noi tanto cara e necessaria, che “illumina” la nostra vita e “riempie” la nostra casa, finché Dio la lascia vivere accanto a noi. Nessun altro familiare potrebbe sostituire pienamente la mamma, che è il “focolare” della casa, ma è spesso trascurata e lasciata sola a svolgere quelle mansioni che anche il resto della famiglia potrebbe compiere.
Si è troppo abituati a lasciarle fare alla nostra mamma, perché lei, buona e paziente, è sempre disponibile ad occuparsi della sua famiglia con un sorriso sulle labbra.
Allora, perché non dimostrarle tutta la nostra gratitudine, riconoscenza e affetto illimitato nel giorno della sua festa? È quello che hanno pensato i collaboratori dell’oratorio di Colturano, che hanno realizzato una vendita di torte per festeggiare tutte le mamme: alla frutta, con cioccolato, crostate, ciambelloni con ogni sorta di farciture e sapori, per tutti i palati, anche i più difficili.
Ad ogni torta hanno abbinato un omaggio floreale: una rosa profumata che, naturalmente, è incomparabile alla bellezza di ogni mamma.
Inoltre, Sabato sera, a molte mamme è stato risparmiato l’arduo compito di cucinare, in quanto sono state invitate a cenare in oratorio, in compagnia dei familiari e amici. È stata una cena succulenta, a base di prodotti caserecci e prelibatezze gustate con piacere e soddisfazione.
I dolci sono andati a ruba e si spera siano stati graditi, come segno di un amore grande che tutti nutriamo per la nostra mamma, ma spesso non manifestiamo, pensando (erroneamente) che ci sia tutto il tempo per farlo in futuro.
News
Ancora una volta, le iniziative “sfornate” dai collaboratori dell’oratorio di
Colturano sono andate a buon fine! Ci si riferisce ai tornei di calcetto e calcio-balilla che si sono conclusi da poco.
Al primo torneo hanno partecipato entusiasti 24 ragazzi, che frequentano le scuole elementari e medie e si sono incontrati per diverse settimane raggruppati in 7 squadre, nel campetto di calcio dell’oratorio. “carichi” e decisi a conquistare la vittoria, non si sono lasciati sviare dal freddo delle prime giornate né dal caldo dell’ultimo periodo.
Hanno sempre giocato con lo stesso spirito e con un’evidente voglia di divertirsi e divertire il loro pubblico: ci sono riusciti in pieno! I loro familiari ed amici li hanno seguiti ed applauditi ed hanno apprezzato questa iniziativa interessante e coinvolgente, che ha regalato una medaglia a ciascun partecipante. Il gruppo delle medie comprendeva 4 squadre.
Della squadra de “I 3 dell’Ave Maria”
facevano parte: Alessio Lo Giudice, Paul Rober e Elia Dimola. La seconda squadra, “I Mib”, era formata da Simone Cerati, Federico Maniscalco e Andrea
Lanfranchi. Nella terza squadra, l’“Inter”, hanno giovato Riccardo Fazio,
Jessica Gente, Aldo Resta, Sebastian Bozzi e Davide Ricotti. I “Chaos II”
erano Angelo Cataldi, Claudio Ghisoni e Riccardo Paini.
Nella finale il trofeo è stato impugnato con merito da “I Mib” che con 16 goal subiti e 26 fatti, in tutto, si sono aggiudicati la vittoria.
I ragazzi delle elementari erano divisi in 3 squadre. A “i Fratelli Gex”
facevano parte Gabriele Baraldo, Michele Brocaioli e Alessio Cipolletta. “I
Sayon” erano Stefano e Andrea Bruno, Alberto Scozia. La squadra degli “A.C.
Milan” era formata da Mattia e Federico F., Federico Z.. Sono stati premiati come campioni “I Fratelli Gex”, con 20 goal segnati e 13 subiti.
Al secondo torneo, che ha avuto numerosi iscritti, hanno partecipato non solo ragazzi, ma vi sono state anche le categorie degli uomini e delle donne. Dopo svariati incontri, anche in questo caso sono stati distribuiti i trofei ai vincitori. Della categoria “giovanissimi”,Alberto Scozia e Federico
Maniscalco sono stati premiati. Tra le donne hanno trionfato Patrizia Monico e Barbara Savoldi. Andrea Baraldo e Bruno Vaghi hanno vinto nella categoria uomini.
Arrivederci alle prossime iniziative in oratorio.
Maria: il mese di Maria e l’affidamento a
Maria
Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull’aiuto di Cristo. Il
Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell’uomo, compie anche oggi la sua opera.
Il nostro passo, all’inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo.
Ogni Domenica il Cristo risorto ci ridà come un appuntamento nel Cenacolo, dove la sera del “primo giorno dopo il
Sabato” si presentò ai suoi per “alitare” su di loro il dono vivificante dello Spirito e iniziarli alla grande avventura dell’evangelizzazione.
Ci accompagna in questo cammino la Vergine Santissima, alla quale, qualche mese fa, insieme con tanti Vescovi convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, ho affidato il terzo millennio.
Tante volte in questi anni l’ho presentata e invocata come “Stella della nuova evangelizzazione”. La addito ancora, come aurora luminosa e guida sicura del nostro cammino. “Donna, ecco i tuoi figli”, le ripeto, riecheggiando la voce stessa di Gesù, e facendomi voce, presso di lei, dell’affetto filiale di tutta la Chiesa.
(Dalla Lettera apostolica “Novo millennio ineunte” di Giovanni Paolo II)
Il Mese di Maria
Il mese di maggio è, per antica tradizione, dedicato alla Vergine Maria.
Da sempre il popolo cristiano ha percepito la maternità di Maria come una grazia del Signore e ha voluto manifestargli la propria gratitudine per il dono ricevuto dedicando un mese alla sua mamma celeste.
Per il passato, la celebrazione del mese mariano ha visto l’accorrere di numerosi fedeli che si riunivano nella chiesa e nelle case per pregare il
Rosario.
Oggi molte cose sono cambiate e i ritmi frenetici della vita moderna rendono tutto più difficile con la conseguente perdita di molti valori.
Ma… Grazie a don Maurizio e grazie a Dio ci sono ancora persone che non si arrendono e con grande tenacia si sforzano di conservare il patrimonio di fede ricevuto in dono e di trasmetterlo alle nuove generazioni.
Così anche a Balbiano e nel 2001 chi ha avuto ha potuto onorare Maria, recitando il Rosario in Chiesa e nelle vie del paese.
L’affidamento a Maria
Il giorno 24 maggio, festa della Madonna Ausiliatrice, il vescovo Giacomo
Capuzzi ha voluto affidare a Maria Santissima la diocesi. Alcune persone di
Balbiano, insieme al gruppo parrocchiale di Tavazzano, con don Maurizio hanno partecipato.
Arrivati a Lodi, siamo andati nella chiesa dell’Ausiliatrice dove abbiamo recitato il rosario, in attesa della processione.
Arrivato il vescovo, con la statua della Madonna, preceduta dai sacerdoti e seguita dei fedeli, con canti e preghiere ci siamo incamminati verso la
Cattedrale. Arrivati, il vescovo ha letto l’atto di affidamento a Maria
Santissima.
Tutto si è concluso con un canto della corale sulle parole scelte dal papa
Giovanni Paolo II per il suo pontificato.
Questa esperienza è stata un’importante dimostrazione di fede.
Adorazione Eucaristica quotidiana
La festa solenne dell’Eucaristia, fissata dal calendario liturgico per
Domenica 17 giugno, ci chiama a vedere la nostra esistenza “legata” al Santo
Sacramento della morte e della risurrezione del Signore: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gesù).
Ci prepariamo e viviamo questo evento centrale della nostra salvezza con del tempo che offriamo a Dio con la visita e l’adorazione eucaristica nelle nostre chiese.
BALBIANO:
da Lunedì 11 a Sabato 16 giugno la chiesa rimane aperta tutti i giorni dalle ore 6:30 alle ore 22:00 per la visita eucaristica.
COLTURANO:
Giovedì 14 giugno ore 20:15 s. Messa di apertura adorazione eucaristica solenne.
Venerdì 15 giugno: ore 16:30 s. Messa e Esposizione SS. Sacramento; ore 20:15
Vespro
Sabato 16 giugno: ore 16:00 Esposizione SS. Sacramento; ore 19:00 s. Messa.
Domenica 17 giugno: ore 10:30 s. Messa; ore 14:00 Esposizione SS.
Sacramento; ore 16:00 chiusura.
Festa di S. Giovanni al Calandrone
Quest’anno la solennità della Natività di San Giovanni Battista del 24 giugno cade in Domenica.
Al Santuario del Calandrone la s. Messa per gli ammalati, presieduta dal vescovo di Lodi Giacomo, si celebra alle ore 8:30 della medesima Domenica.
Chi fosse interessato a partecipare dia comunicazione in parrocchia: andremo con le macchine.
Come momento conclusivo e di ringraziamento per l’anno pastorale trascorso, per Lunedì 25 giugno alle ore 20:30 presso il Santuario si celebra la s.
Messa con tutti i sacerdoti, i Consigli pastorali ed economici parrocchiali e i collaboratori pastorali. È l’occasione per ritrovare intorno allo stesso altare e sotto l’eminente figura del Precursore, tutti coloro che, sacerdoti, religiose e laici, hanno lavorato nelle varie parrocchie per il bene della
Chiesa e per la sua missione, anche sul territorio del vicariato di Paullo.
In Parrocchia di don Maurizio
LA MESSA CUORE DELLA MISSIONE
La Chiesa e in essa la Parrocchia è per sua natura missionaria. Non sussiste comunità cristiana che non sia e non si senta in stato di missione. E
riscoprire la forza missionaria nella Chiesa significa ripartire dall’
Eucaristia.
“All’Eucaristia si va come discepoli, ma se ne torna apostoli” (vescovo R.
Corti).
Stare con Gesù è stare nella missione.
La celebrazione dell’Eucaristia nel giorno del Signore (la domenica) può allora veramente diventare il luogo per eccellenza della conversione pastorale, missionaria.
Luoghi esistenziali privilegiati dell’azione pastorale della parrocchia vogliono essere la famiglia e i giovani. Anzitutto visti come soggetto dell’
incontro con Cristo e i fratelli.
E poi come oggetto di una rinnovata attenzione e passione pastorale.
In questa prospettiva il nostro Papa ci aveva detto: “Non abbiate paura” e con maggiore insistenza ci ripete: “Prendete il largo”. Il nostro Vescovo con chiaro invito ci esorta: “Guardate a Lui e sarete raggianti”.
Pertanto, perché la comunità parrocchiale di Balbiano trovi nel rituale “
Andate in pace. Nel nome di Cristo!” che chiude ogni celebrazione, sempre e solo il ritrovato inizio di quanto l’essere discepoli ci ha trasformato in apostoli, pertanto – dicevo – verrà prossimamente comunicata ai parrocchiani la progettazione e programmazione del cammino pastorale 2001-2002 della parrocchia. Sotto l’auspicata e chiesta benedizione del Signore.
GUARDATE A LUI E SARETE RAGGIANTI di Giacomo
Capuzzi, Vescovo di Lodi
Prendi il largo
Immaginando la Chiesa di domani, il Santo Padre, nella sua ultima lettera apostolica, ci ha regalato una nuova icona. È capitato spesso in questi anni, e un po’ ci siamo abituati. Oggi dice alla Chiesa: “Prendi il largo”.
Non era stata una buona notte di pesca, quella di Pietro e dei suoi compagni (Lc. 5, 1-11).
L’apostolo aveva faticato tutta la notte, ma non era venuto a capo di nulla. Sarà però da questa esperienza di fallimento umano che nascerà il suo ministero. Il Maestro aspettava Pietro nel luogo più impensabile: sulla spiaggia della sua sconfitta. Gesù non cercava un predicatore efficace, né un gestore efficiente, ma un uomo, solo un uomo ben conscio della propria piccolezza.
“Prendete il largo”, ci dice oggi il Papa. “Non abbiate paura!”, ci aveva detto diversi anni fa, all’inizio della sua missione sulla cattedra di Pietro
… Tra una espressione e l’altra – ce ne accorgiamo subito – c’è un sottile filo rosso, che le lega insieme. Quanto tempo è passato: se pensiamo ai veloci cambiamenti che hanno caratterizzato la vita del mondo e della Chiesa di questi anni sembra proprio che nulla sia più lo stesso.
Davvero un millennio è morto per lasciare lo spazio ad un’epoca nuova.
E ancor oggi, questo Papa, curvato dal peso degli anni, ci invita ad avere forza, e a riprendere il cammino. Può darsi che anche noi, come Pietro, ci troviamo immobili sulla riva della nostra disfatta. Può darsi anche che tutte le nostre più recenti iniziative siano naufragate nell’insuccesso.
Tutto questo però non ci deve paralizzare. Il Maestro ci dice di ripartire, di fidarci ancora della sua parola. Dunque: scrolliamoci di dosso tutti i timori, perché è venuto il tempo di prendere nuovamente il largo, e di gettare ancora le reti.
Io vi mando
Ora facciamo attenzione. C’è una sfumatura nel dialogo tra Pietro e il
Maestro che non dobbiamo lasciarci sfuggire.
Nell’esortazione di Gesù al capo degli apostoli – “Prendi il largo!” – non c’è nulla di volontaristico. Gesù non vuole che la nuova pesca sia un atto impulsivo, frutto di uno sforzo autonomo. I pescatori del lago di Tiberiade non decidono nulla, anzi, propriamente non vogliono nulla; prendono nuovamente il largo solo per obbedire ad un ordine del Maestro.
L’iniziativa che dà il via ad una nuova missione è solo di Gesù. Come dire: si va in missione non per raggiungere una propria meta privata, ma per adempiere ad un comando.
Cari fratelli: è questo che vorrei anzitutto dirvi. La nostra missione, come la missione di tutta la Chiesa, è anzitutto un’impresa mistica. Che cosa avevamo di nostro da dire al mondo? Nulla.
Che qualità potevamo esibire?
Nessuna. Eravamo uomini come tutti gli altri. Forse anche peggio: quanti di noi hanno sperimentato lo stesso scacco umano di Pietro che riassetta le reti vuote, dopo una notte trascorsa invano a pescare.
Ma il Signore ha scritto per noi un’altra storia. Egli ha spazzato via i nostri mille indugi, e ci ha spinti verso i fratelli.
È Lui che ci sollecita ad essere missionari. Ed è Lui, la sua misericordia, che portiamo ai nostri fratelli.
Non avete ancora fede?
Questo pensiero, questa origine “mistica” della missione di tutta la Chiesa ci deve sempre accompagnare e rasserenare. Se la Chiesa è anzitutto opera sua, pensate forse che Dio ci abbandonerà?
In questo senso, il vangelo di Marco incornicia nello scenario del lago di
Tiberiade un altro episodio che ci può illuminare (Mc. 4, 35-41).
Durante una traversata, la barca di Pietro viene improvvisamente sorpresa dalla tempesta.
I discepoli si inquietano, e si mettono a gemere: “Maestro, non ti importa che moriamo?”. I dodici sperimentano la stessa situazione di desolazione e di angoscia che ogni tanto assale anche noi. Si sentono improvvisamente soli, abbandonati, dimenticati. Ma è proprio nel loro grido di disperazione che Ges ù si fa presente.
Il Maestro si alza e li rimprovera: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. Gesù li invita a prestare più attenzione alla misericordia di Dio che ai sussulti delle onde.
Tutta la missione della Chiesa è opera di fede; ed anche a noi, come ai discepoli, viene posto l’interrogativo circa la consistenza del nostro credere
… Quando si scatenano contro di noi venti impetuosi, quando ci pare che tutto quanto vada perduto, quando sembra che la barca debba far naufragio da un momento all’altro, il Maestro ci scuote, e ci sprona a credere, a vedere un po
‘ più in la dei nostri orizzonti limitati, ad invocarlo, e ad avere fiducia in lui, che non abbandona mai i suoi figli.
Teniamo gli occhi ben fissi su Gesù, perché questa è l’unica cosa necessaria.
Il resto non deve preoccuparci oltre misura, e non deve strapparci quella serena fiducia che deriva dal credere.
La speranza non delude
Ogni tanto dobbiamo ripetercelo: se la barca di Pietro va avanti non è per merito dei nostri colpi di remo ben assestati, e nemmeno delle nostre strategie pastorali più o meno azzeccate.
Sì: Dio ci chiede la laboriosità, e ci invita ad affaticarci nella sua vigna, ma se la Chiesa cammina spedita non è per nostra bravura.
Chissà: forse Dio, qualche volta, ride del nostro correre, si diverte a far crescere dove noi non seminiamo, e a rendere sterile quella terra che noi vagheggiavamo di trasformare in giardino. Forse Dio si comporta con noi come si comportava con il profeta Giona: promette sventure e poi usa misericordia, fa crescere ricini e subito li fa appassire, perché si sappia chi è Dio, e perché si sappia che noi siamo poveri davanti a Lui.
Tutto questo ci deve infondere pace. Ogni tanto fa bene pensare ai nostri progetti, ai nostri propositi, ai nostri giudizi che vorrebbero sovvertire il mondo, come carta al vento.
Nei tempi difficili dell’evangelizzazione – ed ogni tanto arrivano – si deve saper aspettare. I tempi di Dio non sono i nostri tempi, e Lui usa più pazienza di quanta ne usiamo noi.
Il vero discepolo del Regno butta il seme, e poi va a dormire: perché sia che vegli, sia che dorma, il segreto della crescita e della maturazione è sottratto alla sapienza umana, ed è affondato nel mistero di Dio (Mc. 4, 26-29).
E allora avanti con speranza. Perché è la speranza a trascinarci verso il futuro. Dio ha fatto molto per noi, e allora cosa temere? Sicuramente non ci abbandonerà! Mi piace qui ripetere lo slogan dell’assemblea diocesana che abbiamo vissuto insieme pochi mesi or sono: “La speranza non delude”.
Ho ancora davanti agli occhi la viva immagine di quel convegno della nostra
Chiesa. Il testo che avete tra le mani è un po’ il frutto di quel momento di preghiera e di ascolto reciproco. Molto spesso le cose che dirò le ho raccolte con pazienza qua e la, muovendomi tra i discorsi e gli interventi che molti di voi hanno offerto a tutti gli altri.
Lo Spirito dona a ciascuno un frammento della sua grazia. Dice l’apostolo Paolo: “Quando vi radunate ognuno di voi può avere un salmo, un insegnamento, una rivelazione, un discorso in lingue, il dono di interpretarle” (1Cor. 14,26). Allora ho pregato lo Spirito affinché ravvivasse in me il dono della sintesi e del discernimento, perché nulla di quanto ciascuno ha portato andasse perduto, e tutto servisse all’edificazione della sua Chiesa.
La speranza non delude: ne siamo certi. Dio non ci abbandona e vuole che nella nostra situazione concreta, in quel pezzo di mondo in cui Lui ci ha seminati, continuiamo solo a sperare, a gettare il seme su ogni tipo di terreno, con insistenza, perfino con cocciutaggine, sicuri che Lui non viene mai meno alle sue promesse.
Non possiedo né oro né argento
Ed ora, se permettete, qualche piccola osservazione per orientare la vita della nostra Chiesa per i prossimi anni.
Pietro e Giovanni, i primi testimoni del Risorto, salgono insieme verso il tempio di Gerusalemme, per la preghiera del pomeriggio. I loro passi, sull’
erta che conduce al cuore della città santa, sono il primo tratto della missione ecclesiale. Arrivati alla porta del tempio uno storpio tende loro la mano per chiedere l’elemosina. Per lui si trattava di un gesto istintivo, quasi meccanico.
Ma Pietro lo invita ad un nuovo sguardo, e gli dice: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do, nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At. 3,6).
Questo primo incontro della Chiesa con l’invocazione e la sofferenza umana ci ricorda qual è il contenuto della missione ecclesiale: Gesù Cristo. Non abbiamo nient’altro. Non abbiamo, e non vogliamo avere, né potenze umane, né influenze prestigiose, né opere appariscenti.
Nella santa Chiesa di Dio non c
‘è nulla di più prezioso di Lui. Lui è veramente l’unica nostra ricchezza:
Cristo è la sola cosa che vogliamo dire al mondo.
Su questa convinzione, che solo apparentemente può sembrare scontata, tutti, nessuno escluso, dobbiamo ritrovarci. Non capiti mai che il tesoro della nostra Chiesa venga confuso con qualcosa d’altro.
Ciò che si deve veramente trovare nelle nostre parrocchie è l’esperienza di Gesù Cristo.
Sì: ci potranno, poi, essere diversi cammini che portano a questo, e si dovrà avere rispetto per le persone che partono da molto lontano. Ci saranno anche tante opere e realizzazioni. Ma mai deve mancare, nella comunità cristiana, l’
attaccamento a Gesù. Lo stesso Santo Padre si è premurato di ricordarcelo nella sua ultima lettera apostolica, chiedendoci di diventare sempre più contemplatori del suo volto (NMI 16-28).
Senza questo fuoco, tutto si raffredda.
Di certo dobbiamo benedire il Signore per la varietà di gesti che si possono trovare nelle nostre comunità. Nelle nostre città e nei nostri paesi la
Chiesa è una realtà assai visibile. La storia secolare della nostra diocesi ha fatto sì che prendessero corpo tra le sue mura progetti di ogni tipo: iniziative caritative, mezzi di comunicazione sociale, strutture pastorali, centri di aggregazione giovanile, luoghi di accoglienza.
Molti plaudono a questa passione sociale che da sempre ha caratterizzato i cristiani delle nostre terre.
Ma tutti quanti dobbiamo impegnarci per far sì che nessuno sguardo si attardi troppo a lungo su noi stessi, o sulle nostre opere. Non sono quelle la vera ricchezza delle nostre comunità. Quello è solo il frutto di un amore. Dietro la carità dei cristiani c’è sempre un’altra carità, che ci ha avvinto e trascinato: quella di Dio.
Non siamo stati noi ad amare per primi, ma è Dio che ha amato noi (1Gv. 4,10).
Noi siamo solo gente semplice, “siamo servi inutili”, che hanno avuto la ventura di trovare una perla di gran valore, che ha reso logico il sacrificio di qualsiasi altro bene (Mt. 13, 45-46). La nostra vera ricchezza è la comunione con Gesù Cristo. Noi siamo coloro “che lo amano pur senza averlo mai visto” (1Pt 1,8).
Questo è il centro della nostra fede.
Insomma: chi entra in contatto con la Chiesa, magari partendo dalle sue vesti più esteriori, venga preso per mano, con rispetto e amore, e venga portato all
‘interno, alla mensa del pane e della parola, dove è custodita la vera ricchezza: Gesù Cristo nostro Signore. Che tutto nasca di li.
Ripetiamolo con le parole del salmo: “Sono in te tutte le mie sorgenti!” (Sal
… 87,7).
Al cuore di ogni matrimonio, di ogni famiglia, di ogni parrocchia, di ogni opera sociale, ci sia sempre Lui, solo Lui.
Guardate a Lui e sarete raggianti
È per questa ragione che la contemplazione, nei suoi molteplici aspetti, deve avere il primato in ogni nostra scelta pastorale. Siamo chiamati anzitutto a coltivare affetto per Gesù Cristo, e ad annunciare agli altri la bellezza di questa amicizia.
Se c’è questo, poi verranno tante cose; ma se non c’è amore per Cristo, non riusciremo ad andare da nessuna parte.
Diventeremmo come tralci recisi dalla vite (Gv. 15, 5-6).
È interessante notare come la prima scomunica pronunciata nella Chiesa, durante l’epoca apostolica, non sia nei confronti di qualche situazione di infrazione morale o dogmatica, ma nei confronti del disinteresse per Gesù
Cristo.
Dice l’apostolo: “Se qualcuno non ama il Signore sia anatema.
Maranatha: vieni, o Signore!” (1Cor. 16, 22).
Questo è il nocciolo che non si deve mai perdere. La vita cristiana, in fondo, è un grande invito alla gratuità e alla festa. Ecco allora che è importante saper perdere tempo per Dio, accorgerci del suo amore, sentirci lieti per le cose che ci capitano, e della Provvidenza che ci governa.
La lotta contro tutto ciò che ci dissipa in mille preoccupazioni senza senso è un elemento costitutivo della nostra fede: non dobbiamo assecondare quel delirio di onnipotenza che satura le nostre giornate di una miriade di faccende, sottraendo spazio a quelle più necessarie.
La preghiera, il tempo degli esercizi spirituali, lo stare in ginocchio nell’
ultima panca in fondo alla chiesa, i momenti di ascolto e di silenzio, il confronto con una guida spirituale ci educano ad avere lo stesso sguardo di
Dio.
E soprattutto infondono senso e sapore alle nostre giornate.
Forse questo è il grande problema degli uomini d’oggi, di tutti i nostri fratelli, ed anche nostro. Oggi non manca il lavoro, non manca la fatica, non mancano le cose da fare. Siamo ricchi di tutto, tranne della cosa più importante: del senso. Corriamo il grande rischio di affannarci tanto, di inseguire appuntamenti su appuntamenti, e di non comprendere mai il perché di tanta fatica e di tanto impegno.
Se manca questa radice contemplativa, l’uomo non vive più, e non diventa autenticamente se stesso.
Allora educhiamoci ad essere vigilanti, ad avere un’anima contemplativa. Il ricorso a Dio, in ogni gioia e difficoltà, è sempre il primo atto dell’
esistenza cristiana. La nostra Chiesa, poi, ha la fortuna di godere della testimonianza di un gruppo di monache carmelitane.
Proprio alle porte di Lodi, ormai circondato da strade e da costruzioni di ogni tipo, si innalza un
Carmelo che ci fa memoria “della sola cosa di cui c’è bisogno” (Lc. 10,42).
Block Notes mese di Settembre
– 04 MARTEDÌ
Balbiano, ore 15:40 S. Rosario – in chiesa
– O6 GIOVEDÌ
Ore 20:45 Incontro vicariale dei Consigli Pastorali Parrocchiali, dei Consigli Affari Economici e della Consulta per programmare l’inizio del nuovo anno pastorale – all’oratorio di Paullo (partenza ore 20:20)
– 07 VENERDÌ
Balbiano, primo Venerdì del mese – Visita e S. Comunione agli infermi
– 11 MARTEDÌ
Ore 21:00 Inizio del Corso vicariale dei fidanzati in vista del matrimonio – all’oratorio di Paullo. Il cammino è settimanale e dura 7 incontri. È necessario presentarsi per tempo dal proprio parroco per la conoscenza e la richiesta di iscrizioneOre 21:00 inizio della Scuola della
Parola Diocesana per un cammino di approfondimento esegetico di alcuni brani biblici- nel Seminario di Lodi
– 12 MERCOLEDÌ
Ore 21:00 Scuola della Parola
– 13 GIOVEDÌ
Ore 21:00 Scuola della Parola
– 16 DOMENICA
Balbiano. Ore 15:30 Battesimo Bozzato Gaia Maria
– 21 VENERDÌ
Ore 21:00 Liturgia della Parola con il Mandato del vescovo ai Catechisti della diocesi – in cattedrale a Lodi (partenza ore 20:20)
– 22 SABATO
Balbiano. Ore 15:00 Confessioni
– 23 DOMENICA
Balbiano. Anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale.Ore 10:00
Messa di inizio dell’anno pastorale e della catechesi.Ore 14:30 pomeriggio di gioco insieme.
– 25 MARTEDÌ
Balbiano. Ore 16:00 Catechesi parrocchiale
– 30 DOMENICA
Balbiano. Ore 10:00 s. Messa. Ore 11:00 Catechesi dei ragazzi
SCENE DI VITA QUOTIDIANA di Carlo Vitali
Mi è capitato qualche tempo fa di farmene un giro per il centro della nostra bella e sempre intrigante Milano. Rispetto ad altri che hanno la fortuna (o la sfortuna a seconda dei punti di vista) di lavorarvi tutti i giorni e quindi di goderne il fascino (o lo stress), io ne sono un frequentatore occasionale, sebbene non sporadico.
Ed è sempre così: ogni volta che salgo la scalinata della metropolitana o litigo per cercare un parcheggio in centro tra le tante “viuzze” che lo caratterizzano, rimango sempre affascinato dalla magia della cattedrale, dalle sfolgoranti vetrine, dall’indifferenza dei piccioni, ma soprattutto dalla grande quantità e diversità della gente che frequenta questa piazza che ritengo, senza esagerare, sia una tra le più belle che abbia mai visto.
Proprio in quell’occasione, stavo aspettando fuori da un negozio della “
Benetton” alcune colleghe che stavano “perdendo tempo” alla ricerca di qualche capo che forse neanche loro avevano ben presente in mente. Ed ecco che spunta da dietro le spalle uno dei tantissimi “Vu Cumprà” che popolano la piazza. La cosa che mi ha colpito subito di questo ragazzo era il sorriso sincero, smagliante e sereno che manifestava.
Era alle prese con il disperato tentativo di vendere una di quelle pubblicazioni redatte da cooperative sociali o associazioni di volontariato che legittimamente tentano di far conoscere la realtà della vita degli immigrati in Italia o nei loro paesi di origine.
Ho subito apprezzato il fatto che non vendesse ciondoli, cassette, elefantini o collanine e che invece fosse impegnato in una testimonianza seria della vita degli extracomunitari.
Parlando del più o del meno per ammazzare l’interminabile attesa delle mie colleghe mi sono subito accorto che Karim, questo è il nome del ragazzo, parlava un italiano quasi perfetto, ricco di congiuntivi e frasi avversative e con una proprietà di linguaggio quasi ineccepibile. Meravigliato del fatto gli faccio qualche domanda e lui mi dice che oltre all’italiano, che ha imparato da autodidatta nei 18 mesi di permanenza in Italia, conosce bene anche inglese, tedesco e francese che aveva studiato nelle sue scuole in
Burundi.
Inutile sottolineare come sono stato stupito. Io è una vita che cerco di imparare l’inglese spendendo un patrimonio e con risultati modesti, mentre un extracomunitario che molti sottovalutano o, al peggio, deridono è praticamente un poliglotta a meno di 24 anni. Dalla sua Karim aveva anche una dialettica molto spigliata, un buon senso dell’humour e tanta gioia di vivere.
Risulta superfluo dire che alla fine non sono stato capace di non acquistargli il libro che all’inizio mi aveva proposto.
La testimonianza di questo semplice ma ricco incontro non vuole essere una pubblicità agli opuscoli che distribuisce la capillare rete dei venditori extracomunitari (anche se vi assicuro che il libro era molto bello), ma un momento di riflessione su queste persone che ormai sono entrate a pieno titolo a far parte della nostra società civile.
Forse non tutti saranno simpatici, aperti e cordiali come Karim, o forse non tutti loro avranno la fortuna di incontrare un perditempo come me che aveva dieci minuti da dedicargli. Fatto sta che ritengo sia giusto e corretto tentare di ascoltarli, o almeno cercare di capirli. Sono in primo luogo “persone” che oltretutto hanno abbandonato la propria casa e la propria famiglia alla ricerca di maggiore fortuna.
Se riusciamo dedichiamogli qualche istante o quanto meno un sorriso. Entrambi non costano niente e sicuramente in cambio riceveremo un grazie (bene prezioso al giorno d’oggi), un sorriso (che non fa mai male) e forse ospitalit à in Burundi qualora volessimo farci un viaggio (Karim me lo ha promesso).
NON LASCIATECI SOLI di don Maurizio
“I giovani chiedono di non essere lasciati soli. Hanno bisogno di qualcuno che sia loro vicino, senza però essere loro uguale… occorre risvegliare responsabilità e passione educativa in varie figure di adulti: genitori, insegnanti, animatori culturali, operatori della comunicazione sociale, dirigenti sportivi, responsabili di ambienti ricreativi”.
Così si esprimono i Vescovi italiani in un recente documento.
In questo mese ricominciano con rinnovato vigore le attività della parrocchia e dell’oratorio a favore della gioventù, in particolare la catechesi. Ma non è la sola. Con essa c’è la preghiera e la carità. E tutto in stile comunitario.
Qual è l’obiettivo di tutto ciò? L’educazione della fede delle giovani generazioni.
Come raggiungere questo obiettivo? L’educazione della fede avviene attraverso una testimonianza corale di tutta la comunità cristiana, che si esprime in molti e differenziati soggetti.
Le famiglie sono il primo luogo di educazione alla fede e dunque soggetti qualificati. Oggi risulta molto efficace vedere giovani famiglie che si impegnano negli oratori, adulti che si rendono disponibili a seguire gli adolescenti.
È inutile negarlo: gli sposi hanno un carisma proprio per educare i giovani alla vita, alla fede, al servizio, all’amore e alla famiglia.
Altri intervengono nell’educazione dei giovani: sacerdote e laici: catechisti, responsabili di gruppi, animatori, dirigenti sportivi, insegnanti, in particolare di religione.
Fatta questa doverosa premessa ecco alcune indicazioni operative.
Tutte le realtà ecclesiali presenti, nella specificità dei loro cammini, sono chiamate ad impegnarsi per l’educazione della fede dei giovani.
In particolare i genitori in parrocchia e in oratorio devono essere sempre di più realtà abituale.
I ragazzi devono trovare, oltre la catechesi e la liturgia, necessari momenti di gruppo, di gioco e di servizio, che l’oratorio – da lunga tradizione – è in gradi di fornire.
L’importante è riunire le risorse e avere il coraggio e la gioia di camminare insieme.
A Balbiano, una Domenica pomeriggio al mese, si cercherà di realizzare tutto questo: genitori e ragazzi si incontreranno in oratorio per vivere attività specifiche per ciascuno e momenti unitari. Per fare oratorio.
REGOLE SEMPLICI PER CRESCERE I FIGLI di don
Oreste Benzi
1. Fate conquistare ai figli ciò che vogliono.
2. Non sostituitevi ai figli.
3. La gioia è necessaria all’uomo per vivere bene.
4. Dare fiducia che significa? Dare fiducia e chiedere conto.
5. Il bambino vuole bene ad entrambi i genitori, ma il bene alla madre e della madre è un bene diverso.
6. Nutrire il senso religioso dei vostri figli.
7. I figli non fanno ciò che dicono i genitori, ma fanno ciò che sono i genitori.
8. Fare sempre la verità è un’ottima via per maturare i figli.
9. Siate sempre di parola coi figli.
10. Genitori non spartitevi i figli. Non sparlate l’uno dell’altro.
Orario S. Messa
Colturano: Domenica ore 10:30, Martedì ore 20:15, Mercoledì ore 16:30, Sabato Ore 19:00
Balbiano : Domenica ore 10:00 e 18:00, Lunedì Martedì e Mercoledì ore
17:00, Giovedì Venerdì ore 8:00,
Sabato ore 20:30
In Parrocchia. Andate in pace. Nel nome di Cristo!
Sembra proprio che i momenti di tranquillità siano destinati a durare poco: eccoci di nuovo davanti alla tragedia, all’orrore che rende il nostro futuro incerto. Non c’è bisogni di ricordare quello che è successo il mese scorso: è ancora negli occhi, nella mente e nel cuore di tutti.
Già l’antico profeta l’aveva gridato: “Quando si dirà: Tranquillità e pace, quello sarà il momento nel quale la sciagura cadrà sopra di voi!” (Geremia).
Se l’ideologia, il capitalismo, il qualunquismo, la ragione, il liberalismo libertario o la religione si mettono a fare proclami rassicuranti, umanamente accessibili: ci stanno ingannando. Se semplicemente troviamo motivazioni per cui quella sciagura “doveva” capitare ad altri, ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani perché periremo tutti “allo stesso modo” (vangelo).
La storia umana è una matassa che sempre si aggroviglia perché l’uomo è cattivo, e anche se è capace di “dare cose buone ai propri figli”, non ci si deve dimenticare che “uno solo è buono” (vangelo). Ma Dio è entrato in questa tragedia e, “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (vangelo), l’ha redenta col dono del suo amore crocifisso, sacrificando se stesso per noi.
E avendo detto ai suoi “fate questo in memoria di me” (vangelo) ha tracciato con chiarezza la strada: il male si vince con il bene, l’odio con l’amore, la vendetta con il perdono. Non c’è altra legge che la legge di
Cristo. Anche la legittima difesa e la legge della giusta soppressione del tiranno o stanno sotto quella del “porgi l’altra guancia” (vangelo) o vengono dal Diavolo (il divisore). “Amatevi come io vi ho amato”, è la bella notizia.
GUARDATE A LUI E SARETE RAGGIANTI (Piano Pastorale 2001)
“Tutti ti cercano”.
Questa ricerca assidua del Signore non ci sottrae né alla fatica né all’
impegno, ma ci immerge sempre più in questo mondo, animati dallo Spirito di
Dio.
Si fa un gran parlare, oggi, di spiritualità. Anche fuori dagli ambienti cristiani questa parola è ormai di moda.
Non si può guardare che con simpatia a questo fenomeno. Contro tutte le fosche previsioni di qualche anno fa, non solo è rimasto vivo nel cuore dell’uomo un anelito “spirituale”, ma in questi ultimi tempi esso pare addirittura intensificarsi. Non ci bastano gli agi e le comodità. I beni materiali, anche se abbondanti, non ci riempiono la vita.
Siamo fatti per altro, anzi per l’Altro, e non siamo in pace finché i nostri occhi non si posano su di Lui. In quella esclamazione rivolta da Pietro al rabbi che aveva appena cominciato a conoscere – “Tutti ti cercano!”- c’è molto che ci ricorda il nostro tempo. Tanta gente si è messa in ricerca e desidera arrivare ad un approdo.
Probabilmente questa ricerca diffusa di Dio e del divino, oltre che essere accolta, deve anche essere purificata.
Non stupiamoci: è un po’ la stessa pedagogia adottata da Gesù. Lui non ha mai censurato le domande dei suoi interlocutori, ma le ha educate. Tanti sono andati da Lui non perché angustiati da questioni raffinate, ma perché stretti da bisogni materiali: la fame, la sete, la malattia, la semplice curiosità. Gesù non ha respinto queste domande – spesso le domande più elementari dell’uomo -, ma le ha accettate, e le ha fatte lievitare fino alla richiesta della fede e del Regno.
Non spaventiamoci, dunque, se nella richiesta contemporanea di spiritualità c
‘è qualcosa di inquinato o di spurio. Accogliamola invece, e poi cominciamo ad annunciare e ad educare. Mostriamo quali sono le caratteristiche della contemplazione cristiana. La contemplazione cristiana non è narcisistica, non cerca il benessere privato, e non porta obbligatoriamente alla consolazione e alla quiete.
Non è nemmeno la preghiera anonima di chi si pone davanti al vuoto, o ad un Dio senza aspetto. Tutta la ricchezza della nostra fede sta in una Rivelazione, e noi preghiamo davanti ad un Volto con dei lineamenti ben precisi. Se Dio non si fosse manifestato, fino a condividere la nostra stessa esistenza, noi ora ci sentiremmo soli e perduti. E quando preghiamo non possiamo prescindere dalla Parola e dai sacramenti che Lui ci ha lasciato.
Allora comprendiamo perché la spiritualità cristiana non possa essere confusa con una sorta di intimismo che rifugge dal fare i conti con il mondo. La spiritualità cristiana non è sinonimo di immaterialità. Se c’è un’opposizione nella fede cristiana, essa non è nei confronti del corpo o della materia, ma del peccato. La preghiera, al contrario, ci spinge verso il mondo, e ci chiede di assumere una vocazione.
Dalla contemplazione nasce la responsabilit à, cioè quell’attitudine che ci fa stare in mezzo agli uomini cercando di portare ad essi la risposta di Dio. Lo Spirito di Gesù non ci vuole inerti, ma profeti.
È importante pregare. Ed è necessario che la spiritualità sia sempre feconda
.. Perché senza la preghiera e la grazia di Dio la carità si raffredderebbe in un attivismo incontrollato, la missione si trasformerebbe in una campagna di conquista, l’annuncio del vangelo in un’opera di propaganda.
“Lampada per i miei passi è la tua Parola”.
Nel cammino di contemplazione cristiana ha un’importanza fondamentale il tempo speso nell’ascolto della Parola di Dio.
E qui dobbiamo benedire Dio. Da qualche tempo, infatti, la nostra Chiesa ha preso a frequentare le Scritture.
I segni di questo sono numerosi. Sono nate “scuole della parola” che cercano di schiudere lo scrigno delle Scritture a tutti, soprattutto ai più semplici.
La catechesi parrocchiale, poi, ha sempre più assunto, in questi anni, uno spiccato timbro biblico: si educano i ragazzi e i giovani ad incontrare la
Parola di Dio.
La missione diocesana, infine, ci ha lasciato in dono un importante frutto: i centri di ascolto. Come sapete, questa esperienza ha conosciuto in questi ultimissimi anni una felice primavera, facendo scoprire la bellezza della lettura spirituale della Bibbia anche a persone tradizionalmente lontane dagli ambienti ecclesiali.
Dobbiamo guardare con molta simpatia a tutte queste esperienze che consegnano nelle mani dei cristiani il libro delle Scritture.
E dobbiamo impegnarci perch é queste iniziative si radichino sempre più nel territorio della nostra diocesi, e magari si accrescano.
L’ascolto della Parola di Dio attraverso le Scritture deve diventare una delle attività più normali e più quotidiane delle nostre parrocchie. La comunità cristiana è il luogo dove si aiutano i battezzati a divenire vangelo vivo.
Ogni avvenimento della vita trova eco nelle Scritture, e queste, a loro volta, si rifrangono nelle nostre esistenze, per modellarle secondo la volont à di Dio. Poco alla volta, molti cristiani divengono versati nelle Scritture, e fanno della Bibbia la filigrana che accompagna l’intero sviluppo dell’
esistenza. Non c’è situazione che non possa essere rischiarata dalla Parola.
Lo Spirito pensava a voi, a ciascuno di noi, in ogni momento e in ogni svolta della storia della salvezza. Attraverso i vangeli, Dio ci giudica e ci conforta, e soprattutto non ci lascia mai soli.
Si deve essere amici della Parola: soprattutto ci si deve innamorare di qualche pagina particolare, perché ognuno di noi ha la sua storia di incontro con il vangelo.
Ecco allora che quel salmo che ci ha illuminati, mentre attraversavamo un momento di sofferenza, finisce col diventare la trama di ogni nostra preghiera. Per qualcuno i racconti della passione sono le sorgenti a cui attingere acqua per il cammino. Alcuni si portano ancora addosso, ben visibili, i segni di un incontro con il vangelo, di una meditazione giovanile, che ha impresso, magari all’improvviso, una svolta decisiva a tutta la vita.
O Signore, negli anni che abbiamo davanti, parla spesso alla tua Chiesa, e fa
‘ che non diventiamo sordi alle tue Scritture, perché “lampada per i nostri passi è la tua parola, luce sul nostro cammino”.
“Se qualcuno ascolta la mia voce, verrò a lui, e cenerò con lui”.
Per vivere in comunione con Cristo, dobbiamo nutrire passione per i sacramenti
.. È lì che noi possiamo fare autenticamente esperienza del Signore.
Accolti in un clima di fede e preghiera, i sacramenti ci mettono in intimità con il
Signore, guariscono le nostre ferite, e ci rendono capaci di amore. Diventano il perno attorno a cui ruota la nostra esistenza.
Paolo spesso ci ricorda che tutta la nostra vita deve trasfigurarsi in un “
culto spirituale” (Rom. 12,1). I sacramenti non sono cerimonie che ci allontanano dalle attività e dalle preoccupazioni di tutti i giorni, ma sono le sorgenti che irrigano i nostri deserti.
In qualche misura ci vogliono immergere ancora più profondamente nella vita di tutti i giorni, e nella compagnia degli uomini, imprimendo ad ogni nostra giornata un orientamento nuovo. Quando si ha Lui, quando si possiede il suo Spirito, allora tutto diventa diverso. Non siamo più inviati nel mondo da soli, ma siamo accompagnati da Qualcuno, e diventiamo capaci di gesti nuovi, che sanno portare perdono là dove c’è solo odio e rancore.
Per questo motivo vedo come particolarmente felice l’occasione del prossimo congresso eucaristico. Quanto vorrei che non si trattasse di una iniziativa estemporanea, da consumarsi nell’arco di pochi giorni! E come vorrei che non si trattasse di una manifestazione solo esteriore, da valutare solo per l’
ampiezza della partecipazione! Il congresso eucaristico è un piccolo segno con cui la Chiesa dice amore al suo Dio.
Con esso noi ci dichiariamo poveri davanti a Dio, e confessiamo di aver bisogno di Lui. Senza il pane eucaristico noi potremmo fare ben poco. È il tuo pane, Signore, che ci dà la forza per intraprendere il santo viaggio dell’evangelizzazione. Se fosse per noi, per le nostre menti ribelli, le nostre comunità sarebbero perennemente divise, ognuno andrebbe dietro agli impulsi del suo orgoglio; ma Dio ci ha dato la grazia di partecipare al suo banchetto, e allora anche noi, pur essendo molti, ci consumiamo nell’unità, e diveniamo un popolo solo.
Celebriamo con rinnovata devozione la nostra liturgia domenicale: che sia sempre più il momento festoso, dove i fratelli celebrano insieme la vita, e rendono grazie a Dio che ha fatto cose grandi per noi. Concediamo il giusto rilievo e dedichiamo la massima cura anche alla celebrazione feriale dell’
eucaristia. E poi educhiamoci a spendere un tempo sempre maggiore davanti al
Santissimo, mediante una preghiera insistente, silenziosa, perché la grazia della liturgia si distenda sempre di più in tutta la nostra vita.
“Il sale della terra”: la missione.
Come non può restare nascosta una città sul monte, così non può restare nascosto un autentico discepolo del Regno.
E ogni comunità cristiana può essere sale che dà sapore.
Si può spiegare a parole cosa sia il vangelo. Si possono addirittura elencare i valori che appartengono al cristianesimo. Ma il vangelo possiede una forza calamitante soprattutto quando una comunità accompagna con segni e gesti concreti l’annuncio della Parola. Tutti noi, nello scrigno dei nostri ricordi, abbiamo qualche incontro, qualche esperienza, qualche persona che ci ha aiutato nel cammino di fede.
È soprattutto la carità, quel particolare modo di vivere la propria esistenza, a disseminare il germe della Parola in questo mondo.
Una famiglia che legge abitualmente il vangelo, che non giudica nessuno, che cerca la volontà di Dio, che si cementa nel perdono reciproco, diviene poco alla volta un germe contagioso. Si può molto predicare. Ma niente dà più lustro alla parola del vangelo di una famiglia unita e concorde.
Lì si può toccare con mano la presenza di Dio in mezzo a noi. “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt. 18,20).
Un giovane che coltiva la preghiera, l’ascolto della Parola, la conoscenza di
Gesù Cristo, poco alla volta si trasforma in una benedizione per chi lo incontra. Una giovane vita spesa per i poveri, per i piccoli, per il Regno, per la solidarietà e la giustizia, fa pensare a Dio.
La grande scommessa di ogni vita cristiana sta nell’alimentare il “senso di
Cristo”. Chi contempla il suo volto poco alla volta diventa luminoso: diventa una persona capace di portare luce, e di risplendere anche in mezzo alle tenebre. Cosa fa in più degli altri? Molto spesso niente. Lavora come gli altri, studia come gli altri, gioisce e soffre come tutti gli altri.
Solo custodisce un affetto in ogni istante della propria vita. La comunione con
Cristo colora di nuovo il volto di ogni uomo; e soprattutto spalanca il cammino dell’uomo alla speranza.
Ecco perché le famiglie cristiane e i giovani che coltivano l’amicizia con
Cristo divengono un segno contagioso, che fa pensare e apre il cuore verso Dio
.. Il vero miracolo della nostra Chiesa è la santità: che crescano numerosi in mezzo a noi ragazzi, giovani, padri e madri, anziani capaci di divenire l’
illustrazione vivente della pazienza di Dio: lui non è ancora stanco di noi uomini, e usa misericordia.
“Voi siete tutti fratelli”: le relazioni ecclesiali.
In una vibrante pagina del vangelo di Matteo Gesù ha disegnato le linee guida della comunità ecclesiale (Mt. 18).
Egli si è rivolto ai suoi fedeli chiamandoli “piccoli” e “fratelli”. Ha detto che tra i suoi discepoli non ci può essere spazio per la supponenza. Siamo solo poveri cristiani, che attendono tutto dalla misericordia di Dio. Non c’è nessuno in mezzo a noi che possa gloriarsi di una propria giustizia, o presentarsi a Dio a mani piene.
Ai discepoli che discutono su chi fosse il più grande, Gesù risponde presentando il metro di paragone dei bambini.
La Chiesa non è una comunità di gente caparbia che possa pretendere di tener separati da sé i fratelli. La
Chiesa è il popolo dei piccoli di Dio, che sono stati da Lui accolti e benvoluti. Ecco perché ogni persona, peccatori compresi, è il termine di un’
attenzione amorosa da parte di Dio e della sua comunità. Gesù vuole che nel nostro cuore abiti un’ansia pastorale nei confronti degli uomini.
I deboli, i poveri, le pecore perdute, i fratelli peccatori, devono essere amati più degli altri. Se i piccoli non sono venerati allora è un brutto segno: vuol dire che non c’è più ossequio nemmeno per il nome di Gesù, perché Lui è venuto a cercare soprattutto i più perduti.
Ogni tanto è bene che le nostre comunità, le nostre famiglie, i nostri gruppi ecclesiali, si arrestino per verificare se le nostre relazioni sono ancora costruite in obbedienza allo Spirito del Signore.
Il nuovo testamento pullula di pagine in cui Gesù e gli apostoli ci educano ad avere legami ecclesiali.
Chi abita tra le mura della Chiesa assume una psicologia e un atteggiamento che difficilmente si riscontrano altrove. Lo Spirito vuole che non presumiamo nulla da noi stessi, che ci sentiamo compagni di viaggio nel profondo del cuore: siamo tutti fratelli che si affaticano sulla barca di Pietro (Mt. 23, 8
-11).
Soprattutto lo Spirito ci invita ad avere premura per ogni uomo; vuole che nessuno sia lontano dal nostro cuore. E poi chiede di saper riconoscere i doni che Lui stesso semina a piene mani in mezzo a noi. Ci chiede quello sguardo sereno che sa scovare un briciolo di bene presente in ogni persona, anche in quelle più disprezzate e ignorate dagli uomini.
Tutti hanno almeno un piccolo dono da portare alla mensa del pane e della parola.
E poi lo Spirito semina in mezzo a noi il perdono reciproco. C’è sempre qualcosa in noi che si ribella ai fratelli. C’è sempre qualcosa in noi che urta e scandalizza il prossimo. Gesù ha scorto questa conflittualità anche tra i dodici, tra gli apostoli che Lui aveva scelto.
Ma ha educato alla piccolezza e al perdono. Se i litigi paralizzano la vita delle nostre famiglie e delle nostre comunità, se si spegne la voglia di stare insieme, sottomessi alla potente mano di Dio (1Pt 5,6), se le nostre energie psichiche finiscono col disperdersi in mille diatribe senza via d’uscita, allora lo
Spirito non abita più in mezzo a noi.
Già il Giubileo, da poco concluso, è stato un buon medicamento perché nelle nostre comunità si condonassero i debiti, e si riscoprissero rapporti fraterni
.. Se questo non è avvenuto, o se questo non è avvenuto nella misura voluta dal vangelo, allora supplichiamo con forza Dio, perché si estenda il suo anno di grazia a tutti i nostri giorni. Non possiamo presentarci a Dio separati gli uni dagli altri.
Cristo Gesù, con il sacramento della riconciliazione, e con la preghiera fatta in comune, ci ha lasciato aperta la porta santa dei nostri fratelli: la porta più necessaria, quella che non potrà mai essere sigillata. Attraversiamola senz’indugio, per non restare separati anche da Dio.
“Verso la piena maturità di Cristo”: la formazione.
Gli antichi Padri spesso ripetevano una semplice verità: nessuno di noi nasce cristiano, tutti diventiamo cristiani.
La fede non è qualcosa che si eredita automaticamente, come l’appartenenza ad un popolo o ad un ceppo familiare. Il cristianesimo si basa sulla conversione personale, e richiede la professione di fede. Per questa ragione quando un bambino o un adulto escono dal fonte battesimale è come se lì cominciasse una storia totalmente inedita: la storia di una nuova chiamata.
Ciascuno deve nascere di nuovo, dall’alto, ad una vita che non è più solamente umana. Dice l’evangelista: “a quanti lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da
Dio sono stati generati” (Gv. 1, 12-13).
L’essere cristiani sarà poi l’impresa di un’intera vita.
Sempre gli antichi
Padri dicevano che il battesimo non è che l’inizio della lotta spirituale. Da lì in avanti bisogna mettere impegno per far sì che la lampada della fede non si spenga. Capiterà anche di dover affrontare luoghi esposti al vento e al freddo. Si dovrà difendere la luce della fede senza altro scudo che il proprio corpo. Il cristiano non cresce senza una lotta assidua.
È per questo motivo che la parola “formazione” sta divenendo sempre più importante nella nostra Chiesa. Nessuno può dispensarsi dal curare la propria crescita spirituale. Soprattutto in questi tempi in cui la società non educa più direttamente una persona al “sentire” cristiano, abbiamo bisogno di render conto a noi stessi e agli altri della speranza che ci abita.
Non solo: il fatto che il Signore ci abbia stretti in unità nella Chiesa, fa sì che ciascuno di noi debba preoccuparsi anche dei fratelli. Dobbiamo essere custodi gli uni degli altri, specialmente a riguardo della loro fede.
Dobbiamo desiderare che ogni cristiano possa possedere per intero la ricchezza della fede cristiana. E dobbiamo pregare perché sorgano sempre uomini e donne capaci di condurre per mano i loro fratelli fino al cuore del mistero cristiano.
La nostra Chiesa è in fondo già ricca di persone del genere
.. Penso a quanti sono rimasti impegnati negli oratori, rinnovandone la proposta formativa. Penso soprattutto alla grande schiera di catechisti laici che si è fatta carico dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.
In questi anni, visitando le parrocchie, ho potuto conoscerne parecchi.
Molti mi hanno anche confidato le gioie e le fatiche del loro servizio.
In questi anni, poi, stanno sorgendo figure nuove. Ci sono laici impegnati nell’educazione di adolescenti e di giovani. Ci sono coppie che han preso sulle proprie spalle l’onere di introdurre i fidanzati alla bellezza del matrimonio cristiano. Alcuni nostri conterranei si son fatti responsabili di quei giovani stranieri che han bussato alla porta della nostra Chiesa per ricevere il battesimo.
In quest’opera di accompagnamento Dio dona, insieme a giustificate apprensioni, anche grandi gioie. La formazione cristiana e l’educazione alla fede è qualcosa di più ampio rispetto alla semplice trasmissione di nozioni. Un po’
tutti lo sappiamo, per averlo sperimentato direttamente. Annunciando il vangelo, e accompagnando una persona alla maturità della fede, anche noi veniamo convertiti.
Qualcuno dice che “la fede si rafforza donandola”. Di certo, in questo cammino comune con tanti uomini, Dio dona nuovi fratelli, a cui voler bene. E dà gioia vedere un numero sempre più grande di fratelli che vive insieme.
C’è infine la formazione “di qualità”. Anche questa non deve essere disattesa
.. Il Signore ha donato ad alcuni nostri fratelli maturità spirituale e desiderio di servire.
Alcuni di questi sono forse chiamati da Dio a servirlo in qualche vocazione di speciale consacrazione. Molti altri sentono semplicemente di dover vivere con radicalità la comune vocazione laicale.
Facciamo sì che questi doni che Dio fa alla nostra Chiesa non vengano sciupati
.. Che non manchino cammini di fede e uomini spirituali capaci di accompagnare questi amici del Signore, e di renderli capaci di un ministero sempre più ampio.
Block Notes mese di Ottobre
1 LUNEDÌ Con la memoria liturgica di s. Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, inizia il mese missionario
2 MARTEDÌ Colturano. Ore 20:45 catechesi adultiBalbiano. Ore 15:40 Ora del S
.. Rosario – in chiesa
3 MERCOLEDÌ/ 5 VENERDÌ Balbiano. Ore 20:30 Triduo di preparazione alla festa della Madonna del Rosario con il S. Rosario e la riflessione – in chiesa
5 VENERDÌ Colturano.
Ore 18:00 catechesi post-cresima e adolescenti
6 SABATO Balbiano. Ore 15:00 s. Confessioni con la presenza di un altro sacerdote
7 DOMENICA Colturano. Ore 11:15 catechesi ragazzi Balbiano. Festa della
Madonna del S. Rosario. Non c’è catechesi ragazzi. Ore 10:00 s. Messa solenne. Ore 17:30 Adorazione eucaristica e Vespro. Ore 20:30 processione con la statua della Madonna del Rosario
9 MARTEDÌ Colturano.
Ore 20:30 catechesi adultiBalbiano. Ore 16:00 catechesi adulti e anziani
11 GIOVEDÌ Balbiano. Ore 20:30 santa Messa
12 VENERDÌ Colturano. Ore 18:00 catechesi post-cresima e adolescenti
14 DOMENICA Colturano. Ore 11:15 catechesi ragazziBalbiano. Ore 11:00 catechesi ragazzi. Ore 15:30 celebrazione battesimi. Ore 17:30 Adorazione eucaristica e Vespro
15 LUNEDÌ Dresano.
Ore 21:00 catechesi interparrocchiale per gli impegnati nei diversi servizi parrocchiali (catechisti, animatori, lettori, caritas, coristi)
16 MARTEDÌ Colturano. Ore 20:30 catechesi adultiBalbiano. Ore 16:00 catechesi adulti e anziani
17 MERCOLEDÌ Dresano. Ore 18:00 incontro interparrocchiale di formazione per i ragazzi di 2^ e 3^ media
18 GIOVEDÌ Balbiano.
Ore 20:30 santa Messa; segue Adorazione eucaristica
20 SABATO Lodi. Ore 20:30 veglia missionaria
21 DOMENICA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALEColturano. Ore 11:15 catechesi ragazziBalbiano. Ore 10:00 santa Messa con celebrazione
Battesimo Ore 11:00 catechesi ragazzi Ore 17:00
Adorazione e benedizione eucaristica
23 MARTEDÌ Colturano.
Ore 20:30 catechesi adultiBalbiano. Ore 16:00 catechesi adulti e anziani
24 MERCOLEDÌ Dresano. Ore 18:00 incontro interparrocchiale di formazione per i ragazzi di 2^ e 3^ media
25 GIOVEDÌ Balbiano. Ore 20:30 santa Messa
25 GIOVEDÌ/27 SABATO Colturano. Ore 20:15 Triduo di preparazione alla festa di Sant’Antonino con la santa Messa e l’omelia
27 SABATO Balbiano.
Ore 15:00 confessioni
28 DOMENICA Colturano. Festa di Sant’Antonino, Martire.. Ore
10:30 santa Messa solenne. Ore 16:30 Processione fino a P.
zza Guido RossaBalbiano. Ore 11:00 catechesi ragazzi Ore 15:00 incontro formativo per i genitori e ricreativo per i ragazzi
Ore 17:30 Adorazione eucaristica e Vespro
29 LUNEDÌ Dresano.
Ore 21:00 catechesi interparrocchiale per gli impegnati nei diversi servizi parrocchiali (catechisti, animatori, lettori, caritas, coristi)
30 MARTEDÌ Colturano. Ore 20:30 catechesi adultiBalbiano. Ore 16:00 catechesi adulti e anziani
31 MERCOLEDÌ Dresano. Ore 18:00 incontro interparrocchiale di formazione per i ragazzi di 2^ e 3^ media
La Sagra di Balbiano: programma
Martedì 2 ore 15:45 Ora del Santo Rosario – in chiesa
Mercoledì 3 Giorno della Parrocchia “I discepoli stavano sempre insieme e con loro c’era Maria, la madre di Gesù”. Ore 15:00 pomeriggio di fraternità per gli anziani (tombola, musica, merenda). Ore 20:30 Rosario con riflessioni proposte da don Mario Zacchi
Giovedì 4 Giorno dei giovani “Gesù dodicenne disse a sua madre e a suo padre: Perché cercarmi tanto?”.
Ore 20:30 Rosario con riflessioni proposte da don Angelo Manfredi
Venerdì 5Giorno delle famiglie “Presso la croce di Gesù stava la madre”.
Ore 20:30 Rosario con riflessioni proposte da don Angelo Dragoni
Sabato 6 Giorno penitenziale, dalle ore 15 alle 18 possibilità della Confessione sacramentale, con la presenza anche di un altro sacerdote – in chiesa Messa prefestiva ore 20:30
..Ore 21:00 aprirà nell’oratorio la tradizionale Pesca di beneficenza
Domenica 7 SAGRA Parrocchiale.
Ore 10:00, s. Messa parrocchiale solenne presieduta da don Sandro Bozzarelli, seguirà la Pesca di beneficenza. Dalle ore 15 alle ore 19 numerose proposte:
Pesca di beneficenza; concerto bandistico del Corpo Musicale “Giuseppe Verdi” di Cerro al
Lambro; il Maestro Mario Tapia e alcuni allievi della scuola d’arte “Accademia di Peschiera Borromeo” esporranno nelle sale dell’oratorio; banco vendita di prodotti artigianali dell’Ecuador (pro missioni); possibilità di una buona merenda (torte, panini, bibite) in cortile. ore 20:30 don Mario Zacchi presiede la solenne processione col simulacro della Madonna del Rosario per via Roma,
Madre Teresa di Calcutta,XXV Aprile (tre soste). Al termine sarà aperta la Pesca.
Lunedì 8 ore 20:30 s. Messa in suffragio di tutti i defunti della parrocchia
PRETENDERE E DELEGARE di Carlo Vitali
Era il dicembre del 1987 quando, con una veste grafica non propriamente degna di una rivista patinata, usciva il primo numero della Quarta Campana.
Nella presentazione dell’iniziativa, nata dalla forte determinazione di Don
Mario, si leggeva chiaramente che “la Quarta Campana dovrebbe, secondo le nostre intenzioni, esprimere gli impegni, i problemi e le proposte della comunità cristiana di Balbiano e Colturano. Con molta semplicità, in atteggiamento di dialogo con tutti, accogliendo anche la collaborazione di altre persone, desiderose di dialogo e di un confronto veramente costruttivo”.
A quei tempi c’erano: naturalmente Don Mario, poi Maurizio, Osvaldo, Mario e
Concetta, Gianni, Gina, Andrea, Don Stefano (allora “senza Don”), Elena,
Sabrina e Loredana. Poi si sono aggiunti: Daniela, Flavio, Federica, Elisa,
Alessandra, Davide, Marcella, Stefania e il sottoscritto. Facendo passare le pagine dei primi numeri ho anche colto la partecipazione sporadica di
Antonella, Laura e Virgilio, Francesco e Luisa, Alberto, Fausta, Adriana,
Gianpaolo e di tanti altri che più o meno occasionalmente hanno dato il loro contributo fino ai giorni nostri.
Sono sicuro di aver dimenticato qualcuno, ma non se ne abbia a male.
Sicuramente non volevo fare la lista dei buoni o dei cattivi o dare riconoscimenti a tutti i collaboratori che, avendo partecipato sempre con tanto entusiasmo, sicuramente non hanno bisogno di essere nominati.
Ora, 14 anni dopo, siamo al N. 132 e all’attivo abbiamo un numero molto più esiguo di collaboratori che allo stato attuale si contano abbondantemente sulle dita di una mano.
Indubbiamente il merito della continuità e della puntualità con cui il nostro giornalino entra nelle case della nostra comunità spetta al nostro caro Don
Maurizio il quale, pur avendo dichiarato di non essere un “professionista della penna” nel momento in cui è giunto a Balbiano (Sett. 1996 – N.d.R.), con grande disponibilità e determinazione è diventato un abile redattore, un professionale impaginatore ed un efficiente stampatore.
Nasce una riflessione spontanea circa la riduzione di collaboratori, nonché il ridotto ricambio, che ci sono stati. Forse gli ideali che avevano mosso i temerari dell’87 non sono più validi, forse non c’è più bisogno di confrontarsi, di organizzare, di aprirsi, di collaborare e di crescere insieme
? Non penso proprio. Mai come ora la gente ha la fortissima necessità, ma forse non il desiderio, di uscire dalle proprie di case, di parlare, di discutere, di compromettersi, ma soprattutto di staccarsi dalle spalle quel gretto e uniformato individualismo che, malgrado noi, attanaglia i più.
Non si capisce come mai desideri, risorse e volontà della nostra comunità si siano spenti o sopiti. Sicuramente alcuni di loro non sono più qui, altri hanno impegni che probabilmente non glielo permettono, a molti,tuttavia, piace stare a guardare decidendo di “delegare a terzi” e “pretendere”.
Già, due bruttissimi modi di fare questi ultimi che stanno dilagando in maniera spropositata con il passare degli anni, ai quali però non si può porre rimedio con un vaccino come nelle comuni malattie.
Si sta ognuno nel proprio orticello coltivando i propri interessi e cercando di affrontare i propri problemi della vita di tutti i giorni. Tuttavia, nel momento in cui ci si incontra per una qualsiasi occasione emergono tutte le “
pretese” e le decantate “deleghe a terzi” di ciò che forse toccherebbe un po’
a ciascuno di noi. Questo accade nella nostra piccola parrocchia in cui si “
pretenderebbe” che si organizzassero corsi, incontri, giochi e attività scaricando ad altri l’onere; accade nel nostro piccolo Comune dove tutti sono in grado di arrogarsi quali titolari dei più svariati diritti.
Si è perso, secondo me, l’interesse e l’entusiasmo per quelle attività di servizio collettivo che rendono una comunità, e nel nostro caso quella parrocchiale, maggiormente vivibile ed a misura d’uomo.
Nessuno si offenda. Anzi, l’intervento è principalmente un ringraziamento per tutti quelli che fino ad oggi hanno collaborato attivamente per la riuscita di questo bellissimo strumento.
Nello stesso tempo rivolgiamo un invito a tutti a collaborare, nei modi e nei termini in cui sono capaci, alle diverse necessità della nostra realtà parrocchiale che non comincia o finisce con la Quarta Campana la quale rimane unicamente uno strumento di informazione.
Ho un po’ esagerato? Forse si.
Quello che è certo è che state leggendo un articolo all’interno di un giornalino che ha 14 anni di storia, un passato glorioso e un futuro tutto da sviluppare all’interno di una realtà parrocchiale che necessita di ESSERE
RIVITALIZZATA. Di questo e della necessità di farlo insieme, ne sono invece veramente sicuro.
Grazie del tempo dedicatoci e a presto.
La festa patronale di Colturano
GIOVEDÌ 25 TRIDUO: ore 20:15 s. Messa con predicazione
VENERDÌ 26 TRIDUO: ore 20:15 s. Messa con predicazione
SABATO 27 TRIDUO: ore 19:00 s. Messa con predicazione
DOMENICA 28 FESTA DI SANT’ANTONINO MARTIRE Ore 10:30 s. Messa, ore 16:30 s. Messa con predicazione e Processione fino a P.zza Guido Rossa.
Durante la festa è allestita la PESCA DI BENEFICENZA.
NELL’ORA DELL’ANGOSCIA TI CERCO, O SIGNORE di don Maurizio
Abbiamo visto il male di uomini contro uomini. Ancora una volta. Il nostro cuore si è abbattuto, è sprofondato nell’angoscia. “Dal profondo a te grido, o Signore”: come l’orante biblico, così molti uomini e donne, e tra questi anche i cristiani, l’angoscia ha spinto alla preghiera.
Il cristiano non ha vergogna, quando sperimenta l’ora dell’angoscia, di cercare il suo Signore, di riversare davanti a lui il suo lamento e invocare il suo aiuto e sostegno. Egli sa che Dio è il Creatore e il Redentore dell’
umanità intera e di ogni singolo uomo e donna. Egli sa che la storia è stata pensata da Dio come il luogo della salvezza, destinata al compimento del Regno
.. Pregare per il cristiano è cercare di vedere il mondo e la vita, di leggere i fatti e gli avvenimenti insieme con il suo Dio, con i suoi occhi, per comprenderne il senso.
Che tipo di preghiera è, dunque, quella cristiana?
Prima di tutto ha lo stesso stile di Dio, il quale si è abbassato nell’
incarnazione e umiliato fino alla morte di croce del Figlio. La preghiera in
Cristo è perciò sempre per l’uomo e mai contro l’uomo, anche il più malvagio:
“Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.
In secondo luogo è una preghiera che non pretende di puntare il dito contro
Dio, accusandolo del male che l’uomo, magari in suo nome, commette.
“Adamo, dove sei?”: è l’uomo che ha perso la sua dignità e lo splendore della sua somiglianza divina, ogni qual volta si ripiega nel male e fa anche del Dio vivo e vero un idolo, un dio perverso noi siamo responsabili, e non Dio, del male che c’è nel mondo! Pregare è affrontare il male che sgorga dal cuore dell
‘uomo perché sia chiamato a conversione.
Sì, la preghiera ci deve far diventare consapevoli del fatto che il cuore dell
‘uomo è un abisso profondo, da cui sgorga il bene ma anche, e più sovente, il male. E questo non vale per una sola categoria di uomini ma riguarda ogni uomo, solidale in una certa misura con tutti gli uomini suoi fratelli nel peccato, ma chiamato, alla luce della misericordia di Dio attinta nella preghiera, a diventare segno di quella comunione che solo l’amore misericordioso di Dio pu ò portare.
Pregare è perciò conoscere noi stessi e gli altri davanti a Dio: speranze, paure, angosce, disperazioni umiliazioni pregare è soprattutto ascoltare il
Signore per avere accesso a quella sapienza che non appartiene a questo mondo e che solo Dio può rivelarci.
Se la nostra preghiera avrà questa fisionomia di conversione, sarà allora veramente capace di farsi invocazione e intercessione per il cambiamento dei cuori e della vita di chi vive chiuso nella violenza e nella guerra.
Pregare, o significa convertirsi, accogliere Dio e imparare a poco a poco a pensare e agire come lui, secondo la sua volontà, o non è un pregare da cristiani. Non si va a pregare perché fa bene, perché aiuta a vivere. E la preghiera non è informare Dio, non è convincerlo a fare il bene, non è un modo per dire “ci siamo anche noi!”, è un’attività tesa a farci diventare uomini e donne che hanno i sentimenti di Cristo.
MOSTRA DI PICASSO A PALAZZO REALE di Federica Parapini
Quest’anno è stata allestita a Palazzo Reale a Milano una delle più importanti mostre artistiche, ossia quella del noto artista: Picasso.
È stata un’occasione per poter conoscere ed apprezzare opere dense di significato, tipiche del cubismo. Questo movimento pittorico nasce in Francia, alla fine dell’800, da un gruppo di artisti prevalentemente francesi e catalani, del quale fece parte anche Picasso.
Egli introduce il cubismo “
analitico”, caratterizzato dalla frantumazione dei volumi dei corpi, dall’
integrazione dei diversi piani prospettici del dipinto e dall’uso neutro del colore. Il cubismo analitico si propone di sostituire alla rappresentazione illusionistica dello spazio un nuovo linguaggio figurativo.
Introduciamo brevemente la vita dell’artista.
Pablo Ruiz Picasso nasce a Malaga il 25 ottobre 1881; figlio di don José Ruiz
Blasco, pittore ed insegnante di disegno, e di Maria Picasso Lopez.
Dal padre, Picasso impara a disegnare e apprende che la pittura sia un mestiere da coltivare con rispetto, in poco tempo infatti riesce ad affermarsi tra i grandi pittori di quel periodo.
Il 1901 segna gli esordi del “periodo blu”.
Questa fase stilistica rappresenta una tappa importante nell’evoluzione pittorica dell’artista, in quanto anticipa il successivo superamento dei codici pittorici tradizionali: illusionismo e profondità prospettica. A questa fase segue quella vera e propria del cubismo. Tra le opere più importanti, ricordiamo “Les demoiselles d’Avignon”, realizzato nel 1907.
La caratteristica dei quadri realizzati è l’eccessiva frantumazione del contorno dei corpi, che rende però estremamente difficile il riconoscimento del motivo.
Successivamente viene introdotto il cubismo “sintetico”; l’oggetto viene rappresentato attraverso collages composti da diversi materiali, carte da parati o di giornali, corde, stoffe, cartoni e latte.
Il cubismo ricerca una spazialità capace al tempo stesso di essere espressione del contenuto (l’oggetto) e del contenitore (lo spazio). L’
abolizione del “principio di somiglianza” al reale, la concentrazione sulle potenzialità costruttive dei mezzi pittorici e la definizione bidimensionale dell’immagine sono tra le principali conquiste della pittura cubista.
Picasso realizza quadri, ma anche sculture in bronzo, per i quali il soggetto predominante é la donna; egli si sposa più di una volta e ha diverse storie amorose.
Nel 1917 conosce una ballerina, Olga Koklova, dalla quale avrà un figlio, Paul
.. Il figlio e la madre vengono rappresentati in numerosi ritratti.
Successivamente nel 1927 conosce Marie Therése Walter, per la quale Picasso prova un amore profondo.
L’artista le dedica il primo ritratto intitolato Le
Fauteuil rouge.
Francoise Gilot è la nuova donna ispiratrice di Picasso sul tema della maternità. Il 15 maggio Francoise dà alla luce Claude. Nel febbraio del 1949
Picasso realizza la Colomba, commissionatagli da Paul Eluard per il Congresso della Pace di Parigi. Il 19 aprile nasce Paloma. Dopo qualche anno Francoise lo abbandona, portando con sé i figli.
Egli si innamorerà di altre donne, tra le quali ricordiamo Solvette David, che ritrarrà in una quarantina di disegni e dipinti e in diverse sculture in lamiera. Muore l’8 aprile del 1973.
Picasso ha avuto la capacità di convertire il sentimento in costruzioni pittoriche convincenti e intense.
L’arte di Picasso è un’esperienza di cultura e la testimonianza di uno spirito veramente moderno.
Una frase celebre di Picasso:“Mi ci sono voluti quindici anni per imparare a dipingere come i grandi maestri e sessantacinque per rappresentare il mondo con gli occhi di un bambino”.
IL NUOVO ANNO SCOLASTICO: intervista ai “primini” di don Maurizio
Da poche settimane è ripresa l’attività scolastica, dai più piccoli ai più grandi. Anch’io “sono ritornato a scuola” dall’altra parte della barricata!
Visto che sono docente di Religione Cattolica presso la Scuola Media Statale di Dresano, mi sono trasformato in giornalista è ho rivolto tre domande ai ragazzi che frequentano per la prima volta le medie; sono i “primini”.
Ecco le loro risposte.
– Come ti sembra il nuovo ambiente scolastico?
L’ambiente mi sembra bello ma severo, però sono davvero contenta perché mi trovo già bene (Mariangela). Mi sembra accogliente (Valentina). L’ambiente mi sembra interessante (Valentina). L’ambiente mi sembra allegro, però per stare bene con tutti i miei compagni e le mie professoresse bisogna avere molta voglia di studiare (Beatrice).
Mi sembra molto più grande della scuola elementare, ha un grande giardino e siamo molti di più nelle classi, c’è una grandissima palestra e mi è sembrato molto accogliente (Valeria). È molto più pulito di quello vecchio, però è un po’ più piccolo e la struttura è più rinnovata (Federico). Mi è sembrato bello e interessante, i compagni sono simpatici, anche se alcuni li conoscevo già (Beatrice).
– Ci sono delle novità nella tua classe?
Ho scoperto che certi miei compagni di basket fanno la prima come me (Daniele)
.. Ho scoperto dei nuovi compagni e tante insegnanti (Andrea).
La nostra classe è più numerosa di quella delle elementari; ci sono gli appendini in classe invece che fuori (Riccardo). Ci sono tanti bambini nuovi (Andrea).
Entrando in classe ho scoperto che alcuni compagni sono simpatici (Stefania).
Ho scoperto nuovi insegnanti, tranne uno: don Maurizio, certi nuovi compagni, nuove bidelle, nuove materie (Debora).
– Quali sono i tuoi sogni, ora che sei alle medie?
Andare bene (Domenico).
Conoscere altre persone (Massimiliano). Prendere dei bei voti ed essere promosso (Stefano). Non andare più a scuola (Paolo). Spero di divertirmi molto (Giada). Sogno per quest’anno un periodo di felicità, sogno di diventare più bravo nelle materie. Studiare bene (Nicolò). Io sogno che sia molto facile da superare (Davide).
A questi “primini” noi vogliamo fare tantissimi auguri di buon lavoro: l’
occasione della scuola sia palestra della vita.
Non solo tante materie da studiare ma ambiente ricco di esperienze educative per far crescere la vita.
Ai docenti, ai ragazzi, ai genitori auguro un buon anno, accompagnato dalla benedizione del Signore, fonte della Sapienza.
Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Missionaria Mondiale
Cari Fratelli e Sorelle!
È tempo, sì, di guardare avanti, mantenendo gli occhi fissi sul volto di Ges ù. Lo Spirito ci chiama a “proiettarci verso il futuro che ci attende”, a testimoniare e confessare Cristo, rendendo grazie “per le meraviglie che Dio ha compiuto per noi: Canterò per sempre la misericordia del Signore (Sal 89,2)
.. La contemplazione del volto del Signore suscita nei discepoli la ” contemplazione” anche dei volti degli uomini e delle donne di oggi: il
Signore infatti si identifica “con i suoi fratelli più piccoli”. Il contemplare Gesù, “primo e più grande evangelizzatore”, ci trasforma in evangelizzatori. “La proposta di Cristo va fatta a tutti con fiducia.
Ci si rivolgerà agli adulti, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, senza mai nascondere le esigenze più radicali del messaggio evangelico, ma venendo incontro alle esigenze di ciascuno quanto a sensibilità e linguaggio”. In modo speciale, la chiamata missionaria acquista singolare urgenza, se guardiamo a quella porzione dell’umanità che ancora non conosce o non riconosce Cristo.
Sì, cari Fratelli e Sorelle, la missioni ad gentes è oggi pi ù valida che mai. Come non ricordare, in questa circostanza, tutti i missionari e le missionarie, sacerdoti, religiose, religiosi e laici, che hanno fatto della missione ad gentes e ad vitam la ragione del proprio esistere? Essi con la loro stessa esistenza proclamano “senza fine le grazie del Signore”. Non poche volte questo “senza fine” è arrivato fino all’
effusione del sangue: quanti sono i “testimoni della fede” nello scorso secolo
! Il loro esempio è di stimolo e di sostegno per tutti i fedeli.
La Chiesa non si può sottrarre all’attività missionaria verso i popoli. È un invito per tutti, è un appello urgente a cui va data pronta e generosa risposta. Occorre andare! Cari Fratelli e Sorelle! La missione esige preghiera e impegno concreto. Tante sono le necessità che la capillare diffusione del Vangelo comporta. Riparti da Cristo, tu che hai trovato misericordia.
Riparti da
Cristo, Chiesa del nuovo millennio. Canta e cammina! Maria, Madre della Chiesa, Stella dell’evangelizzazione, ci affianchi in questo cammino, come restò accanto ai discepoli nel giorno della Pentecoste. Con tali sentimenti, tutti vi benedico.
CATECHESI
Colturano:
Elementari e medie: Domenica ore 11:15.
Adulti: Martedì ore 20:45
Dopo-cresima e adolescenti: Venerdì ore 18
Balbiano:
Elementari e 1^ media: Domenica ore 11
2^ e 3^ media: Domenica ore 11(in parrocchia) e Mercoledì ore 18 (con Dresano).
Impegnati/giovani/adulti: Lunedì quindicinale ore 21:00 a Dresano utilizzando le riflessioni di p.
Cantalamessa sulla Eucaristia.
Adulti: Martedì ore 16:00 sull’Eucaristia
S. CONFESSIONE
Colturano: Sabato dalle ore 18 alle 19
Balbiano:Sabato dalle 15 alle 17
S. MESSA
Colturano: Domenica ore 10:30, Martedì ore 20:15, Mercoledì ore 16:30, Sabato ore 19:00
Balbiano:Domenica ore 10:00 e 18, Lunedì-Martedì-Mercoledì ore 17:00,
Giovedì ore 20:30, Venerdì ore 8:00, Sabato ore 20:30.
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