I CAPI MUNGITORI – 1940

Per concessione Emilio Grioni
Il mungitore: molto diverse erano le condizioni in cui veniva esercitato questo mestiere alcuni anni fa, rispetto ad oggi. Al chiuso della stalla, le finestre venivano sigillate con lo sterco delle stesse mucche, “el famei”
lavorava: mungeva ed accudiva al bestiame in un’atmosfera calda, umida ed impregnata dall’odore malsano dei residui biologici degli stessi animali. Con lo “scagn” appeso dietro (il tipico sedile), passava da vacca in vacca a prendere il latte. Ripeteva all’infinito gesti e sforzi avvalendosi delle sole mani che si deformavano, assumendo il tipico aspetto detto appunto “man de famei”. Le dita si allargavano per lo sviluppo abnorme dei muscoli e le nocche perdevano elasticità, la mano era all’apparenza perennemente chiusa, nell’atteggiamento della mungitura. Non di rado nelle vistose screpolature che si formavano sulle dita si sviluppavano infezioni dolorosissime come, “el flamon” che costringevano anche il mungitore ad interrompere per sempre la sua attività. Fra i lavori della stalla, fra i “famei”, esisteva una gerarchia al vertice della quale vi era “el cap famei” seguiva “el sut” e poi tutti gli altri, fino ai novizi del mestiere. Al “cap famei” competeva il compito dell’ “assistenza sanitaria” del bestiame, che in genere si svolgeva in un giorno prefissato della settimana. Le mucche bisognose di cure e medicazioni venivano condotte all’“arla”, una sorta di robusta gabbia di legno
; qui venivano immobilizzate e l’arto, in genere la parte più soggetta ad infezioni, veniva alzato ed immobilizzato ad una piccola trave mediante corde. Assistito dal “sut”, “el cap famei” procedeva alla pulitura ed all’
incisione della parte malata dello zoccolo mediante la “foia de laur”, (la foglia di lauro, così veniva chiamato il rudimentale bisturi), medicata e poi fasciata con bende di juta. La capacità e il valore di un capo mungitore erano valutati dal suo ascendente sugli altri lavoratori e dalla sua abilità pseudo veterinaria. Quando una mucca doveva partorire “el cap famei” dormiva in stalla, in una branda di legno appesa al soffitto e, non di rado, svegliandosi di soprassalto, cadeva fra le mucche.
GIUSEPPE PETTINARI – Da EL TAQUIN DE SAN ZANON 1981 – AMM. COM. S.ZENONE
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