La transizione politica a Melegnano tra il 1917 e il 1923
I commissari prefettizi e il fermento del dopoguerra
Nell’agosto del 1917, in piena guerra mondiale, l’attività amministrativa di Melegnano si interruppe per la partenza per il fronte di numerosi consiglieri e del sindaco. Antonio Soffientini rassegnò le dimissioni, sostituito dal commissario regio prefettizio Eugenio Gola, che resse il Comune fino al 2 maggio 1919. La transizione proseguì con il commissario Giovanni Cairo, in carica fino al novembre del 1920, quando si insediò il primo Consiglio comunale eletto del dopoguerra.
In questo periodo si registrò un intenso attivismo politico tra socialisti, cattolici e laici moderati. Il movimento socialista si organizzò come partito, favorito dalla presenza di lavoratori salariati, giornalieri, manovali e proletari stagionali. La diffusione delle sue idee fu agevolata dalla legge Giolitti del 1912, che estese il suffragio a tutti i maschi, compresi gli analfabeti, portando gli elettori italiani da tre a otto milioni e ammettendo al voto le fasce popolari prive di censo.
Nel 1919 si registrarono diversi traguardi individuali. Vincenzo Bettoni ottenne consensi nella lirica operistica, Vincenzo Benini si laureò in medicina a Padova e Innocentina Caminada in lettere a Roma. Nello sport, Antonio Marovelli fu segnalato per le olimpiadi. Sul piano militare, ricevettero onorificenze Giuseppe Giavarini, Luigi Polli, Francesco Confalonieri e il sacerdote Francesco della Vedova, destinato a dismettere l’abito talare. Questi eventi sono documentati nelle cronache locali, come approfondito in Il dopoguerra ed il Fascismo.
Le tre componenti politiche e le elezioni del 1920
La diffusione del socialismo si scontrò con le diffidenze dell’opinione pubblica, che confondeva l’azione del partito con radicalismo, anticlericalismo e massoneria. Le denunce contro la semifeudalità nelle cascine e le rivendicazioni su salari, orari di lavoro e tutela dei fanciulli venivano spesso oscurate da polemiche locali. Tuttavia, le tesi rivoluzionarie leniniste trovarono ampio consenso tra le classi lavoratrici, determinando il trionfo socialista alle elezioni dell’ottobre del 1920, con l’elezione a sindaco di Pietro Lombardi.
L’opposizione era guidata dal settore cattolico, radicato nelle Scuole della dottrina cristiana. I cattolici, coordinati dal parroco Fortunato Casero, giunto il 27 luglio 1908, utilizzavano come organo di stampa il bollettino “La Campana”, fondato nel febbraio 1908. Nel 1919 questa componente si strutturò politicamente con la costituzione della sezione locale del Partito Popolare Italiano, contrastando la propaganda socialista attraverso la denuncia delle violenze della rivoluzione russa e della contrapposizione religiosa.
Il quadro era completato dai laici moderati, un gruppo privo di partito ma unito da relazioni personali e interessi economici, che espresse comunque amministratori di serietà. Il 29 ottobre 1920 terminò la gestione del commissario Giovanni Cairo e si insediò il Consiglio composto da Belloni Natale, Beretta Leone, Biggioggero Giovanni, Caminada Ludovico, Castelfranchi Giovanni, Cavioni Carlo, Ceremeletti Giuseppe, Clerici Ambrogio, Costa Giov. Battista, Crotti Salvatore, Dezza Edoardo, Fazzini Luigi, Gardino Giovanni, Lombardi Pietro, Maestri Antonio, Meda Gaetano, Pozzi Giovanni, Rossi Mario, Spinelli Menotti e Vassura Enrico.
L’amministrazione socialista e le riforme sociali
La giunta guidata da Pietro Lombardi si insediò nell’ottobre del 1920 con un programma rivolto alle classi lavoratrici. Nel discorso programmatico, il sindaco criticò le precedenti gestioni finanziarie. La vittoria socialista fu favorita dalle divisioni interne alla lista cattolica, segnata da dissidi riportati dal bollettino parrocchiale. Tuttavia, l’applicazione delle riforme dovette misurarsi con la limitata preparazione tecnica di diversi esponenti della maggioranza, chiamati a gestire la macchina burocratica in una fase di forte contrapposizione ideologica.
Durante i ventidue mesi di mandato, la giunta deliberò riforme sociali quali la revisione dell’elenco dei poveri per l’assistenza sanitaria, il calmiere su carne e latte, gli studi per un secondo pozzo in Largo Crocetta e per bagni pubblici e lavatoi. Venne deliberata un’indennità per il caro viveri ai diciotto dipendenti comunali, tra cui figuravano segretario, applicati, scrivano, messo, guardia, spazzini, medici, levatrice, veterinario, seppellitore, bidello, fontaniere e custodi carcerari.
L’azione comprese i contributi al Consorzio provinciale per l’infanzia, l’ambulatorio quotidiano all’Ospedale Predabissi, gli alloggi per i senzatetto e il comitato per le case popolari. Si aprì una scuola serale e festiva di disegno e meccanica, sostenendo anche lo sviluppo delle risaie comunali. La giunta riconfermò i fabbriceri parrocchiali Caminada Vincenzo, Origoni Pellegrino e Cremascoli Alberto. Queste riforme non attenuarono la polemica con l’opposizione cattolica, che continuò a denunciare l’impostazione anticlericale della maggioranza.
La crisi del 1922 e il passaggio al fascismo
La crisi dell’amministrazione socialista si consumò il primo maggio 1922 con l’esposizione della bandiera rossa dal balcone municipale. Il gesto provocò la reazione delle forze antisocialiste: il 6 maggio 1922 il prefetto depose il sindaco Pietro Lombardi, affidando la gestione al commissario Marco Gentili. Il 25 giugno 1922, un decreto reale dispose lo scioglimento del Consiglio comunale, nominando come commissario straordinario Giuseppe Castelli e interrompendo definitivamente l’attuazione delle riforme programmate.
La fine della giunta lasciò il Comune privo di guida politica fino al febbraio del 1923, approfondendo le divisioni sociali. In questo intervallo si inserirono i mutamenti politici nazionali culminati nella marcia su Roma. Quando il 20 febbraio 1923 si costituì il nuovo Consiglio comunale, la composizione dell’aula rifletteva il mutamento dei rapporti di forza, con una netta maggioranza antisocialista composta da esponenti del fascio locale, simpatizzanti nazionalisti e membri del Partito Popolare.
Il nuovo consesso fu composto da Caminada Ludovico, Bernini Angelo, Berra Carlo, Grazzani Federico, Fasana Giuseppe, Cozzi Achille, Bianchi Eugenio, Pavesi Teofilo, Giudici Vittorio, Danova Giuseppe, Servida Giuseppe, De Giorgi Antonio, Anni Giuseppe, Maiocchi Edoardo, Del Corno Giacomo, Lorini Luigi, Broggini Edoardo, Piacentini Angelo, Castelli Giuseppe e Rossi Ermenegildo. Sindaco fu eletto Federico Grazzani, figura dotata della preparazione necessaria per allineare l’amministrazione alle direttive del governo centrale, ponendo fine alla transizione democratica del dopoguerra, come documentato in Il dopoguerra ed il Fascismo.
Domande frequenti
Chi amministrò il Comune di Melegnano dopo le dimissioni di Antonio Soffientini?
Dopo le dimissioni presentate nell’agosto del 1917, il Comune fu amministrato dal commissario regio prefettizio Eugenio Gola fino al 2 maggio 1919. Successivamente la reggenza passò al commissario Giovanni Cairo, rimasto in carica fino al novembre del 1920.
Quali furono le tre principali aree politiche attive a Melegnano nel primo dopoguerra?
Le tre componenti principali furono i socialisti, i cattolici e i laici moderati. I primi due gruppi si organizzarono in partiti strutturati, mentre il terzo era unito da contatti personali e interessi economici condivisi.
Quale riforma elettorale favorì la penetrazione del movimento socialista a Melegnano?
La penetrazione socialista fu agevolata dalla legge Giolitti del 1912, che estese il diritto di voto a tutti i cittadini maschi, compresi gli analfabeti. Questa riforma portò il corpo elettorale italiano da tre a otto milioni di elettori.
Quando si costituì la sezione locale del Partito Popolare Italiano?
La sezione locale del Partito Popolare Italiano si costituì nel 1919 per iniziativa della componente cattolica cittadina. Il movimento faceva perno sulla dottrina domenicale e sul bollettino parrocchiale “La Campana”, fondato nel febbraio del 1908.
Chi fu eletto sindaco di Melegnano dopo le elezioni amministrative dell'ottobre del 1920?
Il sindaco eletto fu il socialista Pietro Lombardi, che guidò la prima giunta di sinistra della città. Il nuovo Consiglio comunale si insediò ufficialmente il 29 ottobre del 1920, ponendo fine alla gestione commissariale di Giovanni Cairo.
Quali riforme sociali attuò la giunta guidata da Pietro Lombardi tra il 1920 e il 1922?
La giunta approvò la revisione dell’elenco dei poveri, il calmiere sui prezzi di carne e latte e l’indennità per il caro viveri ai dipendenti comunali. Vennero avviati i progetti per un secondo pozzo in Largo Crocetta e per le case popolari.
Quale evento determinò la caduta dell'amministrazione socialista nel maggio del 1922?
La caduta fu provocata dall’esposizione della bandiera rossa dal balcone del palazzo municipale il primo maggio del 1922. Il prefetto depose il sindaco il 6 maggio, nominando il commissario Marco Gentili prima dello scioglimento definitivo del Consiglio.
Chi fu eletto sindaco di Melegnano dopo l'insediamento del Consiglio comunale del febbraio del 1923?
La carica di sindaco fu affidata a Federico Grazzani, eletto il 20 febbraio del 1923 alla guida di una maggioranza antisocialista. Il nuovo Consiglio contava venti membri, tra cui figuravano esponenti fascisti, simpatizzanti e popolari.
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