Curiosità

La misurazione scientifica nel catasto di Maria Teresa

Aggiornato il 31/10/2026

Le origini del censimento e la riforma asburgica

Il tentativo di ordinare la tassazione dei beni immobili nel Ducato di Milano risale al sedicesimo secolo, quando sotto Carlo V fu emessa, il 7 settembre 1543, un’ordinazione per un catasto generale. L’opera, conclusa dai Prefetti nell’anno 1564, si limitò a una ripartizione dell’estimo tra le province dello Stato, senza produrre mappe. La svolta si verificò nel Settecento con le riforme promosse dagli Asburgo. Il censimento del territorio foi avviato da Carlo VI nel 1718 e completato, dopo varie interruzioni, dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. I lavori iniziarono il 22 aprile 1719 con una grida della prima Giunta del Censimento, presieduta da don Vincenzo De Miro, che impose l’obbligo di notifica per tutti i proprietari di terreni e immobili.

Le operazioni furono interrotte dalle guerre nel 1733 e riprese nel 1749 sotto la seconda Giunta guidata dal toscano Pompeo Neri. Questa fase, conclusa nel 1757, servì ad aggiornare le mappe delle aree di confine e dei territori modificati dai fiumi, oltre a registrare i passaggi di proprietà e i beni di seconda stazione, ossia gli edifici. Per il borgo di Melegnano rimase valida la mappa di Carlo VI, affiancata nel 1751 dalle Tavole del nuovo estimo e dalla descrizione dei beni di seconda stazione. La Giunta si sciolse il 3 marzo 1758, lasciando uno strumento fondamentale per la riorganizzazione fiscale dello Stato milanese.

La tavoletta pretoriana e le tecniche di rilevamento

La precisione del catasto teresiano si dovette all’adozione di metodi di misurazione uniformi introdotti dal matematico Marinoni, inviato da Vienna. Nonostante le resistenze locali, Marinoni impose la tavoletta pretoriana, uno strumento inventato dal matematico Johannes Praetorius formato da uno specchio montato su treppiede e da una riga con cannocchiale chiamata diottra. I topografi sfruttarono il principio della triangolazione, determinando le misure di un triangolo conoscendo un lato e due angoli. Questo sistema consentiva il passaggio diretto dal rilievo sul campo alla trasposizione in scala sulla mappa, dimezzando i tempi rispetto al tradizionale squadro. La misurazione avveniva poi in ufficio sulla base dei disegni originali di campagna.

I dettagli di questo lavoro geometrico sono descritti in melegnano.net – Il Catasto di Maria Teresa (Catasto), che illustra l’adozione del trabucco milanese, pari a 2,611 metri, e della pertica milanese, equivalente a 654,517962 metri quadrati, divisa in ventiquattro tavole. Le operazioni si svolsero tra il 1721 e il 1724 secondo l’ordine stabilito dalla Giunta il 10 ottobre 1720. Il borgo di Melegnano ottenne la propria mappa nel 1722, rilevata in scala 1:2000. Ogni particella indicava il numero d’ordine, la coltura e la superficie, mentre i dati sulla proprietà venivano inseriti nei sommarioni. La distribuzione del materiale alle comunità, avvenuta tra il 1723 e il 1726, concluse il censimento.

La classificazione agraria e la mappa di Melegnano

Le riforme collegate al catasto stimolarono l’agricoltura lombarda poiché l’immutabilità del carico fiscale stabilito non tassava i miglioramenti dei terreni dovuti a bonifiche o a nuove piantumazioni di gelsi e viti. Al contrario, l’abbandono delle colture non dava diritto a detrazioni. Questo sistema penalizzò i grandi proprietari assenteisti e favorì l’industriosità dei piccoli proprietari, incentivando il passaggio alla gestione dei fittabili. Come documentato in melegnano.net – Il Catasto di Maria Teresa, la politica fiscale asburgica determinò una profonda riorganizzazione delle colture. Nel territorio di Melegnano i terreni vennero suddivisi in undici classi distinte, che andavano dall’aratorio adacquatorio al prato marcitorio, fino ai boschi cedui forti e dolci.

I dettagli di questa ripartizione emergono dalla perizia redatta il 10 giugno 1866 dal commissario stimatore L. Bertoni con i delegati comunali Pietro Poliaghi e Primo Gorla. La relazione descrive un territorio pianeggiante, attraversato dal fiume Lambro e irrigato dalle acque del canale Muzza tramite il Cavo Annoni, la roggia Dresana e il Cavo Malpensata. Gli aratori adacquatori argillosi si concentravano a sud-ovest e presso la cassina Pallavicina, coltivati con rotazione quinquennale. Gli aratori vitati siliceo-argillosi occupavano la contrada dei Servi, il Giardino e la cassina Capuccina. La risaia a vicenda era limitata alla cassina Cattanea e alla Bertarella, mentre l’ortaglia adacquatoria occupava la sola località della Croce Bianca.

Il patrimonio ecclesiastico e l’impatto fiscale

La misurazione del 1722 registrò a Melegnano diciassette edifici religiosi, contrassegnati con lettere maiuscole da A a K. Tra questi figurava l’ossario del Foppone dei morti, contrassegnato con la lettera A, edificato nel 1718 per iniziativa di Carlo Cosmo De’ Medici, allora fanciullo di sei anni e futuro marchese del borgo. Il geometra De Llinas inserì il cimitero tra i beni esenti da tributi. Le spoglie dei personaggi illustri venivano invece conservate presso le chiese, come nel cimitero attiguo alla Collegiata di San Giovanni Battista, descritto dallo storico Ferdinando Saresani e decorato con sculture delle quattro Marie al sepolcro e del Salvatore morto, realizzate da Giovan Battista Venini nel 1743.

Le Tavole del nuovo estimo del 1751 rilevarono che gli enti religiosi possedevano oltre il cinquanta per cento degli immobili urbani di Melegnano, comprese numerose case d’affitto e botteghe d’ingente valore. Tra i beni figuravano quindici case della Confraternita di San Pietro, otto case della Scuola dell’Immacolata Concezione e sette dei Padri Serviti del convento di Santa Maria delle Grazie. Poiché questo immenso patrimonio era inalienabile ed esente da imposte, esso ostacolava la perequazione fiscale. Questa situazione spinse lo Stato asburgico a pianificare le soppressioni dei conventi, avviate con il dispaccio reale del 20 marzo 1769 per le comunità con meno di dodici membri.

Domande frequenti

Cos'è la tavoletta pretoriana?

Si tratta di uno strumento di rilievo topografico inventato dal matematico Johannes Praetorius nel sedicesimo secolo. È composto da una tavoletta montata su un treppiede e da una riga con cannocchiale chiamata diottra. Questo sistema permetteva di calcolare le distanze sul campo tramite triangolazioni geometriche.

Quali unità di misura venivano usate nel catasto milanese?

Per la misurazione lineare si utilizzava il trabucco milanese, equivalente a 2,611 metri. La superficie dei terreni veniva invece calcolata in pertiche milanesi, ognuna delle quali corrispondeva a 654,517962 metri quadrati ed era suddivisa in ventiquattro tavole.

Quando è stato eseguito il rilievo di Melegnano?

La mappa catastale del borgo è stata completata nell’anno 1722 in scala 1:2000. Le operazioni complessive di misurazione sul territorio milanese si svolsero tra l’anno 1721 e l’anno 1724.

Chi ha diretto la seconda Giunta del Censimento?

La seconda Giunta del Censimento, incaricata di riprendere i lavori nell’anno 1749, fu presieduta dal toscano Pompeo Neri. Sotto la sua direzione vennero aggiornate le mappe fluviali e di confine e furono censiti i beni di seconda stazione.

Come ha influito il catasto sull'agricoltura lombarda?

L’introduzione di un carico fiscale fisso e immutabile stimolò i proprietari a migliorare la resa dei terreni senza temere rincari sulle tasse. Questo meccanismo penalizzò l’assenteismo dei grandi latifondisti e favorì l’ascesa dei fittabili e dei piccoli coltivatori industriosi.

Quali erano le classi di terreno nel territorio di Melegnano?

I terreni erano suddivisi in undici categorie distinte, tra cui l’aratorio adacquatorio, l’aratorio vitato, la risaia a vicenda, l’orto e i prati marcitori. La classificazione comprendeva anche i boschi cedui forti e dolci situati lungo le sponde del fiume Lambro.

Cos'era il Foppone dei morti di Melegnano?

Era un cimitero comune di forma quadrata eretto nell’anno 1718 a ridosso delle vecchie mura cittadine per iniziativa del giovanissimo Carlo Cosmo De’ Medici. La struttura fu censita nel catasto teresiano dal geometra De Llinas come bene esente da tributi.

Perché lo Stato austriaco decise di sopprimere i conventi?

Le rilevazioni catastali evidenziarono che gli enti religiosi possedevano oltre il cinquanta per cento degli immobili urbani, godendo di totali esenzioni fiscali. Per ripristinare la perequazione delle tasse, il governo avviò lo smantellamento dei piccoli conventi con il dispaccio del 20 marzo 1769.

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