Colturano

Gennaio 2006

Aggiornato il 05/01/2009
San Antonino La quarta campana
Curiosità e informazioni delle parrocchie di Colturano e Balbiano

20060 Colturano (Milano) –  Diocesi di
Lodi


[email protected]
N. 172
Logo animato di campana con scritta LA QUARTA CAMPANA.

 

UNA CASA, UNA FAMIGLIA                                        

don Paolo Tavazzi

L’uomo, per vivere, ha bisogno di un ambiente favorevole e di un riparo protettore: una famiglia ed una casa.

La lingua della Bibbia, l’ebraico, non conosce due termini per indicare le nostre due parole italiane, ma designa con lo stesso vocabolo “bet” sia la casa, cioè l’edificio, quanto la famiglia, cioè le persone. Ciò significa che nel linguaggio biblico, almeno quello dell’antico testamento, non vi è distinzione tra la casa e la famiglia, esse sono “bet”, cioè uno spazio ed un tempo per le persone. In questo senso la Bibbia sostiene che il mondo è la casa di Dio, nel senso che Dio ha scelto il nostro spazio e il nostro tempo per vivere la sua vita: ecco il mistero del Natale, cioè dell’incarnazione di Dio, che abbiamo appena vissuto e celebrato.

“Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, …” (Lc. 2,4).

Ecco come l’evangelista
Luca introduce il suo racconto della nascita di Gesù, presentandoci suo padre Giuseppe, “della casa e della famiglia di Davide”.

La lingua greca del nuovo testamento introduce due parole per designare ciò che l’ebraico intendeva con la semplice espressione “bet”.

In greco, il testo evangelico, designa la casa di Davide come “oikos”, mentre la famiglia è designata dalla parola “patrias”. Le due parole greche verranno tradotte nella versione latina della Bibbia, fatta da san Gerolamo nel IV secolo, con le parole
“domus” e “familia”.

Il termine greco “oikos”
indica l’abitazione e tutti i beni che vi sono compresi, tanto è vero che il verbo greco “oikonomeo”, da cui deriva l’italiano “economia”, significa amministrare i beni della casa, mentre il termine latino “domus”
indica maggiormente le persone che stanno in una casa di cui il “dominus”, cioè “il signore della casa”, è il capo e l’organizzatore egli infatti esercita il “dominium”, cioè il diritto di proprietà, sulla sua “domus” che egli “domina”, cioè comanda.

Invece il termine greco
“patrias”, da cui ovviamente viene l’italiano “patria”, indica la discendenza e quindi l’appartenenza ad un certo gruppo di persone, legato all’idea di “paternità” che in greco si dice “patrios” derivato, a sua volta, da “pater” che significa “padre”.

Il termine latino “familia” che traduce il greco “patrias” infine, indica ancora la discendenza e quindi l’appartenenza ad una, di solito nobile, casata. Non esistono infatti nel mondo latino le “familie” dei plebei, ma solo quelle patrizie, infatti i plebei, cioè i popolani, non hanno beni paterni da amministrare, mentre i patrizi ne hanno parecchi.

Così ci si accorge che l’ebraico “bet” assume, nelle lingue greca e latina, una potente trasformazione che va nella linea della materializzazione dei termini, nel senso che la casa e la famiglia che erano un semplice luogo e tempo da vivere, diventano un “ammasso” di beni e di persone da amministrare.

Ma per fortuna che in italiano queste parole hanno un altro significato.

Intanto noi abbiamo preferito a “domus” l’altro termine latino che indica un’ abitazione e cioè il termine “casa” che in latino designa una capanna o, peggio, un tugurio, insomma qualche cosa di semplice, necessario a ripararci dal freddo e dal caldo.

Nessuno di noi infatti dice “vado alla domo mia”, ma tutti diciamo
“vado a casa mia”, indicando così un luogo semplice, ma pieno di calore.

Il latino “familia” invece, nel corso dei secoli, è stato usato per indicare il nucleo familiare e così anche noi oggi lo utilizziamo. Non dimentichiamo però che il senso originale della parola latina “familia” è quello di “servitore”
e che i “familiari”, per i latini, erano i domestici, cioè quelli che si occupavano della casa. “Familia” e “familiare” derivano infatti dal verbo “famulari” che significa proprio servire, nel senso anche di
“onorare qualcuno”.

Ecco allora ciò che conta veramente nelle nostre famiglie: la semplicità che è anche il calore di una casa e il desiderio effettivo di mettersi al servizio.

 

Pulsante animato con scritte COLTURANO e BALBIANO.VITA
IN PARROCCHIA


Parroco di Colturano: don Paolo
Tavazzi- Vicolo Mons. D. Rossi – Colturano (MI)  Tel: 02 98237573

Parroco di Balbiano: don Paolo
Tavazzi – Via Roma, 13 -Balbiano di Colturano (MI) Tel/fax: 02 9818625

N.B. Il parroco è presente in casa parrocchiale a Colturano il Martedi dalle ore 17,00 alle 18,30 (salvo impegni scolastici) ed il Mercoledi dalle 16,30 alle 18,30

S.MESSA

COLTURANO

BALBIANO

Domenica 11.15 Domenica 09.45
Martedi  20.30 Lunedi e venerdi 17.00
Mercoledi 17.00 Giovedi 20.30
Sabato 19.00 Sabato 20.30

SS CONFESSIONI

Nel sacramento della Confessione ci incontriamo con la Misericordia di Dio che copre ogni peccato e solleva ogni miseria e nello stesso tempo ci riconciliamo con i nostri fratelli.
COLTURANO: ogni SABATO dalle ore 18,00 alle ore 19,00

BALBIANO: ogni sabato dalle ore
15,00 alle ore 16,00

ANIMAZIONE IN ORATORIO

BALBIANO

COLTURANO

LUNEDI

CHIUSO

CHIUSO

MARTEDI

CHIUSO

17,00 – 19,00

MERCOLEDI

CHIUSO

17,30 – 19,00

GIOVEDI

16,00 – 18,00

CHIUSO

VENERDI

16,00 – 18,00

CHIUSO

SABATO

15,00 – 18,00

15,00 – 18,45

DOMENICA

15,00 – 18,30

15,00 – 19,00

 

Oratorio.

Il rispetto degli orari e dei giorni di apertura è anche un segno evidente della serietà del servizio dei nostri Oratori.

Intenzioni delle SS. Messe.

Ricordo che chi desidera far celebrare la santa messa secondo una sua intenzione, sia per i vivi che per i defunti, può chiedere a don Paolo.

L’offerta per la celebrazione di una santa messa è sempre di euro 12,50, di cui 10,00 euro rimangono al sacerdote celebrante, mentre 2,50 euro sono per le necessità della Parrocchia.

La catechesi.

Continuano i cammini di catechesi per i ragazzi e le ragazze delle elementari e delle medie delle nostre parrocchie. Dopo la pausa delle feste di Natale il cammino riprenderà Domenica 15 gennaio 2006.

Anche per i ragazzi di 2-3 media (gruppo del dopo-Cresima) prosegue il camminoche riprenderà sabato 14 gennaio alle ore 11.00 in Oratorio a Balbiano. 

Il gruppo delle superiori riprenderà invece gli incontri dopo le feste di Natale, Lunedì 16 gennaio 2006.

La catechesi del gruppo giovani-famiglie, che sarà ancora una catechesi sui testi biblici, riprenderà in Oratorio a Balbiano, Lunedì  16 gennaio 2006 alle 21.00. 

La catechesi per gli adulti riprenderà in tempo di Quaresima.

Benedizione delle famiglie.

Anche quest’anno è stata un’ottima occasione di incontro per me con tutte le famiglie delle nostre due parrocchie.

Per molti è anche l’unica occasione per poter fare “due chiacchiere” con il proprio parroco ed è stato sempre un momento bello e intenso.

Rinnovo a tutte le famiglie i migliori auguri per un nuovo anno pieno di benedizioni celesti e che porti soprattutto tanta pace e serenità nelle vostre famiglie.

Festa delle Famiglie.

Quest’anno la festa della santa Famiglia di
Gesù, Maria e Giuseppe, si festeggia Domenica 22 gennaio.


Sarà l’occasione non solo per venerare e pregare la santa Famiglia di Nazareth, ma anche per pregare per le nostre famiglie.

Invitiamo anzitutto le famiglie delle nostre comunità a trovare un piccolo momento di preghiera in quella giornata, da vivere in casa, tutti insieme, utilizzando un piccolo strumento di preghiera che potrete trovare in chiesa nei prossimi giorni di gennaio. Trovate voi il momento più opportuno. Potrebbe essere al mattino, o al momento del pranzo o della cena, o alla sera, prima di coricarvi.

Durante la celebrazione della messa di Domenica
22 gennaio, sia a Balbiano che a Colturano, sono invitati in modo particolare tutti coloro che quest’anno festeggiano un particolare anniversario di matrimonio: 10°, 25°, 50°, 60°, … Festeggeremo con loro e per loro pregheremo tutti insieme.

Tutte le famiglie della nostra comunità poi sono invitate a partecipare alla “Festa della Famiglia”
che faremo nel pomeriggio della stessa Domenica 22 gennaio, a cominciare dalle ore 16.00, in Oratorio a Balbiano.


 

 

A
tutti i parrocchiani di Balbiano e Colturano i migliori auguri per un felice e sereno Anno Nuovo.

I
TEDOFORI          
                                                                                        

Paolo Butta 

Prima che inizino le olimpiadi ne sentiamo parlare. Sono quelle persone che portano una specie di torcia da una zona dell’anticaGrecia fino al luogo dove si svolgeranno le gare fra gli atleti. Essi portano, dunque, una luce che è simbolo stesso dei giochi olimpici, occasione d’incontro e di gara per uomini e donne di tutte le nazionalità e culture.

Almeno per il periodo di svolgimento delle competizioni. Poi tutto è dimenticato fino alla “prossima puntata”. Non è difficile, qui, cadere nello “scontato” o del “già visto”. È molto più interessante considerare che, in questo periodo di feste natalizie appena trascorso, la parola “luce” è stata ascoltata più di tutte, riproposta dalla liturgia e resa evidente anche dall’abbondanza d’illuminazione delle Chiese, dalla bellezza degli addobbi e dei presepi nelle case e dalla preziosità delle luminarie per le strade.

I giorni di Natale hanno coinciso con l’aumento graduale del tempo di luce giornaliera. Anche questo ci ha aiutato a comprendere meglio il senso formidabile del tempo natalizio appena vissuto. Si è fatta avanti una luce che ha scavalcato le tenebre, un sole che ha illuminato e che fa vedere chiaro tutto quello che sta intorno. La luce, quindi, è un potentissimo simbolo che evoca una realtà inerente all’intimo dell’uomo: la luce dell’amore che vince l’odio, del bene che vince il male, della vita che trionfa sulla morte.

Il Signore Gesù è venuto in mezzo a noi ed è venuto a portare tutto questo ed altro; in definitiva tutto quanto è desiderabile al massimo dall’uomo. Una parola esprime, nella cultura del popolo d’Israele, tale realtà: “Shalom”, termine sbrigativamente tradotto nella parola “pace”. Lui stesso è la Luce. Ricordiamo come i pastori vegliavano nella notte sul loro gregge e furono “avvolti di luce”
gloria del Signore nell’incontro con l’angelo messaggero (Luca 1,9).

Un discepolo del profeta Isaia, nel rincuorare il popolo sulla via del ritorno dall’esilio, così lo invita: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce” (Isaia 60,1). I Magi videro la luce di una stella riconoscendo, in lei, il segno della nascita del re dei Giudei (Matteo 2,2). Su tutti l’evangelista S. Giovanni: “Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Giovanni 1,9).

La continuazione di questa Parola riguarda più direttamente ciascuno di noi: se dunque le feste sono passate, cosa è rimasto di questa luce? Il Bambino che è nato possiamo ancora averlo lasciato nella sua povera mangiatoia con la scusa di esserci ancora un po’ commossi come quando eravamo bambini noi stessi. Sì, lo abbiamo lasciato nella mangiatoia ritornando alle cose consuete senza aver cambiato stile, continuando nella cecità del nostro agire fatto, ad esempio, di continue distinzioni e selezioni fra la gente con cui abbiamo a che fare, pensando che, a parte coloro che mi vanno a genio o collimano con i nostri progetti, tutti gli altri debbano “andare a quel paese”, o peggio debbano essere quasi bandite e scomunicate anche a livello ufficiale perché…“io”.

Tristissimo quando in quest’opera penosa sono coinvolti anche i piccoli che comprendono al volo ciò quanto è poco bello dei grandi e importanti. Abbiamo celebrato il Natale, ma la tenebra l’abbiamo ancora tenuta. “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Giovanni
1,11). Forse in questo “suoi” ci sono anch’io. Occorre chiederlo a se stessi.

La gioia del Natale del Signore Gesù torna quando “si aprono gli occhi alla luce che è Cristo”, riconoscendosi veri appartenenti alla famiglia dei poveri e dei piccoli, quell’ambito in cui il Bambino è nato ed è stato adorato subito dai piccoli e poveri dell’occasione, i pastori. “A quanti però l’ hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Giovanni 1,12).

Si apre il cuore alla speranza che non muore con i giorni di festa e si ringrazia ogni giorno per il dono e la dignità di creature amate dal Bambino e che amano senza misura.
La luce non si porta. I cristiani non sono dei tedofori, dei portatori di luce. Sono essi stessi luce. “Voi siete la luce del mondo”, Matteo 5,14.
In un mondo fatto di tristezza e di tenebra i cristiani portano la pace e illuminano. L’energia luminosa proviene dalla fonte di luce che è
Cristo-Eucarestia, di cui ci si nutre ogni domenica. 

L’anno si apre alla speranza per tutti.

 

 

La vignetta di Francesca e Christian

“Anna prepares, a febrar ghe la Terza Rassegna di Teatro Amatoriale. Come dove? All’Oratorio di Balbiano! Te se ricordi cume sem divertide l’an pasà? Ma si dighel anca a tua cugnada. Quattro sabati vun adrè a l’alter. Ma che vestito da sera!!! L’è minga la Scala! Porta la voia de divertis che l’è a sé. Si, se sentum. Ciao.

VOS
AUTEM AMICOS DIXI – Vi ho chiamati 
         
Paolo e Daniela

Motto dello stemma episcopale del nuovo Vesvovo di Lodi

 

Anche le nostre due parrocchie hanno dato il benvenuto al Vescovo S.E. Mons.

Giuseppe Merisi

che il 17 dicembre ha fatto il suo ingresso nella diocesi di Lodi. Abbiamo assistito in Duomo a Lodi all’inizio della sua missione apostolica in terra lodigiana, il primo incontro del nuovo vescovo con la sua Chiesa nel momento più importante che è la celebrazione dell’ Euca-ristia.

In un tempo breve abbiamo vissuto gli echi e le suggestioni di un rito antichissimo nato ai tempi dei primi apostoli e tramandato nei secoli fino ad oggi.  All’ingresso in Cattedrale il Vescovo è accolto dal presidente del Capitolo che gli porge il crocifisso perché lo veneri con il bacio: il Vescovo rinnova il suo essere servo buono e fedele a Cristo che invita il proprio discepolo a seguirlo portando la croce.

Per tutti una grande e semplice sorpresa: l’inizio della celebrazione è dato dal cardinale metropolita, S.E.
cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, accompagnato dall’
intero consiglio dei vescovi ausiliari della più grande diocesi al mondo (Paolo mi spiega che Milano è la metropoli più vicina a Lodi e quindi il cardinale Metropolita è il vescovo di Milano, successore dei santi Ambrogio e Carlo).

Quindi il Cancelliere della Curia mostra  a tutti la lettera apostolica con la quale il Papa nomina il Vescovo. Fa impressione come lo stile dello scritto ricalchi le lettere di S. Paolo apostolo che si rivolge alle piccole comunità dell’
Asia minore. Da questo momento ha inizio il suo insediamento ufficiale.
La celebrazione eucaristica costituisce l’atto più importante.

Il
Vescovo Diocesano è il primo portatore dei sacramenti, dono del
Padre, nella Chiesa; a lui affidata è la guida, il promotore e il custode di tutta la vita liturgica.

 “Non proporrò iniziative né specifici programmi pastorali. È già previsto dalla tradizione di questa Chiesa che all’inizio dell’estate siano pubblicate le linee di azione pastorale per il prossimo anno, da settembre in poi.
A questo appuntamento ci prepareremo con l’aiuto degli Organismi di partecipazione ecclesiale esistenti. E comunque ci sono programmi pastorali assai validi, contenuti nel Magistero del Papa, in quello della Conferenza Episcopale
Italiana e della Conferenza Episcopale Lombarda, oltre alle indicazioni pastorali del Vescovo Capuzzi a cui desidero attenermi, sviluppandole con il consiglio delle Realtà rappresentative e di comunione”. 

Dopo  questa introduzione dell’omelia colpisce la semplice e toccante offerta di amicizia a tutti i presenti e agli assenti: “E offro la mia amicizia non solo alla Chiesa ma anche all’intero popolo lodigiano. Non posso dimenticare le difficoltà che il nostro territorio sta attraversando in tanti campi della vita sociale ed economica ed anche in campo occupazionale, a motivo di problemi locali ben noti che ci preoccupano molto e che affronteremo con coraggio, ed anche della congiuntura economica nazionale ed internazionale.
Come non essere sensibile all’ ansia di tanti che da una condizione serena si trovano ora in una grande incertezza sul futuro del loro posto di lavoro?”.

“Che cosa dirò il giorno del mio ingresso a questo mio popolo di
Lodi, alla mia diocesi, ai miei preti, ai religiosi, a tutta le gente..?”.
Gli potremmo rispondere con la “lingua e sapienza, frutti dello Spirito”.
Come sa chi ama e non sa come porvi rimedio se non nel Figlio Gesù
Cristo. Alla fine della cerimonia volevamo a tutti i costi tornare con una foto “scattata sul campo” e Paolo è riuscito nella missione anzi, si è avvicinato al Vescovo e gli ha detto che quando vorrà presiedere ad una celebrazione in rito ambrosiano potrà venire a farci visita. Chissà che non corrisponda presto a questo invito.
Speriamo! 

Paolo e Daniela

 

 

Illustrazione di cestino da cucito, rocchetti e forbici.

 

VENERDI 13 GENNAIO
2006 INIZIERÀ, PRESSO L’ORATAORIO, IL CORSO DI RICAMO

 

SUOR
GABRIELLA GUFFI       
                                                                   
Daniela e Mariuccia

Il 23 gennaio saranno trascorsi 8 anni dalla morte di suor Gabriella Guffi. La sua mamma, la signora Mariuccia, mi ha aiutata a scrivere queste due righe di ricordo perché tutti, qualche volta, pensino alla persona dolce e semplice che era suor Gabriella. “L’er brava la me Loredana, trop buna” e gli occhi della signora Mariuccia si riempiono di lacrime. La scelta di Loredana, figlia unica che decide a 18 anni di farsi suora, aveva sconvolto la vita dei genitori che imposero alla figlia di aspettare la maggiore età per prendere una decisione (ai quei tempi voleva dire arrivare ai 21 anni). Loredana, timida ma fermamente convinta della sua scelta, fa tutto da sola e quando compie 21 anni fa consegnare una lettera alla mamma nella quale spiega che la decisione è presa ed entrerà in convento a Mortara. “La so che duaria no dil, ma per num l’è stai un culp trop gros, trop gros…”. “La suora superiora, el dì che l’ em purtada a Mortara, quand l’è stai el mument de saludala, la g’ha dì: ”Ecco adesso accompagna i tuoi genitori e chiudi il portone“; quand ghe pensi…”. Suor Gabriella ha dedicato all’insegnamento tutte le sue energie e anche se l’ho conosciuta poco mi è bastato “assaggiare” il sorriso che aveva sempre sulle labbra per credere che fosse “brava” come dice la sua mamma. Il ricordo personale va al giorno prima della sua morte quando con don Maurizio sono passata in ospedale. Faceva freddo e non volevo toccarla con le mani ghiacciate.
Lei succhiava un cubetto di ghiaccio: “Toccami, toccami pure…..voglio sentire il fresco”. “Guarda la mia lingua….ho sempre sete”.
Il viso che vedevo sul cuscino non aveva più i suoi lineamenti, ma è rimasto stampato nella mente come pochi altri. So che la signora
Mariuccia piangerà ancora ma lei dice che così si sfoga.
“Mi la sevi che dueva suced. Quand la fai la cresima, el Cardinal Schuster a la fin l’ha di: Oggi in questa chiesa è nata una vocazione. L’era quela de la me Loredana”…  Abbiamo voluto ricordarla in semplicità, come semplice era lei.

 

           
CLASSIFICA FANTAPRONOSTICO


Aggiornata al 31/12/2005

Fabbiani dario 64 Fortelli Laura 41
Cataldi Angelo 64 Savoldi Patty-Baby 39
Savoldi Ernesto 57 Baraldo Stefano 39
Savoldi Maurizio 57 Madonini Artemio 39
Bruno Andrea 56 Brunazzi Alessandro  38
Rebuscini Giorgio 52 Pavesi Davide 38
Vaghi Bruno 52 Mandrini Davide 37
Nazzari Paride 52 Bruno Stefano  34
Nazzari Roberta 50 Nazzari Elena 33
Nalti Teresio 49 Attardi Andrea 32
Marra Mimmo 48 Ragusa Nicolò 31
Piccolini Giorgio 47 Baraldo Gabriele 29
Baraldo Andrea 46 Pifferi Renato 28
Estevao 46 Butta Paolo 26
Bianchi Angelo 45 Mazzadi Alessandro 23
Rho Gian Maria 42 Ragusa Francesco. 22
Amoroso Tommaso 42 Bassi Sergio 19

Ricordiamo che scopo del gioco è quello di “azzeccare” risultati di alcune partite del campionato di serie A 2005/2006. Si può entrare in gioco in qualsiasi momento con il punteggio dell’ultimo in classifica. Non è un gioco di abilità quindi il dato di partenza non preclude la vittoria finale. Chiedi in Oratorio se vuoi chiarimenti maggiori o vuoi iscriverti.

L’ORATORIO
DI COLTURANO RINGRAZIA LE DUE FAMIGLIE E IL NONNO CHE HANNO DONATO UN TAVOLO
DI AIR HOKEY

 

Domenica 18 dicembre 2005 INAUGURAZIONE NUOVA PALESTRA COMUNALE Taglio del nastro, il numeroso pubblico intervenuto e la benedizione dell’edificio.

Giovedi 22 dicembre 2005

Grande successo per il 

CONCERTO DI NATALE

tenuto dai bambini delle scole elementari nella Chiesa di Balbiano. Veramente molto bravi, bambini e insegnanti.

MODI
DI DIRE MILANESI  
                                                               
Daniela

Andà in strusa         
–            Passeggiare senza meta

“Strusa” erano il cascame della seta e la rimondatura dei bozzoli che venivano raccolti in grandi scatoloni i quali, così riempiti, diventavano morbidissimi materassi che…fungevano da confortevoli alcove per coppiette che avessero modo e tempo di approfittarne. Chi va bighellonando senza meta o di nascosto viene così apostrofato :
“Te seet andaa in strusa?”

 

Vess on stemegna (o stamegna)   
–    Essere molto avaro

La stamina era un tessuto povero ottenuto con fibra vegetale (cascame di cotone) detta “stame”. A Milano veniva usata per confezionare abiti da distribuire ai poveri in occasione di festività religiose. Con abiti di stamina si vestivano i morti, anche per recuperare l’abito buono col quale venivano esposti prima delle esequie. Di stame, impermeabilizzato con cera ed essenza di trementina, erano confezionati dei teli che si applicavano agli stipiti delle finestre per non fare passare il freddo, quando non si usavano ancora i vetri. In compenso la luce che filtrava era talmente poca, per cui “stemegna” divenne sinonimo di avaro.

El va me un leché    
– Va come un lacché

Il lacché era il valletto in livrea che precedeva le carrozze padronali sgomberando loro la strada. Di notte, con le torce accese, facevano luce al passaggio dei patrizi del tempo. 
Nei secoli diciottesimo e diciannovesimo i “lecchee”, forti del loro allenamento, disputavano gare di corsa e marcia sponsorizzate dalle rispettive case dove servivano, diventando motivo di spettacolo pubblico.

Vess on giavan 
–   Essere un baggiano, fare baggianate (riferito a persona sciocca o vanesia)

Fà giavanad 

Alessandro Manzoni trascorreva parte dell’anno con la famiglia, nella sua villa di Brusuglio. Qui durante le vacanze convenivano i suoi amici più cari. La stanza dove si riunivano per conversazioni poco impegnate e dove si concedevano la libertà di dire cose giocose ed anche sciocchezze, l’avevano soprannominata “l’isola di Giava”, così come Carlo Porta chiamava “La cameretta” la stanza della sua casa di Milano anch’essa adibita alle riunioni con gli amici. “Te seet on giavan” è un modo benevolo per apostrofare una persona un po’ sciocca.

 

Fonte: Modi di dire milanesi –
Eugenio Restelli- Ed. La Martinella di Milano – Libreria Milanese


 

 

EL
PRESEPI E LA MADUNINA 

Mi, quand séri un fiulin e vedevi el presepi,

guardavi subet la Madunina

per veda cume lér fai la so statuina.

De spess la ghea el vestid rosa e el mantel celest

e lèra sempre un brisinin sdenugiada, quasi ncriculon.

A vedla li nsi mi me ciapea un po’ el magon.

Una volta go dumandad a me mama se a la Madona

ghe fea no mal le gambe a sta sèmper li nsì.

E le ma rispundud che la Madunina la fea

quel che i fan tute le mame davanti ai so fiulin.

Mi ma ciapad un po de dispiasè per la Madunina.

Va ben che la ghea davanti el Bambin,

ma a sta sèmper li ncriculon chisà che mal de sdenogi.

San Giusèp, el lignamé, almen el ghea un baston da pugiass.

La Madunna gnanca quèl.

El Bambin a lèra pugiad su la paia,

e sel ghea  un po’ de fregg

perché i so gent i gheun  gnanca un strass da metegh a sura

el ghea  l’asu e el bo che i ghe bufeun adoss.

Anca l’asu e bo i se stracheun no trop,

perché ièrun slungadi giù.

A proposit del bo: chisà se i fiulin de nco i san che roba le.

Mi, quan rivea la Pifanìa, me dispiaceva met via el presepi,

ma sèri cuntent per la Madunina

ensì fin a l’an dopu la pudea ripusass

e fas pasà el mal de gambe.

Egidio Tornielli

Quartiano

Dialetto di Quartiano (da chi dla Musa)  anni ’50 

 

Dalla newsletter di aggiornamento sul progetto che stiamo sostenendo con 
“Amici dei Bambini” in Moldavia 

I bambini che non giocano non sono bambini

È questo il punto di partenza… anche se in diversi contesti questo non corrisponde al vero, anche se in alcuni momenti ci dimentichiamo un po’ di queste parole. 

E sono proprio queste parole ciò che notiamo gettando i nostri occhi sulla porta della  Ludoteca “Abracadabra”. Enormi finestroni fanno entrare una gran luce, quasi tremenda..ma direi essenziale, pareti colorate danno il loro saluto ai bambini dell’Internat numero uno che arrivano come furie pronti a tuffarsi per qualche ora in un nuovo gioco. E la ludoteca eccola qua! Bella, semplice, efficace e capace di arrivare dritta dritta al cuore di questi bambini. 

La prima volta ad Abracadabra sono rimasta affascinata dal contatto diretto che si può’ avere con tutto ciò che qui ti circonda… dai giochi di cui non sai nemmeno l’esistenza, alle dozzine di nomi da ricordare, a tutti quei bei musini da gustare… un po’ come fossi travolta da un fiume… un fiume di ragazzini che dopo cinque minuti ti fanno sentire di casa; credevo forse di fare più fatica, di avere difficoltà a creare anche solo un primo contatto con i bambini,  invece mi sono ritrovata meravigliosamente “invischiata” in questo mare.

Sono stata catapultata subito dentro ad un gioco di conoscenza, per rompere quel ghiaccio iniziale che congelava un po’
i nostri sguardi, ma dopo pochi attimi ho visto che erano nati i primi timidi sorrisi verso di me… 

Ho passato la prima settimana a giocare, per cercare di conoscere meglio che potevo i vari bambini; sono bastati pochi giorni per ricordarsi il mio viso (il mio nome già con più difficoltà!) e appena arrivavo c’era già un bambino pronto a chiedermi se volessi giocare con lui…ormai.conosco a memoria le singole tappe del “Gioco dell’Oca”, considerate le ore di pratica… 

In questo periodo i bambini che popolano la ludoteca sono un numero considerevole, si alternano nei vari giorni come sempre, le voci si sovrappongono una sull’altra, le pile delle scatole dei giochi crescono vertiginosamente, i colori un po’ ovunque, la carta che ricopre interi tavoli.. insomma direi che il caos regna sovrano!  Devo ammettere che la voglia di giocare è sempre in primis, ma si cerca anche di far nascere nuove  attività, creare la voglia di stare insieme facendo, permettendo così al bambino di sentirsi parte attiva attraverso le sue abilità.

Abbiamo anche dato vita ad una super-produzione-di-braccialettini-colorati…
idea semplice ma di grande effetto, vista la partecipazione di una gran parte dei bambini.

Bello vederli così entusiasti nel pensiero di potersi fare un proprio braccialettino..i giorni seguenti reclamavano ancora l’attività! 

Pian pianino sto imparando nomi e regole dei giochi, ma sto anche conoscendo gli animatori che ogni giorno rendono possibile tutto questo; li trovo di una delicatezza e di una carica formidabile…
essenziali, indiscutibilmente essenziali… anche vista la mia poca conoscenza del rumeno! Mi stanno spiegando le condizioni, i progetti, le attività e mostrando un sacco di foto in cui sono ritratti i ragazzi “all’ opera”
in diverse situazioni…un pezzetto di storia! 

Silvia Castellani – Fa.Ce. sezione di Reggio Emilia

 

L’ABBONAMENTO
ALLA COPIA CARTACEA DE 

“LA QUARTA CAMPANA” 

per l’anno 2006 è di Euro 5,50 e può essere versato direttamente al Parroco.

Il giornalino viene distribuito a tutte le famiglie e l’abbonamento è un semplice modo per dimostrare il concreto interesse per la propria parrocchia.

 

Si ringraziano:

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