L’insediamento e le istituzioni dei Longobardi in Lombardia
L’insediamento territoriale e la nascita della dicotomia tra Milano e Pavia
Nel marzo 569, i Longobardi guidati da re Alboino entrarono nell’Italia nord-orientale dalla Pannonia. Occupata Forum Iulii, l’odierna Cividale del Friuli, discesero la pianura veneta occupando Aquileia, Vicenza, Verona e Milano, allora la città più romanizzata del settentrione. La conquista militare si estese rapidamente all’intera Liguria, regione settentrionale che prese poi il nome storico di Longobardia, l’attuale Lombardia.
Milano doveva la sua egemonia alla posizione strategica come centro di strade e vie d’acqua navigabili e alla ricchezza del contado rurale. La città di Pavia resistette invece a un lungo assedio di tre anni prima di capitolare definitivamente, diventando la capitale ufficiale e la sede stabile del re. Da questo scontro nacque l’antagonismo con Milano, civitas romana e cattolica retta da un arcivescovo, mentre Pavia era vista come sede del potere tirannico.
L’ordinamento longobardo fissò a Milano la sede di un duca, che stabilì la residenza dove oggi sorge il Cordusio. Il duca controllava direttamente le terre circostanti fino a un raggio di venti miglia, pari a circa trentacinque o quaranta chilometri. I cittadini di legge romana, privi di garanzie giuridiche, scomparvero dalla vita politica. Intanto, l’imperatore bizantino Maurizio cercò l’alleanza dei Franchi guidati da Childeberto. Intorno all’anno 590, i due eserciti si scontrarono in una sanguinosa battaglia sulle rive del Lambro a Melegnano, descritta dallo storico Galvano Fiamma nella sua opera Manipulos florum.
Le istituzioni politiche e l’organizzazione dei ducati
A capo dello Stato longobardo vi era il re, da cui dipendevano l’esercito, il potere giudiziario e l’amministrazione. Il sovrano demandava ai duchi, nominati a vita, il potere sulle terre, ma conservava molte proprietà sotto il controllo directo della corona tramite i gastaldi, amministratori con nomine a scadenza temporanea. Questa struttura generò costanti contrasti tra il re e i duchi, documentati nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono.
I poteri effettivi dei duchi non erano omogenei: quelli insediati nel settentrione rispettavano e applicavano la legislazione regia, mentre i grandi ducati di Spoleto e Benevento legiferavano autonomamente e battevano una moneta propria. Il duca longobardo traeva la propria autorità dal prestigio goduto all’interno della propria fara e agiva spesso come antagonista del sovrano. Nelle zone interne, il re esercitava un controllo maggiore tramite funzionari regi e gastaldi.
Nei periodi di debolezza della monarchia, come l’interregno dei duchi tra il 574 e il 584, i duchi governarono in modo autonomo spogliando i nobili romani delle loro terre. Solo successivamente la corona riaffermò la propria autorità limitando le spinte autonomistiche. Per approfondire la natura e l’evoluzione di questa carica istituzionale è possibile consultare la scheda dedicata a Il Duca.
La struttura sociale e militare delle arimannie e delle fare
L’organizzazione sociale si fondava sulla fara, un gruppo familiare e militare i cui membri discendevano da un antenato comune o erano uniti da vincoli di matrimonio. Il nome fara è rimasto nella toponomastica di località come Fara di Gera d’Adda, Fara Olivana, Fara Basiliana e Fara di Gallarate. Altri termini di origine longobarda legati al territorio sono gaggio, il bosco recintato, e cafaggio, derivato da gahagi, ovvero il luogo appartato per custodire le bestie.
Gli arimanni erano i soldati liberi appartenenti a guarnigioni stabili, a cui il re assegna terre ereditarie e inalienabili per il loro mantenimento. Nella Bassa Milanese, segnalata per la fertilità dei campi sotto il re Ariberto II tra il 702 e il 712, gli arimanni risiedevano stabilmente nel territorio circostante la città. Nel corso del secolo ottavo, questi guerrieri liberi avevano stabilito le proprie residenze e i propri accampamenti a San Giuliano Milanese, Zivido, Locate Triulzi, Mediglia e presso la cascina Decima.
Gli studi condotti sulle sepolture mostrano che il tipo morfologico più frequente in Lombardia è quello nordico-cro-magnoide, riscontrabile nei cimiteri barbarici di Brescia e Brescia-Gussago. Questa tipologia, caratterizzata da un’ossatura solida e un’altezza media maschile di circa centosettanta centimetri, coesisteva con elementi locali di ceppo ligure o alpino. Nelle aree padane si rinvengono anche tombe del tipo atlanto-mediterraneo in forma pura, segno di una mancata fusione biologica immediata tra conquistatori e romani.
L’evoluzione legislativa e la fine del regno longobardo
Il consolidamento del potere regio richiese la stesura scritta delle leggi tradizionali. Il re Rotari, duca di Brescia salito al trono nel 636, promulgò a Pavia il 22 novembre 643 il celebre Editto di Rotari. Scritto in latino dal notaio Ansoaldo, l’editto raccoglieva in 388 capitoli le consuetudini orali chiamate cawarfida. La legge seguiva il principio della personalità, rivolgendosi ai soli Longobardi, mentre i romani continuavano a seguire i propri costumi.
Sotto il regno di Liutprando, dal 712 al 744, il regno raggiunse il massimo splendore. Liutprando integrò il sistema giuridico romano e cristiano con la tradizione longobarda, emanando 153 capitoli di nuove leggi tra il 713 e il 735. Sul piano politico, egli espanse i domini occupando l’esarcato e donando il castello di Sutri a papa Gregorio II nel 728. Le vicende dinastiche e le lotte di potere tra i sovrani di Pavia sono riassunte nella pagina dedicata a l’epopea dei Longobardi.
L’ultimo sovrano fu Desiderio, duca di Tuscia, che assunse il trono nel 756 succedendo ad Astolfo. Egli cercò l’alleanza con i Franchi facendo sposare le figlie Ermengarda e Gerberga con Carlo e Carlomanno, figli della regina Bertrada. Tuttavia, la ripresa di una politica aggressiva contro lo Stato della Chiesa spinse papa Adriano I a chiedere l’aiuto di Carlo Magno, che sconfisse Desiderio a Susa e lo assediò a Pavia nel 774, ponendo fine al regno longobardo nel settentrione.
Domande frequenti
Qual era l'origine geografica del popolo dei Longobardi?
I Longobardi erano una popolazione di stirpe germanica stanziata originariamente nel basso corso del fiume Elba. Successivamente essi migrarono in Pannonia, nell’odierna Ungheria occidentale e in Moravia, prima di muovere verso l’Italia nel 568.
Quali città furono occupate dai Longobardi nel 569?
Nel marzo 569 il re Alboino occupò Forum Iulii, l’attuale Cividale del Friuli, superando ogni sbarramento difensivo. Successivamente le sue truppe discesero la pianura veneta occupando Aquileia, Vicenza, Verona e Milano.
Perché nacque l'antagonismo tra le città di Milano e Pavia?
Pavia divenne la capitale del regno e la sede della corte regia dopo un lungo assedio durato tre anni. Milano rimase invece una civitas di origine romana e di fede cattolica guidata da un arcivescovo, contrapponendosi al potere regio stabilito a Pavia.
Chi erano gli arimanni nell'ordinamento sociale longobardo?
Gli arimanni erano guerrieri liberi appartenenti a una guarnigione militare stabile del regno. A loro il sovrano assegnava terre a titolo di proprietà ereditaria e inalienabile per garantire il loro mantenimento in cambio del servizio nell’esercito.
Che cos'era la fara per la popolazione longobarda?
La fara era un gruppo parentale e familiare con finalità militari che costituiva la base dell’organizzazione sociale longobarda. I suoi membri discendevano da un antenato comune o erano uniti da legami di nascita e di matrimonio.
Quali erano le funzioni dei gastaldi regi?
I gastaldi erano speciali amministratori nominati a scadenza temporanea dal sovrano per gestire le terre della corona e riscuotere i redditi regi. Essi esercitavano attribuzioni civili, militari e giudiziarie con il compito specifico di controllare l’operato dei duchi.
Quando fu promulgato l'Editto di Rotari e cosa conteneva?
L’editto fu promulgato a Pavia il 22 novembre 643 dal re Rotari ed era composto da 388 capitoli scritti in latino. Esso raccoglieva le consuetudini tradizionali del popolo longobardo, chiamate cawarfida, precedentemente tramandate solo in forma orale.
Quali riforme legislative furono introdotte dal re Liutprando?
Il re Liutprando emanò un’opera legislativa in 153 capitoli tra il 713 e il 735 come aggiornamento del precedente editto. Questa riforma fuse la tradizione giuridica longobarda con il sistema giuridico romano e con le norme della religione cristiana.
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