Colturano

LE MONDINE – 1955 c.

Aggiornato il 06/10/2002

Donne in piedi in una risaia allagata, con fasci di piantine.

Per concessione Zucchelli Luisa e Giuseppe Pettinari

Vestiti trasandati, calze scure fino al polpaccio senza la parte inferiore, cappello di paglia a tesa larga (“la capelina”) ed occhiali di “celluloide”
con la retina ai fianchi; questo il tipico abbigliamento delle mondine.
Giovani e meno giovani partivano per la Lomellina, dove rimanevano una quarantina di giorni, ma “operavano” anche nella nostra zona, dove vi erano parecchie risaie, ora scomparse. Erano chiassose, cantavano volentieri e, altrettanto volentieri, si azzuffavano tra di loro, quasi sempre per futili motivi. Avevano una propria gerarchia, con tanto di “cape” che oltre al lavoro vero e proprio organizzavano anche le pause, la qualità del cibo, i momenti di riposo e.…le canzoni da intonare durante la “monda” o il “trapianto
”. Oltre allo scarso guadagno, le mondine dovevano sopportare diversi disagi: la lontananza dalla famiglia, la fatica improba ed estenuante sotto il sole cocente, perennemente immerse in acqua malsana e per giunta, sempre incurvate e le mani nell’acqua. Non di rado punture di insetti provocavano gonfiori e febbri anche altissime. Il “padrone” era sempre lì dietro per sostenere, con la sua presenza, il ritmo del lavoro e perché no, per dare una sbirciatina alle grazie delle più giovani. Nonostante tutto ciò, le poche nonne ancora in vita, e che furono mondine in gioventù, ricordano ancora volentieri gli anni passati nelle risaie. GIUSEPPE PETTINARI – Da EL TAQUIN DE SAN ZANON 1981 – AMM. COM. S.ZENONE

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