Curiosità

Marignano 1515: la battaglia di giganti alle porte di Melegnano

Aggiornato il 07/10/2026

Gian Giacomo Trivulzio aveva alle spalle diciotto battaglie e, al confronto con Marignano, le giudicò «fanciullesche». Di quello scontro il condottiero milanese al servizio del re di Francia parlò come di una battaglia «non di uomini, ma di giganti»: due giornate, il 13 e il 14 settembre 1515, nella piana a sud di Milano dove sorge Melegnano. Chiuse un decennio di guerre per il Ducato di Milano e ne cambiò il padrone.

Il Ducato di Milano, posta della partita

Nel 1515 il Ducato di Milano era il premio più conteso d’Italia. Dal 1512 il controllo effettivo apparteneva agli svizzeri, che tenevano sul trono il duca nominale Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Francesco I di Valois, salito al trono di Francia da pochi mesi, rivendicava il ducato che il predecessore Luigi XII aveva perduto proprio nel 1512.

Per arrivarci, il giovane re guidò oltre le Alpi un esercito che le fonti stimano attorno ai 55.000 uomini, con una poderosa artiglieria. La spedizione si inseriva nel lungo braccio di ferro delle guerre d’Italia, in cui Francia, Impero, Spagna, Venezia e cantoni elvetici si contendevano la penisola: chi teneva Milano teneva la chiave della pianura padana.

13–14 settembre 1515: due giornate

Lo scontro cominciò nel pomeriggio del 13 settembre e si protrasse fin dentro la notte. I quadrati di picchieri svizzeri, la fanteria più temuta d’Europa, si lanciarono ripetutamente contro l’artiglieria francese e i lanzichenecchi al soldo del re. Era il vecchio ordine di battaglia che si scontrava con le bocche da fuoco: la picca contro il cannone. La prima giornata si chiuse senza un vincitore.

La decise il mattino del 14, quando le truppe della Repubblica di Venezia guidate da Bartolomeo d’Alviano raggiunsero il campo e presero gli svizzeri alle spalle. Nel borgo di Zivido, oggi frazione di San Giuliano Milanese, i mercenari asserragliati resistettero fino a morire tra le fiamme appiccate all’abitato. L’ala rimasta ordinò la ritirata verso Milano in quadrato serrato, senza sbandare: disciplinati anche nella sconfitta.

Un bagno di sangue e una «pace perpetua»

Il conto delle perdite resta discusso: le stime parlano di circa 5.000–6.000 caduti francesi e fino a 10.000 tra gli svizzeri, cifre che da sole spiegano l’aggettivo di Trivulzio. La vittoria consegnò il Ducato di Milano alla Francia e chiuse la stagione dell’espansione militare della Confederazione elvetica.

L’anno seguente il trattato di Friburgo, passato alla storia come «pace perpetua», legò i cantoni alla corona di Francia e pose fine alle loro campagne oltralpe. Dopo la battaglia, secondo la tradizione cavalleresca, Francesco I volle farsi armare cavaliere sul campo da Pierre Terrail, signore di Bayard, il «cavaliere senza paura e senza macchia».

Per la Confederazione fu una cesura profonda. Dopo Marignano gli svizzeri rinunciarono progressivamente alle grandi campagne offensive fuori dai propri confini, e più di uno storico ha indicato in quella sconfitta la radice lontana della vocazione neutrale che la Svizzera avrebbe fatto propria nei secoli seguenti. Il mito nato sul campo di Zivido, insomma, pesò quanto il suo esito militare.

Da Marignano a Melegnano

«Marignano» è il nome antico di Melegnano, e per secoli la battaglia ha portato quel nome nei manuali di storia europea. Il ricordo dello scontro sopravvive nella toponomastica e nelle rievocazioni storiche della zona di Zivido, mentre il Castello di Melegnano resta il segno più visibile del passato conteso di questa porzione di pianura a cavallo tra il Lodigiano e il Milanese.

La fortuna dell’espressione, del resto, si deve più a un libro che ai bollettini militari: Francesco Guicciardini, nella Storia d’Italia, riprese la definizione di Trivulzio e la fissò per la posterità. È da lì che «battaglia dei giganti» è entrata nel lessico comune, molto prima che i cartelli stradali indicassero l’uscita per Melegnano.

Domande frequenti

Quando si combatté la battaglia di Marignano?

Il 13 e il 14 settembre 1515. Fu una battaglia su due giornate: la prima si chiuse in stallo, la seconda fu decisa dall’arrivo dei rinforzi veneziani.

Dove si svolse esattamente?

Nella piana di Marignano, l’odierna Melegnano, e presso il borgo di Zivido, oggi frazione di San Giuliano Milanese, una quindicina di chilometri a sud-est di Milano.

Chi si affrontò?

L’esercito di Francesco I di Francia, affiancato da lanzichenecchi tedeschi e, nella seconda giornata, dai veneziani di Bartolomeo d’Alviano, contro i mercenari svizzeri al soldo del duca Massimiliano Sforza.

Chi vinse?

L’alleanza franco-veneta. La vittoria riportò il Ducato di Milano sotto il dominio francese, che lo terrà fino al 1521.

Perché è chiamata «battaglia dei giganti»?

L’espressione è di Gian Giacomo Trivulzio, che aveva partecipato a molte guerre e ritenne questa di dimensioni senza precedenti; fu poi ripresa da Francesco Guicciardini nella Storia d’Italia.

Quante furono le vittime?

Le fonti non concordano. Le stime più diffuse indicano circa 5.000–6.000 morti sul fronte francese e fino a 10.000 tra gli svizzeri.

Che cosa cambiò dopo Marignano?

Segnò la fine dell’espansione militare svizzera in Italia. Il trattato di Friburgo del 1516, la «pace perpetua», legò i cantoni alla Francia per oltre due secoli.

Perché si dice «Marignano» e non «Melegnano»?

Marignano è il nome storico della città. La battaglia è passata alla storiografia europea con quella grafia, rimasta anche in francese e tedesco.

Si può visitare il luogo della battaglia?

Sì: l’area di Zivido a San Giuliano Milanese e il Castello di Melegnano conservano la memoria dello scontro, che viene ricordato con rievocazioni storiche.

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